FUEGO – Teatro Regio Torino – 16 novembre 2019

FUEGO – Teatro Regio Torino – 16 novembre 2019
Lo spettatore che entrando al Teatro Regio di Torino si attendeva un balletto stile intrattenimento in crociera o al villaggio turistico su qualche costa spagnola, sarà tornato certamente deluso dalla assoluta mancanza di colori sgargianti, e nacchere a profusione; lo spettatore che invece si attendeva l’autenticità del flamenco nella più rigorosa coreografia del grande Antonio Gades ha applaudito con gioia!    FUEGO – Teatro Regio Torino 16 novembre 2019 COMPAÑÍA ANTONIO GADES Direttore artistico: Stella Arauzo Antonio Gades e Carlos Saura soggetto, coreografia e regia Gerardo Vera scene e costumi Antonio Gades, Carlos Saura e Dominique You luci Antonio Gades, Antonio Solera e Ricardo Freire composizione e arrangiamenti dei canti popolari   Corpo di ballo Mayte Chico, Silvia Vidal, María Nadal, Ana del Rey, Virginia Guiñales, Ana Pardo, Alejandra de Castro, Jairo Rodríguez, Antonio Ortega, Pepe Vento, Benjamín Leiva, Ángel Navarro, Álvaro Brito   Musicisti Cantante di flamenco: Sara SaladoCantanti di flamenco: Alfredo Tejada, Enrique Pantoja, Aser GiménezChitarristi: Antonio Solera, Basilio García   Miquel Ortega direttore d’orchestra Orchestra Teatro Regio Torino   Balletto di Antonio Gades e Carlos Saura Musica di Manuel de Falla tratto da El amor brujo (L’amore stregone) di Manuel de Falla Prima rappresentazione assoluta: Parigi, Théatre du Chatelet, 26/01/1989   Tratto da El Amor Brujo (l’amore stregone) di Manuela de Falla è stato qui rappresentato nella magistrale versione di Gades e Saura, immergendo il pubblico in un bagno di autenticità fatta di gesti, canto, suoni, danza e colori come in un qualsiasi posto ‘da flamenco’ di Madrid o Granada e l’attesa ha condizionato talmente la mia opinione che con difficoltà ho capito che sul palco non c’era Antonio Gades, come l’avevo visto anni fa!   Il balletto narra di un amore contrastato dalla presenza dello spirito del marito defunto di lei interpretato da  Miguel Ángel Rojas , che appare a lei,   Candela, danzata da Esmeralda Manzanas , delle intrusioni della fattucchiera, la danzatrice Raquel Valencia e da lui, l’amore del presente  Carmelo, agilmente, virtuosisticamente e superbamente interpretato da Álvaro Madrid.   La narrazione parte da una lotta maschile corpo a corpo con alla fine l’uccisione di un uomo, Josè, il marito  di Candela. Si canta e danza poi tra i panni stesi e Candela danza con il nuovo amore Carmelo, ma lo spettro di Josè, che solo Candela può vedere, appare e la confonde!   Lo spettro continuerà ad apparire ed a turbare l’animo di lei, ma alla fine l’amore prevale ed il sogno d’amore si corona: certamente una delle danze più sensuali è proprio il flamenco e qui la sensualità prorompe, con le movenze e la gestualità La messa in scena è rispettosa della tradizione e storicità della danza e l’orchestra del Regio è  diretta con passione da Miquel Ortega che segue perfettamente  i tempi della danza, traendo variegati colori e brillantezze emozionali. Ad un tratto appare un rimando a Bejard, che incastonato come una perla impreziosisce la scena. La Musica vince sempre Renzo...

