BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA – Stresa Festival 2012

BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA – Stresa Festival 2012
STRESA FESTIVAL 2012 Stresa – Palazzo dei Congressi, 25 agosto. BudapestFestival Orchestra – Fischer. Barnabás Kelemen, violino. Iván Fischer, direttore. Béla Bartok –Canti Contadini ungheresi Sz100, concerto violino n. 1 Sz 36.Gustav Mahler – Sinfonia n. 5 La Budapest Festival Orchestra è senza ombra di smentita una delle formazioni più compatte ed affiatate nel panorama musicale europeo e larga parte del riconosciuto merito va al direttore Ivan Fischer. Alla serata inaugurale dello Stresa Festival con brillante presenza di spirito, Fischer inizia con un fuori programma – la Czarda di Monti- dedicandola al Primo Ministro del Governo italiano –Mario Monti- presente in sala. Con polso vigoroso ed appassionato trasporto Fischer dirige i Canti Ungheresi che culminano con il concerto per violino ed orchestra N. 1 che vede sul palco il virtuosistico, quanto sensibile Barnabás Kelemen al violino. L’abilità del direttore sta nel pennellare i colori popolari con la migliore tecnica evocativa che conduce alla riscoperta di ricordi e tradizioni dai contorni inizialmente lirici, per culminare nella gaiezza.. Il secondo brano ovvero la Quinta di Mahler attanaglia la platea dalla Trauermarsc al Rondò finale in un emozionante alternarsi di sensazioni e sentimenti come in attraversamento di una intera vita. La Musica vince sempre! Renzo...

LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano

LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano
18 giugno 2012 LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO Foto:Elena Mosuc – Brescia & Amisano Renzo Bellardone Luisa Miller Giuseppe Verdi  TEATRO ALLA SCALA – sabato 8 giugno 2012Nuova produzione Teatro alla Scala Direttore Giandrea Noseda Regia Mario Martone Scene Sergio Tramonti Costumi Ursula Patzak Luci Pasquale Mari Il conte di Walter – Vitalij Kowaljow Rodolfo – Marcelo Álvarez / Piero Pretti Federica – Daniela Barcellona Wurm – Kwangchul Youn Miller – Leo Nucci Luisa – Elena Mosuc Laura -Valeria Tornatore Un contadino – Jihan Shin LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO. Fin dall’ouverture si intuisce cosa si va a sentire: la direzione di Noseda e la vaglia dei professori d’orchestra attanagliano lo spettatore alla sedia fino alla fine della stessa, che esplode con il primo applauso liberatorio. La storia è nota e l’ambientazione è classica con la foresta onirica ed un letto centrale teatro di tutta la vicenda. La regia di Mario Martone ha qualche spunto interessante con i buoni colpi di luce di Pasquale Mari e le scene essenziali di Sergio Tramonti; Ursula Patzak firma i costumi collocabili nei primi del novecento che dando leggerezza all’insieme. Gesto maturo, ampio e descrittivo quello del  M° Gianandrea Noseda che come sempre va alla ricerca attenta, raggiungendola, della migliore interpretazione possibile, restando fedele alle emozioni che (in questo caso) Giuseppe Verdi ha lasciato nella sua composizione. Al suo debutto scaligero nella direzione d’opera, dopo aver calcato il podio dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo, è stato impeccabile e giustamente acclamato. Il cast è stato scelto tra le migliori voci nel repertorio, anche nel caso di Marcelo Alvarez ancorche abbia sostenuto solo il primo atto, accusando difficoltà; infatti a causa di una indisposizione per ii secondo atto ha lasciato il ruolo all’ottimo Piero Pretti recentemente già apprezzato nel ‘duca di Mantova’ al Regio di Torino. Voce giovanile e ben modulata estasia negli assolo e nei duetti Il Conte Valter è interpretato da  Vitalij Kowaljow che con toni imperiosi e voce ferma e calda, è apprezzato nel ruolo, così come Kwaangghul Youn nella parte di un Wurm claudicante, ma convincente anche in virtù dei toni ambrati e scuri emessi. Sostenuti con efficacia e caparbietà sono i ruoli di Laura per la voce di  Valeria Tornatore, mentre Un contadino è affidato al giovane Jihan Shin. Dismessi i consueti stivaloni ed armature in cui è costretta dai ruoli en travesti,  Daniela Barcellona entra in scena con una ventata di femminilità prorompente esaltata da un abito fasciante e si impone sulla scena quale ‘consumata attrice’ e voce dai colori più variegati e timbricamente ricca. Luisa, ovvero il ruolo del titolo , è affidato al soprano  Elena Mosuc che piace nei pianissimi così come attrae negli acuti. L’eccellenza del cast culmina con la presenza di Leo Nucci: immutata tempra vocale da cantante di lungo corso e voce che nel tempo resta profonda, ferma e comunicativa. Il Coro, presenza dominante, è come al solito all’altezza del compito, grazie anche all’accurata preparazione del M°  Bruno Casoni. La Musica vince...

