MIDSUMMER JAZZ CONCERTS – Stresa Festival 2012

MIDSUMMER JAZZ CONCERTS  – Stresa Festival 2012
Foto: StresaFestival 2012. Renzo Bellardone Lungolago La Palazzola – Stresa Venerdì 20 luglio Jan Garbarek Group festuring Trilok Gurtu Jan Garbarek-sassofoni. Rainer Brűnighaus-pianoforte tastiere. Yuri Daniel-basso Trilok Gurtu-percussioni Sabato 21 luglio. Brad Mehldau Trio. Brad Mehldau –pianoforte. Larry Grenadier-contrabbasso. Jeff Ballard-batteria Domenica 22 luglio. Abdullah Ibrahim-pianoforte La modernità sta nel momento, ovvero nel presente!!! L’atteso Midsummer Jazz Concerts proposto dallo Stresafestival 2012 alla sua 51ma edizione veste i panni dell’elegante ambientazione lungo le rive del Lago Maggiore in un favoloso parco che assurge a scenografia naturale e dove il movimento creato dal vento pare muovere le fronde ritmicamente con la musica. Questa sensazione è prevalente soprattutto nella prima serata con Jan Garbarek Group featuring Trilok Gurtu, seppur contrastata da incessante pioggia. La grande vela sullo sfondo del palco varia di colori e di intensità con i colori e le intensità della modernissima proposta: fruscii, percussioni inusuali e di ricerca intelligente, tastiere con gamma dinamica straordinaria e virtuosistici sassofoni. Concerto molto emozionante e coinvolgente in un atmosfera surreale tra i suoni del vento, delle profondità marine per poi librarsi nell’etere più impalpabile. La seconda serata il palco ha ospitato Brad Mehldau Trio che indubbiamente di bravura ha proposto un jazz ritmicamente più conosciuto e se vogliamo ‘di consuetudine’; ritmicamente e timbricamente interessanti anche forse in virtù del fatto che Brad Mehldau ha fatto più volte rivedere l’emissione audio. Abdullah Ibrahim piace o non piace !!!! Non esistono vie di mezzo così come è senza via di mezzo la ricerca e la qualità dell’interpretazione. Senza necessità di far scorrere velocemente le mani sulla tastiera o esibizionistica gestualità propone una musica dolce, intima, quasi da camera !!!! Con movimenti che rimandano a Debussy piuttosto che Liszt è consequenziale che si percepiscano voci infantili e narrazioni di vite e di mondi, in una ampia gamma di riflessi di colore che illuminano l’atmosfera sospesa in cui i suoni si espandono. Professionista di altissima qualità, neppure ai ringraziamenti si scosta dall’eleganza del suo essere artista !!!! La Musica vince...