I PESCATORI DI PERLE – Teatro Regio Torino 20 ottobre 2019

I PESCATORI DI PERLE – Teatro Regio Torino 20 ottobre 2019
Per una volta, mi sia concesso un ricordo dell’infanzia; abitavo in un casa singola contornata da prati e alberi e non si usava andare in città per assistere alle opere liriche, ma mio nonno che ne era appassionato le ascoltava alla radio e mio papà aveva dei 33 giri con alcune opere intere ed altri con romanze celebri: qui ho scoperto “I pescatori di Perle”… Je crois entendre encore nell’interpretazione mi pare di ricordare di Beniamino Gigli oltre alla bellissima romanza di Leila. La poco rappresentata opera giovanile di Bizet inaugura la stagione del Regio di Torino 2019/2020 ottima scelta ! I PESCATORI DI PERLE – Teatro Regio Torino 20 ottobre 2019  (Les Pêcheurs de perles) Personaggi Interpreti Leïla                     Hasmik Torosyan  Nadir                    Kévin Amiel Zurga                    Fabio Maria Capitanucci Nourabad              Ugo Guagliardo Direttore d’orchestra    Ryan McAdams Regia, scene, costumi, coreografia e luci Julien Lubek e Cécile Roussat Direttore dell’allestimento Pier Giovanni Bormida  Maestro del coro Andrea Secchi Orchestra e Coro Teatro Regio Torino Nuovo allestimento Teatro Regio Torino La scelta di inaugurare la stagione con un’opera poco rappresentata è sicuramente pregevole, anche se negli ultimi tempi fortunatamente  pare che l’opera giovanile di Bizet riscuota maggior interesse che non in precedenza. Il libretto è abbastanza fragile e quindi anche la storia, ma la bellezza unica della musica composta da Bizet prima ancora di aver compiuto i 25 anni, salva veramente libretto e storia! Le varie romanze, le parti del coro sono commoventi e la musica penetra nel più profondo recesso del cuore: Ryan Mc Adams dirige con sicurezza una partitura già frequentata  ed in questo caso all’ultima rappresentazione; la sua direzione esprime buon piglio e ricercatezza di espressione dopo attenta ricerca di timbricità e liricità soffuse o prorompenti che ingemmano la scrittura. Venendo alle voci direi che pur senza la luminosità di Sirio o Antares sono ascoltabili con piacere. Nourabad viene interpretato dal basso Ugo Guagliardo che ben entra nel ruolo connotandolo anche con il tono ed il timbro. Zurga è cantato dal baritono Fabio Maria Capitanucci reduce da una recente indisposizione, ma cio’ nonostante acquista fermezza di emissione e temperamento.   Kévin Amiel interpreta Nadir con voce omogenea seppur con qualche fatica sul fraseggio compensata dal buon volume. Leïla    è interpretata da una dolce Hasmik Torosyan, soprano armeno, che porge il suo canto e la sua meravigliosa romanza Oh Dieu Brahma con sensualità particolare e morbidezze che arricchiscono notevolmente il personaggio. Il coro diretto da Andrea Secchi  è sempre superlativo e talvolta, come in questo caso, supplisce e maschera a certe semplicità realizzative quali la regia, scene, costumi, coreografia e luci di Julien Lubek e Cécile Roussat. E’ chiara l’intenzione favolistica della realizzazione, ma purtroppo ne risulta una infantilizzazione del tutto. La scena è rappresentata da una roccia lucida con barbaglio di brillantini natalizi al bordo, a delimitare la spiaggia dal mare in un tutt’uno dove ballerini ed interpreti (il più delle volte in ombra) danzavano e camminavano sulle acque. Non contemporanea e ormai desueta l’incorniciatura arabeggiante della scena ed un po’ eccessivi i cambi luci dai colori troppo intensi come l’improvvisa  apparizione di un bel fragola acceso. I costumi sono colorati e gradevoli  e le scene d’insieme fanno si che il popolo diventi parte integrante della scena. E’ vero che ‘Opera’ è tutto l’insieme delle varie arti dello spettacolo, ma in questo caso preferisco rilevare il maggior merito alla musica ed al canto. La Musica vince sempre. Renzo...

