Stresa Festival 2026 – RHAPSODY IN BLUE – 4 settembre

Stresa Festival 2026 – RHAPSODY IN BLUE – 4 settembre

La Musica è sempre un’esperienza di vita; talvolta si traduce in ricerca di sperimentazione ed altre in ricerca di conosciuto, di atteso. Il concerto di questa sera allo Stresa Festival culmina con una delle composizioni più note al mondo, la celeberrima ‘Rapsodia in blu’ che tinge l’atmosfera di tutti i colori dell’iride.

RHAPSODY IN BLUE

Lukas Geniušas, Anna Geniushene, pianoforti

S. RACHMANINOV, Danze sinfoniche op. 45
G. GERSHWIN, Cuban Overture e Rapsodia in blu   

Abilità, passione e vigore sono le prime impressioni tradotte in parole che mi hanno ‘assalito’ durante l’ascolto dei due bravissimi pianisti. Da non musicista mi devo limitare a raccontare delle emozioni percepite durante l’esecuzione di tutto livello ed assolutamente notevole che ha saputo coinvolgere e far apprezzare la naturalezza con cui gli artisti hanno affrontato partiture di non semplice interpretazione.

Anna Geniushene, moscovita ha iniziato la sua carriera di solista all’età di soli sei anni e la sua carriere come pianista sta diventando sempre più versatile con una particolare dedizione alla musica da camera, compreso il repertorio pianistico che esegue in duo con il marito Lukas Geniusas, anch’egli russo, che si è affermato come solista o in duo ed in collaborazioni con prestigiose orchestre.

Il fil rouge che collega e coordina il concerto sta nei vari punti di contatto e per ‘l’americanità’ della scrittura. Le Danze sinfoniche composte dal sovietico Rachmaninov in America nella seconda metà del 1940, dopo la sua celebre terza sinfonia e inizialmente il compositore aveva pensato al nome di Danze fantastiche, con i tre movimenti dedicati al Mezzogiorno, al  Crepuscolo e  alla Mezzanotte. La Rapsodia in blu di G. Gershwin americano, fu inizialmente pensato dall’autore per due pianoforti esattamente come eseguita nella proposta allo Stresa Festival…

La Musica vince sempre

Renzo Bellardone

 

Dal Sito www-stresafestival.eu

Credits

ph. Aivaras Ruginis

 

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