TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020

TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020
TEATRO REGIO DI TORINO – Presentazione Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020 In fondo a questa breve relazione  della presentazione della stagione d’opera 2019/20320 avvenuta lunedì ore 11,30 nel foyer del Toro presso il Teatro Regio di Torino, si allega comunicato stampa. La presentazione si è svolta con al tavolo da sinistra Paola Giunti Responsabile comunicazione e promozione, Alessandro Galoppini Direttore Area artistica, la Sindaca Chiara Appendino, il Sovrintendente William Graziosi e l’Assessore alla cultura del Comune di Torino Francesca Leon. In passato non mi sono mai permesso aggiungere un commento al Comunicato stampa, ma la burrascosa situazione lo richiede. Dopo la premessa di Giunti, gli interventi al tavolo di Appendino, Leon e Graziosi  appaiono misurati e sicuri, anzi comunicano quanto è stato fatto per risanare una situazione che stava portando il Regio al sicuro commissariamento e che solo la realizzazione di un forte piano industriale quinquennale ha risolto, o meglio sta risolvendo, la situazione. Vengono annunciati  il nuovo sito, la possibilità, peraltro molto buona, di prenotare on line senza diritti aggiunti, una stagione di ben 17 titoli e la previsione di tutto il rifacimento della macchina scenica con i 14 milioni di euro previsti d’investimento. Inoltre si dichiara una maggiore attenzione ai giovani intesi come futuro pubblico del teatro ed alla continua ricerca ed intercettazione di bandi per creare liquidità. Si evidenzia come siano aumentate le alzate di sipario a 126, gli spettatori paganti che raggiungono il numero di oltre 214.000 con un incremento di 500.000 euro di biglietteria, 8000 presenze in tournée. E fin qui tutto bene con sottolineature di applausi moderati. Prende poi  la parola Galoppini e si scatena l’applauso che definirei ovazione, a sottolineare quanto maestranze, organi vari e pubblico apprezzino l’impegno, il lavoro ed il risultato di colui che nella passata stagione era Direttore Artistico ed ora è direttore area artistica (variazione, oggetto di domanda poi alla sindaca). Con passione e competenza, questi presenta i titoli della stagione, motivando le scelte e, commento personale, direi che il cartellone può soddisfare diversi appetiti musical operistici e non solo.  Conclusa la presentazione la signora Giunti informa che in quella sala non saranno possibili domande che saranno riservate alla stampa in saletta riservata: SIGNORI LA CATASTROFE !!!! Urla e fischi contro la dichiarata volontà di non trasparenza nella gestione delle domande che nonostante la dichiarazione fatta viene imposta dal pubblico l’accettazione  in sala; per primo Orlando Perera, volto storico del Tg3 Piemonte, interviene a   ricordare  il lavoro che al tavolo pare abbiano dimenticato, svolto da Noseda negli anni di direzione al Regio  e dell’internazionalizzazione cui aveva portato il Teatro; ricorda inoltre il debito strutturale annuale di 2 milioni. Successivamente si alternano gli interventi delle maestranze che chiedono chiarezza, di abbonati che urlano disappunto in un clima arroventato che si fa incandescente ! Alla domanda di variazione di indicazione di incarico Galoppini risponde che lui è cattolico praticante e che il senso del dovere è insito nel suo modo essere “sono un uomo di servizio e non mi sento declassato,  l’importante è avere competenze per svolgere il mio lavoro, grave sarebbe ricoprire un ruolo senza averne le competenze” e qui un bel NO COMMENT da parte mia si impone ! Mi auguro solo che su tutto prevalga l’attenzione alle maestranze, alla preservazione e diffusione della cultura della bellezza, del buon gusto e del buon operare! COMUNICATO STAMPA La Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020 del Teatro Regio si presenta come una delle più ricche e articolate di sempre,...

