STRESA FESTIVAL 2025 -SUITE FOR A LAKE- 26 LUGLIO

STRESA FESTIVAL 2025 -SUITE FOR A LAKE- 26 LUGLIO
Quando la contemporaneità si esprime con uno sguardo di continuità con il classico e con rimandi e citazioni importanti, ne scaturisce un affascinante luogo di incontro e di sogno. STRESA FESTIVAL 2025 -SUITE FOR A LAKE- 26 LUGLIO Fulvio Sigurtà, tromba Simone Locarni, pianoforte Quartetto Noûs Ekaterina Valiulina, violino Alberto Franchin, violino Sara Dambruoso, viola Riccardo Baldizzi, violoncello D. Šostakovič, Quartetto per archi n. 4 in re magg. op. 83 S. Locarni, Suite for a lake L’intimità travolgente di D. Šostakovič che traspare dal quartetto per archi n. 4 in re magg. op. 83, avvolge immediatamente e viene esaltata dall’equilibrio interpretativo del Quartetto Noûs, che all’ultimo movimento sa imprimere particolare vividezza ai colori , per chiudersi in un percettibile afflato. La Seconda parte del concerto è dedicata alla Prima esecuzione assoluta di “Suite for a lake”, una composizione commissionata dal Festival a Simone Locarni, artist in residence 2025. Contemporaneità e classicità si fondono con eleganza e raffinatezza, parlando d’acqua, di atmosfere e di comunicazione; si tratta di una composizione/ dedica alla terra d’origine di Locarni e ognuno dei movimenti è dedicato a un paese che si affaccia sul Lago Maggiore: Angera, Cannero, Falsopiano, Meina, Stresa/Isole, Montorfano creando un affascinante dialogo tra jazz e musica classica. A maggior valorizzazione della Suite, la presenza del celebre Fulvio Sigurtà alla tromba che senz’altro entusiasma per la carica interpretativa. La Musica vince sempre Renzo...

STRESAFESTIVAL2025 -PASSION GALLIANO 26 luglio

STRESAFESTIVAL2025 -PASSION GALLIANO 26 luglio
Con alle spalle Palazzo Borromeo, di fronte il lago e le luci della collina…al centro pianoforte e fisarmonica, che dire….certi luoghi da soli parlano di bellezza, di serenità, di condivisione….l’Isola bella a Stresa parla veramente così! STRESA FESTIVAL 2025 – PASSION GALLIANO- 25 luglio SIMONE LOCARNI PROJECT /// ARTIST IN RESIDENCE «Era il mio desiderio più caro: dare un giusto spazio a questo strumento, ingiustamente qualificato come il ‘pianoforte dei poveri’, mentre la mia fisarmonica è sempre stata uno ‘Steinway con le cinghie’». Queste parole di Richard Galliano rendono l’idea dell’approccio al suo strumento del quale è uno dei protagonisti indiscussi degli ultimi 50 anni. (dalle note dello Stresa Festival) Apre la serata piano solo del sobrio e virtuoso Simone Locarni, artis in residence allo Stresa Festival 2025. Raffinato interprete, racconta anche che il jaz non è il punto di arrivo, ma il mezzo per arrivare. Colto e misurato Locarni interpreta con eleganza tre brani di Galliano, il quale poi si complimenterà poi con Locarni per la verve interpretativa. Poi viene introdotto Richard Gallliano che subito trasporta in mondi altri ed in atmosfere sognanti che immergono nella fantasia e nell’immaginazione più fantasticamente evocativa. Galliano esegue brani di diversa ispirazione che la sua maestria trasforma in opere d’arte di suggestione musicale. Compie variazioni ed incursioni (…io cerco la Titina..) evocando brani celebri ed ispirati. A conclusione di concerto Galliano invita Locarni a suonare insieme ‘Les feuilles mortes’ ricreando un momento di incredibile poesia, ma il pubblico non si accontenta e chiede ancora dei bis, che si comcludono con le due voci strumentali lanciate in un avvolgente tango. La Musica vince sempre Renzo...

