TURANDOT – Teatro Regio Torino – 24 marzo 2018

TURANDOT – Teatro Regio Torino – 24 marzo 2018
Con un atto di superbia che non mi è né consono nè abituale, asserisco che nulla mi interessa dei conservatori e dei  detrattori in riferimento alla conteporaneizzazione della messa in scena delle opere liriche dei secoli scorsi. Senza visione, curiosità e forte introspezione prospettica di ’analisi del mondo che ci circonda, si resta ancorati a tempi che non tornano più e che i più giovani non possono nemmeno più comprendere. La salvaguardia della trama ed il profondo rispetto della scrittura sono sacri, ma EVVIVA a chi sa analizzare, creare , amare, divulgare e magari anche far discutere! Ebbene dopo aver visto la Turandot al Regio di Torino con la maestosa direzione orchestrale di Gianandrea Noseda e la visionaria messa in scena di Stefano Poda,  credo che si possano definitivamente mandare in soffitta archetipi  ammuffiti e stereotipate convinzioni! Per chi non l’avesse capito …ne sono uscito stregato ! E non perché (come dice qualcuno) parteggio per gli amici, ma perché le opere d’arte vanno riconosciute ed io non metto bende sugli occhi, paraorecchi e cerniere chiuse alle labbra…. Ed in grande rispetto ho atteso qualche giorno prima di trasferire le emozioni, per non cadere nella trappola dell’eccessivo entusiasmo scatenatosi nell’immediato. E per chi deve vedere per credere: https://operavision.eu/en/library/performances/operas/turandot# Turandot Dramma lirico in tre atti e quattro quadri Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi Musica di Giacomo Puccini Versione originale incompiuta Personaggi Interpreti La principessa Turandot soprano Rebeka Lokar   Il principe ignoto (Calaf), figlio di Timur tenore   Jorge de León   Liù, giovane schiava soprano Erika Grimaldi   Timur, re tartaro spodestato basso In-Sung Sim L’imperatore Altoum tenore Antonello Ceron Ping, gran cancelliere baritono Marco Filippo Romano Pang, gran provveditore tenore Luca Casalin Pong, gran cuciniere tenore Mikeldi Atxalandabaso Un mandarino baritono Roberto Abbondanza Il principe di Persia tenore Joshua Sanders Seconda ancella soprano Manuela Giacomini Direttore d’orchestra Gianandrea Noseda Regia, scene, costumi, coreografia e luci Stefano Poda Regista collaboratore e assistente Paolo Giani Cei Maestro dei cori Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”   La sublimazione di Turandot è avvenuta! Si, Turandot, Liù e tutti i personaggi della narrazione sono stati sublimati e da uno status che tutti gli amanti dell’opera conoscevano, si è passati ad un etereo livello impalpabile, ma tremendamente  reale. Quando a dirigere è un ispirato Gianandrea Noseda e la messa in scena è realizzata genialmente da Stefano Poda ben poco resta da aggiungere, salvo voler essere cavillosi, pretestuosi  e conservatori a tutti i costi! Arcieri in bianco, il colore dominante della scena insieme al nero, appaiono sul palco e vigorosa prorompe la musica  ed il primo livello di beatidutine viene raggiunto. Rebeka Lotar nel ruolo del titolo si vede sottratto il finale, ma riesce comunque ad esprimere la limpidezza del suono e la sicurezza nell’emissione. Liù commuove fino all’ultima corda grazie alla voce di Erika Grimaldi (cui il pubblico riserva il più ampio tributo): è poesia allo stato puro, con modulazioni soffici e vellutate armonizzate da un forte sentimento partecipativo ‘Signore ascolta…’ Jorge de Leon cresce man mano che l’opera procede per giungere al ‘Nessun dorma’ del principe ignoto con convinzione e gradevolezza. Timur è molto ben interpretato da In-Sung Sim che esprime una cifra notevole per colore, autorevolezza e grazia. Antonello Ceron è l’apprezzato Imperatore Altoum, parimenti a Roberto Abbondanza nel ruolo di un mandarino. Le tre maschere sono interpretate da voci interessanti, anche Luca Casalin per il quale hanno annunciato...

