I DIALOGHI DELLE CARMELITANE – Teatro Regio di Torino 4 aprile 2026

I DIALOGHI DELLE CARMELITANE – Teatro Regio di Torino 4 aprile 2026
Quando, per motivi anagrafici si è costretti a scegliere, ma si ricerca ancora il meglio… si cerca di puntare al non ovvio e banalmente rassicurante, ma ci si vuole immergere in capolavori unici e spettacolari; ecco che certamente ‘Les Dialogues des Carmelites’ di Francis Poulenc, rispondono esattamente a questa puntuale esigenza di bello e coinvolgente! DIALOGHI DELLE CARMELITANE – Teatro Regio Torino – 4 aprile 2026 Yves Abel direttore d’orchestra Robert Carsen regia Christophe Gayral ripresa della regia Michael Levine scene Falk Bauer costumi Robert Carsen, Cor van den Brink luci Philippe Giraudeau coreografia Ian Burton drammaturgia Alejandra Gonzalez assistente alle scene Bettina Hinteregger assistente ai costumi Gea Garatti Ansini maestro del coro   Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Dutch National Opera Opera in tre atti e dodici quadri Musica di Francis Poulenc Libretto di Francis Poulenc tratto dal dramma di Georges Bernanos (adattamento autorizzato da Emmet Lavery, basato su un racconto di Gertrud von Le Fort e una sceneggiatura di Padre Bruckberger e Philippe Agostini) Prima rappresentazione assoluta: Milano, Teatro alla Scala, 26/01/1957 Marchese de La Force Baritono Jean-Francois Lapointe Blanche de La Force Soprano Ekaterina Bakanova Cavaliere de La Force Tenore Valentin Thill Madame de Croissy Contralto Sylvie Brunet-Grupposo Madame Lidoine Soprano Sally Matthews Madre Marie Mezzosoprano Antoinette Dennefeld Suor Constance Soprano Francesca Pia Vitale Madre Jeanne Contralto Lorrie Garcia Suor Mathilde Mezzosoprano Martina Myskohlid (Regio Ensemble) Il cappellano Tenore Krystian Adam L’ufficiale e Thierry Baritono Roberto Accurso Il carceriere e Secondo Commissario Baritono Isaac Galan Monsieur Javelinot Baritono Eduardo Martínez (Regio Ensemble) Primo Commissario Tenore Matthieu Justine Musica ossessivamente e meravigliosamente ipnotizzante, dai toni e significati più estesi, agisce sullo stato d’animo delle spettatore e sulle sue energie vitali come un potente farmaco, senza controindicazioni…fa solo bene allo spirito ed alla mente, nonostante una narrazione potente psicologicamente e socialmente impetuosa e terribile. A quasi settant’anni dalla sua prima rappresentazione e nonostante gli iniziali limiti imposti dalla critica per contenuti ed aspetti reazionari, costituisce uno dei più colossali monumenti compositivi del xx secolo! Nonostante risulti veramente difficile esprimere ancora nuovi concetti sui ‘Dialoghi’ resta tuttavia lo spazio per riconfermare l’esaltante passione che nella messa in scena curata da Robert Carsen raggiunge livelli espressivi non facilmente superabili. Per restare su Carsen credo che lavori con le quattro operazioni matematiche, ovvero sa quando è il momento di addizionare o addirittura moltiplicare le scene (vedasi in Salomè) e conosce bene il momento della divisione o sottrazione come nei ‘Dialoghi’ già visti anni fa alla Scala di Milano e che conservano intatto l’affascinamento ed il coinvolgimento, senza mai perdere di vista la musica, la scena, la narrazione e lo spettatore, non deludendo mai ed attraendo sempre. In ‘Dialoghi’ la scena non solo è scevra da orpelli, ma quasi nuda con il grigio imperante che sottolinea l’ovattamento che circoscrive un evento vissuto ed immerso in un truce e sanguinario momento di fine settecento. Veramente toccante il momento finale della decapitazione delle suore che una ad una, decapitate da musica potente e da canto di rassegnazione, cadono a terra ! La severità, la rassegnazione contemplativa, l’obbedienza ed il dubbio vengono estrapolati con la grande maestria di tutti i coinvolti del Teatro e i realizzatori. La direzione di Ives Abel il quale conosce profondamente l’opera e la regia di Carsen, avendola cresciuta musicalmente fin dalla nascita, estrae l’impercettibile e scorre da lentezze emotive ai vigori dell’azione e delle tempeste interiori, insieme all’ottima orchestra del teatro. Gea Garatti Ansini, al suo primo impegno al Regio di Torino, mantiene l’ottimo livello del Coro che ben unito vanta abilissimi artisti che regalano sempre un plus che fa vibrare le corde più intime. Ekaterina Bakanova...