Il teatro è sempre scoperta, emozione, cultura e crescita interiore! Questo Regio di Torino sofferente e dilaniato da problematiche amministrative riesce comunque ad esprimere qualità elevata, come nella produzione di Giara e Cavalleria Rusticana:  insolito, quanto apprezzabile dittico realizzato ed interpretato in modo egregio. LA GIARA – CAVALLERIA RUSTICANA – Teatro Regio Torino – 16 luglio 2019 LA GIARA Creazione in atto unico liberamente ispirata all’omonima novella di Luigi Pirandello Musica di Alfredo Casella Nuova commissione del Teatro Regio  – Prima assoluta Compagnia Zappalà Danza Danzatori Danzatori : Adriano Coletta, Filippo Domini, Rubén García Arabit, Alberto Gnola, Marco Mantovani, Gaetano Montecasino, David Pallant, Junghwi Park, Adriano Popolo Rubbio, Dario Rigaglia, Erik Zarcone Regia, Coreografia, luci            Roberto Zappalà Drammaturgia                         Nello Calabrò Costumi                                   Veronica Cornacchini e Robereto Zappalà Assistenti alla coreografia                  Ilenia Romano e Fernando Roldàn Ferrer Direttore tecnico                      Sammy Torrisi Direttore d’Orchestra               Andrea Battistoni Orchestra Teatro Regio Nuovo allestimento Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza Centro Nazionale di Produzione della Danza CAVALLERIA RUSTICANA Melodramma in un atto Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci dall’omonimo dramma di Giovanni Verga Musica di Pietro Mascagni   Personaggi Interpreti Santuzza, una giovane contadina mezzosoprano Sonia Ganassi Turiddu, un giovane contadino tenore Marco Berti Alfio, un carrettiere baritono Gëzim Myshketa Lucia, madre di Turiddu mezzosoprano Michela Bregantin Lola, moglie di Alfio mezzosoprano Clarissa Leonardi Direttore d’orchestra Andrea Battistoni Regia Gabriele Lavia Scene e costumi Paolo Ventura Luci Andrea Anfossi Movimenti coreografici e assistente alla regia Anna Maria Bruzzese Assistente ai costumi Valeria Forconi Maestro del coro Andrea Secchi Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento Teatro Regio   LA GIARA: è come trovarsi in un film muto dove bastano le immagini coloratissime dei costumi ideati da Veronica Cornacchini e dallo stesso Roberto Zappalà ideatore, regista coreografo della danza contemporanea ispirata alla Giara di Pirandello; dicevamo di un film muto in quanto le parole non servono per visualizzare l’idea della giara quale grande contenitore dai colori argillosi dai riflessi ramati che nel suo ventre contiene una società maschilista che non considera l’altra faccia del mondo ovvero il femminile: in scena undici danzatori uomini senza una donna. Eppure raccontano delle turbe intime fino ad una spettacolare pioggia finale di olive a rappresentare l’arrivo della vita, la nascita ! Rappresentazione sicuramente non facile dove è difficile reperire gli elementi ed i simbolismi che l’ideatore ha voluto inserire, ciò nonostante è uno spettacolo coinvolgente che sa attrarre ed  emozionare. La musica di Alfredo Casella è a tratti dolce e poi quasi irruente come è tonale ed a tratti atonale con impervie altezze e nascoste profondità. La direzione è affidata ad Andrea Battistoni (conosciuto anni fa quando vinse l’ultima  Masterclass del Maestro  Gianandrea  Noseda allo Stresa Festival e ritrovato poi sul podio di altri festivals e Teatri). All’improvviso da retro palco una canzone dialettale cantata da Marco Berti che dona un tocco ulteriore di sicilianità poetica. CAVALLERIA RUSTICANA  Classica regia di Gabriele Lavia con i tipici elementi della processione con statue di santi; innovativa invece l’ambientazione in terra siciliana coperta da lava, ora  incandescente ora sedimentata; interessante i soli gradini sovrastati da lava a simboleggiare l’ingresso in chiesa. Mi soffermerei immediatamente sulla entusiasta direzione di Andrea Battistoni grandemente cresciuto in sensibilità e coinvolgimento con uno scavo interessante: maestosamente  impetuoso e sensibilmente dolce, con compiutezza direzionale segna i vari tratti della narrazione verista che con il capolavoro di Mascagni raggiunge vette di bellezza suprema, direi celestiale. Con parole molto semplici posso dire che Cavalleria è proprio una bella opera che arriva fino alle corde più intime scatenando...

IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019

IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019
Tornare alla Scala dopo qualche mese di assenza, è sempre un tuffo al cuore ed una gioia dell’anima! La bellezza del Teatro e le atmosfere intrise di storie e passioni mi avvolgono in un abbraccio protettivo che mi aiuta a capire la bellezza dell’essere! IDOMENEO – Teatro alla Scala 1 giugno 2019 Wolfgang Amadeus Mozart Coro, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala Nuova Produzione Teatro alla Scala   Direttore  Diego Fasolis Regia  Matthias Hartmann Scene  Volker Hintermeier Costumi Malte Lübben Luci Mathias Märker Drammaturgo Michael Küster Coreografo Reginaldo Oliveira   CAST Idomeneo Bernard Richter Idamante Michèle Losier Arbace Giorgio Misseri Ilia Julia Kleiter Elettra Federica Lombardi Gran Sacerdote Krešimir Špicer Voce di Nettuno Emanuele Cordaro Due Cretesi Silvia Spruzzola, Olivia Antoshkina Due Troiani Massimiliano Di Fino, Marco Granata   Sebbene la sera della prima, il 29 gennaio del 1781,  fu lanciata una coscia di fagiano da un palchetto in direzione di Mozart che dirigeva l’orchestra, Idomeneo, al debutto,fu molto applaudito, ma dopo l’acclamato esordio dovette attendere qualche anno per venire replicato. Tutt’oggi è opera poco rappresentata seppur includa dei paesaggi musicali di tutto rispetto e richieda voci ferme, sicure e timbricamente rilevanti. La messa in scena alla Scala è veramente degna della sacralità del luogo che la ospita ed il cast stellare soddisfa i sensi preposti all’ascolto ed all’intimo piacere dello stesso. La regia di Matthias Hartmann  con la drammaturgia di Michael Küster è curata in ogni dettaglio fino all’infinitesimale: non c’è spazio per la staticità ed ogni attimo è un attimo di descrizione e narrazione con la fluidità delle danze del favoloso Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, coreografate ecletticamente da Reginaldo Oliveira: uniformi nei costumi  di Malte Lübben  e con i corpi dipinti in argento  vanno  a confondersi con le tinte della struttura scenica da cui emergono con lo strisciare e con una sorta di butoh che si espande in contemporanee gestualità. Grandi volute di fumo avvolgono il palco ed invadono la platea, la quale resta   calamitata dalle nebbiose e tormentate atmosfere, trafitte  dalle luci di Mathias Märker in un evolutivo percorso di affascinamento. La scena  di Volker Hintermeier è scena unica girevole con un enorme relitto di nave ed una possente testa di toro ad evocare il mito del minotauro in Creta, isola in cui si svolge l’opera. Idomeneo ritorna a casa dalla guerra e che per aver salva la vita promette a Nettuno un sacrificio umano: “ucciderò il primo uomo che incontrerò appena toccata terra”, ma il primo uomo che incontra è l’amato figlio Idamante. Per scongiurare il sacrificio-delitto Idomeneo è contrastato dai fantasmi della sua mente e ha paura dell’orrore lasciato dalla guerra!  Bernard  Richter è appunto un Idomeneo molto umano, pieno di timori e sconvolto dal suo giuramento che eviterà dopo mille tormenti; la voce di  Richter vola sicura e flessibile con colorature affascinanti e con timbro lirico pieno e caldo; alla duttilità vanno aggiunte la forte presenza scenica e  la grande abilità di attore, che unite, rendono  il personaggio autenticamente sofferente e umano: un Idomeneo che resterà impresso ! Certamente facilitati dalla vigorosa e soffice direzione polarizzante di Diego Fasolis tutti i cantanti hanno dato il meglio di se ed una gradevole nota è sicuramente  la prassi esecutiva con fortepiano. Elettra figlia di Agamennone trova in Federica Lombardi una impetuosa ed irosa interprete che sente traditi i suoi affetti e che riesce a fluidificare gli impeti tramutati in dolcezza sobria come in ‘Soavi zeffiri’; valida interprete che sfoggia...

L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019

L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019
Che dire? Rossini per alcuni è il genio assoluto, per altri è compositore di serie B! ed allora come approcciarsi alle sue opere? Suggerisco un cuore leggero, uno spirito curioso, il desiderio del divertissment e perché no?: il piacere di ascoltare buona Musica ! L’italiana in Algeri – Teatro Regio Torino 26 maggio 2019 Dramma giocoso in due atti Libretto di Angelo Anelli Musica di Gioachino Rossini   Personaggi Interpreti Isabella, signora italiana mezzosoprano Martina Belli Lindoro, giovane italiano, schiavo favorito di Mustafà tenore Xabier Anduaga Mustafà, bey d’Algeri basso Carlo Lepore Taddeo, compagno d’Isabella basso Paolo Bordogna Elvira, moglie di Mustafà soprano Sara Blanch Haly, capitano dei corsari algerini baritono Benjamin Cho Zulma, schiava confidente di Elvira mezzosoprano Rosa Bove Maestro al fortepiano Giannandrea Agnoletto Direttore d’orchestra Alessandro De Marchi Regia Vittorio Borrelli Scene Claudia Boasso Costumi Santuzza Calì Luci Andrea Anfossi Riprese da Vladi Spigarolo Maestro del coro Andrea Secchi Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Teatro Regio L’Opera è conosciuta e sicuramente quasi tutti abbiamo ascoltato dei brani o almeno l’ouverture. Per i melomani ed i semplici appassionati l’Italiana in Algeri costituisce una perla di divertimento e di ascolto di buona musica ! Il Regio di Torino la ripropone nel classico allestimento di Vittorio Borrelli che mantiene intatto il sapore d’Oriente e le atmosfere di tutto divertimento quasi fosse una vaudeville. Il Teatro Regio è in preda a flutti tempestosi che oramai si protraggono da tempo, ovvero da quando Vergnano e Noseda hanno lasciato il teatro, ed invece di acquietarsi si innalzano ancor più tenebrosi;  in attesa di soluzioni che facciano ritornare il teatro a quel gioiello internazionale che tutti ci invidiavano, ci si appresta a chiudere la stagione 2018/19 senza ancora avere la possibilità di presentare la nuova stagione. In questo scenario confuso e dalle tinte strane e sovrapposte, ecco che almeno la proposta rossiniane ci risolleva illusoriamente il morale. La regia affidata appunto a Vittorio Borrelli –primo direttore di scena- che riprende l’edizione di un decennio fa e la  rivitalizza con inserti contemporanei quali il sosia di Cannavacciuolo    che sul palco ed in diretta perfeziona la cottura degli spaghetti per Pappataci… Le scenografie semplici, ma pertinenti di Claudia Boasso -responsalibe degli allestimenti del Regio- completano degnamente l’insieme. I costumi tradizionali ed efficaci di Santuzza Calì danno colore e verità alla produzione. Le luci di Andrea Anfossi, riprese da Vladi Spigarolo illuminano ed esaltano le diverse situazioni. Un plauso al coro diretto da Andrea Secchi: ogni volta il coro del Regio di Torino stupisce per bravura ed ecletticità. Alessandro De Marchi, consolidato direttore d’orchestra, dirige con gesto misurato e con fare colloquiale e sorridente coinvolge la buca in un buon insieme. Accompagnati dall’ottimo Giannandrea Agnoletto al fortepiano si esibiscono sul palco consolidati artisti e nuovi debutti. Mustafà è affidato a Carlo Lepore che credo non necessiti di presentazioni per i frequentatori di teatro d’opera: efficace in ogni ruolo supera se stesso nei ruoli buffi (al Regio recentemente apprezzato in Falstaff)  ed anche in questa occasione affianca interpretazione attoriale di rilievo all’espressione vocale di tutto rispetto. Altro big è Paolo Bordogna, il quale cattura sempre il pubblico per la verve e la simpatia innate che espande alla platea insieme alle indubbie qualità vocali apprezzate in ogni dove nel mondo. Xabier Andagua esprime una voce potente e ben impostata che utilizza con padronanza, salvo il fraseggio a volte approssimativo; un plauso a Sara Blanc nel ruolo della moglie Elvira che sfoggia bella voce, vivacità interpretativa ed eleganza vocale, ben affiancata...