ERNANI – Teatro Coccia Novara inaugurazione 18 novembre 2019

ERNANI – Teatro Coccia Novara inaugurazione 18 novembre 2019
Dopo quasi 100 anni al Coccia di Novara torna Ernani di Giuseppe Verdi e spopola con ripetuti applausi a scena aperta !!!  Si narra di una donna Elvira e tre innamorati che si contendono il suo amore: Carlo, Silva ed Ernani; come nelle migliori opere la situazione è molto ingarbugliata ed amore, odio, vendetta e morte anche in questo caso si coniugano sulle  imponenti note verdiane! ERNANI – Teatro Coccia Novara inaugurazione 18 novembre 2019 Dramma lirico in quattro atti di Giuseppe VerdiLibretto di Francesco Maria Piave Direttore Matteo BeltramiRegia Pier Francesco MaestriniScene e costumi Francesco Zito Orchestra Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con il Conservatorio “G. Cantelli”Coro Sinfonico di Milano Giuseppe VerdiMaestro del coro Dario Grandini Nuovo Allestimento del Teatro Coccia,recupero storico dell’allestimento del Teatro Massimo di Palermo Coproduzione Fondazione Teatro Coccia con Teatro Verdi di PisaErnani MIGRAN AGADZHANYANElvira ALEXANDRA ZABALACarlo ENKHBAT AMARTUVSHIN Silva SIMON ORFILADon Riccardo DIDIER PIERIGiovanna MARTA CALCATERRA   Il Coccia riapre le porte alla nuova stagione, inaugurando con Ernani, recuperando l’allestimento storico in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo  ed il Verdi di Pisa. L’idea di Ernani pare sia stata parecchio in gestazione ed alla fine ha trovato la luce con un cast davvero ecellente. Il direttore Matteo Beltrami è evidentemente attratto da questo compito che assapora attimo per attimo con una sorta di dedizione religiosa; con la bacchetta vive ogni nota, infondendo entusiasmo al palco ed  all’orchestra della Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con il Conservatorio G.Cantelli. Dopo il preludio e l’introduzione è subito la volta del coro sinfonico di Milano  ‘Giuseppe Verdi’ che soprattutto nella versione maschile è prepotentemente determinante per questa opera e con  Evviva ..Beviamo! si impone superbamente, con un plauso a Jacopo Facchini, suo direttore che li conduce fino al conclusivo Oh, come felici gioiscon gli sposi!.   Trattandosi di allestimento storico non si attendono ovviamente guizzi di contemporaneità, anzi si evidenzia la meticolosa attenzione alle annotazioni di Verdi e la ricerca di puntualità e  fedeltà. La regia di Pier Francesco Maestrini si snoda pertando con qualche staticità, come consuetudine anni fa; i sontuosi costumi e le scene architettoniche sono create da Francesco Zito e le luci; che privilegiano sovente il buio proprio a caratterizzare la cupezza della vicenda, sono disegnate da Bruno Ciulli.   Ernani appare subito in scena con il coro e dopo il recitativo propone immediatamente la cavatina Come rugiada al cespite  ed il bel colore in aggiunta a fermezza interpretativa ed ampiezza vocale  l’interprete   Migran Agadzhanyan  piace anche per la cura della parola chiara e perfettamente comprensibile. Alexandra Zabala ha accettato di sostituire il soprano Courtney Mills ed è risultata ottimamente nel ruolo espresso altresì con voce altamente duttile che scorre su raffinate sete così come accorata ed appassionata spazia dai toni più bassi alle vette degli acuti; si esprime grazie ad una robusta tecnica e lunga esperienza. Man mano che la narrazione procede è sempre più emozionante e commovente Ernani!  Ernani involami ! Enkhbat Amartuvshin, già apprezzato al Coccia e poi in Arena nel ruolo di Nabucco, veste qui i panni di Carlo sfoderando i bei toni baritonali colorati e timbrati che imprimono possanza al ruolo espresso con forte partecipazione e coinvolgimento. Nel duetto con Elvira Da quel dì che t’ho veduta prorompe pura emozione. Al finale dell’atto primo compare il vecchio Silva interpretato dall’affermato basso Simon Orfila il quale porge il canto dapprima con cuore passionale amalgamato con colori bruniti e sfumature ambrate, per giungere poi ai toni dell’odio e della vendetta. Sicuramente ricco di larga esperienza  si propone con autorevolezza...