EUROPA ITALIA AMERICA: MENDELSSOHN e DVOŘÁK – Teatro Coccia, Novara 16 gennaio 2018

EUROPA ITALIA AMERICA:  MENDELSSOHN e  DVOŘÁK  – Teatro Coccia, Novara 16 gennaio 2018
I teatri di provincia, se ben gestiti e ben amati, possono riservare delle incredibili ed affascinanti sorprese: Può succedere, ad esempio, che si vada ad un concerto, per un fantastico viaggio musicale e ci si  ritrovi due direttori d’orchestra anziché uno solo e…magari uno di questi è donna, giovane ed appena diplomata e magari…pure brava !   EUROPA ITALIA AMERICA. DA GOETHE A MENDELSSOHN, DA DVOŘÁK A VITTORINI E PAVESE – Teatro Coccia, Novara 16 gennaio 2018   Programma: F.Mendelssohn – Sinfonia n.4 “Italiana” MANUELA RANNO, direttore A.Dvořák – Sinfonia n.9 “Dal Nuovo Mondo” MATTEO BELTRAMI, direttore LUCILLA GIAGNONI, attrice ORCHESTRA SINFONICA MANTOVANA Certamente risulta Interessante la scelta di far intervenire un’attrice, quale Lucilla Giagnoni per raccontare del profumo dei limoni del Garda, oppure raccontare che lo ‘sguardo’ è la chiave di tutto, ‘si’ di tutto il mondo che ci circonda e  di quel Goethe, tedesco fino al midollo, che si intenerisce di fronte ad un paesaggio giallo di girasoli in Toscana o che cambia il punto di osservazione dopo aver visto Napoli…. E’ affascinante che Giagnoni racconti di quelle impressioni americane di strade affollate o desolate praterie attraversate da una sbuffante locomotiva,forse assalita dai banditi,  parlando di Dvorak ed…insomma collegare la scoperta, la conoscenza attraverso un favoloso fantastico viaggio  musicale tra Europa/Italia e quel Nuovo Mondo che fu l’America. Mi sia concessa una piccola nota personale circa la curiosità e la conoscenza:  senza di esse, ovvero senza andare alla ricerca del conoscere di  cosa fa il resto del mondo od anche solo nostro vicino, noi restiamo quello che siamo senza neppure aver la possibilità di crescere. In contrapposizione, conoscere quello che gli altri fanno ci aiuta a crescere e migliorare il nostro essere e le nostre azioni ed opere. Torniamo ora al concerto proposto dal Coccia e dal suo direttore musicale Matteo Beltrami: il tema è il viaggio, fatto di osservazione, musica, poesia, sensazioni ed emozioni. A proposito di sensazioni ed emozioni, credo sia raro che il direttore musicale di un teatro rinunci alla direzione di metà concerto a favore della sua assistente, ma in questo caso emozionante e sensibile è successo: Matteo Beltrami rinuncia alla direzione della Sinfonia n. 4 “l’Italiana” e la offre a Manuela Ranno, la giovane siciliana, neo diplomata in direzione d’orchestra, a cui riserva questa opportunità. “ L’Italiana” di Mendelsshon viene diretta Da Manuela Ranno con tutta la partecipazione possibile, stando attenta a tutti i dettagli,  mettendosi in gioco con professionalità e serietà. I vari movimenti descrivono i paesaggi italiani visti con l’occhio tedesco del compositore e Ranno sa cogliere la laica liricità ed il mistico intimismo che alternandosi sono racchiusi nel prezioso scrigno della partitura ed accettare ed esaltare poi l’ariosità celebrativa (ad esempio nel terzo movimento),  diretta con gesto ampio e chiaro. Della “Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak” penso che (credente o no) il compositore, nel momento della scrittura sia stato toccato da forze soprannaturali. L’enfasi, il raccoglimento, l’osservazione, l’entusiasmo, l’attesa ed ancora altri mille sentimenti stanno racchiusi in quelle pagine di spartito. Matteo Beltrami sul podio e con dinnanzi l’Orchestra Sinfonica mantovana, hanno saputo creare l’atmosfera giusta, fatta di suspense, quindi di attesa, e di incantato occhio osservatore di quel mondo che si vede, ma che non si percepisce ancora appieno. Il direttore coglie l’affresco delle parti poeticamente intimistiche  ed esalta poi il folle entusiasmo del nuovo in movimento che espandendosi gigantescamente invaderà il globo. Ci si potrebbe ancora dilungare molto, ma forse serve di più un plauso ai...

