DAN TEPFER TRIO – Regina Palace – 18 luglio 2019

DAN TEPFER TRIO – Regina Palace – 18 luglio 2019
Il sito del Festival recit così: Progetto su Pulcinella di I. Stravinskij – Commissione Stresa Festival Il pianista e compositore franco-americano Dan Tepfer non è nuovo a rivisitazioni di musica classica elaborate attraverso un’ottica originale e convincente. Le sue fortunate Variazioni Goldberg / Variations sono un esempio di come si possa utilizzare il capolavoro bachiano attualizzandone il linguaggio in chiave jazz. In prima esecuzione assoluta il pianista presenta a Stresa, grazie alla commissione del Festival, la sua personale visione del Pulcinella di Stravinskij, coadiuvato dal bassista Michal Baranski e dal batterista Nate Wood. Ancora poco conosciuto in Italia, Dan Tepfer ha un curriculum jazzistico di tutto rispetto, vantando illustre collaborazioni tra cui quelle con Lee Konitz, Pharaoh Sanders, Paul Motian… Il pubblico della serata potrà apprezzare le sue capacità di generare musica di grande spessore partendo da un capolavoro del Novecento, nonché avrà un’occasione importante per ascoltare un pianista, e il suo trio, di statura internazionale. STRESA FESTIVAL DAN TEPFER TRIO – Regina Palace – 18 luglio 2019 Tra Classico e Neoclassico Dan Tepfer, pianoforteMichal Baranski, bassoNate Wood, batteria Sporadico frequentatore dei concerti jazz, mi approccio d’abitudine con l’atteggiamento di chi pensa ‘stiamo a vedere’! ed anche in questo caso è stato così, ma fin dall’attacco comprendo che stiamo entrando in un mondo nuovo con una nuova visione, direi romantica, del jazz. Dan Tepfer esordisce asserendo che  questa commissione dello Stresa festival la considera come una ‘very exciting experience’ e si rivela immediatamente un raffinato interprete con un tocco decisamente consapevole e sensibile e, creando rarefatte atmosfere ammantate di delicatezze, pone il jazz in una nuova dimensione romantica. Partendo da tonalità ‘educate’ va in crescendo con moderatezza e rispetto; il batterista Nate Wood si propone quasi con riservatezza senza accedere mai alla prevaricazione che talvolta la batteria ha sul resto della formazione, così come il contrabbassista Michal Baranski duetta con una sorta di affetto con la tastiera di Tepfer e non esordisce mai in protagonismi che altri esibiscono con superficialità. Man mano che il concerto procede i colori si fanno più accesi con divertenti troncature finali e scintillanti narrazioni di danze veloci  ben ritmate, che si esprimono con frasi musicali complesse, ma rese con semplicità e sicuro amore per quelle note. Si tratta di una prima esecuzione, pertanto è musica mai ascoltata prima, ma immediatamente pervade lo spirito dell’ascoltatore anche per la passione e l’ironia che con mistero e vibrazione rendono percettibile ed efficace l’ascolto. Concludo con l’annotazione che per me si è trattato d una vera lezione/guida all’ascolto, riscoprendo che il jazz è anche dolcezza e che può descrivere il tormento, vedendo già la luce della soluzione, attraverso un percorso di equilibrio, insomma una very exciting experience. La Musica vince sempre. Renzo Bellardone.     l’immagine nel testo è di Debra Sherrer, mentre quella in evidenza è di Judy...

IL ROF compie 40 anni!