STIFFELIO – Teatro Municipale di Piacenza – 21 dicembre 2025

STIFFELIO – Teatro Municipale di Piacenza – 21 dicembre 2025
Che dire! Talvolta ci si innervosisce per le difficoltà dei trasporti, le corse nelle stazioni, l’affanno creato dai ritardi e dalla preoccupazione di perdere la preziosa coincidenza, si combatte anche il malessere di stagione, ma quando si assiste poi ad una messa in scena di grande bellezza…la soddisfazione supera tutto. STIFFELIO – Teatro Municipale di Piacenza – 21 dicembre 2025 Stiffelio – Gregory Kunde Lina – Lidia Frifman Stankar – Vladimir Stoyanov Raffaele – Carlo Raffaelli Jorg – Adriano Gramigni Federico di Frenge – Paolo Nevi Dorotea – Carlotta Vichi Direttore – Leonardo Siri Regia, scene, costumi – Pier Luigi Pizzi Regista collaboratore e disegno luci – Massimo Gasparon Assistente alle scene – Serena Rocco Assistente ai costumi – Lorena Marin Editing video – Matteo Letizi Orchestra dell’Emilia Romagna ‘Arturo Toscanini’ Coro del Teatro Municipale di Piacenza maestro del coro – Corrado Casati NUOVO ALLESTIMENTO coproduzione Teatro Municipale di Piacenza Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia   Stiffelio è un’opera lirica in tre atti composta da Giuseppe Verdi  su librtetto di Francesco Maria Piave, la cui prima assoluta risale al 16 novembre 1850 al Teatro Grande di Trieste. La vicenda si basa sulla commedia francese di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois, Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer (1848) ed oggi si direbbe una storia di ‘corna’ e di cronaca nera, seppur con il finale di perdono. Di questi tempi che tendono all’omologazione e tristemente troppo sovente ‘al ribasso’ il titolo di ‘Maestro’ viene attribuito con facilità e talvolta con faciloneria. Certo è che quando si incontra un vero ‘MAESTRO’ lo si riconosce subito e citando le eleganti realizzazioni di Pier Luigi Pizzi, non si può che pensare ad un ‘Maestro’, il quale non necessita di apporre la sua firma… la raffinata eleganza delle scelte sono già di per sé una firma Venendo però subito all’allestimento visto al Teatro Municipale di Piacenza, senza ombra di dubbio si può dire di aver assistito ad uno spettacolo di pregio in ogni suo aspetto. L’orchestra dell’Emilia Romagna ‘Arturo Toscanini’ è davvero un bell’insieme e con il giovane direttore Leonardo Siri (peraltro con un invidiabile curriculum…), il quale dirige con gesto chiaro e sicuro, senza (mi si permetta) inutili stravaganze o gestualità eccessiva, ma di grande attenzione ed invito, riesce a creare un gradevole ascolto di un’opera non così frequente nei cartelloni operistici. Già nell’ouverture appare il presagio della narrazione musicale e scenica e si incontrano temi che Verdi riprenderà più tardi, sviluppandoli con toni e accenti che affascineranno il pubblico nel tempo. Musica molto interessante che colpisce per vigore e sentimento ben trasmessi dall’entusiasmo sia del direttore che dell’orchestra. Le scene, come predetto, portano una firma inconfondibile, anche se Pier Luigi Pizzi con l’ormai storico collaboratore Massimo Gasparon (il quale disegna le luci con la stessa eleganza di Pizzi) pur restando quasi sul monocolore, ha abbandonato il bianco per il nero, lasciando però immutata l’eleganza delle scene e l’efficace insieme! I costumi, sempre a firma di Pizzi sono quasi tutti neri, facendo spiccare il bianco di Lina nel primo atto ed alcuni elementi scenici, i libri in rosso o l’oro dei candelabri e degli alamari, il tutto con sullo sfondo un drappo verde autunno prima e raffinate scene neoclassiche poi. Toccanti davvero alcune scene, come quella dell’anello non portato al dito da Lina, che celandosi dietro un ‘silenzio accusator’ non confessa di averlo donato all’amante o, tanto per citare ancora, quando il superbo Coro del Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati intona ‘Signore non punire con il tuo...