LA VEDOVA ALLEGRA – Teatro Coccia Novara – 14 gennaio 2018

LA  VEDOVA  ALLEGRA – Teatro Coccia Novara – 14 gennaio 2018
Certo che le musiche da  operetta sono proprio simpatiche!!!  Non è musica leggera o leggerissima e non è neppure musica operistica corposa o corposissima…… la musica di Lehár, Strauss e compagnia andante è musica bella, frizzante che ispira alla gioia di vivere e tra tradimenti, gags, siparietti e malintesi si racconta la storia di tutti i giorni, magari con un sorriso in più!   VEDOVA ALLEGRA – Teatro Coccia di Novara-  14 gennaio 2018 Musica di Franz Lehár Libretto di Victor Léon e Leo Stein, tratto da L’attaché d’ambassade di Henri Meilhac Prima rappresentazione: Vienna, Theater an der Wien, 30 dicembre 1905 Direttore d’orchestra Giovanni Di Stefano Regia Renato Bonajuto e Andrea Merli Luci Ivan Pastrovicchio Coreografie Sofia Lavinia Amisich Orchestra Fondazione Teatro Coccia / Talenti Musicali Coro San Gregorio Magno Produzione Fondazione Teatro Coccia Onlus Barone Mirko Zeta ARMANDO ARIOSTINI Valencienne MARTA CALCATERRA Conte Danilo Danilovitsch MAURO BONFANTI Hanna Glawari MANUELA BISCEGLIE Camille de Rosillon NESTOR LOSAN Raoul de St Brioche STEFANO CONSOLINI Visconte Cascada STEFANO MARCHISIO Bogdanowitsch FRANCESCO NAPOLEONI Silvyane VIRGINIA MC INTIRE Kromow SAVERIO BAMBI SIMONE MANZOTTI Olga FEDERICA PIEROPAN Pritschitsc SIMONE MANZOTTI Praskowia TERESA GARGANO Njegus MAX RENÈ COSOTTI Con la straordinaria partecipazione di DANIELA MAZZUCATO   Con la macchina del tempo che va a ritroso, nel pomeriggio di domenica 14 gennaio  al Teatro  Coccia di Novara si è ritornati in quel mondo fantastico dell’operetta, con i lustrini scintillanti, gli ori alle pareti e la scala centrale da cui scendono le dive come nei migliori ricordi della Wanda nazionale e dei tempi del vaudeville e del cabaret d’autore…. La regia dell’Impiccione Viaggiatore (inviato speciale de la Barcaccia di Rai 3)  il dottor Andrea Merli e di Renato Bonajuto, credo abbia colpito nel segno della rivisitazione d’autore, offrendo la giusta cifra di illusione, divertimento e sogni colorati. In buca l’orchestra dei Talenti Musicali  con giovanissimi professionisti, appunto  talentuosi, diretti da Giovanni di Stefano che al momento del proscenio ha lasciato la bacchetta nelle mani del violinista  Eugenio Sacchetti (mio concittadino, quindi orgoglio, vanto e gioia doppia). Ma tornado all’allestimento, la globale messa in scena  sicuramente riporta ai tempi in cui gli ori ed i luccichii facevano parte dell’immaginario teatrale in un fantasmagorico e sognante impianto scenico. La vicenda è quella abituale delle operette: qualche corna vera, qualche tradimento presunto, un vassoio di coppe di champagne, belle donne, amori veri ed amori presunti. Il coro San Gregorio Magno diretto da Mauro Rolfi è risultato ben inserito ed accattivante. Gli interpreti di Vedova Allegra sono davvero molti ed in  questa produzione devo riconoscere la globale qualità, ma per non dilungarmi troppo nell’esposizione delle mie impressioni mi limiterò a qualche breve osservazione: Armando Ariostini è certamente interprete sicuro e collaudato, come Marta Calcaterra che ‘profetessa in patria’ ha realizzato una  esuberante e brillante  Valencienne del cui personaggio si sta affermando quale interprete di riferimento su scala nazionale.  Mauro Bonfanti è un buon  conte Danilo, mentre Anna Glawari incontra Manuela Bisceglie che viene giustamente apprezzata per la brillantezza e la sicurezza vocale, oltre che per quella scenica.. Tra le voci maschili spiccano Nestor Losan che oltre all’ottima presenza scenica è aggraziato nel porgere un bel timbro ed un bel colore, con fraseggio accurato; Stefano Consolini si rivela buon tenore e buon interprete, quanto il giovane Stefano Marchisio (già apprezzato in altre produzioni operistiche) che esibisce con sicurezza un bel colore ambrato pieno di tonalità e ricco di timbricità. Una nota di rilievo va senza dubbio riservata a Max René Casotti...