STRESA FESTIVAL 2025 – “RADICI”

STRESA FESTIVAL 2025 – “RADICI”
Un Festival ha nel suo obiettivo non solo quello di presentare persone e composizioni note, ma ancor più dare voce e spazio ai talenti emergenti che si stanno, a buon titolo, affermando… “RADICI” – STRESA FESTIVAL 2025 – Stresa Festival Hall- 23 luglio Simone Locarni project Artist in residence Javier Girotto – sax Michele Sannelli – vibrafono Antonio Palmieri – contrabbasso Antonio Marmora – batteria Simone Locarni – pianoforte Con Con “Radici” ha inizio il progetto dell’Artist in residence 2025 allo Stresa Festival, ovvero il giovane capace Simone Locarni, che interpretando lo spirito del festival ed il tema di questa edizione sviluppa il concetto di Lago, incontri condivisioni e gli interpreti di questa sera, pur avendo ‘radici’ diverse, decodificano elegantemente questo proposito ispiratore. Locarni, avvalendosi della collaborazione di Xavier Girotto, saxofonista monumento jazz e di altri validissimi concertisti, insieme a loro crea atmosfera avvolgente fatta di cinque suoni sensibilmente rispettosi uno dell’altro, della composizione e del pubblico. L’ensemble è avvincente e godibile, ed esprimere nuove emozioni su Girotto, un musicista conosciuto e stimato in tutto il mondo, diventa davvero difficile. Abbiamo anche apprezzato l’ascolto di un paio di sue composizioni. Michele Sannelli al vibrafono emette vibrazioni che risuonano nell’aria e colpiscono inevitabilmente i sensi del pubblico; Antonio Palmieri, figura discreta ed espressiva, aggiunge eleganza al concerto con il ritmo del suo contrabbasso. Antonio Marmora, a sua volta, è elogiato per la delicatezza con cui suona la batteria, dedicandosi a un unico assolo… in un concerto jazz! Il tocco puro di Simone Locarni e la partecipazione coinvolgente che dimostra con il suo strumento e la sua musica sono ammirevoli, così come il suo talento compositivo, che si rivela nel finale. La Musica vince sempre. Renzo Bellardone credito fotografico Davide...

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE
Maestro Locarni buongiorno, come sta? Mi permette alcune domande sul suo coinvolgimento allo Stresa Festival, con il Trittico da lei pensato e che culmina con “Suite for a Lake”? Se ho ben inteso dalla presentazione che ha fatto diciamo che il lago, l’acqua hanno sensibilmente influenzato la sua vena artistica. Buongiorno Renzo, felice di risentirci! Sì senz’altro, il lago e l’acqua sono parte integranti della mia vita ancor prima che della mia musica, sono nato e cresciuto a Mergozzo a pochi passi dal lago omonimo e per me è sempre stato uno specchio, uno spazio che non significa soltanto estate o vacanze ma uno spazio vero, concreto, che è parte della vita di tutti i giorni per tutto l’anno. Per me è stato quindi naturale pensare questa mia collaborazione con Stresa Festival in forte connessione con il lago, inteso sia come tematica che come spazio, tant’è che due dei tre concerti che mi vedranno impegnato si svolgeranno proprio sull’Isola Bella e non sulla terraferma. Il lago che ospita questo Festival importante, intendo che lo vive come ponte di comunicazione, dialogo, incontro e scambio… Per me il lago è sempre stato uno spazio di frontiera e non di confine, una sorta di elemento “terzo” che è lì per unire e non per dividere: proprio per questo in Suite for a Lake ho voluto dare una visione totalizzante del lago, in cui trova spazio non soltanto la sponda piemontese ma anche quella lombarda e persino le montagne, spesso viste come opposte al lago e che io ho sempre visto invece come fortemente complementari. I concerti sull’isola con Girotto e Galliano vogliono per l’appunto sottolineare i concetti di incontro e di scambio, in entrambi i casi uno scambio tra culture, età e influenze diverse ma che insieme possono dare vita a qualcosa di davvero affascinante e inedito. Dal Conservatorio G. Verdi di Milano con ‘pianoforte classico’ al jazz: è stato amore a prima vista o le emozioni hanno gradualmente creato l’innamoramento? Il percorso classico e quello jazz per me in realtà sono sempre stati complementari dai 13 anni in avanti, quando ho iniziato parallelamente al conservatorio a studiare jazz prima con Lorenzo Erra e poi con Ramberto Ciammarughi. L’innamoramento è stato senz’altro graduale ed è stato indirizzato più verso l’improvvisazione che per una forma di jazz in particolare, nel senso che gli amori veri e propri – come quelli per Paul Bley o per Keith Jarrett – sono arrivati più con l’adolescenza, prima ricordo solo una fascinazione totale verso l’improvvisazione in sé, verso l’idea che la musica potesse manifestarsi non solo necessariamente solo dentro il pentagramma e nei libri ma anche al di fuori, in uno spazio libero. Per chiudere in allegria e pensando ai progetti futuri, magari già in cantiere, nelle prossime composizioni ci sarà più “dolce o più salato”, oppure…. In questo momento della mia carriera mi sento decisamente in un periodo d’acqua “dolce”, ricco di sperimentazioni e di colori a me nuovi come infatti questa Suite, che attinge quasi più dal linguaggio e dalla composizione classica che da quella jazzistica. Nel futuro c’è sicuramente la volontà di portare avanti questo progetto dal vivo e chissà magari anche in studio, mentre nel futuro più prossimo è in uscita nella prossima primavera un disco in duo con il grande trombettista inglese Tom Arthurs, prodotto da Mario Caccia per Abeat Records. Per il resto, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuova musica! Grazie per il tempo concesso con un arrivederci...

“PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025

“PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025
Un simpatico ritorno all’Opera in occasione di una prima esecuzione e di una proposta spiritosa e di livello musicale ed artistico. “PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025 PRIMA DELLA SCALA Nuova commissione in prima esecuzione mondiale Musica di Federico Gon Libretto di Stefano Valanzuolo LA SCALA DI SETA Musica di Gioachino Rossini Libretto di Giuseppe Maria Foppa Direttore Francesco Pasqualetti Regia Deda Cristina Colonna Scene e Costumi Matteo Capobianco Assistente ai Costumi Silvia Lumes Luci Ivan Pastrovicchio Zabatta/Dormont – Davide Lando Nina/Giulia – Alina Tkachuk Ezio/Dorvil – Paolo Nevi Lucilla – Yo Otahara Silvano/Blansac – Dogukan Ozkan Germano – Emmanuel Franco Orchestra Filarmonica Italiana Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia La divertente farsa rossiniana ‘La Scala di seta’ andata in scena il 9 maggio 1912 a Venezia, viene riproposta nella ‘bomboniera’ del Teatro Coccia esattamente nella ricorrenza della prima rappresentazione. Trattandosi di un atto unico viene abbinata e preceduta da una nuova commissione “Prima della scala”, affidata al giovane compositore Federico Gon su libretto di Stefano Valanzuolo i quali si cimentano, non in una parodia che avrebbe potuto sortire aspetti discutibili, ma con l’invenzione di un plausibile fantasioso antefatto alla messa in scena appunto dell’atto unico rossiniano. Il risultato è assolutamente divertente e coinvolgente ed alla fine sembra addirittura tutto vero. Il racconto che precede diventa di fatto un tutt’uno con ‘La Scale di seta’ e modificando solo alcuni particolari della scena e dei costumi, senza intervallo, si arriva all’applauso finale. La musica di Gon è assolutamente ascoltabile in prima battuta e senza ricerca di stravaganze piace e diverte. Il libretto è accattivante con battute che si ricordano …‘Venghino signori venghino, pianghino signori pianghino’ In entrambi i casi la regia è affidata a Deda Cristina Colonna, conosciuta anni fa nel ruolo di coreografa rinascimentale e barocca e ritrovata piacevolmente nelle vesti di regista teatrale; nelle sue realizzazioni spicca la sua analisi ed un percorso artistico veramente di tutto rispetto che spazia temporalmente fino a giungere al contemporaneo con il tratto di chi ha scrutato e sperimentato diversi mondi artistici. Questa regia è divertentissima e fa riprendere gesti e atteggiamenti, una per tutte i gesti dell’illusionista, che danno la continuità alla narrazione. L’orchestra è la Filarmonica Italiana diretta da Francesco Pasqualetti, incontrato la prima volta nei panni del giovane direttore d’orchestra che ricercava la precisione ed il gesto, frequentando le Master Class tenute dai grandi del momento ed in quel caso si trattava di Gianandrea Noseda nell’ambito dello Stresa Festival. Ritrovato in altre occasioni al Regio di Torino o a Pisa, vanta ormai un percorso artistico decisamente importante ed è ritenuto un raffinato ed eclettico interprete che accetta le sfide e le risolve con eleganza, come internazionalmente riconosciuto. Al Coccia ha diretto con misura e attenzione, mantenendo il ritmo vivace che fa amare Rossini. La scenografia di Matteo Capobianco parte dall’idea del circo e fa affiorare ricordi, luci e colori che hanno affascinato e affascinano i bambini di sempre e fanno luccicare gli occhi di allegrezza. La scena inizia in bianco e nero a raffigurare il dolore per la dipartita del proprietario del circo, che si rivelerà una fake news messa in atto solo per mettere alla prova i propri collaboratori, per poi ravvivarsi di luci e colori man mano che la vicenda prosegue. La scala che sale e scende è il filo rosso scenico e narrativo, quanto i costumi dello stesso Capobianco, istrionici e festosi che si incastonano molto bene all’insieme. Le...