Pergolesi? Il parere di Pulcinella… Palacongressi Stresa 5 settembre 2019

Pergolesi? Il parere di Pulcinella… Palacongressi Stresa  5 settembre 2019
Giovan Battista Pergolesi, scomparso prematuramente nel 1736 all’età di 26 anni, è una figura carismatica nell’ambito del primo Settecento italiano. La sua breve stagione compositiva non gli ha impedito di influenzare la scuola musicale napoletana, la cui fioritura è costantemente frutto di riscoperte sensazionali, al punto da creare una sovrapposizione di lavori di altri autori che hanno pubblicato a suo nome a scopo di lucro. Se oggi si arriva a mettere persino in dubbio ciò che fino a poco tempo fa era attribuito con una certa sicurezza a Pergolesi, ecco che lo stimolante programma ideato da Antonio Florio con la Cappella Neapolitana offre un florilegio del “falso” Pergolesi, avvalendosi anche della straordinaria voce di Pino Di Vittorio, prezioso interprete di una tradizione che non sembra conoscere interruzioni.   Pergolesi? Il parere di Pulcinella… Palacongressi Stresa  5 settembre 2019 Francesca Boncompagni, sopranoDaniela Salvo, altoGiuseppe De Vittorio, tenoreCappella NeapolitanaAntonio Florio, direttore   Le musiche attribuite al mito pergolesiano G.B. PERGOLESI, Concerto per flauto e archi in sol magg. (attr.)G.B. PERGOLESI, “In coelestibus regnis” per alto e archiG.B. PERGOLESI, Salve regina per alto soprano e archi (attr.) (Fond. Levi Venezia)ANONIMO, Canto dei Carrettieri (tradizionale)G. PAISIELLO, Aria di Pulcinella (da Il Pulcinella Vendicato)N. GRILLO, Cantata in lingua napoletana “Sosutose ‘no juorno de’ dormire”G.B. PERGOLESI, Salve Regina in la min. per soprano e archi (attr.)G.B. PERGOLESI, Concerto per traversiere e archi in re magg. (attr.)ANONIMO, Salve Regina per soprano alto e archi (Bibl. S.Pietro a Majella-Na) Ecco un altro caso in cui Cultura  si coniuga con divertimento ed allegria, risultato di studio, ricerca e professionalità Il programma è di assoluta piacevolezza e stimola i sensi del buonumore; Florio, grande esperto di quel periodo musicale e grande interprete riporta brani di Pergolesi, attribuiti  al medesimo o addirittura di anonimi, con tre Salve Regina di delicata bellezza. Interessante la voce scura di Daniela Salvo, che modula con grazia e deferenza, così come è gradevole il soprano Francesca Boncompagni che fa volare la voce con colorazioni sfumate.  Florio è direttore attento, preciso e sempre in perfetta sintonia con la Cappella Neapolitana e con il solista Alessandro Ciccolini, fuoriclasse  senza ombra di dubbio. Il mattatore della serata è Giuseppe di Vittorio che canta, interpreta, quasi danza ed evoca il teatro di Pulcinella con rispetto e cura: grande attore e raffinato interprete porta avanti una tradizione senza fine….  La Musica vince sempre Renzo...