MATILDE di SHABRAN – Rossini Opera Festival – Pesaro

MATILDE di SHABRAN – Rossini Opera Festival – Pesaro
Foto Studio Amati Bacciardi ROSSINI  OPERA FESTIVAL  2012 Adriatic Arena -Venerdì 17 agosto MATILDE DI SHABRAN. Direttore- Michele Mariotti. Regia- Mario Martone. Costumi- Ursula Patzak Scene – Sergio Tramonti. Progetto Luci- Pasquale Mari. Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna. Maestro del Coro- Lorenzo Fratini. Matilde di Shabran- Olga Peretyatko, Edoardo- Anna Goryachova. Raimondo López-Marco Filippo Romano Corradino- Juan Diego Florez. Ginardo- Simon Orfila. Aliprando-Nicola Alaimo Isidoro- Paolo Bordogna. Contessa d’Arco- Chiara Chialli. Egoldo- Giorgio Misseri. Rodrigo- Luca Visani Un ambiente buio e tetro,come buia e tetra è  l’atmosfera creata dal padrone di casa,Corradino: la scena si componeessenzialmente di due scale concentriche che ruotando come il soleintorno alla terra nel sistema solare, creando diverse ambientazionie configurazioni che visualizzano l’imponente scala padronale, lavia di fuga, e forse anche una gigantesca  chiave di violino. Sergio Tramonti ha colto nel segno con la sobria eleganza  che il progetto luci di Pasquale Mari ha raffinatamente essenzializzato. Mario Martone ha diretto il palcoscenico con fedele lettura e con occhio ironico. Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna il giovane talentuoso Michele Mariotti che con grande ispirazione e ricercaha diretto entusiasmando sia il pubblico che la buca fin dallasinfonia iniziale prima dolcissima e poi ricca di movimenti. Il Coro -sempre del Comunale di Bologna- è stato diretto dal maestro Lorenzo Fratiniche sa ricavare belle atmosfere e gradevoli vocalità. Il cast di tutta eccellenza, già sulla carta crea fremente attesa, immediatamente confermata e superata dalla realtà del palcoscenico. Nel ruolo del titolo Olga Peretyatko, duttile e con colorazioni vivide e fresche che estende in virtuosistiche agilità; ben duetta con il grandeJuan Diego Florez che da un’interpretazione di Corradino stilisticamente ineccepibile con brillantezza di emissione e puntuali colori confermando il suo essere interprete di riferimento. Corradino, burbero da sempre,  lascia che  il suo cuor di ferro venga tramutato in un cuore innamorato gestito dalle abili scaltrezze femminine, che ricordano l’altro personaggio rossiniano, Rosina…Una Voce poco fa…. Anna Goryachiova è Edoardo: voce piena ed ambrata dai bei riflessi solari. Si muove con piglio deciso, interpretando con sentimento partecipato chiaramente evidenziato attraverso l’emissione. Il basso Simon Orfila è il torriere  Ginardo: presenza scenica e timbro pieno dalle bellerotondità e colorazioni sta molto in scena, creando addirittura unascenetta esilarante col basso Paolo Bordogna: indossate tendedi scena mimeranno con  un girotondo i corteggiamenti di Matilde a Corradino. Bordogna, molto amato al Rof, offre sempre prestazioni dagrande attore buffo e da grande cantante lirico, come in quest’operadove poetastro da quattro soldi-Isidoro- cerca di ingraziarsi iricchi cantando loro le lodi e le gesta in un napoletano colorato:voce robusta  e ben dosata viene modulata con tecnica consolidata edefficace. Marco Filippo Romano è il giovane basso che si sta sempre più affermando per la sua vocepotente, il fraseggio chiaro ed i colori scuri che impreziosiscono il bel timbro qui riservato al personaggio di Raimondo Lopez. Aliprando il dottore,rivive attraverso Nicola Alaimoche vivacemente  arricchiscela scena con imponente presenza ed imponenete voce definita nelregistro  basso ricca di sfumature e colorature. La stizzosa Contessa d’Arco prende vita con la limpida voce di Chiara Chialli  chesi estende in agilità colorate. Apprezzabili  anche le prestazioni di Giorgio Misseri e Luca Visani. La Musica vince sempre. Renzo...

CANADIAN BRASS – StresaFestival 2012

CANADIAN BRASS – StresaFestival 2012
Stresa Festival 2012 – Canadian Brass Foto: Stresa Festival Renzo Bellardone Isola Madre – Loggia del Casmere – 28 agosto . CANADIAN BRASS Christofer Coletti, Brandon Ridenour- trombe, Achille Liarmakopoulos- trombone, Eric Reed- corno, Chuck Daellenbach- tuba. Claudio Monteverdi – da Orfeo, W.A.Mozart – da Le Nozzze di Figaro, Ave Verum, Il Flauto magico, George Gershwin – Suite da porgy and Bess, G. Rossini – Largo al Factotum da Il Barbiere di Siviglia, George Bizet – da Carmen. Ricco della presenza di uno dei fondatori della formazione, ovvero Chuck Daellenbach, l’ensemble più scanzonato del mondo si propone con i giovanissimi quanto abili professionisti strumentisti dell’attuale gruppo. Per ‘inconvenienza teatrale’ iniziano il concerto con un paio di bis…..che dissemineranno durante l’intera serata e tra questi, degni assolutamente di rilievo il celebre ‘When the Saints go marching on…’ implementato di colte contaminazioni dall’Alleluia di Haendel….ed un ‘Volo del Calabrone’ entusiasmante. Venendo ai brani in locandina danno prova di tecnica qualificata con i brani dall’Orfeo di Monteverdi e con il Tributo a Mozart trascritti per una formazione inconsueta rispetto alla stesura originale; brillanti e coinvolgenti trascinano il pubblico fino alle performances teatralizzate con il Barbiere di Siviglia ed ancor più con la Suite da Carmen di Bizet, dove ognuno degli ottoni da singolarmente voce ad ognuno dei personaggi dell’opera, con la scherzosa aggiunta del toro cui da vita Daellenbach con tanto di corna in testa e coda. Vezzosimme Carmen e Michaela (le trombe) con tanto di parrucche….. Serata divertente e di buona piacevolezza. La Musica vince...

BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA – Stresa Festival 2012

BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA – Stresa Festival 2012
STRESA FESTIVAL 2012 Stresa – Palazzo dei Congressi, 25 agosto. BudapestFestival Orchestra – Fischer. Barnabás Kelemen, violino. Iván Fischer, direttore. Béla Bartok –Canti Contadini ungheresi Sz100, concerto violino n. 1 Sz 36.Gustav Mahler – Sinfonia n. 5 La Budapest Festival Orchestra è senza ombra di smentita una delle formazioni più compatte ed affiatate nel panorama musicale europeo e larga parte del riconosciuto merito va al direttore Ivan Fischer. Alla serata inaugurale dello Stresa Festival con brillante presenza di spirito, Fischer inizia con un fuori programma – la Czarda di Monti- dedicandola al Primo Ministro del Governo italiano –Mario Monti- presente in sala. Con polso vigoroso ed appassionato trasporto Fischer dirige i Canti Ungheresi che culminano con il concerto per violino ed orchestra N. 1 che vede sul palco il virtuosistico, quanto sensibile Barnabás Kelemen al violino. L’abilità del direttore sta nel pennellare i colori popolari con la migliore tecnica evocativa che conduce alla riscoperta di ricordi e tradizioni dai contorni inizialmente lirici, per culminare nella gaiezza.. Il secondo brano ovvero la Quinta di Mahler attanaglia la platea dalla Trauermarsc al Rondò finale in un emozionante alternarsi di sensazioni e sentimenti come in attraversamento di una intera vita. La Musica vince sempre! Renzo...

LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano

LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano
18 giugno 2012 LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO Foto:Elena Mosuc – Brescia & Amisano Renzo Bellardone Luisa Miller Giuseppe Verdi  TEATRO ALLA SCALA – sabato 8 giugno 2012Nuova produzione Teatro alla Scala Direttore Giandrea Noseda Regia Mario Martone Scene Sergio Tramonti Costumi Ursula Patzak Luci Pasquale Mari Il conte di Walter – Vitalij Kowaljow Rodolfo – Marcelo Álvarez / Piero Pretti Federica – Daniela Barcellona Wurm – Kwangchul Youn Miller – Leo Nucci Luisa – Elena Mosuc Laura -Valeria Tornatore Un contadino – Jihan Shin LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO. Fin dall’ouverture si intuisce cosa si va a sentire: la direzione di Noseda e la vaglia dei professori d’orchestra attanagliano lo spettatore alla sedia fino alla fine della stessa, che esplode con il primo applauso liberatorio. La storia è nota e l’ambientazione è classica con la foresta onirica ed un letto centrale teatro di tutta la vicenda. La regia di Mario Martone ha qualche spunto interessante con i buoni colpi di luce di Pasquale Mari e le scene essenziali di Sergio Tramonti; Ursula Patzak firma i costumi collocabili nei primi del novecento che dando leggerezza all’insieme. Gesto maturo, ampio e descrittivo quello del  M° Gianandrea Noseda che come sempre va alla ricerca attenta, raggiungendola, della migliore interpretazione possibile, restando fedele alle emozioni che (in questo caso) Giuseppe Verdi ha lasciato nella sua composizione. Al suo debutto scaligero nella direzione d’opera, dopo aver calcato il podio dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo, è stato impeccabile e giustamente acclamato. Il cast è stato scelto tra le migliori voci nel repertorio, anche nel caso di Marcelo Alvarez ancorche abbia sostenuto solo il primo atto, accusando difficoltà; infatti a causa di una indisposizione per ii secondo atto ha lasciato il ruolo all’ottimo Piero Pretti recentemente già apprezzato nel ‘duca di Mantova’ al Regio di Torino. Voce giovanile e ben modulata estasia negli assolo e nei duetti Il Conte Valter è interpretato da  Vitalij Kowaljow che con toni imperiosi e voce ferma e calda, è apprezzato nel ruolo, così come Kwaangghul Youn nella parte di un Wurm claudicante, ma convincente anche in virtù dei toni ambrati e scuri emessi. Sostenuti con efficacia e caparbietà sono i ruoli di Laura per la voce di  Valeria Tornatore, mentre Un contadino è affidato al giovane Jihan Shin. Dismessi i consueti stivaloni ed armature in cui è costretta dai ruoli en travesti,  Daniela Barcellona entra in scena con una ventata di femminilità prorompente esaltata da un abito fasciante e si impone sulla scena quale ‘consumata attrice’ e voce dai colori più variegati e timbricamente ricca. Luisa, ovvero il ruolo del titolo , è affidato al soprano  Elena Mosuc che piace nei pianissimi così come attrae negli acuti. L’eccellenza del cast culmina con la presenza di Leo Nucci: immutata tempra vocale da cantante di lungo corso e voce che nel tempo resta profonda, ferma e comunicativa. Il Coro, presenza dominante, è come al solito all’altezza del compito, grazie anche all’accurata preparazione del M°  Bruno Casoni. La Musica vince...

