DVOŘÁK – STRESA FESTIVAL 2026 – 30 SETTEMBRE

DVOŘÁK – STRESA FESTIVAL 2026 – 30 SETTEMBRE
Quando l’essere umano entra in contatto con l’impalpabile e la fantasia positiva, si trova trasportato in mondi altri, dove il tempo e lo spazio non hanno più senso! Mario Brunello, violoncello Luzerner Sinfonieorchester Michael Sanderling, direttore STRESA FESTIVAL 2026 – 30 SETTEMBRE DVOŘÁK A. DVOŘÁK, Concerto per violoncello e orchestra in si min. op. 104 A. DVOŘÁK, Sinfonia n. 7 in re min. op. 70 Nella serata dedicata a DVOŘÁK, si è assistito e partecipato ad un concerto eccezionale per intensità e pura bellezza. Qualche spettatore ha commentato che dopo un concerto simile non ci si può più accontentare di esecuzioni mediocri, a sottolineare l’estrema bellezza coinvolgente del concerto offerto dallo Stresa Festival che ha visto sul palco la Luzerner Sinfonieorchester (in attività da oltre 200 anni) e diretta per l’occasione dal Maestro Michael Sanderling ed interprete d’eccezione al violoncello il direttore artistico del Festival, Mario Brunello. Mario Brunello affermato violoncellista italiano si è esibito come solista o in formazioni e con direttori di fama internazionale, veramente in occasioni di assoluta importanza e non a caso vanta una discografia di rilievo; suona un violoncello Pietro Santo Maggini, ritenuto uno strumento dal suono luminoso che ad ogni nota libera colori chiari e scuri. La Luzerner con la chiara direzione di Sanderling fa veramente volare il suono che arriva a commuovere, tanto risulta espressivo e penetrante. La Musica da sempre fa compiere viaggi immaginifici, quando poi la maestosità e solennità della composizione si avvale di una esecuzione memorabile, certamente vien da dire che La Musica vince sempre Renzo Bellardone...

Stresa Festival 2026 -BACH SOLO SUITES (I)- S.Caterina del Sasso- 21 agosto-

Stresa Festival 2026 -BACH SOLO SUITES (I)- S.Caterina del Sasso- 21 agosto-
L’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno è certamente uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti d’Italia ed in comunione con la Musica di Bach crea un momento di puro fascino e sentimento. Stresa Festival 2026 -BACH SOLO SUITES (I)- S.Caterina del Sasso- 21 agosto- Sergey Malov, violoncello da spalla J. S. BACH Suite n. 1 in sol magg. BWV 1007 Suite n. 2 in re min. BWV 1008 Suite n. 3 in do magg. BWV 1009 Le Sei suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach sono sicuramente tra le più celebri e virtuosistiche composizioni per violoncello, anche se si può supporre che almeno le ultime siano state scritte per strumenti diversi dal violoncello. Nella prima serata all’eremo di Santa Caterina del Sasso, storica sede per l’esecuzione delle Suites allo Stresa Festival, si sono ascoltate le prime tre nella emozionane interpretazione di Sergey Malov, musicista che suona violino, viola, violino barocco ed in questo evento il violoncello da spalla che ha caratterizzato l’esecuzione. Lo strumento raro è stato più usato in epoca barocca ed anziché aver un puntale di sostegno a terra viene trattenuto alla spalla da una piccola tracolla. Lo strumento è stato ascoltato per la prima volta da diversi spettatori, affascinati dall’abilità esposta nell’interpretare una dello opere in assoluto più monumentali di tutti i tempi. In questa occasione festivaliera la partitura bachiana è stata letta ed interpretata con virtuosismo ed offerta in modo toccante e coinvolgente. Oltre che abile ed affermato violoncellista vincitore di parecchi concorsi, Malov ha dato prova di essere poliglotta, rivolgendosi al pubblico in italiano ed inglese, in considerazione di presenze internazionali. La Musica vince sempre Renzo...

STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre

STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre
Paganini nasce nel 1782 e alcune sue composizioni, in occasione dello Stresa Festival 2025, vengono offerte nel Salone di Villa Ponti pressochè coeva con il celeberrimo Paganini. STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 SETTEMBRE LE VIOLONISTE DU DIABLE Il Genio di Niccolò Paganini N. Paganini, Sonata n. 1 in la magg. dal Centone di sonate Variazioni in la magg. (op. post.) Allegro vivace a movimento perpetuo op. 11 Sonata MS 84 n. 24 Capriccio n. 24 in la min. Concerto n. 6 in mi min. Dmitry Smirnov, violino Luca Pianca, chitarra romantica Paganini, figura controversa e di natura malaticcia ebbe ad assumere farmaci particolari che gli procurarono diversi disagi, quale la perdita di tutti i denti a causa dell’ingerimento di troppo mercurio. Inoltre un caratteraccio che virava istantaneamente dal buono al cattivo umore, lo posero all’attenzione del mondo e per le sue straordinarie capacità compositive e di esecuzione grandemente virtuosistica e portarono le male lingue a pensare che Paganini avesse stretto un patto nientemeno che con il diavolo che il compositore non smentì mai! Questo cenno di premessa è per anticipare che il concerto nella sala ‘dello specchio’ di Villa Ponti ha dispiegato un programma di eccellenza e di virtuosistica di estrema bellezza. Gli interpreti Dmitry Smirnov è a buon diritto considerato uno dei giovani talenti al violino a livello mondiale e a Villa Ponti ne ha dato esattamente conferma. Giovane, talentuoso, eclettico, semplice bravo ! Nella scorsa edizione era già stato ospite di successo con Il Giardino Armonico di cui è cofondatore Luca Pianca, chitarrista, liutista e direttore di fama internazionale. L’affiatamento ed il genio interpretativo dei due ospiti, hanno presentato la scrittura di Paganini in modo impeccabile, affascinando per la tecnica e per il naturale estro interpretativo, sensibile, vivace, attrattivo. Il “diavolo sulla quarta corda” ha preso vita nel concerto di Smirnov e Pianca, lasciando una emozione non comune, fatta di allegrezza e soddisfazione. La Musica vince sempre. Renzo...

Intervista a GIANMARIA ALIVERTA

Intervista a GIANMARIA ALIVERTA
Buongiorno maestro Aliverta, come sta? Molto molto bene grazie, è un bel periodo, sto facendo moltissime cose sia a livello professionale che personale che mi soddisfano molto. Sto tentato di fare solo quello che mi piace e mi dà stimoli, quindi posso dire di essere fortunato e felice Mi permette alcune domande: Dalle colline dell‘Alto Vergante a “VoceAllOpera” il passo è stato breve? Insomma era un sogno cullato nel tempo e finalmente realizzato? VoceAllOpera non è solo un progetto, è una visione nata oltre quindici anni fa. L’ho pensata, creata, forgiata con l’idea precisa di costruire una realtà diversa nel panorama lirico italiano: un luogo d’incontro autentico tra talento, dedizione e umanità. Guardando oggi al percorso compiuto, non posso che riconoscere quanto quella visione iniziale sia stata fertile. È stata una palestra formativa non solo per me, ma per decine di giovani artisti che, grazie a questo spazio, hanno spiccato il volo: penso ai debutti importanti, ai podi internazionali, ai teatri prestigiosi come la Scala, il Teatro Real di Madrid, la Fenice, ma anche al primo esperimento lirico ad Antigua, alle tournée in Cina, Giappone, e perfino agli Oscar della Lirica a Londra.   VoceAllOpera è diventata oggi un punto di riferimento per la ricerca di nuovi talenti e, soprattutto, porta il mio “sigillo”: un modo di fare arte non autoreferenziale, capace di coniugare professionalità e calore umano. La parola che più spesso mi viene restituita da chi vi ha partecipato è “famiglia”. E non una famiglia idealizzata o retorica, ma una famiglia vera, fatta di serietà, rigore, condivisione, ascolto e crescita. Per me fare opera significa partire dall’aspetto umano: conoscersi, capirsi, accogliere le fragilità, esaltare i punti di forza, e da lì crescere, evolversi, diventare ciò che si vuole essere.   Non credo che si possa parlare di un traguardo raggiunto, perché Voce  All’Opera è in continuo movimento. È una realtà che cambia pelle, che ascolta i segni del tempo e si adatta, con la stessa energia di chi sa che l’arte, per essere viva, deve sempre rinnovarsi. E di questo, sì, posso dire di essere profondamente fiero.   La sua scelta di luoghi inusuali e regie non sfarzose, ma concettuali e innovative hanno segnato il suo percorso da regista; come è nata questa idea e passione per la divulgazione dell’opera lirica?   Per me l’opera è vita. Non esiste giorno in cui io non canti, non ascolti o non legga qualcosa che abbia a che fare con il teatro musicale. È una passione viscerale, che sento il dovere – oltre che il piacere – di condividere con chiunque incontri. Quando scopro qualcosa di bello, sento l’urgenza di farlo conoscere a tutti.   Con VoceallOpera ho voluto fare proprio questo: rendere l’opera accessibile, senza mai svilirla. L’opera, per natura, è una macchina imponente: teatri, maestranze, orchestre, costumi, scenografie… Ma io ho voluto distillarne l’essenza. Ho voluto evitare quegli allestimenti goffi e dilettanteschi che, pur con grandi numeri, finiscono spesso per sfiorare il ridicolo. Al contrario, ho puntato su pochi elementi, scelti con cura: artisti giovani, motivati, con una reale possibilità di emergere.   Credo nella formazione e nella costruzione del talento. Non mi interessa l’usato sicuro, il cantante che arriva il pomeriggio per cantare la sera. Voglio lavorare con chi ha ancora fame, con chi è disposto a mettersi in discussione. Con loro costruiamo spettacoli in cui ogni scelta è pensata, in cui ogni gesto ha un senso. Privando l’opera del superfluo, emerge l’essenziale: la parola, la musica, l’interpretazione. E quando...