DONIZETTI SONGS ! e DIES NATALIS – Donizetti opera 2025

DONIZETTI SONGS ! e DIES NATALIS – Donizetti opera 2025
Evviva i festivals musicali, i quali sanno ripescare e riproporre anche composizioni quasi o del tutto sconosciute, ma con un occhio al cartellone e il desiderio di girare tra le bellezze della città ecco che si possono usufruire momenti di inaspettata bellezza e serenità. DIES NATALIS – ELEVAZIONE MUSICALE -Santa Maria Maggiore 29 novembre Buon compleanno Gaetano PROGRAMMA -Giovanni Gabrieli (1554/57 – 1612) Canzona à 8 -Johann Sebastian Bach (1685 – 1750) Cantata BWV 129 Gelobet sei der Herr, mein Gott (Lodato sia il Signore, mio Dio) – Tielman Susato (ca. 1510 – 1570) Pavane La Bataille -Giovanni Simone Mayr (1763 – 1845) Rex Tremendae Majestatis dalla Messa da Requiem -Gaetano Donizetti (1797 – 1848) Preces Meae dalla Messa di Requiem Vagando tra le iniziative del Donizetti Opera 2025 si giunge anche in Santa Maria Maggiore che ospita le spoglie del grande maestro (accanto a quelle dell’amico e maestro Mayr) ed ancor più ci si imbatte ne “L’elevazione musicale per il Dies Natalis” ovvero la celebrazione del compleanno di Donizetti il 29 novembre. Come ogni anno il progetto vede anche la collaborazione con il laboratorio di scrittura creativa a cura del team Donizetti Education per la scrittura de ‘la nostra lettera per Gaetano’, lettere lette poi dagli studenti, alternandosi alla musica. L’elevazione musicale è offerta dal Gruppo di Ottoni del Politecnico delle Arti di Bergamo”G.Donizetti e G.Carrara” Programma decisamente interessante e coinvolgenti con brani di vigore e forza, ben interpretati e con creazione di momenti di spessore. The Donizetti Brunch, al Ridotto del teatro Donizetti – Bergamo 30 novembre 2025DONIZETTI SONGS ! Soprano Lucrezia Tacchi Soprano Cristina De Carolis Tenore Cristóbal Campos Marín Mezzosoprano Eleonora de Prez Baritono Francesco Bossi Baritono Pierpaolo Martella  Pianoforte Giulio Zappa L’ambizioso progetto di Opera Rara è quello di registrare l’integrale delle canzoni di Gaetano Donizetti ed una bella manciata di esse viene proposta al Ridotto ‘Gianadrea Gavazzeni’ del Teatro Donizetti nella mattinata di domenica 30. Donizetti compose circa 200 canzoni ed il programma al Ridotto è molto gradevole e divertemte, anche grazie alla forza interpretativa ed alla mimica dei cantanti.. Al pianoforte il Musicista Giuglio Zappa anche curatore della Bottega Donizetti, che ha curato la preparazione degli artisti molto molto gradevoli ed interprettativi. Zappa ben conosciuto negli ambienti di Musica colta, ha accompagnato gli studenti in un percorso di crescita e sa usare la tastiera da ottimo interprete e ottimo accompagnatore. Tutti con entusiasmo giovanili hanno caratterizzato le storie narrate nelle varie canzoni, creando un bel momento di arte: La Musica vince sempre Renzo...