Improvvisare all’organo Chiesa di S.Ambrogio Stresa 3 settembre 2019

Improvvisare all’organo Chiesa di S.Ambrogio Stresa 3 settembre 2019
Il programma di sala recita: L’organista, pianista e direttore d’orchestra inglese Wayne Marshall ha velocemente raggiunto una fama mondiale grazie alle sue capacità tecniche e interpretative che ne hanno fatto uno dei maggiori artisti consacrati alla musica americana del XX secolo. Ha collaborato con le migliori orchestre europee e americane e in qualità di organista si è esibito nei luoghi più prestigiosi del mondo. L’impaginazione del suo recital parte da Bach passando per Rossini e altri autori contemporanei per arrivare anche a sue composizioni, che dimostrano l’ecletticità di questo straordinario musicista. L’organo Tamburini del 1965 della Chiesa di Sant’Ambrogio di Stresa è tra i migliori esemplari del Lago Maggiore ed è stato restaurato nel 2006 da Saverio Anselmo Tamburini. Improvvisare all’organo Chiesa di S.Ambrogio Stresa 3 settembre 2019 MARSHALL, Intrada ImproviseeG. ROSSINI, Preludio Religioso (daPetite Messe Solonnelle) arr. MarshallJ.S. BACH, Preludio e fuga in do magg. BWV 545F. SCHMIDT, Toccata in doE. BOSSI, Ave MariaC.M. WIDOR, Sinfonia n. 6 in sol min.W. MARSHALL, Improvisee!   Difficilmente si puo’ ascoltare  un concerto d’organo di tale livello: tecnica e sensibilità interpretativa si incontrano per celebrare l’immensità della musica. La decisione di installare la proiezione del concerto in diretta è stata sicuramente  una ottima scelta volta ad  una fruizione  ed assaporamento totale. Interessantissime le sue composizioni e davvero eclettiche le variazioni su ogni tema proposto.  Immediatamente si comprende l’abilità di questo grande artista, ma quando attacca Bach ci si ritrova in una dimensione quasi irreale e di grandissima spiritualità;  le evoluzioni alle tastiere ed ai pedali diventano rocambolesche e da queste sa trarre sonorità inconsuete  fino ad arrivare in altri momenti a suoni che paiono sintetizzati , esulando completamente dalle conosciute sonorità organistiche. L’organo è ritenuto strumento che può sostituire una intera orchestra, ma con Marshall si entra in un nuovo mondo di complessi suoni che ipnotizzano. Al primo bis con “Summer time” viene esaltata l’emozione più intima intrisa di un sapore afro  molto lirico, che raggiunge le più intime corde emotive, lasciando la ninna nanna originale per raggiungere in un solo brano l’essenza di tutta l’opera Porgy and Bess. Serata di grande successo da ricordare! La Musica vince sempre Renzo...

AKIKO SUWANAI ALL’EREMO DI SANTA CATERINA

AKIKO SUWANAI ALL’EREMO DI SANTA CATERINA
Akiko Suwanai è una delle più autorevoli violiniste oggi in attività. A Stresa Festival presenta due serate per violino solo (4 e 6 settembre nella serie Bach nostro contemporaneo) che offrono un suggestivo confronto tra uno dei capolavori della lettura violinistica di tutti i tempi – Sonata n. 1 e Partite nn. 1, 2, 3 di Bach – e altrettanto suggestive composizioni del Novecento. Nella prima serata la celebre Sonata di Bartok è affiancata a Incantation di André Jolivet, mentre nella seconda si ascolteranno la Sonata di Ervin Schuloff, autore ceco vittima dell’Olocausto, e l’Etude♯3 dell’argentino Astor Piazzolla. Due occasioni da non perdere nella preziosa cornice dell’Eremo di Santa Caterina del assSo, luogo esclusivo con apertura straordinaria, ideale per una fruizione meditata delle due serate. AKIKO SUWANAI ALL’EREMO DI SANTA CATERINA Il Kantor tra Fracia e Ungheria – 4 settembre 2019  J.S. BACH, Sonata n. 1; Partita n. 3A. JOLIVET, IncantationB. BARTÓK, Sonata per violino solo Il Kantor tra jazz e tango 6 settembre 2019   J.S. BACH, Partita n.1E. SCHULHOFF, Sonata per solo violinoJ.S. BACH, Partita n.2A. PIAZZOLLA, Tango Etude #3 Le meravigliose dissonanze di Bach si espandono sotto la volta affrescata della chiesa dello strabiliante Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno. Dopo il viaggio in battello da Stresa all’Eremo si sale la scalinata in pietra con vista sul lago limpido e ricco di luci,  ma l’incanto totale è entrare nella misticità del luogo ed ascoltare le note che salgono dallo Stradivari 1714 suonato da Akiko Swanai. In entrambe le serate l’emozione è palpabile ed il virtuosismo della violinista incanta  attraversando agilità ed impervie scritture. Nella prima serata degne di rilievo sono certamente l’interpretazione di Jolivet ricca di sonorità complesse vibranti ed accese che si spengono poi in un tenue afflato e la sonata di Bartok dove il dialogo vivace emerge brillante, con suoni sommessamente graffianti che giungono da profondità nascoste. Nella seconda serata ho vissuto molto più la seconda parte con la sensazione che anche Suwanai si commuovesse con Bach e che vibrasse insieme alla vibrazioni ed i pizzicati di Schulhoff. La Musica vince sempre      Renzo...

