IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025

IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025
Il male non si sconfigge con il male, ma con la bontà, la clemenza e l’animo fraterno e intelligente, che comprende la vita nel suoi recessi più nascosti, senza seguire illusorie strade di potenza e dominio: morale molto attuale ai nostri giorni ed alla figura di Selim ci si dovrebbero ispirare molti potenti della terra. IL RATTO DAL SERRAGLIO – Teatro Regio Torino 15 nov. 2025 Singspiel tedesco in tre atti   Musica di Wolfgang Amadeus Mozart Libretto di Johann Gottlieb Stephanie the Younger tratto dal dramma Belmonte und Constanze di Christoph Friedrich Bretzner Prima rappresentazione assoluta: Vienna, Burgtheater, 16/07/1782 Konstanze – Soprano – Sofia Fomina Belmonte -Tenore – Anthony Leon Blonde – Soprano – Eleonora Bellocci Pedrillo – Tenore – Denzil Delaere Osmin – Basso – Dimitry Ivashchenko Selim – Attore – Sebastian Wendelin Giannizzero – Soprano – Pierina Trivero Giannizzero – Mezzosoprano – Laura Realbuto Giannizzero – Tenore – Roberto Guenno Giannizzero – Basso-baritono – Roberto Calamo Gianluca Capuano direttore d’orchestra Michel Fau regia Tristan Gouaillier ripresa della regia Antoine Fontaine scene David Belugou costumi Joël Fabing luci Hadrien Delanies assistente alla regia Ulisse Trabacchin maestro del coro   Orchestra e Coro Teatro Regio Torino Allestimento Opéra Royal de Versailles Il ratto dal serraglio, ovvero  Die Entführung aus dem Serail è un Singspiel in tre atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Gottieb Stephanie il giovane. Drammaticità e comicità si confondono tra le astute note di Mozart amalgamate con con le ‘turcherie’ di moda all’epoca. Opera brillante che piace sia per la musica che per le situazioni divertenti seppur molto ingenue agli occhi nostri. La morale dell’opera invece è di grande spessore ed attualità e parrebbe che troppi grandi della terra non ragionino invece illuministicamente alla maniera del generoso turco mozartiano che risolve con la ragionevolezza, il perdono e con la bontà. L’ambientazione proposta dal Regio di Torino è variopinta e colorata, ma al tempo stesso sobria e scevra da inutili orpelli. Interessanti i lineari movimenti delle stesse scene e l’idea registica finale di far volare Selim sul tappeto volante (tipica turcheria), anche se di musica turca se ne trova ben poca a vantaggio di arie moldave o valacche. La regia di Michel Fau è classica con qualche spunto divertente come quando il bacio fra Pedrillo e Blondine viene interrotto perché le scene si dividono, oppure quando i personaggi diventano burattini con movenze da pupi siciliani con efficaci simbologie ed è gradevolmente ben incastonata con le scelte scenografiche di grande prospettiva di Antoine Fontaine. I costumi classici, ma più vezzosamente divertenti che ridondanti sono di David Belugou. Tristan Gouaillier ha ben ripreso la regia, mentre Joël Fabing ha diseggnato coerentemente  le luci; Hadrien Delanies assistente alla regia e Ulisse Trabacchin maestro del coro hanno insieme e con sicurezza valorizzato l’allestimento dell’Opéra Royal de Versailles. Konstanze,(ruolo per soprano di coloritura) incontra buona interprete in Sofia Fomina, che duetta con facilità negli acuti con Belmonte il tenore Anthony Leon che porge con grazia la sua vocalità; entrambi significativi si cimentano nella vicenda con Blonde, vicace soprano che scopre in Eleonora Bellocci appunto una vivace interprete che sa dare comicità al personaggio, come anche Pedrillo. Il tenore Denzil Delaere che con movenze e piccole gags ravviva il ruolo vocale ben esposto. Il basso profonto Dimitry Ivashchenko interpreta Osmin  il feroce custode del Palazzo il quale smania di tortutare e uccidere ma che dovrà cedere alla ragionevole bontà del Pascia; Osmin è reso con verosimile brutalità ridicolizzata, con voce profonda e ben calibrata. Trattandosi di un Singspiel ci sono molte parti parlate ed addirittura un intero ruolo è solo parlato: l’attore Sebastian Wendelin interpreta Selim con chiara esposizione e naturalezza...

Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025

Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025
”Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”…chi non ricorda il celebre verso Dantesco dal ‘V’ Canto dell’inferno ove si racconta dell’amore adulterino di Paolo e Francesca?Con coraggio il programma 2025/26 del Teatro Regio di Torino propone in apertura di stagione proprio l’opera di Zandonai, poco frequentata nei cartelloni, ma decisamente avvolgente…L’amore, il tradimento, la tragedia sono declinati dall’orchestra, voce comprimaria con le voci dal palco. Francesca da Rimini -Teatro Regio Torino – 19 ottobre 2025 Andrea Battistoni direttore d’orchestra Andrea Bernard regia Alberto Beltrame scene Elena Beccaro costumi Marta Negrini coreografia Marco Alba luci Paolo Vettori assistente alla regia Giulia Turconi assistente alle scene Emilia Zagnoli assistente ai costumi Ulisse Trabacchin maestro del coro   Orchestra e Coro Teatro Regio Torino Nuovo allestimento Teatro Regio Torino Musica di Riccardo Zandonai Libretto di Tito II Ricordi tratto dall’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio Prima rappresentazione assoluta: Torino, Teatro Regio, 19/02/1914 Francesca Soprano Francesca – Barno Ismatullaeva Paolo – Marcelo Puente Gianciotto – George Gagnidze Samaritana – Valentina Boi Ostasio – Devid Cecconi Malatestino – Matteo Mezzaro Biancofiore – Valentina Mastrangelo Garsenda – Albina Tonkikh Altichiara – Martina Myskohlid Donella – Sofia Koboridze Smaragdi – Silvia Beltrami Ser Toldo – Enzo Peroni Il Giudice – Janusz Nosek Il Balestriere – Daniel Umbelino Il Torrigiano – Eduardo Martinez Un prigioniero – Bekir Serbest Un prigioniero – Giovanni Castagliulo L’opera di Riccardo Zandonai, tratta appunto dall’ispirazione dantesca e dalla tragedia Dannunziana, debuttò nel 1914 proprio al Regio di Torino. Su libretto di Tito Ricordi, il compositore ha forgiato l’armonia della musica con la parola, creando un unicum commovente che affascinando avvolge, anche se talvolta la parola appare arcaica. L’opera sia dal punto di vista musicale che per la messa in scena, con regia di Andrea Bernard mi sono piaciute: un’inizio di stagione da vivere con la gioia di quando si fruisce della bellezza di colori tenui, ottima cornice per una storia narrata nel trecento da Dante e riproposta in versione contemporanea! La regia esplicita che il teatro di parola confluisce e si unisce alla musica creando una realtà toccante e sempre chiara da leggere ed intuibile nelle simbologie proposte, da Andrea Bernard raffinato ed essenziale.Seppur un’opera di lunga durata è riuscita a catturare la costante attenzione regalando bei momenti sinfonici! Il coro del Teatro Regio di Torino , nella prima parte, ha dato la consueta prestazione di alto livello. I costumi realizzati da Elena Beccaro sono improntati a sobria raffinatezza anch’essi come le scene di Alberto Beltrame, dai colori soffusi che han fatto spiccare la macchia rosso sangue ed accresciuta l’eleganza dell’insieme!.. Momenti di grande liricità’ accompagnano sensibilmente, mentre al secondo atto irrompe il vigore della battaglia. Battistoni dirige con gesto molto ampio e chiaro senza inutili….stravaganze e fa si che l‘amore, il tradimento, la tragedia siano declinati dall’orchestra, che conforta quale voce comprimaria con le voci dal palco; il maestro Andrea Battistoni tra i suoi propositi per il Regio intende riproporre anche titoli poco frequentati, dando così identità al cartellone e stimolare il pubblico ad interessi diversi dei repertori consueti. Battistoni ha saputo coniugare garbatamente il lirismo della prima parte con il successivo verismo sinistro e violento. (Ricordo un giovanissimo Andrea Battistoni nell’ambito di una Masterclass diretta dal M° Gianadrea Noseda, dove si era posizionato al primo posto, esprimendo da subito una consapevole percezione per la direzione musicale) La regia esplicita che il teatro di parola confluisce e si unisce alla musica creando una realtà toccante e sempre chiara da leggere ed intuibile nelle simbologie proposte, da Andrea Bernard raffinato ed essenziale. Marta Negrini ha realizzato una coreografia essenziale...

LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025

LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025
Credo sia davvero difficile confrontarsi per la messa in scena di un’opera celebre in tutto la mondo come LA TRAVIATA, ma il Coccia, al solito ce l’ha fatta….e pure bene !!! LA TRAVIATA – Teatro Coccia Novara 28 settembre 2025 Libretto Francesco Maria Piave dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas Musica di G. Verdi Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853 Violetta Valéry Francesca Sassu (26, 28) / Alexandra Grigoras (27, 30) Alfredo Germont Francesco Castoro (26, 28) / Carlo Raffaelli (27, 30) Giorgio Germont Mario Cassi (26, 28) / Marcello Rosiello (27, 30) Flora Bervoix Anna Malavasi (26, 28) / Mariateresa Federico* (27, 30) Annina Martina Malavolti* Gastone,visconte di Létorières Simone Fenotti Il Barone Douphol Matteo Mollica Il Marchese d’Obigny Ranyi Jiang Dottor Grenvil Omar Cepparolli Giuseppe Cherubino Boscolo Un domestico di Flora Silvio Giorcelli Un commissionario Luigi Cappelletti Direttore Alessandro Cadario Regia Giorgio Pasotti Scene Italo Grassi Visual designer Luca Attilii Costumi Anna Biagiotti Coreografie Giuliano De Luca Light Designer Ivan Pastrovicchio Allievi Accademia AMO Orchestra Antonio Vivaldi Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate Maestro del Coro Alberto Sala Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara ************************************************************** Parliamo della messa in scena della pomeridiana di domenica 28 settembre 2025. Al terzo atto appare la proiezione a tutto campo di un orologio d’antan, a scandire il tempo vitale residuo di Violetta, la TRAVIATA! Ad un significativo momento musicale le lancette cadono e scompaiono alla vista degli spettatori, così come sparirà la vita terrena di Violetta! Credo che questo particolare singolarmente narri la ricerca, i dettagli e le scene sincronizzate che virtualmente hanno movimentato e arricchito la scena fissa, bella e adatta ai tre tempi di Traviata. Le due scalinate laterali con al loro interno uno spazio è la scenografia di Italo Grassi adattabile a diverse situazioni sceniche. Andando con ordine ( ma anche la Regia ha iniziato la narrazione dal finale) l’opera inizia con l’ouverture e in scena la rappresentazione del funerale di Violetta e poi …si parte con il brindisi “Libiam ne’ lieti calici…” e via….L’opera verdiana è stata vista molte e molte volte, ma ogni occasione è stata momento di commozione e coinvolgimento sensibile…e così è stato anche in questa produzione del Coccia con la regia di Giorgio Pasotti, attore e regista che ha privilegiato la classicità non disgiunta dalle nuove tecniche di visual designer. Lo stesso Pasotti nelle note di regie riferisce “Ho preferito far parlare l’opera, la musica, gli artisti. Far parlare Parigi, che di tutto il detto, rimane l’ispiratrice assoluta, città che porta in dote atmosfere, luoghi, sensazioni, colori che diventano, anzi sono, palcoscenico assoluto e perfetto del racconto, capace di fonderci in un insieme col pubblico, sospesi continuamente tra sogno e realtà.” Ed ecco che Toulouse Lautrec appare con i suoi dipinti sullo sfondo e poi Parigi (o cara), poi ancora il bosco e poi ancora Klimt ed il bacio appassionato, così come la passione governa tutta l’opera, ben evidenziata dall’orchestra Antonio Vivaldi diretta dal giovane e sensibile direttore Alessandro Cadario. Un nota di attenzione va riservata ai costumi di Anna Biagiotti dai colori classici, ma estremamente contemporanei. Il Coro San Gregorio Magno dà sempre un tocco vocale di particolare bellezza ed ormai avvezzi al palcoscenico si muovono anche teatralmente bene! Delle efficaci proiezioni di Luca Attili abbiamo già parlato ed un apprezzamento a Ivan Pastrovicchio va certamente evidenziato per il disegno luci particolarmente riuscito, come il balletto con la coreografia di Giuliano De Luca. Le Voci: il cast importante ha visto nel ruolo del titolo l’affermata Francesca Sassu accorata e con bei colori; Francesco Castoro entrato con espressività...

