DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre

DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre
Una passeggiata tra le mura della città alta, vista immutabile e sempre nuova, porta lo spirito a rasserenarsi ed a godere dei particolari… Alla fine l’animo è pronto ad accogliere l’ottima messa in scena di un’opera rara di Gaetano Donizetti. DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre Melodramma in due atti di Iacopo Ferretti Musica di Gaetano Donizetti Prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle, 2 gennaio 1833 Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo Direttore Alessandro Palumbo Regia Manuel Renga Costumi e scene Aurelio Colombo Lighting design Emanuele Agliati Assistente alla regia Sara Dho Assistente alle scene e ai costumi Valeria Vago Personaggi e interpreti Cardenio Paolo Bordogna Eleonora Nino Machaidze Fernando Santiago Ballerini Bartolomeo Valerio Morelli Marcella Giulia Mazzola Kaidamà Bruno Taddia Orchestra Donizetti Opera Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti Per inquadrare immediatamente quest’altra opera rara del compositore Bergamasco è forse bene leggere i commenti del giovane quanto talentuoso direttore Alessandro Palumbo che racconta che ‘Il Furioso è stata composta nel 1832 e che all’epoca fu uno dei più grandi successi donizettiani, sparendo poi nel dimenticatoio operistico e che sia cosa buona che il Festival dedicato al Maestro di Bergamo la riproponga. Il regista Manuel Renga si è invece ispirato ad una frase del personaggio Bartolomeo che sottolinea che la pazzia è come un albero al quale si possono tagliare i rami, ma che conserva le radici che possono ancora germogliare ed ecco che l’azione viene ambientata in una casa di cura. Rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1833, il ‘Furioso’ riscosse un immediato successo con tantissime repliche in tutta Italia ed a Napoli, fu addirittura rappresentato in tre teatri contemporaneamente. Ispirato al Don Chisciotte di Cervantes, la narrazione viene qui spostata all’isola di Santo Domingo, avvalendosi di un insieme teatrale di ottimo livello. Sul podio il giovane, ma già più che affermato direttore Alessandro Palumbo alla guida della Donizetti Opera; brillante e raffinato restituisce i vividi colori della composizione che appare ‘come nuova’ con riflessi decisamente interessanti. La regia di Manuel Renga è movimentata con diversi momenti decisamente gradevoli e con i costumi e scene Aurelio Colombo creano un insieme molto particolare; colori dei costumi vivaci con gonne floreali che ben si accompagnano alle scenografie floreali che al finale cadono!! Le luci del light designer Emanuele Agliati con effetto obiettivo fotografico si aprono e chiudono esattamente come fa un grand’angolo e poi un tele.. Il personaggio di Cardenio incontra il bergamasco Paolo Bordogna dal timbro sempre possente che non lesina begli acuti e bei colori al suo pubblico. Il soprano Nino Machaidze protagonista femminile espone una voce sicura e versatile con accenti emozionanti, mentre Fernando viene interpretato da Santiago Ballerini che incontra decisamente i favori del pubblico. Il ruolo di Bartolomeo è assegnato a Valerio Morelli il quale regge bene la scena e la parte. Marcella è sicuramente un personaggio riuscito grazie alla buona vocalità di Giulia Mazzola. Kaidamà risalta con la vivace interpretazione di Bruno Taddia il quale sa tenere in modo non banale il palcoscenico con capacità d’attore oltre che buon cantante. Va assolutamente ricordato il Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala, con un plauso anche al suo Maestro Salvo Sgrò, quasi sempre sul palco con presenza decisiva per la riuscita di un’opera che sarebbe...

Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre

Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre
Tra gli obiettivi che un Festival di caratura come il “Donizetti Opera” si impone c’è anche la divulgazione artistica creativa, tra i giovani e con i giovani ed ecco che la partecipazione de ‘La Bottega Donizetti’ fa onore alla stagione festivaliera bergamasca ed anche la scelta di proporre sovente opere praticamente dimenticate anche dai frequentatori del teatro d’opera, aumenta il fascino dell’ascolto e della totale fruizione, apparendo la ‘riproposizione’ come un fatto nuovo per le nostre orecchie Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre IL CAMPANELLO Farsa in un atto Parole e musica di Gaetano Donizetti con recitativi di Salvadore Cammarano Prima rappresentazione della nuova versione: Napoli, Teatro del Fondo, 23 maggio 1837 Edizione critica a cura di Ilaria Narici © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo Cast  Direttore Enrico Pagano Regia Stefania Bonfadelli Scene Serena Rocco Costumi Valeria Donata Bettella Lighting design Fiammetta Baldiserri Assistente alle scene Marta Solari Assistente alle luci Veronica Varesi Monti Personaggi e interpreti Serafina Lucrezia Tacchi * Madama Rosa Eleonora de Prez * Don Annibale Pistacchio Pierpaolo Martella * Enrico Francesco Bossi * Spiridione Giovanni Dragano Orchestra Gli Originali Maestro al fortepiano Ugo Mahieux Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò * Allievi della Bottega Donizetti DEUX HOMMES ET UNE FEMME Opéra-comique in un atto di Gustave Vaëz Musica di Gaetano Donizetti Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 7 maggio 1860 (come Rita, ou Le mari battu) Edizione critica a cura di Paolo A. Rossini, con la collaborazione di Francesco Bellotto © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo Direttore Enrico Pagano Regia Stefania Bonfadelli Scene Serena Rocco Costumi Valeria Donata Bettella Lighting design Fiammetta Baldiserri Assistente alle scene Marta Solari Assistente alle luci Veronica Varesi Monti Personaggi e interpreti Rita Cristina De Carolis * Pepé Cristóbal Campos Marín * Gasparo Alessandro Corbelli  Orchestra Gli Originali Maestro al fortepiano Ugo Mahieux Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò * Allievi della Bottega Donizetti Nuovi allestimenti della Fondazione Teatro Donizetti   Nel caso del dittico in cartellone, ascoltiamo la musica del più prolifico degli autori molto amati dal pubblico, cioè ‘Donizetti’ e vivendo la regia di Stefania Bonfadelli e del suo team creativo tutto al femminile, si apprezzano ne ‘Il Campanello’ i recitativi nientemeno che di Salvatore Cammarano e nel ‘Deux Hommes une femme, con testo originale in francese, la partecipazione di Alessandro Corbelli, mentore della Bottega Donizetti! La versione critica di Ilaria Narici porta sul palco l’edizione del 1837 e va segnalato che Donizetti non è solo l’autore della musica, ma anche del libretto rivelandosi artista a tutto campo. In questa stagione 2025 a Bergamo l’opera Deux hommes et une femme viene presentata nella versione originale. Nelle note del Donizetti Opera si legge .”Le opere sono entrambe in un atto ed entrambe incentrate sul triangolo sentimentale di una donna e due uomini: nel primo caso la giovane Serafina va in sposa allo speziale Don Annibale Pistacchio, ma l’amato Enrico, grazie a mille travestimenti, interromperà la prima notte di nozze suonando di continuo il campanello della farmacia; nella seconda opera la protagonista, Rita, è sposata in prime nozze con il violento Gasparo per poi unirsi in seconde nozze con il timido Pepé, credendo morto il primo marito. Il ritorno improvviso di Gasparo genera un “tira e molla” parossistico, in cui al centro finisce proprio la protagonista, dalla quale entrambi i mariti cercano in tutti i modi di liberarsi.” Sul podio il giovane e brillante direttore Enrico Pagano il quale dirige con piglio sicuro e gesto chiaro ed in totale sintonia con ‘Gli...

IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025

IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025
Il male non si sconfigge con il male, ma con la bontà, la clemenza e l’animo fraterno e intelligente, che comprende la vita nel suoi recessi più nascosti, senza seguire illusorie strade di potenza e dominio: morale molto attuale ai nostri giorni ed alla figura di Selim ci si dovrebbero ispirare molti potenti della terra. IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025 Singspiel tedesco in tre atti   Musica di Wolfgang Amadeus Mozart Libretto di Johann Gottlieb Stephanie the Younger tratto dal dramma Belmonte und Constanze di Christoph Friedrich Bretzner Prima rappresentazione assoluta: Vienna, Burgtheater, 16/07/1782 Konstanze – Soprano – Sofia Fomina Belmonte -Tenore – Anthony Leon Blonde – Soprano – Eleonora Bellocci Pedrillo – Tenore – Denzil Delaere Osmin – Basso – Dimitry Ivashchenko Selim – Attore – Sebastian Wendelin Giannizzero – Soprano – Pierina Trivero Giannizzero – Mezzosoprano – Laura Realbuto Giannizzero – Tenore – Roberto Guenno Giannizzero – Basso-baritono – Roberto Calamo Gianluca Capuano direttore d’orchestra Michel Fau regia Tristan Gouaillier ripresa della regia Antoine Fontaine scene David Belugou costumi Joël Fabing luci Hadrien Delanies assistente alla regia Ulisse Trabacchin maestro del coro   Orchestra e Coro Teatro Regio Torino Allestimento Opéra Royal de Versailles Il ratto dal serraglio, ovvero  Die Entführung aus dem Serail è un Singspiel in tre atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Gottieb Stephanie il giovane. Drammaticità e comicità si confondono tra le astute note di Mozart amalgamate con con le ‘turcherie’ di moda all’epoca. Opera brillante che piace sia per la musica che per le situazioni divertenti seppur molto ingenue agli occhi nostri. La morale dell’opera invece è di grande spessore ed attualità e parrebbe che troppi grandi della terra non ragionino invece illuministicamente alla maniera del generoso turco mozartiano che risolve con la ragionevolezza, il perdono e con la bontà. L’ambientazione proposta dal Regio di Torino è variopinta e colorata, ma al tempo stesso sobria e scevra da inutili orpelli. Interessanti i lineari movimenti delle stesse scene e l’idea registica finale di far volare Selim sul tappeto volante (tipica turcheria), anche se di musica turca se ne trova ben poca a vantaggio di arie moldave o valacche. La regia di Michel Fau è classica con qualche spunto divertente come quando il bacio fra Pedrillo e Blondine viene interrotto perché le scene si dividono, oppure quando i personaggi diventano burattini con movenze da pupi siciliani con efficaci simbologie ed è gradevolmente ben incastonata con le scelte scenografiche di grande prospettiva di Antoine Fontaine. I costumi classici, ma più vezzosamente divertenti che ridondanti sono di David Belugou. Tristan Gouaillier ha ben ripreso la regia, mentre Joël Fabing ha diseggnato coerentemente  le luci; Hadrien Delanies assistente alla regia e Ulisse Trabacchin maestro del coro hanno insieme e con sicurezza valorizzato l’allestimento dell’Opéra Royal de Versailles. Konstanze,(ruolo per soprano di coloritura) incontra buona interprete in Sofia Fomina, che duetta con facilità negli acuti con Belmonte il tenore Anthony Leon che porge con grazia la sua vocalità; entrambi significativi si cimentano nella vicenda con Blonde, vicace soprano che scopre in Eleonora Bellocci appunto una vivace interprete che sa dare comicità al personaggio, come anche Pedrillo. Il tenore Denzil Delaere che con movenze e piccole gags ravviva il ruolo vocale ben esposto. Il basso profonto Dimitry Ivashchenko interpreta Osmin  il feroce custode del Palazzo il quale smania di tortutare e uccidere ma che dovrà cedere alla ragionevole bontà del Pascia; Osmin è reso con verosimile brutalità ridicolizzata, con voce profonda e ben calibrata. Trattandosi di un Singspiel ci sono molte parti parlate ed addirittura un intero ruolo è solo parlato: l’attore Sebastian Wendelin interpreta Selim con chiara esposizione e naturalezza...

Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025

Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025
”Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”…chi non ricorda il celebre verso Dantesco dal ‘V’ Canto dell’inferno ove si racconta dell’amore adulterino di Paolo e Francesca?Con coraggio il programma 2025/26 del Teatro Regio di Torino propone in apertura di stagione proprio l’opera di Zandonai, poco frequentata nei cartelloni, ma decisamente avvolgente…L’amore, il tradimento, la tragedia sono declinati dall’orchestra, voce comprimaria con le voci dal palco. Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025 Andrea Battistoni direttore d’orchestra Andrea Bernard regia Alberto Beltrame scene Elena Beccaro costumi Marta Negrini coreografia Marco Alba luci Paolo Vettori assistente alla regia Giulia Turconi assistente alle scene Emilia Zagnoli assistente ai costumi Ulisse Trabacchin maestro del coro   Orchestra e Coro Teatro Regio Torino Nuovo allestimento Teatro Regio Torino Musica di Riccardo Zandonai Libretto di Tito II Ricordi tratto dall’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio Prima rappresentazione assoluta: Torino, Teatro Regio, 19/02/1914 Francesca Soprano Francesca – Barno Ismatullaeva Paolo – Marcelo Puente Gianciotto – George Gagnidze Samaritana – Valentina Boi Ostasio – Devid Cecconi Malatestino – Matteo Mezzaro Biancofiore – Valentina Mastrangelo Garsenda – Albina Tonkikh Altichiara – Martina Myskohlid Donella – Sofia Koboridze Smaragdi – Silvia Beltrami Ser Toldo – Enzo Peroni Il Giudice – Janusz Nosek Il Balestriere – Daniel Umbelino Il Torrigiano – Eduardo Martinez Un prigioniero – Bekir Serbest Un prigioniero – Giovanni Castagliulo L’opera di Riccardo Zandonai, tratta appunto dall’ispirazione dantesca e dalla tragedia Dannunziana, debuttò nel 1914 proprio al Regio di Torino. Su libretto di Tito Ricordi, il compositore ha forgiato l’armonia della musica con la parola, creando un unicum commovente che affascinando avvolge, anche se talvolta la parola appare arcaica. L’opera sia dal punto di vista musicale che per la messa in scena, con regia di Andrea Bernard mi sono piaciute: un’inizio di stagione da vivere con la gioia di quando si fruisce della bellezza di colori tenui, ottima cornice per una storia narrata nel trecento da Dante e riproposta in versione contemporanea! La regia esplicita che il teatro di parola confluisce e si unisce alla musica creando una realtà toccante e sempre chiara da leggere ed intuibile nelle simbologie proposte, da Andrea Bernard raffinato ed essenziale.Seppur un’opera di lunga durata è riuscita a catturare la costante attenzione regalando bei momenti sinfonici! Il coro del Teatro Regio di Torino , nella prima parte, ha dato la consueta prestazione di alto livello. I costumi realizzati da Elena Beccaro sono improntati a sobria raffinatezza anch’essi come le scene di Alberto Beltrame, dai colori soffusi che han fatto spiccare la macchia rosso sangue ed accresciuta l’eleganza dell’insieme!.. Momenti di grande liricità’ accompagnano sensibilmente, mentre al secondo atto irrompe il vigore della battaglia. Battistoni dirige con gesto molto ampio e chiaro senza inutili….stravaganze e fa si che l‘amore, il tradimento, la tragedia siano declinati dall’orchestra, che conforta quale voce comprimaria con le voci dal palco; il maestro Andrea Battistoni tra i suoi propositi per il Regio intende riproporre anche titoli poco frequentati, dando così identità al cartellone e stimolare il pubblico ad interessi diversi dei repertori consueti. Battistoni ha saputo coniugare garbatamente il lirismo della prima parte con il successivo verismo sinistro e violento. (Ricordo un giovanissimo Andrea Battistoni nell’ambito di una Masterclass diretta dal M° Gianadrea Noseda, dove si era posizionato al primo posto, esprimendo da subito una consapevole percezione per la direzione musicale) La regia esplicita che il teatro di parola confluisce e si unisce alla musica creando una realtà toccante e sempre chiara da leggere ed intuibile nelle simbologie proposte, da Andrea Bernard raffinato ed essenziale. Marta Negrini ha realizzato una coreografia essenziale...

LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025

LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025
Credo sia davvero difficile confrontarsi per la messa in scena di un’opera celebre in tutto la mondo come LA TRAVIATA, ma il Coccia, al solito ce l’ha fatta….e pure bene !!! LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025 Libretto Francesco Maria Piave dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas Musica di G. Verdi Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853 Violetta Valéry Francesca Sassu (26, 28) / Alexandra Grigoras (27, 30) Alfredo Germont Francesco Castoro (26, 28) / Carlo Raffaelli (27, 30) Giorgio Germont Mario Cassi (26, 28) / Marcello Rosiello (27, 30) Flora Bervoix Anna Malavasi (26, 28) / Mariateresa Federico* (27, 30) Annina Martina Malavolti* Gastone,visconte di Létorières Simone Fenotti Il Barone Douphol Matteo Mollica Il Marchese d’Obigny Ranyi Jiang Dottor Grenvil Omar Cepparolli Giuseppe Cherubino Boscolo Un domestico di Flora Silvio Giorcelli Un commissionario Luigi Cappelletti Direttore Alessandro Cadario Regia Giorgio Pasotti Scene Italo Grassi Visual designer Luca Attilii Costumi Anna Biagiotti Coreografie Giuliano De Luca Light Designer Ivan Pastrovicchio Allievi Accademia AMO Orchestra Antonio Vivaldi Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate Maestro del Coro Alberto Sala Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara ************************************************************** Parliamo della messa in scena della pomeridiana di domenica 28 settembre 2025. Al terzo atto appare la proiezione a tutto campo di un orologio d’antan, a scandire il tempo vitale residuo di Violetta, la TRAVIATA! Ad un significativo momento musicale le lancette cadono e scompaiono alla vista degli spettatori, così come sparirà la vita terrena di Violetta! Credo che questo particolare singolarmente narri la ricerca, i dettagli e le scene sincronizzate che virtualmente hanno movimentato e arricchito la scena fissa, bella e adatta ai tre tempi di Traviata. Le due scalinate laterali con al loro interno uno spazio è la scenografia di Italo Grassi adattabile a diverse situazioni sceniche. Andando con ordine ( ma anche la Regia ha iniziato la narrazione dal finale) l’opera inizia con l’ouverture e in scena la rappresentazione del funerale di Violetta e poi …si parte con il brindisi “Libiam ne’ lieti calici…” e via….L’opera verdiana è stata vista molte e molte volte, ma ogni occasione è stata momento di commozione e coinvolgimento sensibile…e così è stato anche in questa produzione del Coccia con la regia di Giorgio Pasotti, attore e regista che ha privilegiato la classicità non disgiunta dalle nuove tecniche di visual designer. Lo stesso Pasotti nelle note di regie riferisce “Ho preferito far parlare l’opera, la musica, gli artisti. Far parlare Parigi, che di tutto il detto, rimane l’ispiratrice assoluta, città che porta in dote atmosfere, luoghi, sensazioni, colori che diventano, anzi sono, palcoscenico assoluto e perfetto del racconto, capace di fonderci in un insieme col pubblico, sospesi continuamente tra sogno e realtà.” Ed ecco che Toulouse Lautrec appare con i suoi dipinti sullo sfondo e poi Parigi (o cara), poi ancora il bosco e poi ancora Klimt ed il bacio appassionato, così come la passione governa tutta l’opera, ben evidenziata dall’orchestra Antonio Vivaldi diretta dal giovane e sensibile direttore Alessandro Cadario. Un nota di attenzione va riservata ai costumi di Anna Biagiotti dai colori classici, ma estremamente contemporanei. Il Coro San Gregorio Magno dà sempre un tocco vocale di particolare bellezza ed ormai avvezzi al palcoscenico si muovono anche teatralmente bene! Delle efficaci proiezioni di Luca Attili abbiamo già parlato ed un apprezzamento a Ivan Pastrovicchio va certamente evidenziato per il disegno luci particolarmente riuscito, come il balletto con la coreografia di Giuliano De Luca. Le Voci: il cast importante ha visto nel ruolo del titolo l’affermata Francesca Sassu accorata e con bei colori; Francesco Castoro entrato con espressività...