“Racconterò in frammenti le parole di una canzone” – Salone Dugentesco Vercelli 4 maggio 2019

“Racconterò in frammenti le parole di una canzone” – Salone Dugentesco Vercelli 4 maggio 2019
800 anni e non li dimostra: la basilica di Sant’Andrea di Vercelli è uno dei monumenti più importanti e conosciuti della città di Vercelli. Si tratta di un esempio precoce di architettura gotica italiana, ispirato a modelli cistercensi. La prima pietra per l’edificazione della nuova basilica fu posta, alla presenza del vescovo Ugone, il 19 febbraio 1219. Il cardinale era da poco tornato dall’Inghilterra. La ricorrenza degli 800 anni ha ispirato la città ad una serie di manifestazioni culturali, tra cui l’arrivo a Vercelli e per la prima volta in Italia, di una delle copie esistenti della Magna Charta Libertatum, il documento scritto in latino che il re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra  fu costretto a concedere ai baroni suoi diretti feudatari nel 1215, riconoscendo così per la prima volta che nessuno è al di sopra della legge (sovrano compreso) e che ognuno ha diritto ad un processo equo. La pergamena, proveniente dalla cattedrale di Hereford, è il fulcro della mostra “La Magna Charta – Guala Bicchieri e il suo lascito”, allestita nell’Arca di San Marco a Vercelli fino al 9 giugno. “Racconterò in frammenti le parole di una canzone” Leggenda di Sant’Andrea, “Vercelli book”, vv.2973-76 FANTAZYAS Roberto Balconi e Carlotta Colombo : voci Donato Sansone e Massimo Sartori : flauti, ance, salterio, arpa, citola, viella, flauto da tamburo, synphonia. Sigerico arcivescovo di Canterbury, in lode di S.Andrea Quando d’aprile… Da Calais a Saint Maurice Verso il San Bernardo Avete del buon vino e del buon pane? Il Cammino di Sant’Orso A te Andrea. Il ‘Vercelli Book’ è un manoscritto su pergamena redatto in uno Scriptorium in Inghilterra verso la fine del X secolo. La lingua del testo è l’anglosassone. Il volume contiene 23 omelie in prosa concernenti importanti solennità della Chiesa e 6 componimenti poetici. Dal ‘Vercelli Book’ , che narra la storia del cammino di Sigerico, ora ben più conosciuto come via Francigena, è stato tratto il programma del concerto, come facilmente si evince anche dai titoli proposti. Nel lontano ed illuminato Medioevo  non esisteva ancora l’opera lirica, ma già si narrava di storie e leggende, di uomini in lotta e di donne pettegole, di avventure ed avventurieri, di cammini, di luoghi e di incontri. Ecco infatti la ricerca del buon vino e del buon pane lungo il cammino da Canterbury a Roma, ma che in questo caso si ferma a Vercelli. Il Salone Dugentesco  fu costruito all’inizio del XIII secolo, per accogliere i pellegrini ed i viandanti che percorrevano la via Francigena ed è situato proprio di fronte alla Basilica di Sant’Andrea e quindi cornice ben adatta ad ospitare la celebrazione in concerto! Le voci sono quella luminosa e cristallina di Carlotta Colombo che molto sicura anche nei registri più acuti calamita l’attenzione del pubblico; l’altra ottima voce è quella di Roberto Balconi in timbricità tenorile, che con la vasta esperienza e tecnica riporta davvero indietro nel tempo e le sfumature verso il baritonale non fanno che aumentare la piacevolezza dell’ascolto. Gli strumenti, copia perfetta di quelli originali, sanno trasmettere i suoni tipici della musica dell’epoca, peraltro sempre ricca di colorazioni ed emozioni. Donato Sansone fa un breve escursus che inquadra i temi del concerto e poi agli strumenti ed anche voce insieme a Massimo Sartori. Il quartetto sa ricreare atmosfere antiche e far assaporare suggestioni visionarie! La Musica vince sempre. Renzo...

TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019

TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019
La grande Musica riesce sempre a ‘fregare’ anche il più incallito e duro ascoltatore. Traviata, seppur titolo abusato ed ascoltata innumerevoli volte, riesce sempre a commuovere: anche quando si cerca un atteggiamento distaccato, arriva poi “l’addio al passato” e qui casca anche il più insensibile degli ascoltatori ! TRAVIATA – Teatro Coccia Novara – 5 maggio 2019. Opera in tre atti Musica di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio Direttore Matteo Beltrami Regia Renato Bonajuto Orchestra della Fondazione Teatro Coccia con Orchestra del Conservatorio “Cantelli” di Novara Scene Sergio Seghettini – Costumi Matteo Zambito  Produzione Fondazione Teatro Coccia Allestimento del Teatro Goldoni di Livorno Violetta Valéry KLÁRA KOLONITS Flora Bervoix CARLOTTA VICHI Annina MARTA CALCATERRA Alfredo Germont DANILO FORMAGGIA Giorgio Germont ALESSANDRO LUONGO Gastone / Giuseppe BLAGOJ NACOSKI Barone Douphol / Commissionario ROBERTO GENTILI Marchese d’Obigny CLAUDIO MANNINO Dottor Grenvil ROCCO CAVALLUZZI   Cast complessivamente buono con i vari interpreti in ruolo e da veri artisti, tutti quanti molto semplici ed alla mano. Klara Kolonits è risultata una Violetta decisamente interessante, con luminosità e facilità nelle agilità, da cui traspare la solida tecnica, che fa approcciare il personaggio con umiltà rendendolo poi con scintillante ed intensa  passione! Carlotta Vichi è indubbiamente una efficace Flora Bervoix, così come Marta Calcaterra piace in Annina sia per vocalità che attorialità, ruolo in cui peraltro è di riferimento. Danilo Formaggia arrivato in soccorso veramente all’ultimo minuto, causa indisposizione dei previsti interpreti, risolve Alfredo in un crescendo di solidità e offrendo una interpretazione più che gradevole. Alessandro Luongo man mano che la vicenda si svolge acquista timbricità e colore, facendo si che papà Germont abbia il peso che ha nella vicenda. Gastone e Giuseppe sono interpretati da Blagoj Nacoski, che vanta un curriculum di tutto rispetto e qui oltre alla prestanza fisica esibisce un bel tono e timbricità accattivante oltre al meraviglioso golden retriver che con lui appare all’inizio del secondo atto suscitando tutte le simpatie del pubblico, così come al finale a ricevere gli applausi con Blagoj. Roberto Gentili, Claudio Mannino e Rocco Cavalluzzi, hanno ben reso i loro ruoli con fermezza e caratterizzazione. Trattandosi di una produzione del Teatro Coccia, vale la pena (oltre che doveroso) spendere qualche parola su gli ‘attori realizzatori’. Corinne Baroni direttrice del teatro che ama, ha creato una sorta di anteprima ed infatti prima della rappresentazione con il direttore musicale ed il segretario artistico, raccontano l’opera in platea; dal primo esperimento di qualche mese fa ad oggi il pubblico presente è aumentato in modo esponenziale a significare quanto la vicinanza con il pubblico sia pagante per entrambe le parti. Trattandosi dell’ultima opera in cartellone di stagione la signora Baroni è apparsa sul palco ante ouverture per ringraziare il pubblico ed invitarlo alle produzioni future. Il teatro ha un suo pubblico e svolge veramente il ruolo di ‘teatro di tradizione’, con una buona azione complessiva di marketing e comunicazione di Serena Galasso. Il direttore musicale ed in questo caso anche direttore d’orchestra Matteo Beltrami ha diretto con consapevolezza e passione preservando le magiche atmosfere intrise di poesie che la partitura racchiude; attento ad ogni dettaglio vive la direzione con l’orchestra ed il palco in simbiosi perfetta, dedicando fedeltà alla scrittura ed amore alla realizzazione. Le Scene di  Sergio Seghettini  sono davvero eccellenti e realizzate con la semplicità quasi contemporanea della regia. I costumi di  Matteo Zambito rispecchiano esattamente l’epoca in cui si è riambientata la vicenda e di  grande impatto ed efficacia le luci di Ivan...