STRESA FESTIVAL. LONDON SYMPHONY ORCHESTRA – Festival Hall 6 settembre

STRESA FESTIVAL. LONDON SYMPHONY ORCHESTRA – Festival Hall 6 settembre
L’attesa e la conclusione: l’attesa è sempre carica di speranze, di ricerca di emozioni…forse di illusioni, immaginando mondi nuovi e ritrovo di quelli già vissuti! Oggi è il momento della conclusione che con soddisfazione ripercorre momenti di bella musica, con ambientazioni favolistiche e animo sereno, già in attesa della prossima edizione… STRESA FESTIVAL 2025 – LONDON SYMPHONY – 6 SETTEMBRE Stresa Festival Hall Mario Brunello, violoncello London Symphony Orchestra Antonio Pappano, direttore D. Šostakovič, Sinfonia n. 9 in mi bem. magg. op. 70 R. Schumann, Concerto per violoncello e orchestra in la min. op. 129 (trascr. Šostakovič) L. van Beethoven, Sinfonia n. 5 in do min. op. 67 Il concerto di chiusura della 64ma edizione di Stresa Festival ha come protagonisti la London Symphony Orchestra diretta da Sir Antonio Pappano e il violoncellista Mario Brunello, Direttore Artistico del Festival. Questa sera,allo Stresa Festival, si registra il prestigioso ritorno della London Symphony, già ospite in passate edizioni diretta dal suo direttore principale Antonio Pappano. L’evento di assoluta importanza vede anche la partecipazione del Direttore Artistico del Festival Mario Brunello, grande interprete al violoncello e raffinato ricercatore di sperimentazioni e innovazione. Il concerto resterà nel ricordo e nei cuori degli spettatori che hanno omaggiato gli interpreti con una strepitosa standing ovation. Con Šostakovič certamente han vibrato le corde più profonde dell’animo per la poliedricità della scrittura che spazia dall’allegrezza alla drammaticità. In Shumann la cromaticità la fa da padrone e Brunello espone una tecnica da grande maestro ed una non comune sensibilità interpretativa. La quinta di Beethoven non richiede commenti se non che nell’esecuzione della London con Papano sono stati toccati vertici molto alti con sonorità espressive, descrittive, coinvolgenti da emozionare. Il Direttore artistico del festival e solista della serata il Maestro Mario Brunello ha colto l’occasione per ringraziare il pubblico, lo staff e ricordare i ‘bambini che scompaiono’ , a causa dei genocidi in essere e per ricordare tutti i popoli che subiscono violenze che non meritano, ha suonato un brano armeno; il maestro Pappano rifacendosi alle parole di ‘Mario’ ha diretto ‘Inno all’amicizia’. Serata indimenticabile dal punto di vista musicale e sensibile per tutti gli ‘arrivederci’ che si sono detti con l’affetto che nasce spontaneo tra chi vive le stesse emozioni. Grazie a tutta l’organizzazione al meraviglioso staff…. La Musica vince sempre Renzo Bellardone.   Credit fotografico : Lorenzo di...

STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre

STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre
Paganini nasce nel 1782 e alcune sue composizioni, in occasione dello Stresa Festival 2025, vengono offerte nel Salone di Villa Ponti pressochè coeva con il celeberrimo Paganini. STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 SETTEMBRE LE VIOLONISTE DU DIABLE Il Genio di Niccolò Paganini N. Paganini, Sonata n. 1 in la magg. dal Centone di sonate Variazioni in la magg. (op. post.) Allegro vivace a movimento perpetuo op. 11 Sonata MS 84 n. 24 Capriccio n. 24 in la min. Concerto n. 6 in mi min. Dmitry Smirnov, violino Luca Pianca, chitarra romantica Paganini, figura controversa e di natura malaticcia ebbe ad assumere farmaci particolari che gli procurarono diversi disagi, quale la perdita di tutti i denti a causa dell’ingerimento di troppo mercurio. Inoltre un caratteraccio che virava istantaneamente dal buono al cattivo umore, lo posero all’attenzione del mondo e per le sue straordinarie capacità compositive e di esecuzione grandemente virtuosistica e portarono le male lingue a pensare che Paganini avesse stretto un patto nientemeno che con il diavolo che il compositore non smentì mai! Questo cenno di premessa è per anticipare che il concerto nella sala ‘dello specchio’ di Villa Ponti ha dispiegato un programma di eccellenza e di virtuosistica di estrema bellezza. Gli interpreti Dmitry Smirnov è a buon diritto considerato uno dei giovani talenti al violino a livello mondiale e a Villa Ponti ne ha dato esattamente conferma. Giovane, talentuoso, eclettico, semplice bravo ! Nella scorsa edizione era già stato ospite di successo con Il Giardino Armonico di cui è cofondatore Luca Pianca, chitarrista, liutista e direttore di fama internazionale. L’affiatamento ed il genio interpretativo dei due ospiti, hanno presentato la scrittura di Paganini in modo impeccabile, affascinando per la tecnica e per il naturale estro interpretativo, sensibile, vivace, attrattivo. Il “diavolo sulla quarta corda” ha preso vita nel concerto di Smirnov e Pianca, lasciando una emozione non comune, fatta di allegrezza e soddisfazione. La Musica vince sempre. Renzo...

Stresa Festival 2025 – DON GIOVANNI – Stresa Festival Hall 2 settembre

Stresa Festival 2025 – DON GIOVANNI – Stresa Festival Hall 2 settembre
Il Meteo ovviamente la fa da padrone su molte situazioni ed anche sulla programmazione di “Don Giovanni”, in precedenza calendarizzata all’Isola dei Pescatori in open air, ma prudenzialmente trasferita allo Stresa Festival Hall. Stresa festival 2025 – DON GIOVANNI – 2 settembre W.A. Mozart VoceAllOpera Don Giovanni: William Hernández / Gianmarco Durante (3 sett) Leporello: Vittorio Del Monte Don Ottavio: Riccardo Benlodi Donna Anna: Alessandra Rizzini Donna Elvira: Alessia Panza / Johanna Padula (3 sett) Il Commendatore: Emil Abdullaiev Masetto: Qiming Xie Zerlina: Martina Tragni Figuranti: Francesca Donati, Gian Luca Zanetta, Erika Chilò Scenografia: Francesca Donati Costumi: Sara Marcucci VenEthos Ensemble Giacomo Catana, violino Mauro Spinazzè, violino Francesco Lovato, viola Giulio Amerigo Galibariggi, fortepiano Massimo Raccanelli, violoncello e direttore Gianmaria Aliverta, regista Massimo Raccanelli, direzione musicale ramma giocoso in due atti Libretto di Lorenzo da Ponte La programmazione è basilare in ogni situazione e parlando di spettacoli pensati all’aperto, evidentemente ‘comanda’ il meteo. Per evidente prudenza anche per favorire le prove oltre che la messa in scena si è pensato giustamente di trasferire ‘Don Giovanni’ più al sicuro, ovvero allo Stresa Festival Hall. VoceallOpera con la regia di Gianmaria Aliverta innova nel rispetto ed avvalendosi di scenografia al minimo ed ensemble orchestrale ridotto, riesce nell’intento ed offre una bella serata! La scenografia, composto solo da elementi caratterizzanti ed identificanti il momento narrativo, è stata sufficiente per raccontare in modo brillante le vicende del dissoluto Don Giovanni: una serie di scatole che contenevano il celebre catalogo, le maschere, i palloncini e…le bare a fine spettacolo una per il commendatore e l’altra per Don Giovanni. Aliverta sa dare spazio all’azione, restando fedele alla partitura ed al libretto, innovando attraverso i costumi, le trasposizioni, i colori, la semplicità è la fedeltà concettuale. Per nulla ‘macabre’, ma addirittura divertente ha pensato a due bare per contenere il corpo del defunto commendatore ed accogliere poi Don Giovanni! Il pubblico è stato coinvolto e partecipe, grazie al fatto che molte scene avvenivano tra il pubblico amplificando e dettagliando il racconto. La globale linea di canto è stata buona e l’entusiasmo del pubblico ha sottolineato i momenti salienti dell’opera mozartiana. Tutti cantanti giovani con spirito di volontà ed espressione: bravi ! Gianmaria Aliverta, con la sua creazione VoceAllOpera porta sui palcoscenici ed in luoghi inusuali le sue realizzazioni che per lo spettatore diventano una full immersion nella vicenda, godendo dell’azione, delle voci, dei costumi…insomma il tutto dell’opera! VenEthos Ensemble, pur con un organico limitato è stato bravo a tenere una continuità di esecuzone e ascolto ed a sottolineare i brani clou, che il pubblico attende. Uno spettacolo immersivo dove ogni ruolo viene valorizzato grazie alla bravura di tutti. La Musica vince sempre. Renzo...