Che Originali! – Pigmalione – Teatro Sociale Bergamo 3 dicembre 2017

Che Originali! – Pigmalione – Teatro Sociale Bergamo 3 dicembre 2017
Per gli appassionati di una qualsivoglia arte o disciplina risulta sempre  gratificante  scoprire nuovi aspetti e nuova luce sull’argomento che loro interessa. Il Donizetti Opera Festival compie la brillante opera di riproporre opere non conosciute al pubblico contemporaneo, che dopo una quasi  irreale passeggiata a Bergamo Alta entra nell’unicum del Teatro Sociale e gode delle scoperte.   DITTICO – Teatro Sociale Bergamo  3 dicembre 2017 Che originali! farsa per musica di  Gaetano Rossi,  musica di Giovanni Simone Mayr prima rappresentazione Venezia, San Benedetto, 1798 edizione secondo la versione originale a cura di Maria Chiara Bertieri © Fondazione Donizetti Don Febeo  – Bruno De Simone Donna Aristea – Chiara Amarù Don Carolino  – Leonardo Cortellazzi Donna Rosina – Angela Nisi Biscroma – Omar Montanari Celestina – Gioia Crepaldi Carluccio – Pietro Di Bianco   Pigmalione scena lirica in un atto da Antonio Simeone Sografi musica di  Gaetano Donizetti prima rappresentazione dell’inedito  Bergamo, Teatro Donizetti, 13 ottobre 1960 nuova edizione a cura di  Alessandro Murzi © Fondazione Donizetti Pigmalione – Antonino Siragusa Galatea – Aya Wakizono   Direttore – Gianluca Capuano Regia – Roberto Catalano Scene – Emanuele Sinisi Costumi – Ilaria Ariemme Luci – Alessandro Andreoli Orchestra – Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala Nuovo allestimento e produzione della Fondazione Donizetti   Decisamente interessante risulta la  proposta della Fondazione Donizetti 2017  ‘Dittico’ che inizia con  ‘Che Originali’ ovvero una Farsa per musica di Giovanni Simone Mayr,  uno dei maggiori operisti in Europa tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento il quale durante la sua attività  in Italia, fu maestro di Gaetano Donizetti in quel di  Bergamo. La narrazione racconta  di Don Febeo, dilettante appassionato di musica, che a causa della sua passione fa letteralmente impazzire chi lo frequenta , complicando loro la vita.  Nella rappresentazione bergamasca  la regia di Roberto Catalano è vivace e brillante e mantiene la caratterizzazione della classica farsa; i costumi di Ilaria Ariemme  si rifanno a sprazzi alla commedia dell’arte, mentre le scene di Emanuele Sinisi rimandano alla contemporaneità ed al futuro: contemporaneità quando il fondale è una tela tagliata con evidente richiamo alle opere di Fontana, mentre quando, caduto il fondale, la scena si apre sull’allestimento dell’opera successiva ‘Pigmalione’ si viene a creare una sorta di filo conduttore tra le arti in questione, prima la musica e poi la scultura, in una sorta di omaggio all’avanguardia artistica americana della seconda metà del Novecento appena trascorso. Ritornando a ‘Che Originali’ di Mayr  un commento positivo va al direttore Gianluca Capuano ed all’Orchestra dell’Accademia della Scala che sanno mantenere il sapore dell’epoca della scrittura. Venendo agli artisti  il protagonista Don Febeo incontra Bruno de Simone ben avvezzo ai ruoli brillanti ed in effetti sa esprimere un bel colore ed una certa incisività. Chiara Amarù mezzosoprano frequentatrice di Rossini sa rendere con vivacità e brillantezza Aristea,  ‘Chi dice mal d’amore’ ed è subito piacevolezza. Leonardo Cortellazzi interpreta Don Carolino, ma in effetti ricopre ben più di un ruolo a causa dei continui travestimenti: voce piacevole dai toni sicuri con fraseggio accurato ed allegra presenza scenica (recentemente apprezzato alla Scala in ‘Il Trionfo del tempo e del disinganno). Angela Nisi giovane soprano pugliese ha carisma ed anche un bel timbro, con facilità alle repentine variazioni tonali. Omar Montanari affermato baritono si muove con estrema spigliatezza ed il bel colore della voce fa apprezzare in pieno il ruolo. Gioia Crepaldi interpreta Celestina  ‘ Marito mi chiede..’ , mentre Pietro di Bianco veste i panni di Carluccio: entrambi risultano a loro...