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte
Quando si dice: ‘stasera vado ad un concerto’ abitualmente si pensa di andare in una sala da concerti, in una chiesa, a teatro, in uno spazio dove si fa cultura, ma non sempre è così. Era infatti l’ultimo giorno di giugno del 2011 e mi trovavo, come di frequente,  a soggiornare sulle alture che circondano il Lago Maggiore e tanto per non perdere le buone abitudini di ascolto avevo scovato tra i depliant dell’Ufficio Turistico una strana proposta: ‘ WILD PIANO’ Un pianoforte selvaggio che suona la natura, ove la musica non è mai stata. Come non farsi rapire da una proposta del genere? Un pianoforte all’interno della montagna…   Antica Cava di Ornavasso (Verbania)  –   Giovedì 30 giugno 2011 Wild Piano -Compositore Pianista Filippo Binaghi All’ingresso della galleria artificiale di 200 metri che porta nel cuore della montagna, da dove sono stati estratti i primi marmi per la costruzione del Duomo di Milano, di Pavia e di moltissimi altri celebri monumenti italiani, gli spettatori vengono dotati di casco protettivo di colore giallo. Raggiunta la Cava, ci si ritrova all’interno di una  naturale scenografia che  fa pensare ad una cattedrale,  involontariamente realizzata dall’uomo mentre, profanandola,  progettava la costruzione di altre cattedrali. Il palcoscenico si presenta come un amplissimo e sontuoso  altare dove si celebra il rito del ringraziamento all’ingegno umano e si chiede perdono alla natura per le pesanti ferite inflittele.   Filippo BINAGHI, compositore e pianista,  porta il ‘pianoforte’ ove la musica non è mai stata: ai bordi di una palude, su di una spiaggia, in vetta ad un montagna o nel cuore di marmo della stessa….rivisitando  e reinterpretando grandi compositori quali Beethoven, Mozart, De Falla, Strauss, oltre ad autori contemporanei di brani celebri, che con le loro colonne sonore hanno sottolineato e fissato  lo scorrere di immagini che, anche grazie alla loro musica, sono  rimaste nelle menti e nei cuori. Le luci si abbassano o mutano di colore per un concerto in mezzo a rivoli d’acqua che creano naturale scenografia a 9° di temperatura. L’acustica è particolare ed il suono  prodotto dalle abili mani di Binaghi diventa metallico con la sensazione dell’amplificazione, peraltro inesistente. Forse proprio questa particolare atmosfera ed acustica, rimandano al mare quale indissolubile terminale della montagna; spumeggiante o profondo, il concertista corre veloce sulla tastiera quasi non soffermandosi neppure per gli applausi spontanei. A pianoforte aperto, e sullo stesso,   scorrono proiezioni  di paesaggi selvaggi evocati dalle virtuosistiche esecuzioni dal sapore aspro e forte  dell’ improvvisazione. Con tecnica innovativa offre una musica mai sentita, come recita il titolo della serata, senza allontanarsi però dalla ricerca della sensazione e dell’armonia che va a colpire i più intimi sentimenti d’amore, di supplica, e d’attesa. Dall’alto  soffitto scendono gocciole a ritmare la ‘Barcarola ‘ da Les Contes d’Hofmann’ di Hoffenbach, piuttosto che l’’Adagetto’ dalla V° di Mahler, o il ‘Bolero’ di Ravel  decisamente rivisitati e contaminati non solo dall’impervia natura che ospita il suono…. La musica vince sempre. Renzo...