STRESA FESTIVAL 2025 – FOLK SONG – CARPUGNINO 31 AGOSTO

STRESA FESTIVAL 2025 –  FOLK SONG – CARPUGNINO 31 AGOSTO
La location del concerto in questione è certamente una delle chiese di maggior pregio dell’Alto Vergante: San Donato a Carpugnino con memorie risalenti al 1169 e dal 1902 definito monumento nazionale. Uno scrigno prezioso che ha incastonato un gioiello di concerto! Stresa festival 2025 – FOLK SONGS -Chiesa S.Donato – Carpugnino ARTISTI Lucia Cortese, mezzosoprano Andrea Rognoni, violino e viola Mauro Valli, violoncello Alessia Lallopizzi, flauto Giacomo Arfacchia, clarinetto Alex Maltauro Berto, chitarra Luigi Piro, Federica Spoto, percussioni Riccardo Doni, cembalo e direzione B. Ferrari, Amanti vi so dire per soprano e b.c. N. Matteis, Diverse bizzarie Sopra La Vecchia Sarabanda per violino e b.c. B. Strozzi, Lagrime mie cantata per soprano e b.c. G. B. Pergolesi, Sinfonia in fa magg. per violoncello e b. c. F. J. Haydn, Scottish & Welsh folksongs (selezione) per soprano e b.c. L. Berio, Folk Songs per soprano, flauto, clarinetto, chitarra, violoncello e percussioni Il concerto della serata percorre un arco di tempo non indifferente, spaziando dal Barocco fino a giungere a Berio, con formazioni strumentali che variano dal clavicembalo alle percussioni e chitarra classica rendendo talmente vario l’ascolto che la tensione emotiva non ha certamente avuto cali. La presenza costante del mezzosoprano Lucia Cortese è stato il file rouge che ha condotto l’ascoltatore da Strozzi ad Haydn fino alle Folk Songs di Berio creando una linea di continuità impressionante, seppur ricca di timbri ed espressioni vocali diverse, che raccontano un percorso musicale fatto di ricerca, di armonia e bellezza. La Musica vince sempre Renzo...

STRESA FESTIVAL 025 – SIMONE RUBINO – 28 AGOSTO

STRESA FESTIVAL 025 – SIMONE RUBINO – 28 AGOSTO
Le nubi del maltempo agostano 2025 si sono dissolte alle onde sonore propagatesi nell’aria, avvolte dalle pareti rinnovate del Salone delle feste di Palazzo Borromeo all’Isola Bella di Stresa. SOLO MARIMBA SIMONE RUBINO J.S. Bach, Suite per liuto in mi min. BWV 996 Tre Suite per violoncello solo J-P. Rameau, Allemande e Sarabande da Suite per clavicembalo in la min. A. Vivaldi, Vedrò con mio diletto da Il Giustino L’eccellenza interpretativa di Simone Rubino ha superbamente superato la non perfetta acustica dello splendido Salone delle feste di Palazzo Borromeo all’Isola Bella che ospitato lo straordinario concerto fatto di trascrizioni per sola Marimba, di brani orchestrali di indubbia difficoltà esecutiva. Il risultato offerto credo sia frutto di una vita di lavoro, di tecnica, di sperimentazione e di prove e riprove…diversamente non si capirebbe un risultato di tale spessore con un compito così arduo. Rubino crea ed offre sempre sonorità inapettate in atmosfere eteree eppur corporee, non solo con lo strumento, ma anche con la voce modulata e armonizzata, piacevole all’ascolto. Se ricerchiamo un nota caratterizzante, notiamo le bacchette di Rubino con l’avvolgimento di colore rosso, come la pietra preziosa ed il suo cognome, quale la preziosità dell’offerta musicale. La Musica vince sempre Renzo...