L’Isola Bella, forse la più conosciuta delle Isole Borromee sul Lago Maggiore, è sicuramente un luogo di magia e fascino… e quando alla meraviglia della costruzione e del cielo avvolgente si aggiunge la musica, l’incanto è davvero irretente.
Ensemble Sjaella
Marie Fenske, soprano
Marie Charlotte Seidel, mezzosoprano
Luisa Klose, alto
Felicitas Erben, alto
Helene Erben, alto
H. PURCELL, A bird’s Prelude
C. JANEQUIN, Le Rossignol
C. SHAW, Dolce cantavi
H. PURCELL, Thus the ever grateful spring (Spring)
Here’s the summer, sprightly, gay (Summer)
See my many coloured fields (Autumn)
Now winter comes slowly (Winter)
MEREDI, Crystallized
W. GUNN, What would Circe do?
«La metà della mia voce è umana. L’altra metà parla come il muschio e i licheni e intona le canzoni dimenticate degli uccelli», così recita il testo riportato anche sul programma di sala della serata e certamente questa piccola frase racchiude l’essenza del concerto che spazia dalla voce umana alla voce della natura e degli uccelli facendo risplendere la tavolozza dei colori di brillantezze naturali ed evocazioni silvestri.
Il concerto spettacolo si snoda tra sussurri ed echi lontani impreziositi da movimenti coreografici misurati, ben ritmati e cadenzati che sciolgono il fluire del canto, veleggiando tra colori ambrati e toni acuti, nell’ampiezza del Salone Nuovo dalle cui vetrate occhieggiano il lago e le luci della riviera opposta.
Il programma si libra dal barocco al rinascimento per giungere al contemporaneo in un tempo magico e mistico che tra mille evocazioni giunge ad interrogare la Maga Circe.
L’Ensemble Sjaella giunge da Lipzia e le sei donne che lo compongono (eleganti negli abiti Herno e poi quasi domenicane), percorrono un viaggio che fa risuonare e bisbigliare la Selva e giungono alle Isole greche ricche di miti e fantasie. Certamente la location, anche esaltata dall’Ensemble, ha favorevolmente contribuito alla riuscita fascinosa della serata, ma alla fine…come sempre scrivo:
La Musica vince sempre
Renzo Bellardone
credit Stresa Festival
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