IL ROF compie 40 anni!
il ROF compie 40 anni e si presenta così: Due nuove produzioni (Semiramide e L’equivoco stravagante); la ripresa del rarissimo Demetrio e Polibio; Il viaggio a Reims degli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”; un Gala celebrativo con alcuni tra i maggiori cantanti rossiniani; la Cantata La riconoscenza; le Soirées musicales; due Concerti lirico-sinfonici; due Concerti di Belcanto; una nuova puntata del ciclo Rossinimania: questo il ricco cartellone della quarantesima edizione del Rossini Opera Festival, in programma a Pesaro dall’11 al 23 agosto 2019. Semiramide andrà in scena alla Vitrifrigo Arena (ex-Adriatic Arena) l’11, 14, 17 e 20 agosto alle 20. Michele Mariotti dirigerà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Lo spettacolo, coprodotto con la Opéra Royal de Wallonie, è firmato da Graham Vick, con scene e costumi di Stuart Nunn. Nel cast, Salome Jicia nel ruolo del titolo e, al suo fianco, Varduhi Abrahamyan, Nahuel Di Pierro, Antonino Siragusa, Martiniana Antonie, Carlo Cigni, Alessandro Luciano e Sergey Artamonov. Demetrio e Polibio è programmata per il 12, 15, 18 e 23 agosto alle 20 al Teatro Rossini. Lo spettacolo, applaudito a Pesaro nel 2010, sarà diretto da Paolo Arrivabeni alla testa della Filarmonica Gioachino Rossini e del Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini. La regia è di Davide Livermore, scene e costumi dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. Nella compagnia di canto figurano Jessica Pratt, Cecilia Molinari, Juan Francisco Gatell e Riccardo Fassi. Si torna alla Vitrifrigo Arena (13, 16, 19 e 22 agosto ore 20) per la seconda nuova produzione del ROF 2019: L’equivoco stravagante, firmata da Moshe Leiser e Patrice Caurier, con scene di Christian Fenouillat e costumi di Agostino Cavalca. Sarà Carlo Rizzi a dirigere l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Nel cast, Teresa Iervolino, Paolo Bordogna, Davide Luciano, Pavel Kolgatin, Claudia Muschio e Manuel Amati. Quarta produzione lirica Il viaggio a Reims (18 e 20 agosto al Teatro Rossini), protagonisti gli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” (già interpreti del Concerto finale dei corsi il 22 luglio). Lo spettacolo, ideato nel 2001 da Emilio Sagi con i costumi di Pepa Ojanguren, vedrà l’Orchestra Sinfonica G. Rossini esibirsi sotto la guida di Nikolas Nägele. Al fianco del programma operistico, troviamo una fitta serie di concerti: la Cantata La riconoscenza (14 agosto), diretta da Donato Renzetti alla guida della Filarmonica Gioachino Rossini e del Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini, con Carmela Remigio, Victoria Yarovaya, Ruzil Gatin e Mirco Palazzi; le Soirées musicales, in prima esecuzione nell’orchestrazione di Fabio Maestri, proposte dalla Filarmonica Gioachino Rossini diretta da Michele Spotti, nel cast Maria Laura Iacobellis, Valeria Girardello, Xabier Anduaga e Carles Pachón (16 agosto); due Concerti di Belcanto, protagonisti Angela Meade e Antonino Siragusa (17 e 22 agosto); due Concerti lirico-sinfonici, eseguiti dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini (il primo, il 19 agosto, con Varduhi Abrahamyan e Jessica Pratt dirette da Carlo Tenan; il secondo, il 23 agosto, con Anna Goryachova e Simone Alberghini diretti da Andrea Molino); e per Rossinimania, il 15 agosto, gli Italian Harmonists. Infine, a celebrazione della ricorrenza della quarantesima edizione del ROF, il 21 agosto, si terrà alla Vitrifrigo Arena il Gala ROF XL, diretto da Carlo Rizzi alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del Coro del Teatro Ventidio Basso. Ricco il parterre di protagonisti: Nicola Alaimo, Paolo Bordogna, Lawrence Brownlee, Juan Diego Flórez, Ruzil Gatin, Alessandro Luciano, Mirco Palazzi, Michele Pertusi, Sergey Romanovsky, Franco Vassallo, Valeria Girardello, Anna Goryachova, Angela Meade e Claudia Muschio.  l’immagine è tratta da ‘Demetrio e Polibio’ regia di Davide...

Porgy and Bess – Prova generale del 30 giugno 2019

Porgy and Bess – Prova generale del 30 giugno 2019
In una afosa giornata di luglio, quasi in simbiosi percettiva, ho scelto Porgy & Bess: una calda, anzi rovente storia di ribellione, uccisioni e polvere d’angelo tra gli usi e costumi dei discendenti degli schiavi delle piantagioni di cotone, narrati dalla stupenda musica di Gershwin.     Porgy and Bess – Prova generale del 30 giugno 2019di George Gershwin, DuBose e Dorothy Heyward, Ira Gershwin   New York Harlem Theatre℠ Produzione William Barkhymer direttore artistico e musicale Baayork Lee regia Michael Scott scene Reinhard Traub luci Christina Giannini costumi Richard Cordova direttore d’orchestra associato e maestro del coro Dan Saunders assistente del direttore d’orchestra Orchestra del Teatro Regio Solisti e Coro del New York Harlem Theatre℠ Musica di George Gershwin Libretto di DuBose e Dorothy Heyward e Ira Gershwin Prima rappresentazione assoluta: Boston, Colonial Theatre, 01/01/1935   Si spengono le luci, arriva William Barkhymer il direttore artistico e musicale e come per incanto è subito ritmo…e che ritmo! Dalle trasparenze del sipario in un preciso gioco di luci affiorano i personaggi che iniziano a danzare e poi altri a far ‘girare i dadi’ in un turbinio di sound ricercato ed evoluto che descrive la vita a Catfish Row, bolla spaziale di micro mondo. La prima song  è cantata da Clara la moglie del pescatore Jake, la quale cullando tra le braccia il bimbo, intona la celebre ninna nanna Summertime! La storia è quella dello storpio Porgy che innamorato della donna più bella e ‘disinvolta’ del villaggio, ovvero Bess riesce finalmente ad averla come ‘sua donna’ dopo che questa è stata abbandonata da Crown, fuggito dopo aver ucciso Robbins; da qui un evolversi di situazioni tra polvere d’angelo, ritrovamenti ed innamoramenti, pesche fortunate e picnic, fino a quando Porgy, rilasciato dalla polizia, si mette in viaggio alla ricerca dell’amata Bess fuggita con Sporting Life nella fantasmagorica  New York. Una dettagliata descrizione della messa in scena richiederebbe troppe parole, quindi mi limito ad alcuni spunti: interessantissimo il clima e la preghiera quasi esoterica per invocare la guarigione di Bess, cosi come i duetti sono di splendore musicale e raffinata ricercatezza. Gli insieme con il coro sono di un livello altissimo e vengono esaltati da carica interpretativa non comune  con la contestualizzazione dei costumi, una bella scenografia e luci ben disegnate. La direzione è di grande qualità e tenendo il giusto volume dell’orchestra, fa si che questa non sovrasti mai il canto espresso con forti momenti di passionale liricità. Alvy Powell esprime il personaggio di Porgy con veemente passione carica dei toni scuri del bass-baritone che coinvolgono emotivamente; Bess ha diversi volti: da quello della carnalità a quello di donna buona e forse anche innamorata, per poi rifugiarsi nella cocaina: Morenike Fadayomi è bel soprano dai toni lirici che incanta con il suo Summertime. Sporting Life  è interpretato da Chauncey Packer con voce tenorile buona e ben governata anche nelle situazioni vocalmente   ispide. Mary-yan Pringle sovrasta per colore e vigore dando al suo personaggio Serena una impronta indelebile, così come Marjorie Wharton rende la corpulenta Maria con un caricaturalità  eccelente e con interpretazione da manuale !   Sinceramente uno spettacolo di grande qualità in ogni suo aspetto, con un plauso ai solisti ed al coro per canto, danza e movimento scenico e coreografico! Una globale cifra stilistica viene espressa attraverso codici espressivi di intensità. Il 1 gennaio del 1935 al Colonial Theater di Boston andava in scena la prima rappresentazione assoluta di questo capolavoro e viene da pensare che dall’America all’Europa il periodo era uno dei più fervidi e produttivi; il pensiero in automatico...