Maurizio Pollini, artista leggendario Palacongressi Stresa 2 settembre 2019

Maurizio Pollini, artista leggendario Palacongressi Stresa 2 settembre 2019
Il programma di sala recita:Il recital di Maurizio Pollini, un nome che non ha bisogno di presentazioni, di questa sera mette a confronto tre autori che hanno toccato i vertici compositivi della loro epoca.Un’ altra composizione in programma “…sofferte onde serene…” di Luigi Nono, per pianoforte e nastro magnetico scritta nel 1976 e dedicata a Maurizio e Marilisa Pollini, è particolarmente preziosa e di rara esecuzione e ben rappresenta il magistero del compositore veneziano. I TreIntermezzi op. 117 di Brahms, scritti in tarda età nel 1892, suggeriscono un ritorno al romanticismo giovanile, dimostrando il suo “debito” compositivo ai Maestri del primo Ottocento.   Maurizio Pollini, artista leggendario Palacongressi Stresa 2 settebre 2019 BRAHMS, Tre Intermezzi op. 117L. NONO, … sofferte onde serene…L. VAN BEETHOVEN, Sonata per pianoforte n. 31 in la bemolle maggiore, op. 110; Sonata per pianoforte n. 32 in do minore, op. 111   Sinceramente c’è poco da aggiungere a quanto scritto su Pollini nel corso della sua lunga carriera. Figlio di Gino, architetto razionalista e della musicista Renata Melotti, sorella dello scultore Fausto Melotti, vive i un ambiente culturalmente vivace che sicuramente favorisce la sensibilità artistica di colui che diventa mito, leggenda. Innumerevoli sono le sue incisioni ed il suoi concerti,  sempre forieri di grande successo. Per lo Stresa Festival aver ottenuto la sua presenza dopo 50 anni è da considerarsi  brillante fiore all’occhiello. Il programma è interessante e di rilievo è l’esecuzione del brano dedicatogli da Luigi  Nono, ancorchè di non semplice ascolto.  La vividezza interpretativa è ancora rilevante e la salda tecnica  e la leggendaria sensibilità di tocco fanno si che il concerto sia pietra miliare nella storia dello Stresa Festival- La Musica...