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte
Quando si dice: ‘stasera vado ad un concerto’ abitualmente si pensa di andare in una sala da concerti, in una chiesa, a teatro, in uno spazio dove si fa cultura, ma non sempre è così. Era infatti l’ultimo giorno di giugno del 2011 e mi trovavo, come di frequente,  a soggiornare sulle alture che circondano il Lago Maggiore e tanto per non perdere le buone abitudini di ascolto avevo scovato tra i depliant dell’Ufficio Turistico una strana proposta: ‘ WILD PIANO’ Un pianoforte selvaggio che suona la natura, ove la musica non è mai stata. Come non farsi rapire da una proposta del genere? Un pianoforte all’interno della montagna…   Antica Cava di Ornavasso (Verbania)  –   Giovedì 30 giugno 2011 Wild Piano -Compositore Pianista Filippo Binaghi All’ingresso della galleria artificiale di 200 metri che porta nel cuore della montagna, da dove sono stati estratti i primi marmi per la costruzione del Duomo di Milano, di Pavia e di moltissimi altri celebri monumenti italiani, gli spettatori vengono dotati di casco protettivo di colore giallo. Raggiunta la Cava, ci si ritrova all’interno di una  naturale scenografia che  fa pensare ad una cattedrale,  involontariamente realizzata dall’uomo mentre, profanandola,  progettava la costruzione di altre cattedrali. Il palcoscenico si presenta come un amplissimo e sontuoso  altare dove si celebra il rito del ringraziamento all’ingegno umano e si chiede perdono alla natura per le pesanti ferite inflittele.   Filippo BINAGHI, compositore e pianista,  porta il ‘pianoforte’ ove la musica non è mai stata: ai bordi di una palude, su di una spiaggia, in vetta ad un montagna o nel cuore di marmo della stessa….rivisitando  e reinterpretando grandi compositori quali Beethoven, Mozart, De Falla, Strauss, oltre ad autori contemporanei di brani celebri, che con le loro colonne sonore hanno sottolineato e fissato  lo scorrere di immagini che, anche grazie alla loro musica, sono  rimaste nelle menti e nei cuori. Le luci si abbassano o mutano di colore per un concerto in mezzo a rivoli d’acqua che creano naturale scenografia a 9° di temperatura. L’acustica è particolare ed il suono  prodotto dalle abili mani di Binaghi diventa metallico con la sensazione dell’amplificazione, peraltro inesistente. Forse proprio questa particolare atmosfera ed acustica, rimandano al mare quale indissolubile terminale della montagna; spumeggiante o profondo, il concertista corre veloce sulla tastiera quasi non soffermandosi neppure per gli applausi spontanei. A pianoforte aperto, e sullo stesso,   scorrono proiezioni  di paesaggi selvaggi evocati dalle virtuosistiche esecuzioni dal sapore aspro e forte  dell’ improvvisazione. Con tecnica innovativa offre una musica mai sentita, come recita il titolo della serata, senza allontanarsi però dalla ricerca della sensazione e dell’armonia che va a colpire i più intimi sentimenti d’amore, di supplica, e d’attesa. Dall’alto  soffitto scendono gocciole a ritmare la ‘Barcarola ‘ da Les Contes d’Hofmann’ di Hoffenbach, piuttosto che l’’Adagetto’ dalla V° di Mahler, o il ‘Bolero’ di Ravel  decisamente rivisitati e contaminati non solo dall’impervia natura che ospita il suono…. La musica vince sempre. Renzo...