IL BORGOMASTRO DI SAARDAM -Fondazione Donizetti – 26 nov.2017

IL BORGOMASTRO DI SAARDAM -Fondazione Donizetti – 26 nov.2017
La nostra meravigliosa Italia è veramente ricca di bellezza! Paesaggio, architettura, arte, musica ed ogni comparto che può creare bellezza, la nostra nazione la può vantare. In un pomeriggio di tardo autunno,  assolato domenicale, una passeggiata per Bergamo Alta, in mezzo al fascino delle sue mura, della Piazza Nuova e della Piazza vecchia si potrebbe dire che ‘val bene una Messa’, ma in questo caso si può anche dire ”val bene la produzione di un’opera donizettiana rara, come ‘Il Borgomastro di Saardam” IL BORGOMASTRO DI SAARDAM – Teatro Sociale Bergamo- 26 novembre 2017 melodramma giocoso di Domenico Gilardoni musica di Gaetano Donizetti prima rappresentazione della nuova versione Milano, Teatro alla Scala, 2 gennaio 1828 revisione sull’autografo a cura di  Alberto Sonzogni © Fondazione Donizetti   Lo Czar   –  Giorgio Caoduro Pietro Flimann  –  Juan Francisco Gatell Wambett  –  Andrea Concetti Marietta  –   Irina Dubrovskaya Carlotta  –  Aya Wakizono Leforte  –  Pietro Di Bianco Alì Mahmed  –  Pasquale Scircoli un uffiziale  –  Alessandro Ravasio direttore  –  Roberto Rizzi Brignoli regia  –  Davide Ferrario scene  –  Francesca Bocca costumi  –  Giada Masi luci  –  Alessandro Andreoli regista assistente  –  Marina Bianchi assistente alla direzione  –  Roberto Frattini   orchestra  –  Orchestra Donizetti Opera coro  –  Coro Donizetti Opera maestro del coro  –  Fabio Tartari nuovo allestimento e produzione della Fondazione Donizetti   Il Borgomastro ha indubbiamente il  fascino discreto di quel  genere buffo,  che  ben presto passò di moda. Fin verso il 1840, dopo la prima del 19 agosto 1827, l’opera in questione fu eseguita, ma poi fin verso gli anni settanta fu dimenticata: in quegli anni venne invece riproposta proprio a Zaandam, ovvero l’antica citta olandese di Saardam. Dopo la succitata rappresentazione non ho individuato traccia e quindi un grazie va alla Fondazione Donizetti di Bergamo ed al suo direttore artistico Francesco Micheli per la riconsegna agli appassionati, di questo melodramma giocoso del prolifico compositore bergamasco. Certo la partitura riflette marcate influenze rossiniane fin dalle primissime note dell’ouverture e poi  nella ‘testa senza logica’ che irrimediabilmente rimanda alla celeberrima  ‘la testa mi gira’ dal Barbiere di Siviglia, piuttosto che in altre arie centrali ed il concertato finale. Alcune belle citazioni donizettiane si inseriscono nella narrazione musicale, impreziosendo invece la scrittura. La direzione del direttore Roberto Rizzi Brignoli risulta puntuale, rispettosa e gioiosa al punto di stimolare l’allegria e va ben ad intersecarsi con la regia di Davide Ferrario, interessante per le citazioni cinematografiche degli inizi, ovvero con il bianco e nero ormai tremolate delle pellicole  storiche; simpatico il filmato con il funerale di corsa ed i carri funebri trainati da dromedari. Francesca Bocca ha firmato le scene di cui rileviamo lo scheletro della nave in costruzione che con una piccola manovra scenica manuale si trasforma in taverna affollata da allegri avventori con i costumi disegnati da Giada Masi, pertinenti all’insieme dell’impianto scenico e registico, avvalorati dalla scelta di contestualizzare diversamente il primo atto molto classicheggiante, dal secondo dove vive l’essenzialità e le vivide luci disegnate da Alessandro Andreoli creano fondale. Il Coro, nel Borgomastro, ha un ruolo rilevante e si apprezza l’opera del direttore Fabio Tartari e l’impegno dei coristi. Venendo alle voci si può riassumere che il cast è di buon livello.  Lo Czar è interpretato dal baritono Giorgio Coaduro che sfodera tono possente unito a forte presenza scenica, oltre alla buona sintonia a livello interpretativo e vocale nel trio maschile; Juan Francisco Gatell nei panni di Pietro Flimann conferma la dinamicità attoriale e l’emissione chiara e fresca con buon...