CONCERTI D’ESTATE- Teatro ai Colli –Padova – Prova generale 26 giugno 2019

CONCERTI D’ESTATE- Teatro ai Colli –Padova – Prova generale 26 giugno 2019
La vacanza termale ogni volta incontra un avvenimento degno di interesse ed anche questa volta, ecco che da un post di Laura Polverelli, mezzosoprano italiano affermato nel mondo, vengo a sapere di un concerto dell’Orchestra di Padova e del Veneto; valutate le opportunità scelgo la prova generale, certamente entusiasmante, partecipativa e divertente come tutte le prove! L’occasione è per me tre volte ghiotta: potrò incontrare Marco Bertona, mio concittadino e, vanto nostro, primo corno dell’orchestra,  Laura Polverelli amica da tempo ed ascoltare musica meravigliosa….. LES NUITS D’ĖTĖ  –  Hector Berlioz op.7 (1803 -1869 L’ITALIANA – Sinfonia n. 4 in la maggiore op 90  – Felix Mendelssohn –Bartholdy  (1809 – 1847) Nel mio peregrinare musicale non avevo mai incrociato l’eclettico direttore Luigi Piovano, che conquista sia nella iniziale guida all’ascolto, che poi per la cura direzionale. Introduce la Sinfonia di Mendelssohn (con un variazione di sequenza rispetto al concerto serale a villa Zuckerman a Padova), raccontando che la versione eseguita sarà quella del 1834, ovvero una riscrittura, in quanto l’autore, in quel momento non aveva a disposizione la scrittura originale: il direttore annuncia la gioia e la luminosa solarità che la sinfonia contiene e subito con gesto ampio e di grande comunicazione, attacca con sicurezza ed attenzione, creando immediatamente l’atmosfera appena descritta e  suggellata dagli archi sognanti e narrativi. La direzione di Piovano insieme agli artisti dell’orchestra esaltano la bellezza della scrittura e scavando, trasmettono l’emozione vissuta e  che vado a raccontare. La nota composizione è davvero ariosa e l’Allegro vivace iniziale rimanda tutta  la vivacità e tempra mediterranea in tutte le sue sfumature evocando luminose suggestioni musicali. I violoncelli, all’ andante con moto, scandiscono il tempo all’interno dei vibranti violini, sottolineati dai contrabbassi  al richiamo dei fiati e dei legni volti ad una maestosità raffinata che giunge a conclusione con un misurato pizzicato dei violoncelli. Segue con moto moderato  e l’entusiasmo si affievolisce lasciando spazio alla riflessione che pur si proietta nel paesaggio assaporato durante il viaggio italiano del compositore,  riflettendo forse la musicalità anche operistica dei nostri migliori maestri dell’800. Dopo l’afflato conclusivo si parte con il quarto movimento Saltarello presto e subito il vigore e la velocità si impongono d’imperio fino alla celebrazione. La seconda parte prevede l’intervento del noto mezzosoprano Laura Polverelli a cantare brani composti da Berlioz una decina di anni dopo l’Italiana di Mendelsshon e rispecchia tutte altre emozioni. In Villanelle,  Polverelli esprime timbro interessante in una interpretazione di tutto rispetto e  con escursus  agile di gran effetto per la vivacità descrittiva.  Segue Le spectre de la rose ed il mezzosoprano diventa intima e raccolta esprimendo colorazioni scure che lasciano però trasparire il sorriso soddisfatto anche negli acuti ben modulati; Sur les lagunes  viene interpretata con liricità  che diventa pura poesia invocante con un finale emozionante. In Absence l’intesa con il maestro diventa palpabile e la sicurezza espressa è coinvolgente: un dolce racconto passionale con accenti vigorosi per un affresco di sentimenti.  Au cimitière  contiene lunghe frasi dai toni bassi che impongono una salda tecnica espressiva di dolcezza ed accettazione. L’Ile inconnue  è un brano arioso e vivace in cui le capacità vocali si levano nel divertissement interpretativo di un gioioso racconto. A fine prova il maestro Piovano prepara la sorpresa finale fuori programma, che mi permetto di raccontare in quanto questo commento viene pubblicato dopo il concerto serale. Il brano scelto è angosciante e l’orchestra in simbiotica interpretazione con la cantante  realizzano il racconto accorato del momento in cui Didone ha ingerito la...

TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020

TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020
TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020 In fondo a questa breve relazione  della presentazione della stagione d’opera 2019/20320 avvenuta lunedì ore 11,30 nel foyer del Toro presso il Teatro Regio di Torino, si allega comunicato stampa. La presentazione si è svolta con al tavolo da sinistra Paola Giunti Responsabile comunicazione e promozione, Alessandro Galoppini Direttore Area artistica, la Sindaca Chiara Appendino, il Sovrintendente William Graziosi e l’Assessore alla cultura del Comune di Torino Francesca Leon. In passato non mi sono mai permesso aggiungere un commento al Comunicato stampa, ma la burrascosa situazione lo richiede. Dopo la premessa di Giunti, gli interventi al tavolo di Appendino, Leon e Graziosi  appaiono misurati e sicuri, anzi comunicano quanto è stato fatto per risanare una situazione che stava portando il Regio al sicuro commissariamento e che solo la realizzazione di un forte piano industriale quinquennale ha risolto, o meglio sta risolvendo, la situazione. Vengono annunciati  il nuovo sito, la possibilità, peraltro molto buona, di prenotare on line senza diritti aggiunti, una stagione di ben 17 titoli e la previsione di tutto il rifacimento della macchina scenica con i 14 milioni di euro previsti d’investimento. Inoltre si dichiara una maggiore attenzione ai giovani intesi come futuro pubblico del teatro ed alla continua ricerca ed intercettazione di bandi per creare liquidità. Si evidenzia come siano aumentate le alzate di sipario a 126, gli spettatori paganti che raggiungono il numero di oltre 214.000 con un incremento di 500.000 euro di biglietteria, 8000 presenze in tournée. E fin qui tutto bene con sottolineature di applausi moderati. Prende poi  la parola Galoppini e si scatena l’applauso che definirei ovazione, a sottolineare quanto maestranze, organi vari e pubblico apprezzino l’impegno, il lavoro ed il risultato di colui che nella passata stagione era Direttore Artistico ed ora è direttore area artistica (variazione, oggetto di domanda poi alla sindaca). Con passione e competenza, questi presenta i titoli della stagione, motivando le scelte e, commento personale, direi che il cartellone può soddisfare diversi appetiti musical operistici e non solo.  Conclusa la presentazione la signora Giunti informa che in quella sala non saranno possibili domande che saranno riservate alla stampa in saletta riservata: SIGNORI LA CATASTROFE !!!! Urla e fischi contro la dichiarata volontà di non trasparenza nella gestione delle domande che nonostante la dichiarazione fatta viene imposta dal pubblico l’accettazione  in sala; per primo Orlando Perera, volto storico del Tg3 Piemonte, interviene a   ricordare  il lavoro che al tavolo pare abbiano dimenticato, svolto da Noseda negli anni di direzione al Regio  e dell’internazionalizzazione cui aveva portato il Teatro; ricorda inoltre il debito strutturale annuale di 2 milioni. Successivamente si alternano gli interventi delle maestranze che chiedono chiarezza, di abbonati che urlano disappunto in un clima arroventato che si fa incandescente ! Alla domanda di variazione di indicazione di incarico Galoppini risponde che lui è cattolico praticante e che il senso del dovere è insito nel suo modo essere “sono un uomo di servizio e non mi sento declassato,  l’importante è avere competenze per svolgere il mio lavoro, grave sarebbe ricoprire un ruolo senza averne le competenze” e qui un bel NO COMMENT da parte mia si impone ! Mi auguro solo che su tutto prevalga l’attenzione alle maestranze, alla preservazione e diffusione della cultura della bellezza, del buon gusto e del buon operare! COMUNICATO STAMPA La Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020 del Teatro Regio si presenta come una delle più ricche e articolate di sempre,...