LA SONNAMBULA – Teatro Regio di Torino – 14 aprile 2019

LA SONNAMBULA – Teatro Regio di Torino – 14 aprile 2019
Pazzia, tradimento, sonnambulismo sono temi tra i prediletti delle opere liriche: sia per quelle tragiche che per quelle più amene o addirittura assimilabili ad un quasi vaudeville. “Sonnambula” rientra proprio in quest’ultimo caso ed a tratti è divertente, mentre in altri c’è apprensione e partecipazione. In ogni caso per gli amanti del bel canto è certamente un trionfo di voci in un rincorrersi di variazioni ed agilità La sonnambula Melodramma in due atti Libretto di Felice Romani Musica di Vincenzo Bellini   Personaggi Interpreti Amina, orfanella raccolta da Teresa, fidanzata a Elvino soprano Ekaterina Sadovnikova   Elvino, ricco possidente del villaggio tenore Antonino Siragusa   Il conte Rodolfo, signore del villaggio basso Nicola Ulivieri   Lisa, ostessa, amante di Elvino soprano Daniela Cappiello   Teresa, molinara mezzosoprano Nicole Brandolino Alessio, contadino, amante di Lisa baritono Gabriele Ribis Un notaro tenore Alejandro Escobar Direttore d’orchestra Renato Balsadonna Regia Mauro Avogadro Scene Giacomo Andrico Costumi Giovanna Buzzi Luci Andrea Anfossi Regista collaboratore Ola Cavagna Movimenti mimici Anna Maria Bruzzese Assistente ai costumi Maria Antonietta Lucarelli Maestro del coro Andrea Secchi   Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Teatro Regio in coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia   L’allestimento  che propone in cartellone il Teatro Regio di Torino, non profuma certamente di nuovo e di fresco, ma è la ripresa di una produzione vista nel 1998, che ha comunque un suo perché e nelle scene di Giacomo Andrico, risulta addirittura contemporanea per le scelte dei colori con il grigio chiaro prevalente spaccato dalle sapienti luci disegnate da Andrea Anfossi , che nell’insieme amplificano la profondità e la tridimensionalità. La regia di Mauro Avogadro –regista collaboratore Ola Cavagna- non ha colpi di scena, ma privilegia le scene d’insieme abbastanza statiche che favoriscono i cantanti nell’emissione. I costumi di Giovanna Buzzi sono in linea con l’idea realizzativa ed ancor più con le scene, sostenendo l’idea del colore non appariscente, ma che crea omogeneità.  Un accento positivo va messo sul coro del Regio che è sempre preciso, puntuale e scenicamente valido. Renato Balsadonna, sconosciuto alla maggior parte del pubblico torinese, dirige con sufficiente piglio ed attenzione alla buca parimenti al palco. Diversi sono i volti e le voci nuove (a mia memoria) per il Regio di Torino, ma questo rende più interessante l’approccio con la produzione ed infatti vengono particolarmente apprezzate le voci del mezzosoprano Nicole Brandolino nel ruolo della molinara Teresa cui imprime sufficiente carisma con il timbro bello e sicuro. Altrettanto interessante nel ruolo di Lisa è il soprano Daniela Cappiello, vivace e brillante con brillio lirico. Ekaterina Sadovnikova interpreta la protagonista  Amina/Sonnambula con voce chiara e luminosa che ben fa esplodere  le variazioni ed agilità, tanto da immaginarla anche nella Lucia donizzettiana. I nomi noti ai palcoscenici internazionali non hanno certo deluso: Nicola Ulivieri  con voce profonda e scura ha reso il conte con sapiente esperienza e lungo sodalizio con l’opera, così come il coprotagonista Elvino ha trovato nell’affermato e solido Antonino Siragusa  un interprete di grande livello e facile in ogni ruolo belcantistico. La Musica vince sempre. Renzo...

QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019

QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019
Trattare con ironia  la realtà  talvolta pensierosa e triste, è certamente frutto dell’arte di saper raccontare,  probabilmente derivante dall’arte di saper vivere. La vita ha per sua natura una fine ed il periodo che la precede è di norma l’età della vecchiaia, della perdita della memoria e questo succede a tutti, anche a chi è stato bello, giovane e famoso ! QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019 di Ronald Harwood Con Giuseppe Pambieri Paola Quattrini Cochi Ponzoni e con Erica Blanc Scene Fabiana Dimarco Costumi Teresa Acone Disegno luci Mirko Oteri Regia Patrick Rossi Gastaldi Produzione Marioletta Bideri & Rosario Coppolino per Bis Tremila e Compagnia Moliére srl In collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi   Gli attori sono certamente le ‘vecchie glorie’ del teatro italiano, che il pubblico ha amato ed ama con ininterrotto affetto ed oltre tutto sono molto conosciuti al grande pubblico per aver partecipato negli anni a diverse produzioni televisive. Venendo a ‘Quartet’, ho scelto di assistere allo spettacolo, in virtù della mia passione per l’opera lirica; siamo infatti in una elegante casa di riposo per artisti, dove vecchie stelle della lirica si ritrovano tra caleidoscopici ricordi e quotidiane dimenticanze e confusioni. I vecchi rancori riemergono ed un nuovo limbo psicologico talvolta ammorbidisce la realtà, confondendola tra le pieghe di antiche pulsioni e memoria labile. Giuseppe Pambieri è un ex tenore che mantenendo la classe dei tempi andati sta scrivendo la sua biografia, ma pur applicandosi è ancora fermo a narrare del periodo della scuola elementare ! Erica Blanc, famoso soprano internazionale ed ex moglie del tenore, approda alla casa di riposo con l’alterigia del tempo degli applausi, dei giornalisti e dei fotografi, ma un’anca da operare la costringe a camminare con il bastone. Cochi Ponzoni, pare un ex bass-bariton che, nonostante 35 anni di matrimonio con la stessa donna, oltre alle superbe interpretazioni ricorda anche le avventure galanti che vorrebbe ancora rivivere, ma che una anziana virilità glielo impedisce. Paola Quattrini, contralto dei bei tempi… vive serenamente tra il ripetuto ascolto con le cuffie delle sue interpretazioni giovanili ed un offuscato ricordo dei tempi di Addis Abeba che continuamente rimbalza nei suoi discorsi.  I quattro ex cantanti si ritrovano coinvolti nei preparativi per festeggiamenti del 20 ottobre, compleanno di (JO GREEN) Giuseppe Verdi, ma subito nascono contrapposizioni e discordie. Nella elegante cornice della bianca veranda che da sul giardino della residenza, il soprano si rifiuta  di cantare per evitare di offuscare i ricordi della brillante voce del passato con una tremolante e discontinua interpretazione. Gli altri tre stanno per rinunciare al QUARTETTO ‘Bella figlia dell’amore’ dal Rigoletto di Verdi per ripiegare, per forza maggiore su un terzetto di Rossini, che poco si addice alla ricorrenza verdiana. I meravigliosi interpreti caratterizzano con dettaglio i personaggi: Pambieri perennemente incazzato urla contro la cameriera che non gli da mai la cotognata a colazione, ma la marmellata di albicocche che a lui non piace; Blanc, tratteggia l’ex soprano che mille successi e diversi mariti ha avuto nella vita ed ora, oltre ad aver perso la voce, non ha nemmeno più di che sostentarsi, ma in un estremo gesto di amore dona una cotognata all’ex marito riappacificandosi. Cochi Ponzoni è il più terreno di tutti e si accontenta di guardare il fondo schiena della compagna di residenza Paola Quattrini, che tra una confusione e l’altra non dimentica però di correre in giardino a guardare il giardiniere a busto scoperto. Tra rimandi, discussioni, incomprensione e desideri alla fine, osservando il contralto/Quattrini che muove le labbra riascoltando le antiche...

OTELLO – balletto al Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019

OTELLO – balletto al Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019
Per quanto riguarda il balletto prediligo largamente la danza contemporanea a quella classica, in quanto la prima è decisamente più vicina ai nostri gusti ed alla nostra comprensione. Se si vogliono tramandare le diverse culture, l’operazione di nuova creazione o attualizzazione del preesistente  è assolutamente indispensabile, senza volere con questa teoria cancellare, dimenticare o travisare la classicità e la primogenitura della realizzazione. OTELLO – Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019 Balletto in due atti Musiche Antonin Dvořák Balletto di Roma Otello – Vincenzo Carpino Desdemona – Roberta de Simone Coreografia e scene Fabrizio Monteverde Assistente alle coreografie Anna Manes Costumi Santi Rinciari – Light Designer Emanuele De Maria Costumi realizzati da Sartoria Tailor’s & Co. di Spatafora Angela Liana Produzione Balletto di Roma   Uno dei maggiori successi del Balletto di Roma è proprio questo Otello, proposto dalla visione del Teatro Coccia di Novara. Nessuna recensione può essere esplicativa ed esaustiva come le note di regia nel programma di sala, scritte dallo stesso creatore del balletto Fabrizio Monteverde, che racconta che l’ambientazione è quella di una banchina di un porto di mare largamente ispirato a quello in ‘Querelle de Brest’ per la regia di Fassbinder, dove tutto è possibile e dove tutte le pulsioni emergono in quel brulicare di corpi che vanno e vengono. La visione di Monteverde è molto contemporanea e pur partendo dalla shakespeariana vicenda musicata poi da Verdi, si avvale qui delle enfatiche musiche di Antonin Dvorak che coadiuvano gesti e movimenti esplicativi e passionali. Il noto triangolo amoroso si amplia alle variegate carnalità della promiscuità trovata o ricercata, dove le identità si perdono nel vortice delle passionalità viscerali e vissute con la prorompente e disinibita vitalità giovanile: donne che in gruppo si perdono nel fondo di un bicchiere o uomini che si ritrovano nelle epidermiche vicinanze. Otello, interpretato da Vincenzo Carpino con scultorea fisicità e solida tecnica ammantata da evidente forte partecipazione, non nega al pubblico la sua integrale nudità che non disturba, ma anzi descrive, rafforzandolo,  il clima del porto  dove il diverso perché straniero vive di altre abitudini provenienti da altre realtà. Al finale anche Desdemona, ovvero Roberta de Simone,  diventa esaltante  provocatrice quando Otello le strappa la copertura del seno ed in un sanguigno finale esibisce i seni, simbolo della femminilità condivisa e ben descritta nel percorso. L’idea della duplicazione dei personaggi, come nella celebre scena del fazzoletto di Desdemona, amplifica la narrazione e consente ancor più di presentare la grande tecnica, la partecipazione e l’esaltazione dell’interpretazione della vicenda,  da parte di tutti i componenti della compagnia di ballo che all’unisono trasmetto emozioni calde e fluttuanti. I costumi di Santi Rinciari e realizzati dalla Sartoria Tailor’s & Co. di Spatafora Angela Liana  sono molto pertinenti all’ambientazione con spicco dell’utilizzo di materiali che evocano la pelle e poi di effetto i mantelli rosso/neri sapientemente usati dalla coreografia, cui ha collaborato Anna Manes. Le luci disegnate con cura sono di Emanuele De Maria che ha scelto pertinentemente la diffusione e la staticità di fondo che hanno dato risalto alle scene ed ai movimenti. Spettacolo davvero coinvolgente che lascia il segno e che resterà nella memoria nel vertice dei migliori ricordi. L’arte vince sempre. Renzo...

AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019

AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019
Alessandro Manzoni non avrebbe esitato a pensare e magari a scrivere “Agnese, chi era costei?” e credo che ce lo siamo chiesti in diversi, ma cultura è anche curiosità, quindi eccomi al regio di Torino per questa “prima” in epoca moderna di Agnese ! AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019 Agnese Dramma semiserio in due atti Libretto di Luigi Buonavoglia dalla commedia Agnese di Fitz-Henry di Filippo Casari Musica di Ferdinando Paer Edizione critica a cura di Giuliano Castellani Prima rappresentazione in epoca moderna                        Personaggi Interpreti Agnese, figlia di Uberto soprano María Rey-Joly Uberto, padre d’Agnese baritono Markus Werba Ernesto, marito di Agnese tenore Edgardo Rocha Don Pasquale, intendente dell’Ospedale dei pazzi basso Filippo Morace Don Girolamo, protomedico tenore Andrea Giovannini Carlotta, figlia di Don Pasquale soprano Lucia Cirillo Vespina, sua cameriera soprano Giulia Della Peruta Il custode dei pazzi basso Federico Benetti Una bambina di sei anni, figlia di Agnese mimo Sofia La Cara Maestro al cembalo Carlo Caputo Direttore d’orchestra Diego Fasolis Regia Leo Muscato Scene Federica Parolini Costumi Silvia Aymonino Luci Alessandro Verazzi Assistente alla regia Alessandra De Angelis Assistente alle scene Anna Varaldo Maestro del coro Andrea Secchi   Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento Quando non si hanno parametri precedenti e non si è musicisti, ma solo amanti della Musica, viene ovviamente difficile  saper commentare sapientemente una nuova produzione, un’opera ascoltata per la prima volta, ma trasporre le emozioni è davvero cosa più facile, in quanto la libertà di sensazioni prima che di espressioni è assolutamente libera! Veniamo quindi ad “Agnese” in Prima assoluta in epoca moderna al Regio di Torino: l’impressione è che si tratti musicalmente di una pagina  intelligente tra Mozart e Rossini! Ci sono tutti i rimandi immaginabili ed anche l’incalzare di certe frasi sono tipiche dell’epoca storica. Diego Fasolis dirige con piglio e grande caratura, da esperto consumato qual è: tiene l’orchestra ed il palco con naturalezza ed evidente conoscenza! Leggendo le note di regia di Leo Muscato e confrontate poi con il palco non si può che concordare con l’ambientazione favolistica e forse anche un po’ magica dei micro mondi realizzate da Federica Parolini  con enormi scatole di latta che riportano ai primi del ‘900 e che magicamente si aprono e scoprono il mondo che vive all’interno di quella scatola, di quel mondo vissuto da quelle persone in quel momento ! Ecco quindi la scatola che racchiude la camera del manicomio dove è rinchiuso Uberto, magistralmente interpretato da Markus Werba con sicurezza e colore compatto e massiccio; già apprezzato in altre occasioni ed anche al Regio, recentemente  in  Die Zauberflöte, ha rinnovato la carica interpretativa e la bella modulazione che per pura citazione ricordiamo in  “Come la nebbia al vento”; la stessa aria viene poi ripresa dal soprano madrileno María Rey-Joly che gradevolmente ho scoperto in questa occasione: la presenza scenica è fuori di ogni dubbio ed anche la capacità interpretativa: per quanto concerne il canto ha veramente affascinato in ogni tono, passando dalla poesia del citato ‘Come la nebbia al vento’ alle variazioni e agilità di altri momenti! Una bella scoperta che ci si augura di confermare in altre occasioni italiane e godere così  ancora della sua morbidezza e facilità negli acuti.  L’opera è ricca di duetti e per estrema sintesi mi piace citare quello tra Don Girolamo interpretato con brillantezza e vivacità da Andrea Giovannini che ha caratterizzato molto bene il personaggio e Don Pasquale esaltato dall’interpretazione e da una buona vocalità dal...