FALSTAFF – Teatro Regio Torino 18 e 19 Novembre 2017

FALSTAFF – Teatro Regio Torino 18 e 19 Novembre 2017
Per introdurre alla lettura del commento al Falstaff andato in scena al Teatro Regio di Torino, credo che nulla sia più efficace delle ultime battute del libretto di Arrigo Boito, lietamente condiviso da un Verdi ormai al suo ultimo capolavoro, che sigilla la fine della sua scrittura con una ironica risata : “Tutto il mondo è burla, L’uom è nato burlone, nel suo cervello ciurla sempre la sua ragione. Tutti gabbati! Irride l’un l’altro ogni mortal, ma ride ben chi ride la risata final… Tutti gabbati! ah!ah!ah! tutti gabbati!” FALSTAFF – Teatro Regio Torino 18 e 19 Novembre 2017 Falstaff Commedia lirica in tre atti Libretto di Arrigo Boito dalla commedia Le allegre comari di Windsor e dal dramma La storia di Enrico IV di William Shakespeare Musica di Giuseppe Verdi Personaggi Interpreti Sir John Falstaff baritono Carlos Álvarez Carlo Lepore (18) Ford, marito di Alice baritono Tommi Hakala  Simone Del Savio (18) Fenton tenore Francesco Marsiglia Iván Ayón Rivas (18) Mrs. Alice Ford soprano Erika Grimaldi Rocío Ignacio (18) Nannetta, figlia di Alice e di Ford soprano Valentina Farcaş  Damiana Mizzi (18) Mrs. Quickly contralto Sonia Prina Mrs. Meg Page mezzosoprano Monica Bacelli Clarissa Leonardi (18) Dottor Cajus tenore Andrea Giovannini Bardolfo seguace di Falstaff tenore Patrizio Saudelli Pistola, seguace di Falstaff basso Deyan Vatchkov Direttore d’orchestra Donato Renzetti Regia Daniele Abbado Regista collaboratore Boris Stetka Scene Graziano Gregori Costumi Carla Teti Luci Luigi Saccomandi Assistente alle scene Angelo Linzalata Assistente ai costumi Agnese Rabatti Maestro del coro Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Teatro Regio   In collaborazione con    L’amore di Verdi per Shakespeare, dopo le frequentazioni in Macbeth e Otello,  raggiunge la somma vetta quando oramai anziano si prende il tempo, senza gli assilli imposti dalle commissioni,  per dedicarsi a Falstaff ed alle Allegri comari di Windsor; da questo diletto scaturisce una lieta scrittura che ironicamente asseconda le vicende in burla e dove le foreste non son più minacciosamente avanzanti come quella di Birnam in Macbeth, ma racchiudono elfi,  folletti e fate che si divertono a spaventare un impaurito Falstaff. L’allestimento proposto dal Regio di Torino e firmato da Daniele Abbado alla regia e Graziano Gregori alle scene riflette un po’ l’influenza dell’ultima Tosca dove l’impianto scenico già era una pedana rotonda, che nel caso di Falstaff  raccoglie però la modernità, citando una ridente emoticon che si evidenza quando la linea curva in basso  (la bocca) si illumina e le due botole laterali si sollevano quasi ad indicare gli occhi…. Regia contemporanea che non rifugge rimandi classici ed impianto scenico pressoché fisso, salvo il sipario rosso che delimita le scene e gli arredi sospesi in aria, calati solo all’occorrenza. Buoni i tagli di luce di Luigi Saccomandi e scelte tra il moderno ed il classicheggiante per i costumi di Carla Teti. Il coro seppur con breve intervento risulta sempre rilevante sotto la direzione di Claudio Fenoglio. Il giorno 19 la recita prevedeva la voce chiara e possentemente timbrata di Carlos Alvarez  per realizzare sir John Fastaff, mentre Tommi Hakala ha sfoderato un fraseggio chiaro ed un tono importante per dar vita a Ford, mentre Francesco Marsiglia ha interpretato Fenton con un tratto quasi poetico della voce ben calibrata e morbida. Il soprano Erika Grimaldi è risultata ottima Alice Ford con la ben nota voce limpida e facile nei passaggi che incanta sempre il pubblico; Valentina Farcas  ben esprime il carattere della giovane Nannetta, mentre Sonia Prina, seppur indisposta, ha affrontato con piglio e sicurezza Mrs Quickly e Monica Bacelli ha sottolineato Mrs. Meg Page. Come Sonia Prina anche...