‘FORME’ – Chiesa del Corpus Domini – San Germano Vercellese – 19 maggio 2013

‘FORME’   – Chiesa del Corpus Domini –  San Germano Vercellese – 19 maggio 2013
Concerto di  ENRICO CERFOGLIO  –  pianoforte   Le bianche pareti della Chiesa del Corpus Domini in San Germano Vercellese esaltano con immediatezza le ‘forme’  (titolo della mostra) delle sculture e delle pennellate nelle opere esposte. Un gran numero di visitatori ha ammirato i quadri di Carlo Ardizzone,  i gessi intensi di Silvano Coggiola, le eclettiche ed essenziali statue di Yvette Geissbuler ,  le figure metalliche e gli evanescenti dipinti di Giancarlo Palazzo. Il momento clou della Rassegna è stato rappresentato dal Concerto del pianista Enrico Cerfoglio che ha scelto brani di tutta gradevolezza  e gioiosità. Solo per citare alcuni passaggi la realizzazione di Fabbro Armonioso di Haendel  si è connotata di freschezza ed allegra spensieratezza, mentre con tocco  maturo, Cerfoglio ha offerto profonda introspezione con Liszt  e dolce intimità con Chopin, mantenendo un ritmo narrativo di assoluta percepibilità. La Musica vince sempre. Renzo...

EUGENIJ ONEGIN – Teatro Regio – Torino

EUGENIJ ONEGIN – Teatro Regio – Torino
18 Maggio 2013 Scene liriche in tre atti e sette quadri Libretto di Konstantin Šilovskij e Pëtr Il’ič Čajkovskij dall’omonimo poema di Aleksandr Puškin Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij Personaggi Interpreti Evgenij   Onegin baritono Vladislav   Sulimskij Tat’jana,   figlia di Larina soprano Radostina   Nikolaeva Vladimir   Lenskij tenore Aleksej   Tatarintsev Ol’ga,   figlia di Larina contralto Iryna   Zhytynska Il   principe Gremin basso Aleksandr   Vinogradov La vedova   Larina, possidente mezzosoprano Marie McLaughlin Triquet,   un maestro di francese tenore Carlo Bosi La njanja   Filipp’evna mezzosoprano Elena   Sommer Un   Capitano della Guardia basso Marco   Sportelli Zareckij basso Scott   Johnson Guillot mimo Andrea   Frisano La giovane   Tat’jana mimo Veronica   Morello Il giovane   Onegin mimo Giuseppe   Cannizzo     Direttore   d’orchestra Gianandrea   Noseda Regia Kasper   Holten Scene Mia   Stensgaard Costumi Katrina   Lindsay Luci Wolfgang   Göbbel Coreografia Signe   Fabricius Video Leo Warner e Lawrence Watson per 59 Production Aiuto   regista Justin Way Costumi   ripresi da Elena   Cicorella Luci   riprese da John   Charlton Coreografia   ripresa da Toniah   Pedersen Video   ripresi da Benjamin   Pierce Maestro   del coro Claudio   Fenoglio Orchestra e coro del Teatro Regio Nuovo allestimento in coproduzione con Royal Opera House Covent Garden, Londra e Opera Australia   QUELLO   CHE   VORREMMO  E  QUELLO  CHE  NON  VORREMMO  ESSERE La visione concettuale di Kasper Holten è senza dubbio la cifra che in positivo fa la differenza rispetto ad altre messe in scena dell’Onegin’ La rappresentazione dell’alter ego che agisce ‘in vece’ del personaggio e che da questi viene osservato sovente con prudente timore se non angoscia è il plus della significativa lettura. Ottime le scelte di evitare i didascalici campi di grano,sostituiti da pennellate nello stile di Van Gog, ed i frequenti quanto inutili cambi di scena; apprezzabile invece l’idea di lasciare di volta in volta sul palco un elemento dalla scena precedente a dare il senso della continuità della vicenda e dell’impossibilità di liberare il ricordo con la cancellazione dello stesso; l’esasperazione di questa scelta non si limita ad abbandonare sul palco la sedia rotta, l’anta divelta o i libri, ma addirittura il corpo di Lenskij dopo l’uccisione in duello. Lenskij   vive e muore  attraverso il tenore   russo Aleksej   Tatarintsev che tratteggia con sicurezza ed efficacia e con  piacevole  timbro. L’avversario e dissoluto Onegin  è validamente interpretato da Vladislav   Sulimskij, mentre Tat’jana, figlia di Larina  è il soprano Radostina Nikolaeva che raggiunge livelli di drammaticità intensa   esaltata dal bel colore della voce;  Iryna   Zhytynska è l’interessante  contralto che fa vivere Olga. Aleksandr   Vinogradov è il giovane basso che   riceve il maggior numero di ovazioni per la resa vocale, attraverso la   potenza ed il profondissimo colore scuro gestito con possenza e sapiente tecnica,   ancor chè traspaia una bella dote naturale. Bravi anche tutti gli altri   interpreti ed i mimi.Un plauso al coro ed al suo direttore    Claudio Fenoglio.Gianandrea   Noseda –anche direttore musicale del Teatro Regio- sta al podio come le note   al rigo, ovvero un tutt’uno! Si percepisce il suo amore per la dolcezza della   scrittura di  Pëtr Il’ič Čajkovskij che in quest’opera   sovente lascia il passo al vigore drammatico che Noseda sa cogliere e   trasferire in momenti di estasi simbiotica, rilucente della maestosità   poetica  catturata nella musica. L’emozione si trasforma in commozione e...