Le due avanguardie Palacongressi Stresa 31 agosto 2019

Le due avanguardie Palacongressi Stresa 31 agosto 2019
Il programma di sala recita: Proiezione del film La caduta della casa Usher di Jean Epstein (1928) Musiche di JOSÉ MARÍA SÁNCHEZ-VERDÚ eseguite in prima assoluta su commissione Stresa FestivalIn collaborazione con Casa da Música di Oporto e Real Filharmonía de Galicia Il film muto in bianco e nero del 1928 La caduta della casa Usher, diretto dal francese Jean Epstein, è annoverato tra i capolavori dell’epoca. Tratto dall’omonima racconto di Edgar Allan Poe, conserva nel tempo la fama che gli fu tributata, grazie a una tecnica di ripresa all’avanguardia (Buñuel ne era l’aiuto regista) e alla narrazione che si sviluppa attraverso una sapiente scansione delle scene tra l’onirico e il misterioso. Stresa Festival ha commissionato per l’occasione un commento musicale per grande orchestra al compositore spagnolo José María Sánchez-Verdú. La prima esecuzione avrà luogo a Stresa con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da José Antonio Montaño durante la proiezione del film proveniente dalla Cinématèque Française. Questo concerto rientra nell’area tematica Musica e Letteratura • Musica e Arte • Musica e Cinema Le due avanguardie Palacongressi Stresa 31 agosto 2019   Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”José Antonio Montaño, direttore Tratto da uno dei  racconti del terrore di Edgar Allan Poe, il film del 1928, ovviamente in bianco nero con sottotitoli, risulta essere un capolavoro dell’arte cinematografica; sicuramente innovativo per l’epoca  in cui è stato girato, per la grandi idee e l’efficacia di rappresentazione con i pochi mezzi all’epoca a disposizione. Immagini grottesche occhi spalancati ed iniettati di folle terrore, passaggi inquietanti di animali;  Madeleine, la moglie di Roderick Usher  muore e rivive subito nel ritratto che il marito sta dipingendo. E’ imponente il senso di freddo desolato che si ammanta di  elementi dai contorni soprannaturali esaltati da immagini al ralenti ed uso di inquadrature noir. Lo Stresa Festival ha commissionato, per la proiezione del ‘Crollo di Casa Usher’  un commento musicale per grande orchestra al compositore spagnolo José María Sánchez-Verdú di cui abbiamo avuto la prima esecuzione a Stresa con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da José Antonio Montaño durante la proiezione del film proveniente dalla Cinématèque Française. Musica graffiante, onomatopeica e fortemente descrittiva, risultato di grande abilità e studio. La sincronia è stata studiata fino allo spasmo ed anche gli effetti sonori risultano tutti pertinenti e perfettamente attagliati alle immagini: descrivono il vento tanto da percepirlo in sala e sentire freddo, evocano la paura a compendio di immagini fortemente inquietanti. La direzione di Montano è attenta e precisa e l’orchestra segue ed esegue con duttilità professionale. Se si vuole semplificare il commento direi che si tratta di una serata riuscitissima, di una buona intuizione, e di una realizzazione di tutto rispetto. La Musica vince sempre Renzo...

Preludi e Fughe – Geografia Antropica Il Maggiore Verbania 30 agosto 2018

Preludi e Fughe – Geografia Antropica Il Maggiore Verbania 30 agosto 2018
Il programma di sala recita: “Spettacolo di danza su selezione di Preludi e fughe di D. ŠOSTAKOVIČPrima assoluta su commissione Stresa FestivalIn collaborazione con Compagnia Simona Bucci. Uno sguardo che si posa per “un istante”. Un istante che grazie a questa attenzione si frantuma in innumerevoli frammenti pregni ed evocativi. Gli accadimenti si inseguono, si scontrano, si intrecciano, si fronteggiano, uguali ed opposti, ma fusi in un unico corpo di corpi. Malinconia, grottesco, gioia, forza e vulnerabilità, quiete, dolore, rimorso, nel costante inarrestabile mutamento del divenire.I 24 Preludi e Fughe di Dimitri Šostakovič diventano qui grande fonte d’ispirazione per un progetto coreografico firmato da Simona Bucci. La coreografia vedrà la presenza in scena di sette danzatori uomini che vivranno, respireranno e renderanno la musica, suonata dal vivo dal pianista Roberto Prosseda, una presenza fisica e materica ed evocativa. Simona Bucci, già danzatrice solista della Alwin Nikolais Dance Company, è Coordinatrice dell’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia, assistente di Carolyn Carlson e Direttore Artistico della Compagnia Simona Bucci. Questo concerto rientra nell’area tematica Tra Classico e Neoclassico: la via russa. Preludi e Fughe – Geografia Antropica Il Maggiore Verbania 30 agosto 2018 Roberto Prosseda, pianoforteCompagnia Simona Bucci   L’abbinamento di più forme artistiche è ormai scelta ineluttabile per l’esigenza di creare nuove spettacolarità, nuove sensazioni e atmosfere dai colori diversi, insomma divenire sempre più attrattivi ed utilizzare ogni elemento possibile per interessare il pubblico e trasmettere cultura, affascinandolo! Lo Stresa Festival in questo ha davvero abilità ed anche in questa occasione l’essenzialità del pianoforte suonato da Roberto Prosseda con ecletticità interpretativa ed evidente passione, in connubio con le danze maschili coreografate da Simona Bucci riescono ad avvolgere il pubblico con atmosfere di assoluta purezza e linearità.   Il palco è tappezzato da infiniti foglietti di plastica bianca, sul fondo grigio contemporaneo, dove si dilegua la nebbia, mentre  a sinistra del palco emerge il pianoforte. Con gesti semplici o con rocamboleschi passi ispirati a diverse tecniche di danza, i sette danzatori uomini raccontano le emozioni   ispirate dalle fughe e preludi suonati son maestria e grande partecipazione; dal mio punto di vista non è stato indispensabile individuare nei dettagli le storie narrate, ma cogliere le sfumature e le sensazioni insite nelle storie che divengono la vita stessa dei danzatori con tutte le similitudini e contrarietà che la vita contiene. La Musica vince sempre Renzo...