Intervista a SILVIA BELTRAMI e MARCO FILIPPO ROMANO

Intervista a SILVIA BELTRAMI e MARCO FILIPPO ROMANO
Quando e come hai capito che la musica è entrata in te e tu ti sei lasciato/a rapire? Marco: Premetto che nella mia famiglia nessuno è un musicista, mia madre si meravigliò quando all’età di 8 anni chiesi  per il mio compleanno un violino in regalo, ero stato rapito dalle “quattro stagioni” di Vivaldi, ma dopo una breve parentesi durata 2 anni lasciai perdere. La musica tornó nella mia vita a 14 anni con la scoperta del mondo delle bande musicali, da li l’amore per il corno lo studio in conservatorio e poi all’età di 21 anni l’incontro con la lirica e la consapevolezza della mia voce… Direi lo stravolgimento della mia vita. Silvia: la musica ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da bambina infatti, mio padre (ex prima tromba del Teatro Comunale di Bologna ora in pensione) mi avvicino’ allo studio del pianoforte. Durante l’adolescenza partecipai a svariati concorsi canori di musica leggera e composi un brano dal titolo “Quella certa ora del giorno”, di cui conservo ancora oggi il demo registrato a Milano dalla Signora Caterina Caselli. La folgorazione per il canto lirico e il Teatro d’opera segui’ qualche anno piu’ tardi, dopo aver assistito ad una recita del Faust di Gounod. La tua prima lezione di musica? Marco: Le mie prime 3 lezioni di musica, perchè divido la mia vita musicale appunto in tre fasi… 8 anni l’incontro con il violino e con la mia maestra Martina, ricordo che le lezioni erano molto noiose… 14 anni e l’incontro con il prof. Di Ventra, personaggio eccentrico maresciallo dei Carabinieri e suonatore di qualunque strumento, una figura che porteró sempre nel cuore. 21 anni e l’incontro con la mia maestra Elisabeth Smith, ero tesissimo non avevo mai fatto un vocalizzo e quell’ora era interminabile da quel giorno il 12 febbraio del 2003 non ho mai perso una settimana senza la sua guida, fino a quando la carriera mi ha portato via da Palermo. Silvia: Ricordo con piacere la mia prima lezione di canto dal mezzosoprano Luana Pellegrineschi, l’insegnante con cui mi sono formata tecnicamente e con la quale ho mantenuto negli anni un rapporto non solo professionale ma anche di amicizia. La tua “prima volta” sul palcoscenico? Marco: Come dimenticare il mio debutto, era il 19 marzo del 2004 e mi trovavo al teatro Manoel della Valletta a Malta, l’opera era “Le nozze di Figaro” ed io ero Antonio. La cosa più divertente che ricordo e che ruppi una sedia in scena e dopo la mia uscita quella sedia era fondamentale per la regia, i colleghi non sapevano come fare ma tutti la presero a ridere… Silvia: Il debutto in teatro e’ avvenuto nel gennaio 2004 con l’opera “Midsummer night’s dream” di B.Britten rappresentata nei Teatri del circuito lirico toscano (Pisa, Lucca, Livorno), io interpretavo il ruolo di Hermia. Ricordo con piacere questa produzione, uno spettacolo magico per costumi ed effetti scenografici firmati dal geniale Lindsay Kemp. Una delle  tue “ultime volte” sul palcoscenico, che ricordi con affetto? Marco: Un bellissimo ricordo, la Matilde di Shabran a Pesaro 2012, una bellissima opera con colleghi straordinari e con il caro Michele Mariotti, un giovane e preparatissimo direttore. Silvia:  in Germania per il Festspiele in Halle, il Festival dedicato ad Handel con l’oratorio “La Resurrezione” rappresentato in forma scenica, dove interpretavo Maria di Cleofe. Partecipare ad una produzione barocca, dalla regia minimalista e dalla scenografia avveniristica e’ stato molto interessante per me e mi ha fatto scoprire un...

LIVORNO MUSIC FESTIVAL

25 AGOSTO – 7 SETTEMBRE 2013...

‘FORME’ – Chiesa del Corpus Domini – San Germano Vercellese – 19 maggio 2013

‘FORME’   – Chiesa del Corpus Domini –  San Germano Vercellese – 19 maggio 2013
Concerto di  ENRICO CERFOGLIO  –  pianoforte   Le bianche pareti della Chiesa del Corpus Domini in San Germano Vercellese esaltano con immediatezza le ‘forme’  (titolo della mostra) delle sculture e delle pennellate nelle opere esposte. Un gran numero di visitatori ha ammirato i quadri di Carlo Ardizzone,  i gessi intensi di Silvano Coggiola, le eclettiche ed essenziali statue di Yvette Geissbuler ,  le figure metalliche e gli evanescenti dipinti di Giancarlo Palazzo. Il momento clou della Rassegna è stato rappresentato dal Concerto del pianista Enrico Cerfoglio che ha scelto brani di tutta gradevolezza  e gioiosità. Solo per citare alcuni passaggi la realizzazione di Fabbro Armonioso di Haendel  si è connotata di freschezza ed allegra spensieratezza, mentre con tocco  maturo, Cerfoglio ha offerto profonda introspezione con Liszt  e dolce intimità con Chopin, mantenendo un ritmo narrativo di assoluta percepibilità. La Musica vince sempre. Renzo...