ENOCH ARDEN -Teatro Civico – Vercelli

ENOCH ARDEN -Teatro Civico – Vercelli
ENOCH ARDEN – Richard Strauss e Alfred Tennyson Roberta Bosetti – voce Mario Brusa  – voce Massimo Viazzo – pianoforte Renato Cuocolo – regia L’espressione teatrale ‘melologo’ ha trovato in ‘Enoch Arden’ di Richard Strauss una delle sue più affascinanti possibilità rappresentative. Questa forma ibrida di teatro musicale, nella quale la voce recitante e il commento musicale viaggiano a braccetto e in perfetto sincrono, ha avuto una vita tutto sommato breve, dalla fine del diciottesimo secolo fino agli albori del ventesimo, e quasi nulla in Italia (per ovvie ragioni operistiche). La rara e preziosa proposta del Teatro Civico di Vercelli, che ha preso vita drammatica grazie al trio di artisti costituito dagli attori Roberta Bosetti e Mario Brusa e dal pianista Massimo Viazzo, è da segnalare proprio per aver permesso al pubblico degli appassionati di addentrarsi in un mondo drammaturgicamente poco conosciuto, di grande seduzione, per certi versi anticipatore di tecniche espressive che saranno del cinematografo. La storia di Enoch Arden, testo sacro d’oltremanica scritto da Alfred Tennyson nel 1864, non è così nota alle nostre latitudini. Vale dunque la pena accennare all’amicizia dei tre fanciulli, al matrimonio tra Enoch ed Annie e all’affetto di quest’ultima per Philip. La tragedia del mare ha come epilogo il naufragio di Enoch ed il suo omerico approdare su un’isoletta deserta per poi ritrovare, dopo un lungo peregrinare, la sua amata Annie sposata a Philip con la conseguente ed umanissima decisione di lasciarsi morire in condizione di suprema rinuncia per non turbare la nuova serenità familiare. Le emozioni suscitate dalla vicenda erano emozioni pure, non contaminate o richiamate da marchingegni scenici. La scena infatti era sobria e la sobrietà ne esaltava il valore rappresentativo: nel fondale, infatti, campeggiava, incombente, l’evocativa Zattera della Medusa di Théodore Géricault, a sinistra il pianoforte e dall’altro lato i leggi per i  due attori. Il merito della efficace semplicità andava sicuramente ascritto al regista Renato Cuocolo che ha saputo trarre la drammaticità direttamente dal testo, senza avvalersi di inutili orpelli, effettuando una riscrittura dello stesso con sdoppiamento dei ruoli narrativi (nell’originale la voce narrante è unica) e utilizzando spesso la forma espressiva del discorso diretto, un modo idoneo per far cadere la quarta parete. La musica raccontava, suggeriva, mai mero sottofondo, con un interessante uso da parte del compositore della tecnica del Leitmotiv. Dalle abili mani di Massimo Viazzo i vari temi conduttori si susseguivano carichi di forza evocativa, sempre nuovi e teatralmente vividi, disegnati con fraseggio cangiante e con un occhio di riguardo per i momenti più intimi della partitura dove non si lesinavano raffinatezze e malie timbriche. Grandiosa suonava così la scena delle nozze tra Annie e Philip che chiudeva il primo atto con gli accordi del pianoforte sgranati e svettanti, intimamente commosso il momento dell’agnizione finale, di calda ed umana espressività. Le voci recitanti si mostravano entrambe di grande duttilità, timbricamente variopinte con una costante ricerca di tonalità musicalissime, coese  con la poetica voce del pianoforte, in un perfetto connubio di tratti vigorosi e sfumature più delicate. Roberta Bosetti con forte presenza scenica e carisma trascinatore è stata un’amante delicata e fedele, una donna salda e fiduciosa, il cardine intorno a cui ruotava l’intera vicenda. Mario Brusa attore di consumata esperienza ha saputo utilizzare la voce al massimo delle potenzialità divenendo ora mero narratore, ora personaggio vivo e palpitante. Grande successo di pubblico per uno spettacolo di grande pregio. Renzo...