CATERINA CORNARO -Donizetti opera 2025 – Teatro Donizetti 30 novembre

CATERINA CORNARO -Donizetti opera 2025 – Teatro Donizetti 30 novembre
Il Tour de force cui invitabilmente ci si sottopone durante i festival, il più delle volte si tramutano in tour de beauté, portando a ricollegare al propria vita alla bellezza degli ‘ambienti’, dei luoghi e delle belle offerte musicali.   CATERINA CORNARO -Donizetti opera 2025 – Teatro Donizetti 30 novembre Musica di Gaetano Donizetti Tragedia liorica di Giacomo Sacchero Direttore Aram Khacheh Regia Francesco Micheli Scene Matteo Paoletti Franzato Costumi Alessio Rosati Lighting design Alessandro Anderoli Drammaturgia Alberto Mattioli Visual Design Matteo Castiglioni Caterina Cornaro Carmela Remigio Andrea Cornaro Fulvio Valenti Gerardo Enea Scala Lusignano Wonjun Jo Strozzi Francesco Lucii Mocenigo Riccardo Fassi Un cavalierede re Francesco Lucii Matilde Vittoria Vimercati Orchestra Donizetti Opera Coro dell’Accademia Teatro aòlla Scala Maestro del coro Salvo Sgrò Si tratta di una storia complessa e al Donizetti viene rappresentata in parallelo con la storia di una donna incinta, sola, angosciata, che attende notizie sull’evoluzione del pesante malanno urgentemente accaduto al marito, con poche speranze, ma con la consolazione dell’arrivo di un figlio. La narrazione operistica parte da Venezia giungendo fino a Cipro dove le vicende si alternano e diventano sempre più controverse e difficili da superare. L’ultima grande opera italiana del prolifico compositore di Bergamo trova vita al festival nella versione più vicina alle intenzioni del maestro. La storia di Caterina che giunge al trono di Cipro grazie ad una controversa amicizia tra i suoi due pretendenti, diviene vittima del Consiglio di Venezia. La realizzazione di quest’opera importante è stata creata con efficacia sia nella sua globalità che nei dettagli curati con sapiente attenzione, riservando allo spettatore particolari affascinanti e attrattuvu. Purtroppo vicende indipendenti dalla loro volontà hanno indotto il Maestro Riccardo Frizza a non dirigere e lasciare il podio al giovane, ma già solido Aram Khacheh, il quale ha diretto con piglio sicuro e sensibilità, parimenti a Vito Priante che dopo un evidente abbassamento di voce ha dovuto lasciare il palcoscenico a Wonjun Jo che ha brillantemente ricoperto il ruolo di Lusignano con bei colori e profondità. L’opera è stata rappresentata filologicamente, stabilendo due piani di narrazione: la regia di Francesco Micheli evidenzia le abilità delle realizzazioni classiche, quanto quelle contempporanea, lasciando ‘pulizia’ di azione, molto interessante e ben coniugata con le scene di Matteo Paoletti Franzato (pannelli in rotazione) e con i costumi importanti e particolari di Alessio Rosati che spaziano temporalmente, esaltati dal Lighting design di Alessandro Anderoli che utilizzando le più contemporanee disponibilità si incrocia positivamente con le realizzazioni del visua designer Matteo Castiglioni e con il lavoro di drammaturgia di Alberto Mattioli. Venendo agli interpreti oltre a quanto segnalato circa la sostituzione di Vito Priante il ruolo del titolo è stato ricoperto da una Carmela Remiglio con voce solida e facile agli acuti ricchi di colore che sottolineano la salda tecnica del soprano.. Gerardo incontra l’affermato tenore Enea Scala in maturità artistica, seppur ancor giovane, sempre ben in ruolo e molto partecipativo. Fulvio Valenti è Andrea Cornaro, il padre della futura regina di Cipro, buon interprete. Riccardo Fassi è segnatamente coinvolto nel rendere Mocenigo e Strozzi è autorevolmente reso da Francesco Lucii. Veramente un buon cast e un allestimento accattivante che con Orchestra e Coro hanno esaltato le note di Donizetti. La Musica vince sempre Renzo...

DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre

DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre
Una passeggiata tra le mura della città alta, vista immutabile e sempre nuova, porta lo spirito a rasserenarsi ed a godere dei particolari… Alla fine l’animo è pronto ad accogliere l’ottima messa in scena di un’opera rara di Gaetano Donizetti. DONIZETTI OPERA 2025 – IL FURIOSO NELL’ISOLA DI S. DOMINGO –Bergamo- Teatro Donizetti 29 novembre Melodramma in due atti di Iacopo Ferretti Musica di Gaetano Donizetti Prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle, 2 gennaio 1833 Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo Direttore Alessandro Palumbo Regia Manuel Renga Costumi e scene Aurelio Colombo Lighting design Emanuele Agliati Assistente alla regia Sara Dho Assistente alle scene e ai costumi Valeria Vago Personaggi e interpreti Cardenio Paolo Bordogna Eleonora Nino Machaidze Fernando Santiago Ballerini Bartolomeo Valerio Morelli Marcella Giulia Mazzola Kaidamà Bruno Taddia Orchestra Donizetti Opera Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti Per inquadrare immediatamente quest’altra opera rara del compositore Bergamasco è forse bene leggere i commenti del giovane quanto talentuoso direttore Alessandro Palumbo che racconta che ‘Il Furioso è stata composta nel 1832 e che all’epoca fu uno dei più grandi successi donizettiani, sparendo poi nel dimenticatoio operistico e che sia cosa buona che il Festival dedicato al Maestro di Bergamo la riproponga. Il regista Manuel Renga si è invece ispirato ad una frase del personaggio Bartolomeo che sottolinea che la pazzia è come un albero al quale si possono tagliare i rami, ma che conserva le radici che possono ancora germogliare ed ecco che l’azione viene ambientata in una casa di cura. Rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1833, il ‘Furioso’ riscosse un immediato successo con tantissime repliche in tutta Italia ed a Napoli, fu addirittura rappresentato in tre teatri contemporaneamente. Ispirato al Don Chisciotte di Cervantes, la narrazione viene qui spostata all’isola di Santo Domingo, avvalendosi di un insieme teatrale di ottimo livello. Sul podio il giovane, ma già più che affermato direttore Alessandro Palumbo alla guida della Donizetti Opera; brillante e raffinato restituisce i vividi colori della composizione che appare ‘come nuova’ con riflessi decisamente interessanti. La regia di Manuel Renga è movimentata con diversi momenti decisamente gradevoli e con i costumi e scene Aurelio Colombo creano un insieme molto particolare; colori dei costumi vivaci con gonne floreali che ben si accompagnano alle scenografie floreali che al finale cadono!! Le luci del light designer Emanuele Agliati con effetto obiettivo fotografico si aprono e chiudono esattamente come fa un grand’angolo e poi un tele.. Il personaggio di Cardenio incontra il bergamasco Paolo Bordogna dal timbro sempre possente che non lesina begli acuti e bei colori al suo pubblico. Il soprano Nino Machaidze protagonista femminile espone una voce sicura e versatile con accenti emozionanti, mentre Fernando viene interpretato da Santiago Ballerini che incontra decisamente i favori del pubblico. Il ruolo di Bartolomeo è assegnato a Valerio Morelli il quale regge bene la scena e la parte. Marcella è sicuramente un personaggio riuscito grazie alla buona vocalità di Giulia Mazzola. Kaidamà risalta con la vivace interpretazione di Bruno Taddia il quale sa tenere in modo non banale il palcoscenico con capacità d’attore oltre che buon cantante. Va assolutamente ricordato il Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala, con un plauso anche al suo Maestro Salvo Sgrò, quasi sempre sul palco con presenza decisiva per la riuscita di un’opera che sarebbe...

Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre

Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre
Tra gli obiettivi che un Festival di caratura come il “Donizetti Opera” si impone c’è anche la divulgazione artistica creativa, tra i giovani e con i giovani ed ecco che la partecipazione de ‘La Bottega Donizetti’ fa onore alla stagione festivaliera bergamasca ed anche la scelta di proporre sovente opere praticamente dimenticate anche dai frequentatori del teatro d’opera, aumenta il fascino dell’ascolto e della totale fruizione, apparendo la ‘riproposizione’ come un fatto nuovo per le nostre orecchie Il CAMPANELLO e DEUZ HOMMES UN FEMME Donizetti Opera 2025 – Teatro Sociale 28 novembre IL CAMPANELLO Farsa in un atto Parole e musica di Gaetano Donizetti con recitativi di Salvadore Cammarano Prima rappresentazione della nuova versione: Napoli, Teatro del Fondo, 23 maggio 1837 Edizione critica a cura di Ilaria Narici © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo Cast  Direttore Enrico Pagano Regia Stefania Bonfadelli Scene Serena Rocco Costumi Valeria Donata Bettella Lighting design Fiammetta Baldiserri Assistente alle scene Marta Solari Assistente alle luci Veronica Varesi Monti Personaggi e interpreti Serafina Lucrezia Tacchi * Madama Rosa Eleonora de Prez * Don Annibale Pistacchio Pierpaolo Martella * Enrico Francesco Bossi * Spiridione Giovanni Dragano Orchestra Gli Originali Maestro al fortepiano Ugo Mahieux Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò * Allievi della Bottega Donizetti DEUX HOMMES ET UNE FEMME Opéra-comique in un atto di Gustave Vaëz Musica di Gaetano Donizetti Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 7 maggio 1860 (come Rita, ou Le mari battu) Edizione critica a cura di Paolo A. Rossini, con la collaborazione di Francesco Bellotto © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo Direttore Enrico Pagano Regia Stefania Bonfadelli Scene Serena Rocco Costumi Valeria Donata Bettella Lighting design Fiammetta Baldiserri Assistente alle scene Marta Solari Assistente alle luci Veronica Varesi Monti Personaggi e interpreti Rita Cristina De Carolis * Pepé Cristóbal Campos Marín * Gasparo Alessandro Corbelli  Orchestra Gli Originali Maestro al fortepiano Ugo Mahieux Coro dell’Accademia Teatro alla Scala Maestro del Coro Salvo Sgrò * Allievi della Bottega Donizetti Nuovi allestimenti della Fondazione Teatro Donizetti   Nel caso del dittico in cartellone, ascoltiamo la musica del più prolifico degli autori molto amati dal pubblico, cioè ‘Donizetti’ e vivendo la regia di Stefania Bonfadelli e del suo team creativo tutto al femminile, si apprezzano ne ‘Il Campanello’ i recitativi nientemeno che di Salvatore Cammarano e nel ‘Deux Hommes une femme, con testo originale in francese, la partecipazione di Alessandro Corbelli, mentore della Bottega Donizetti! La versione critica di Ilaria Narici porta sul palco l’edizione del 1837 e va segnalato che Donizetti non è solo l’autore della musica, ma anche del libretto rivelandosi artista a tutto campo. In questa stagione 2025 a Bergamo l’opera Deux hommes et une femme viene presentata nella versione originale. Nelle note del Donizetti Opera si legge .”Le opere sono entrambe in un atto ed entrambe incentrate sul triangolo sentimentale di una donna e due uomini: nel primo caso la giovane Serafina va in sposa allo speziale Don Annibale Pistacchio, ma l’amato Enrico, grazie a mille travestimenti, interromperà la prima notte di nozze suonando di continuo il campanello della farmacia; nella seconda opera la protagonista, Rita, è sposata in prime nozze con il violento Gasparo per poi unirsi in seconde nozze con il timido Pepé, credendo morto il primo marito. Il ritorno improvviso di Gasparo genera un “tira e molla” parossistico, in cui al centro finisce proprio la protagonista, dalla quale entrambi i mariti cercano in tutti i modi di liberarsi.” Sul podio il giovane e brillante direttore Enrico Pagano il quale dirige con piglio sicuro e gesto chiaro ed in totale sintonia con ‘Gli...