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE
Maestro Locarni buongiorno, come sta? Mi permette alcune domande sul suo coinvolgimento allo Stresa Festival, con il Trittico da lei pensato e che culmina con “Suite for a Lake”? Se ho ben inteso dalla presentazione che ha fatto diciamo che il lago, l’acqua hanno sensibilmente influenzato la sua vena artistica. Buongiorno Renzo, felice di risentirci! Sì senz’altro, il lago e l’acqua sono parte integranti della mia vita ancor prima che della mia musica, sono nato e cresciuto a Mergozzo a pochi passi dal lago omonimo e per me è sempre stato uno specchio, uno spazio che non significa soltanto estate o vacanze ma uno spazio vero, concreto, che è parte della vita di tutti i giorni per tutto l’anno. Per me è stato quindi naturale pensare questa mia collaborazione con Stresa Festival in forte connessione con il lago, inteso sia come tematica che come spazio, tant’è che due dei tre concerti che mi vedranno impegnato si svolgeranno proprio sull’Isola Bella e non sulla terraferma. Il lago che ospita questo Festival importante, intendo che lo vive come ponte di comunicazione, dialogo, incontro e scambio… Per me il lago è sempre stato uno spazio di frontiera e non di confine, una sorta di elemento “terzo” che è lì per unire e non per dividere: proprio per questo in Suite for a Lake ho voluto dare una visione totalizzante del lago, in cui trova spazio non soltanto la sponda piemontese ma anche quella lombarda e persino le montagne, spesso viste come opposte al lago e che io ho sempre visto invece come fortemente complementari. I concerti sull’isola con Girotto e Galliano vogliono per l’appunto sottolineare i concetti di incontro e di scambio, in entrambi i casi uno scambio tra culture, età e influenze diverse ma che insieme possono dare vita a qualcosa di davvero affascinante e inedito. Dal Conservatorio G. Verdi di Milano con ‘pianoforte classico’ al jazz: è stato amore a prima vista o le emozioni hanno gradualmente creato l’innamoramento? Il percorso classico e quello jazz per me in realtà sono sempre stati complementari dai 13 anni in avanti, quando ho iniziato parallelamente al conservatorio a studiare jazz prima con Lorenzo Erra e poi con Ramberto Ciammarughi. L’innamoramento è stato senz’altro graduale ed è stato indirizzato più verso l’improvvisazione che per una forma di jazz in particolare, nel senso che gli amori veri e propri – come quelli per Paul Bley o per Keith Jarrett – sono arrivati più con l’adolescenza, prima ricordo solo una fascinazione totale verso l’improvvisazione in sé, verso l’idea che la musica potesse manifestarsi non solo necessariamente solo dentro il pentagramma e nei libri ma anche al di fuori, in uno spazio libero. Per chiudere in allegria e pensando ai progetti futuri, magari già in cantiere, nelle prossime composizioni ci sarà più “dolce o più salato”, oppure…. In questo momento della mia carriera mi sento decisamente in un periodo d’acqua “dolce”, ricco di sperimentazioni e di colori a me nuovi come infatti questa Suite, che attinge quasi più dal linguaggio e dalla composizione classica che da quella jazzistica. Nel futuro c’è sicuramente la volontà di portare avanti questo progetto dal vivo e chissà magari anche in studio, mentre nel futuro più prossimo è in uscita nella prossima primavera un disco in duo con il grande trombettista inglese Tom Arthurs, prodotto da Mario Caccia per Abeat Records. Per il resto, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuova musica! Grazie per il tempo concesso con un arrivederci...