Il teatro è sempre scoperta, emozione, cultura e crescita interiore! Questo Regio di Torino sofferente e dilaniato da problematiche amministrative riesce comunque ad esprimere qualità elevata, come nella produzione di Giara e Cavalleria Rusticana:  insolito, quanto apprezzabile dittico realizzato ed interpretato in modo egregio. LA GIARA – CAVALLERIA RUSTICANA – Teatro Regio Torino – 16 luglio 2019 LA GIARA Creazione in atto unico liberamente ispirata all’omonima novella di Luigi Pirandello Musica di Alfredo Casella Nuova commissione del Teatro Regio  – Prima assoluta Compagnia Zappalà Danza Danzatori Danzatori : Adriano Coletta, Filippo Domini, Rubén García Arabit, Alberto Gnola, Marco Mantovani, Gaetano Montecasino, David Pallant, Junghwi Park, Adriano Popolo Rubbio, Dario Rigaglia, Erik Zarcone Regia, Coreografia, luci            Roberto Zappalà Drammaturgia                         Nello Calabrò Costumi                                   Veronica Cornacchini e Robereto Zappalà Assistenti alla coreografia                  Ilenia Romano e Fernando Roldàn Ferrer Direttore tecnico                      Sammy Torrisi Direttore d’Orchestra               Andrea Battistoni Orchestra Teatro Regio Nuovo allestimento Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza Centro Nazionale di Produzione della Danza CAVALLERIA RUSTICANA Melodramma in un atto Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci dall’omonimo dramma di Giovanni Verga Musica di Pietro Mascagni   Personaggi Interpreti Santuzza, una giovane contadina mezzosoprano Sonia Ganassi Turiddu, un giovane contadino tenore Marco Berti Alfio, un carrettiere baritono Gëzim Myshketa Lucia, madre di Turiddu mezzosoprano Michela Bregantin Lola, moglie di Alfio mezzosoprano Clarissa Leonardi Direttore d’orchestra Andrea Battistoni Regia Gabriele Lavia Scene e costumi Paolo Ventura Luci Andrea Anfossi Movimenti coreografici e assistente alla regia Anna Maria Bruzzese Assistente ai costumi Valeria Forconi Maestro del coro Andrea Secchi Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento Teatro Regio   LA GIARA: è come trovarsi in un film muto dove bastano le immagini coloratissime dei costumi ideati da Veronica Cornacchini e dallo stesso Roberto Zappalà ideatore, regista coreografo della danza contemporanea ispirata alla Giara di Pirandello; dicevamo di un film muto in quanto le parole non servono per visualizzare l’idea della giara quale grande contenitore dai colori argillosi dai riflessi ramati che nel suo ventre contiene una società maschilista che non considera l’altra faccia del mondo ovvero il femminile: in scena undici danzatori uomini senza una donna. Eppure raccontano delle turbe intime fino ad una spettacolare pioggia finale di olive a rappresentare l’arrivo della vita, la nascita ! Rappresentazione sicuramente non facile dove è difficile reperire gli elementi ed i simbolismi che l’ideatore ha voluto inserire, ciò nonostante è uno spettacolo coinvolgente che sa attrarre ed  emozionare. La musica di Alfredo Casella è a tratti dolce e poi quasi irruente come è tonale ed a tratti atonale con impervie altezze e nascoste profondità. La direzione è affidata ad Andrea Battistoni (conosciuto anni fa quando vinse l’ultima  Masterclass del Maestro  Gianandrea  Noseda allo Stresa Festival e ritrovato poi sul podio di altri festivals e Teatri). All’improvviso da retro palco una canzone dialettale cantata da Marco Berti che dona un tocco ulteriore di sicilianità poetica. CAVALLERIA RUSTICANA  Classica regia di Gabriele Lavia con i tipici elementi della processione con statue di santi; innovativa invece l’ambientazione in terra siciliana coperta da lava, ora  incandescente ora sedimentata; interessante i soli gradini sovrastati da lava a simboleggiare l’ingresso in chiesa. Mi soffermerei immediatamente sulla entusiasta direzione di Andrea Battistoni grandemente cresciuto in sensibilità e coinvolgimento con uno scavo interessante: maestosamente  impetuoso e sensibilmente dolce, con compiutezza direzionale segna i vari tratti della narrazione verista che con il capolavoro di Mascagni raggiunge vette di bellezza suprema, direi celestiale. Con parole molto semplici posso dire che Cavalleria è proprio una bella opera che arriva fino alle corde più intime scatenando...

IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019

IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019
Tornare alla Scala dopo qualche mese di assenza, è sempre un tuffo al cuore ed una gioia dell’anima! La bellezza del Teatro e le atmosfere intrise di storie e passioni mi avvolgono in un abbraccio protettivo che mi aiuta a capire la bellezza dell’essere! IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019 Wolfgang Amadeus Mozart Coro, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala Nuova Produzione Teatro alla Scala   Direttore  Diego Fasolis Regia  Matthias Hartmann Scene  Volker Hintermeier Costumi Malte Lübben Luci Mathias Märker Drammaturgo Michael Küster Coreografo Reginaldo Oliveira   CAST Idomeneo Bernard Richter Idamante Michèle Losier Arbace Giorgio Misseri Ilia Julia Kleiter Elettra Federica Lombardi Gran Sacerdote Krešimir Špicer Voce di Nettuno Emanuele Cordaro Due Cretesi Silvia Spruzzola, Olivia Antoshkina Due Troiani Massimiliano Di Fino, Marco Granata   Sebbene la sera della prima, il 29 gennaio del 1781,  fu lanciata una coscia di fagiano da un palchetto in direzione di Mozart che dirigeva l’orchestra, Idomeneo, al debutto,fu molto applaudito, ma dopo l’acclamato esordio dovette attendere qualche anno per venire replicato. Tutt’oggi è opera poco rappresentata seppur includa dei paesaggi musicali di tutto rispetto e richieda voci ferme, sicure e timbricamente rilevanti. La messa in scena alla Scala è veramente degna della sacralità del luogo che la ospita ed il cast stellare soddisfa i sensi preposti all’ascolto ed all’intimo piacere dello stesso. La regia di Matthias Hartmann  con la drammaturgia di Michael Küster è curata in ogni dettaglio fino all’infinitesimale: non c’è spazio per la staticità ed ogni attimo è un attimo di descrizione e narrazione con la fluidità delle danze del favoloso Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, coreografate ecletticamente da Reginaldo Oliveira: uniformi nei costumi  di Malte Lübben  e con i corpi dipinti in argento  vanno  a confondersi con le tinte della struttura scenica da cui emergono con lo strisciare e con una sorta di butoh che si espande in contemporanee gestualità. Grandi volute di fumo avvolgono il palco ed invadono la platea, la quale resta   calamitata dalle nebbiose e tormentate atmosfere, trafitte  dalle luci di Mathias Märker in un evolutivo percorso di affascinamento. La scena  di Volker Hintermeier è scena unica girevole con un enorme relitto di nave ed una possente testa di toro ad evocare il mito del minotauro in Creta, isola in cui si svolge l’opera. Idomeneo ritorna a casa dalla guerra e che per aver salva la vita promette a Nettuno un sacrificio umano: “ucciderò il primo uomo che incontrerò appena toccata terra”, ma il primo uomo che incontra è l’amato figlio Idamante. Per scongiurare il sacrificio-delitto Idomeneo è contrastato dai fantasmi della sua mente e ha paura dell’orrore lasciato dalla guerra!  Bernard  Richter è appunto un Idomeneo molto umano, pieno di timori e sconvolto dal suo giuramento che eviterà dopo mille tormenti; la voce di  Richter vola sicura e flessibile con colorature affascinanti e con timbro lirico pieno e caldo; alla duttilità vanno aggiunte la forte presenza scenica e  la grande abilità di attore, che unite, rendono  il personaggio autenticamente sofferente e umano: un Idomeneo che resterà impresso ! Certamente facilitati dalla vigorosa e soffice direzione polarizzante di Diego Fasolis tutti i cantanti hanno dato il meglio di se ed una gradevole nota è sicuramente  la prassi esecutiva con fortepiano. Elettra figlia di Agamennone trova in Federica Lombardi una impetuosa ed irosa interprete che sente traditi i suoi affetti e che riesce a fluidificare gli impeti tramutati in dolcezza sobria come in ‘Soavi zeffiri’; valida interprete che sfoggia...

L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019

L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019
Che dire? Rossini per alcuni è il genio assoluto, per altri è compositore di serie B! ed allora come approcciarsi alle sue opere? Suggerisco un cuore leggero, uno spirito curioso, il desiderio del divertissment e perché no?: il piacere di ascoltare buona Musica ! L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019 Dramma giocoso in due atti Libretto di Angelo Anelli Musica di Gioachino Rossini   Personaggi Interpreti Isabella, signora italiana mezzosoprano Martina Belli Lindoro, giovane italiano, schiavo favorito di Mustafà tenore Xabier Anduaga Mustafà, bey d’Algeri basso Carlo Lepore Taddeo, compagno d’Isabella basso Paolo Bordogna Elvira, moglie di Mustafà soprano Sara Blanch Haly, capitano dei corsari algerini baritono Benjamin Cho Zulma, schiava confidente di Elvira mezzosoprano Rosa Bove Maestro al fortepiano Giannandrea Agnoletto Direttore d’orchestra Alessandro De Marchi Regia Vittorio Borrelli Scene Claudia Boasso Costumi Santuzza Calì Luci Andrea Anfossi Riprese da Vladi Spigarolo Maestro del coro Andrea Secchi Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Teatro Regio L’Opera è conosciuta e sicuramente quasi tutti abbiamo ascoltato dei brani o almeno l’ouverture. Per i melomani ed i semplici appassionati l’Italiana in Algeri costituisce una perla di divertimento e di ascolto di buona musica ! Il Regio di Torino la ripropone nel classico allestimento di Vittorio Borrelli che mantiene intatto il sapore d’Oriente e le atmosfere di tutto divertimento quasi fosse una vaudeville. Il Teatro Regio è in preda a flutti tempestosi che oramai si protraggono da tempo, ovvero da quando Vergnano e Noseda hanno lasciato il teatro, ed invece di acquietarsi si innalzano ancor più tenebrosi;  in attesa di soluzioni che facciano ritornare il teatro a quel gioiello internazionale che tutti ci invidiavano, ci si appresta a chiudere la stagione 2018/19 senza ancora avere la possibilità di presentare la nuova stagione. In questo scenario confuso e dalle tinte strane e sovrapposte, ecco che almeno la proposta rossiniane ci risolleva illusoriamente il morale. La regia affidata appunto a Vittorio Borrelli –primo direttore di scena- che riprende l’edizione di un decennio fa e la  rivitalizza con inserti contemporanei quali il sosia di Cannavacciuolo    che sul palco ed in diretta perfeziona la cottura degli spaghetti per Pappataci… Le scenografie semplici, ma pertinenti di Claudia Boasso -responsalibe degli allestimenti del Regio- completano degnamente l’insieme. I costumi tradizionali ed efficaci di Santuzza Calì danno colore e verità alla produzione. Le luci di Andrea Anfossi, riprese da Vladi Spigarolo illuminano ed esaltano le diverse situazioni. Un plauso al coro diretto da Andrea Secchi: ogni volta il coro del Regio di Torino stupisce per bravura ed ecletticità. Alessandro De Marchi, consolidato direttore d’orchestra, dirige con gesto misurato e con fare colloquiale e sorridente coinvolge la buca in un buon insieme. Accompagnati dall’ottimo Giannandrea Agnoletto al fortepiano si esibiscono sul palco consolidati artisti e nuovi debutti. Mustafà è affidato a Carlo Lepore che credo non necessiti di presentazioni per i frequentatori di teatro d’opera: efficace in ogni ruolo supera se stesso nei ruoli buffi (al Regio recentemente apprezzato in Falstaff)  ed anche in questa occasione affianca interpretazione attoriale di rilievo all’espressione vocale di tutto rispetto. Altro big è Paolo Bordogna, il quale cattura sempre il pubblico per la verve e la simpatia innate che espande alla platea insieme alle indubbie qualità vocali apprezzate in ogni dove nel mondo. Xabier Andagua esprime una voce potente e ben impostata che utilizza con padronanza, salvo il fraseggio a volte approssimativo; un plauso a Sara Blanc nel ruolo della moglie Elvira che sfoggia bella voce, vivacità interpretativa ed eleganza vocale, ben affiancata...