EUGENIJ ONEGIN – Teatro Regio – Torino

EUGENIJ ONEGIN – Teatro Regio – Torino
18 Maggio 2013 Scene liriche in tre atti e sette quadri Libretto di Konstantin Šilovskij e Pëtr Il’ič Čajkovskij dall’omonimo poema di Aleksandr Puškin Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij Personaggi Interpreti Evgenij   Onegin baritono Vladislav   Sulimskij Tat’jana,   figlia di Larina soprano Radostina   Nikolaeva Vladimir   Lenskij tenore Aleksej   Tatarintsev Ol’ga,   figlia di Larina contralto Iryna   Zhytynska Il   principe Gremin basso Aleksandr   Vinogradov La vedova   Larina, possidente mezzosoprano Marie McLaughlin Triquet,   un maestro di francese tenore Carlo Bosi La njanja   Filipp’evna mezzosoprano Elena   Sommer Un   Capitano della Guardia basso Marco   Sportelli Zareckij basso Scott   Johnson Guillot mimo Andrea   Frisano La giovane   Tat’jana mimo Veronica   Morello Il giovane   Onegin mimo Giuseppe   Cannizzo     Direttore   d’orchestra Gianandrea   Noseda Regia Kasper   Holten Scene Mia   Stensgaard Costumi Katrina   Lindsay Luci Wolfgang   Göbbel Coreografia Signe   Fabricius Video Leo Warner e Lawrence Watson per 59 Production Aiuto   regista Justin Way Costumi   ripresi da Elena   Cicorella Luci   riprese da John   Charlton Coreografia   ripresa da Toniah   Pedersen Video   ripresi da Benjamin   Pierce Maestro   del coro Claudio   Fenoglio Orchestra e coro del Teatro Regio Nuovo allestimento in coproduzione con Royal Opera House Covent Garden, Londra e Opera Australia   QUELLO   CHE   VORREMMO  E  QUELLO  CHE  NON  VORREMMO  ESSERE La visione concettuale di Kasper Holten è senza dubbio la cifra che in positivo fa la differenza rispetto ad altre messe in scena dell’Onegin’ La rappresentazione dell’alter ego che agisce ‘in vece’ del personaggio e che da questi viene osservato sovente con prudente timore se non angoscia è il plus della significativa lettura. Ottime le scelte di evitare i didascalici campi di grano,sostituiti da pennellate nello stile di Van Gog, ed i frequenti quanto inutili cambi di scena; apprezzabile invece l’idea di lasciare di volta in volta sul palco un elemento dalla scena precedente a dare il senso della continuità della vicenda e dell’impossibilità di liberare il ricordo con la cancellazione dello stesso; l’esasperazione di questa scelta non si limita ad abbandonare sul palco la sedia rotta, l’anta divelta o i libri, ma addirittura il corpo di Lenskij dopo l’uccisione in duello. Lenskij   vive e muore  attraverso il tenore   russo Aleksej   Tatarintsev che tratteggia con sicurezza ed efficacia e con  piacevole  timbro. L’avversario e dissoluto Onegin  è validamente interpretato da Vladislav   Sulimskij, mentre Tat’jana, figlia di Larina  è il soprano Radostina Nikolaeva che raggiunge livelli di drammaticità intensa   esaltata dal bel colore della voce;  Iryna   Zhytynska è l’interessante  contralto che fa vivere Olga. Aleksandr   Vinogradov è il giovane basso che   riceve il maggior numero di ovazioni per la resa vocale, attraverso la   potenza ed il profondissimo colore scuro gestito con possenza e sapiente tecnica,   ancor chè traspaia una bella dote naturale. Bravi anche tutti gli altri   interpreti ed i mimi.Un plauso al coro ed al suo direttore    Claudio Fenoglio.Gianandrea   Noseda –anche direttore musicale del Teatro Regio- sta al podio come le note   al rigo, ovvero un tutt’uno! Si percepisce il suo amore per la dolcezza della   scrittura di  Pëtr Il’ič Čajkovskij che in quest’opera   sovente lascia il passo al vigore drammatico che Noseda sa cogliere e   trasferire in momenti di estasi simbiotica, rilucente della maestosità   poetica  catturata nella musica. L’emozione si trasforma in commozione e...
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