Et manchi pietà- Palacongressi Stresa 25 agosto 2019

Et manchi pietà- Palacongressi Stresa 25 agosto 2019
Il programma di sala recita: “Il progetto Et manchi pietà nasce dall’esigenza di dar vita a una creazione multimediale e multidisciplinare di videoart/musica dal vivo di Anagoor che, partendo dall’opera della pittrice Artemisia Gentileschi (1593 – ca.1656), si propone di esplorare alcune particolarità della pittura e della musica del primo barocco italiano, mettendo in risalto le specificità creative e il loro portato emotivo. Figlia di Orazio Gentileschi (uno dei primi pittori caravaggeschi italiani), e fino a pochi decenni fa ricordata soprattutto per la vicenda del processo per stupro, Artemisia ha dovuto attendere oltre trecento anni per veder riconosciuto appieno il proprio valore come pittrice.La performance consiste nell’esecuzione di musiche di Monteverdi, Rossi, Strozzi, Kapsberger, Trabaci, Merula, Landi, Castello, Fontana dal soprano Roberta Invernizzi e dall’Accademia d’Arcadia con strumenti d’epoca, che corrispondono ad altrettanti capitoli visivi del film proiettato su un grande schermo.Nella seconda parte della serata il critico d’arte Vittorio Sgarbi analizzerà il lavoro della Gentileschi e dell’ambiente artistico coevo” Et manchi Pietà.  Palacongressi Stresa – 25 agosto 2019 Et manchi Pietà Artemisia Gentileschi, tra violenza e perdono Roberta Invernizzi, sopranoAccademia d’ArcadiaAlessandra Rossi Lürig, direttoreSpettacolo di videoart a cura di AnagoorMusiche di MONTEVERDI, ROSSI, STROZZI, KAPSBERGER, TRABACI, MERULA, LANDI, CASTELLO, FONTANA ***Lectio magistralis di Vittorio Sgarbi su Artemisia Gentileschi   Serata decisamente attesa ed immaginato la perfezione del connubbio tra musica, arte e video. Per quanto la prima parte, quella della musica e del canto non si può che dire bene: l’Accademia dell’Arcadia brilla sicuramente per stile esecutivo e ricerca di sonorità impeccabili ed altrettanto eccellente l’ascolto di Roberta Invernizzi la quale ha affascinato anche il pubblico più distante dal genere musicale.  Voce chiara e limpida che sa modulare con gentilezza ed incisività: direi un capolavoro esecutivo. Circa il video a cura di Anagoor, ho qualche perplessità sull’insieme: Diviso in 13 quadri più prologo e epilogo è apparso a tratti lento ed eccessivamente didascalico; bene il ‘prologo’ con la visita museale ed il ‘casino delle Muse’ tanto per citarne alcuni passi, di ricerca di forte impatto ‘Judith’ o ‘Bath’ troppo fotografico, senza particolare ricerca. Nell’insieme comunque la prima parte di 85 minuti ha funzionato. Dopo un breve intervallo è stato il momento di Vittorio Sgarbi, che pur avendo a disposizione un argomento di tutto interesse, si è dilungato molto su pittori minori con la proiezione di molte immagini, tanto da giungere a circa le 23,45 per ultimare la serata. La Musica vince sempre Renzo...