“Racconterò in frammenti le parole di una canzone” – Salone Dugentesco Vercelli 4 maggio 2019

“Racconterò in frammenti le parole di una canzone” – Salone Dugentesco Vercelli 4 maggio 2019
800 anni e non li dimostra: la basilica di Sant’Andrea di Vercelli è uno dei monumenti più importanti e conosciuti della città di Vercelli. Si tratta di un esempio precoce di architettura gotica italiana, ispirato a modelli cistercensi. La prima pietra per l’edificazione della nuova basilica fu posta, alla presenza del vescovo Ugone, il 19 febbraio 1219. Il cardinale era da poco tornato dall’Inghilterra. La ricorrenza degli 800 anni ha ispirato la città ad una serie di manifestazioni culturali, tra cui l’arrivo a Vercelli e per la prima volta in Italia, di una delle copie esistenti della Magna Charta Libertatum, il documento scritto in latino che il re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra  fu costretto a concedere ai baroni suoi diretti feudatari nel 1215, riconoscendo così per la prima volta che nessuno è al di sopra della legge (sovrano compreso) e che ognuno ha diritto ad un processo equo. La pergamena, proveniente dalla cattedrale di Hereford, è il fulcro della mostra “La Magna Charta – Guala Bicchieri e il suo lascito”, allestita nell’Arca di San Marco a Vercelli fino al 9 giugno. “Racconterò in frammenti le parole di una canzone” Leggenda di Sant’Andrea, “Vercelli book”, vv.2973-76 FANTAZYAS Roberto Balconi e Carlotta Colombo : voci Donato Sansone e Massimo Sartori : flauti, ance, salterio, arpa, citola, viella, flauto da tamburo, synphonia. Sigerico arcivescovo di Canterbury, in lode di S.Andrea Quando d’aprile… Da Calais a Saint Maurice Verso il San Bernardo Avete del buon vino e del buon pane? Il Cammino di Sant’Orso A te Andrea. Il ‘Vercelli Book’ è un manoscritto su pergamena redatto in uno Scriptorium in Inghilterra verso la fine del X secolo. La lingua del testo è l’anglosassone. Il volume contiene 23 omelie in prosa concernenti importanti solennità della Chiesa e 6 componimenti poetici. Dal ‘Vercelli Book’ , che narra la storia del cammino di Sigerico, ora ben più conosciuto come via Francigena, è stato tratto il programma del concerto, come facilmente si evince anche dai titoli proposti. Nel lontano ed illuminato Medioevo  non esisteva ancora l’opera lirica, ma già si narrava di storie e leggende, di uomini in lotta e di donne pettegole, di avventure ed avventurieri, di cammini, di luoghi e di incontri. Ecco infatti la ricerca del buon vino e del buon pane lungo il cammino da Canterbury a Roma, ma che in questo caso si ferma a Vercelli. Il Salone Dugentesco  fu costruito all’inizio del XIII secolo, per accogliere i pellegrini ed i viandanti che percorrevano la via Francigena ed è situato proprio di fronte alla Basilica di Sant’Andrea e quindi cornice ben adatta ad ospitare la celebrazione in concerto! Le voci sono quella luminosa e cristallina di Carlotta Colombo che molto sicura anche nei registri più acuti calamita l’attenzione del pubblico; l’altra ottima voce è quella di Roberto Balconi in timbricità tenorile, che con la vasta esperienza e tecnica riporta davvero indietro nel tempo e le sfumature verso il baritonale non fanno che aumentare la piacevolezza dell’ascolto. Gli strumenti, copia perfetta di quelli originali, sanno trasmettere i suoni tipici della musica dell’epoca, peraltro sempre ricca di colorazioni ed emozioni. Donato Sansone fa un breve escursus che inquadra i temi del concerto e poi agli strumenti ed anche voce insieme a Massimo Sartori. Il quartetto sa ricreare atmosfere antiche e far assaporare suggestioni visionarie! La Musica vince sempre. Renzo...

TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019

TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019
La grande Musica riesce sempre a ‘fregare’ anche il più incallito e duro ascoltatore. Traviata, seppur titolo abusato ed ascoltata innumerevoli volte, riesce sempre a commuovere: anche quando si cerca un atteggiamento distaccato, arriva poi “l’addio al passato” e qui casca anche il più insensibile degli ascoltatori ! TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019. Opera in tre atti Musica di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio Direttore Matteo Beltrami Regia Renato Bonajuto Orchestra della Fondazione Teatro Coccia con Orchestra del Conservatorio “Cantelli” di Novara Scene Sergio Seghettini – Costumi Matteo Zambito  Produzione Fondazione Teatro Coccia Allestimento del Teatro Goldoni di Livorno Violetta Valéry KLÁRA KOLONITS Flora Bervoix CARLOTTA VICHI Annina MARTA CALCATERRA Alfredo Germont DANILO FORMAGGIA Giorgio Germont ALESSANDRO LUONGO Gastone / Giuseppe BLAGOJ NACOSKI Barone Douphol / Commissionario ROBERTO GENTILI Marchese d’Obigny CLAUDIO MANNINO Dottor Grenvil ROCCO CAVALLUZZI   Cast complessivamente buono con i vari interpreti in ruolo e da veri artisti, tutti quanti molto semplici ed alla mano. Klara Kolonits è risultata una Violetta decisamente interessante, con luminosità e facilità nelle agilità, da cui traspare la solida tecnica, che fa approcciare il personaggio con umiltà rendendolo poi con scintillante ed intensa  passione! Carlotta Vichi è indubbiamente una efficace Flora Bervoix, così come Marta Calcaterra piace in Annina sia per vocalità che attorialità, ruolo in cui peraltro è di riferimento. Danilo Formaggia arrivato in soccorso veramente all’ultimo minuto, causa indisposizione dei previsti interpreti, risolve Alfredo in un crescendo di solidità e offrendo una interpretazione più che gradevole. Alessandro Luongo man mano che la vicenda si svolge acquista timbricità e colore, facendo si che papà Germont abbia il peso che ha nella vicenda. Gastone e Giuseppe sono interpretati da Blagoj Nacoski, che vanta un curriculum di tutto rispetto e qui oltre alla prestanza fisica esibisce un bel tono e timbricità accattivante oltre al meraviglioso golden retriver che con lui appare all’inizio del secondo atto suscitando tutte le simpatie del pubblico, così come al finale a ricevere gli applausi con Blagoj. Roberto Gentili, Claudio Mannino e Rocco Cavalluzzi, hanno ben reso i loro ruoli con fermezza e caratterizzazione. Trattandosi di una produzione del Teatro Coccia, vale la pena (oltre che doveroso) spendere qualche parola su gli ‘attori realizzatori’. Corinne Baroni direttrice del teatro che ama, ha creato una sorta di anteprima ed infatti prima della rappresentazione con il direttore musicale ed il segretario artistico, raccontano l’opera in platea; dal primo esperimento di qualche mese fa ad oggi il pubblico presente è aumentato in modo esponenziale a significare quanto la vicinanza con il pubblico sia pagante per entrambe le parti. Trattandosi dell’ultima opera in cartellone di stagione la signora Baroni è apparsa sul palco ante ouverture per ringraziare il pubblico ed invitarlo alle produzioni future. Il teatro ha un suo pubblico e svolge veramente il ruolo di ‘teatro di tradizione’, con una buona azione complessiva di marketing e comunicazione di Serena Galasso. Il direttore musicale ed in questo caso anche direttore d’orchestra Matteo Beltrami ha diretto con consapevolezza e passione preservando le magiche atmosfere intrise di poesie che la partitura racchiude; attento ad ogni dettaglio vive la direzione con l’orchestra ed il palco in simbiosi perfetta, dedicando fedeltà alla scrittura ed amore alla realizzazione. Le Scene di  Sergio Seghettini  sono davvero eccellenti e realizzate con la semplicità quasi contemporanea della regia. I costumi di  Matteo Zambito rispecchiano esattamente l’epoca in cui si è riambientata la vicenda e di  grande impatto ed efficacia le luci di Ivan...