Il Segreto di Susanna / La Voix Humaine Opera San Antonio

Il Segreto di Susanna / La Voix Humaine  Opera San Antonio
Opera San Antonio. Tobin Center for the Arts. San Antonio, Texas USA. Marzo 2015. A chiusura della stagione 2015 l’Opera di San Antonio ha offerto una interessante e soddisfacente proposta con il Segreto di Susanna di Ermanno Wolf Ferrari e La Voix Humaine di Francis Poulenc, con l’aspettativa di contare sulla presenza del sopranoAnna Caterina Antonacci in una rara sua apparizione sulle scene d’opera statunitensi – i suoi prossimi impegni in questo paese saranno all’Opera di San Francisco nel giugno e luglio di quest’anno come Cesira nella Ciociara di Marco Tutino e come Cassandra nei Troiani di Berlioz. Questo dittico, tragi-comico, che fu un successo per l’artista all’Opéra-Comique a Parigi nel 2013, è un progetto degno di riconoscimento per un teatro d’opera che ha privilegiato, prima di ogni cosa, la parte artistica e musicale. Per apprezzare il dettagliato lavoro attoriale e dotare la scena di un carattere più personale e intimo, la rappresentazione è stata realizzata nello Studio del Tobin Center, uno spazio ideale per le sue ridotte dimensioni e ampiezza. Visivamente semplice e elegante era la scenografia, in prospettiva, del salone della casa, così come raffinati i costumi di stile antico. Dall’allegra ouverture si poteva intuire la giocosità contenuta nella partitura di Wolf Ferrari, che è stata interpretata con tempra e bilanciamento dai musicisti della Sinfonica di San Antonio sotto la direzione di Andrés Cladera. Qui, l’Antonacci ha delineato una Susanna con la sua particolare grazia e disinvoltura scenica, e la musicalità del suo canto. Il basso baritono Wayne Tigges è stato un discreto Conte Gil eccessivo nella forza del suo canto. Nella seconda parte, nella stessa sala, ma con una vasca da bagno al centro della scena, nell’oscurità, e con un telefono in mano, è apparsa Anna Caterina Antonacci per incarnare il magnetismo e la seduzione del personaggio di Elle. La Voix Humaine è un’opera che pare adattarsi molto bene alla sua sensibilità drammatica e con essa ha trasmesso gli stati d’animo che attraversavano il suo personaggio, come l’angoscia e la disperazione. Il suo canto ha beneficiato della sua ottima dizione francese e di un ampio spettro di colori per quanto riguarda la sua timbrica.L’opera è stata intepretata nella versione per pianoforte composta dallo stesso Poulenc. Donald Sulzen ha accarezzato con il suo strumento ogni nota e sontuosa melodia della partitura in un costante intercambio con la voce, in un ambiente incomparabile.   Ramón...

BACH COLLEGIUM JAPAN – GUANAJUATO -Mexico

BACH COLLEGIUM JAPAN – GUANAJUATO -Mexico
Bach Collegium Japan – 42°Festival Internacional Cervantino, Guanajuato Mexico L’orchestra Bach Collegium Japan ha realizzato il suo debutto messicano, come uno degli eventi più rilevanti della musica antica, all’interno della 42° edizione del Festival Internazionale Cervantino di Guanajuanto Messico, che ha avuto come paese ospite il Giappone. Questo gruppo composto da orchestra e coro, che è stato fondato nell’anno 1990 con l’obiettivo di presentare e diffondere al pubblico giapponese opere del repertorio barocco, ha offerto un concerto monografico con opere di Johann Sebastian Bach, compositore nelle cui opere si è specializzato e al quale dedica la maggior parte del suo catalogo discografico, entro il quale si può menzionare una delle uscite più recenti Bach Mottetti BWV 225-230 edita dalla svedese Bis. Nel concerto che si è tenuto al Teatro Juarez, teatro che divenne la sede principale del festival, intitolato “Signore, i tuoi occhi mirano alla tua fede”, si sono ascoltate lde Cantate BWV 97 In allen meinen taten e BWV 102 Herr deine Augen sehen nach dem Glauben. Nella prima Cantata, che contiene reminiscenze della Passione secondo San Matteo, ha colpito l’omogeneità degli archi che emettevano un suono dolce e leggero. La seconda interpretazione è stata corretta, anche se per qualche momento la parte orchestrale avrebbe richiesto più corposità. E’ toccato poi alla monumentale Messa Luterana in sol maggiore BWV 236 con la sua ricca parte corale, soprattutto nel Gloria in excelsis Deo. I solisti si sono posti all’interno del Coro e ogni loro intervento individuale mostrava preparazione e stile appropriato. Al basso   Dominik Wörner  si notava insicurezza e poco agilità nelle sue arie, mentre il giovane soprano ceco Hana Blažíková di riconosciuta carriera all’interno della musica antica, lavorando regolarmente con Philippe Herreweghe, è stata una torreggiante figura per nitidezza e chiarezza d’emissione, colore del timbro ed espressività nell’interpretare i testi delle sue arie; e quando duettava con il controtenore inglese Robin Blaze, che ha cantato con facilità e fluidità.  Il tenore austriaco Bernhardt Berhtold ha mostrato una gradevole timbrica vocale e ha cantato con correttezza. La direzione di Maasaki Suzuki è stata puntuale e dettagliata cercando sempre di estrarre colori, musicalità e omogeneità dalle forze musicali di fronte a lui.. Infine non si può dimenticare la gradevole e travolgente interpretazione del Concerto per due violini in re minore BWV 1043, che si intercalava tra le opere vocali, e che ha trovato proprio Suzuki interprete al clavicembalo con il quale ha accompagnato un compatto gruppo di solisti trasmettendo i profondi sentimenti che solo Bach sa trasmettere. Ramón...

CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN

CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN
CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN  en las colecciones del Museo Thyssen-Bornemisza Del 28 de octubre de 2014 al 25 de enero de 2015. Lunes de 12 a 16 horas, entrada gratuita dentro de las colecciones del Museo. Comisaria: Marta Ruiz del Árbol.   Con motivo del 25° aniversario de la caída del Muro, el Museo Thyssen-Bornemisza y la Embajada de la República Federal de Alemania rinden homenaje a la ciudad de Berlín y a sus habitantes con el montaje expositivo Calles y rostros de Berlín en las colecciones Thyssen-Bornemisza. Podría tratarse una vez más del entonado cada cierto tiempo mea culpa por la responsabilidad del nazismo y el pueblo alemán en los desastres y la Shoah perpetrados durante la II Guerra Mundial. En todo caso, se trata de un arte para disfrutar y tremendamente premonitorio de lo que llegaría a pasar en Europa desde el ascenso de los totalitarismos. Como parte de la muestra hay que destacar el Retrato de Christian Schad del Dr. Haustein, un médico que se suicidó con cianuro antes de ser enviado a Auschwitz, cuya sombra detrás de la imagen del retratado induce a todo tipo de fantasías interpretables (qué cerca de la estética cinematográfica de un Murnau o de los comics tan reseñados del artista francés y judío Joann Sfar). Y la representación dolorosa y terrible de La casa de la esquina (Villa Kochmann) de Ludwig Meidner. Una selección de 18 obras maestras de las colecciones, que incluye además artistas como como George Grosz, Ernst Ludwig Kirchner, Otto Dix, o Max Beckmann -algunas de las cuales no están expuestas habitualmente-, convierten a la ciudad de Berlín en protagonista y nos descubren su floreciente panorama artístico durante el primer tercio del siglo XX. En el vernissage autoridades de la Embajada alemana y del Goethe Institut, se unieron a periodistas y un público interesado y cercano a este tipo de producción artística, de las mejores repertoriadas fuera de Alemania. El cocktail, trufado de delicatesen. La rápida transformación de ciudades como Berlín en metrópolis fue uno de los temas que más apasionaron a los pintores de comienzos del siglo XX. La capital alemana, que vivió un veloz proceso de industrialización, se convirtió por su atmósfera libre en imán de numerosos artistas y en punto de encuentro de las vanguardias europeas. La guerra acabó con todos estos sueños de plenitud y de grandeza y la ciudad no pudo reconectar con esta creatividad hasta después de la caída del Muro en 1989.  Alicia...

A U G U R I

A U G U R I

Concertgebouw, Amsterdam – TRAGEDIE SENZA TEMPO

Concertgebouw, Amsterdam – TRAGEDIE SENZA TEMPO
L’orchestra della radio olandese Radio Filharmonisch Orkest, ha offerto nella sala da concerto Concertgebouw di Amsterdam un dittico insolito intitolato “Tragedie senza tempo” composto dall’opera-oratorio Oedipus Rex di Stravinskij e dalla prima assoluta di The Rise of Spinoza di Theo Loevendie. Quest’opera in quattro scene è stata commissionata a Loevendie, un prolifico compositore nato ad Amsterdam nel 1930 che si è ispirato ad un momento tragico della vita del filosofo olandese Baruch Spinoza, il quale nel 1656 fu espuslo dalla comunità giudaica, così come scomunicato e esiliato dalla cità di Amsterdam per la sua filosofia panteista che identificava Dio con la Natura (Deus sive natura).  Questo passaggio è stato abilmente plasmato dal compositore in un libretto in lingua inglese di appena 45 minuti di durata che era a volte colorito a aolte agghiacciante. L’esito musicale è sostanzialmente contemporaneo e intenso, in certi momenti dissonante, ma non rinuncia a influenze dalla musica jazz o da quella antica, incorporata abilmente nel personaggio del musico Jacob van Eyck, qui interpretato dal flautista Erik Bosgraaf che con il suo strumento girava in scena e tra gli orchestrali come osservator dei fatti. La musica è ricca, per momenti sottile e accessibile nella parte cantata dai solisti. Il ruolo di Spinoza è stato interpretato dal controtenore Tim Mead che ha saputo infondere nel personaggio energia ed estasi con una linea di canto molto lirica, come nel suo incontro amoroso con Clara, intepretata dal soprano Katrien Baerts, che ha cantato con una timbro di nitidezza cristallina. Gli altri personaggi erano il basso-baritono Huub Claessens, un energico e convincente Rabino Morteira, e il tenore Marcel Reijans, un discreto Franciscus van den Ende, professore di Spinoza. Il Coro, Groot Omroepkoor, ha dato il suo apporto, come nella originale scena  iniziale dei venditori al mercatoche offrivano ogni tipo di alimenti, come formaggio e burro; e l’orchestra ha riposto alle esigenze musicali della partitura con sicurezza e suono omogeneo sotto la bacchetta del suo direttore principale Markus Stenz. Nella seconda parte si è ascoltato Oedipus Rex, nel quale brillava la presenza del tenore Sergey Semishkur, tenore russo du voce calda e potente nel ruolo di Edipo. Completavano il cast la mezzosoprano Yvonne Naef, una buona scelta per il ruolo di Giocasta per la suoi toni bruniti e la convinzione, così come il basso Dmitry Ivaschchenko come Tiresia e il baritono Andrew Schroeder come Creonte. L’orchestra ha dato il suono tragico richiesto dall’opera sotto la direzione minuziona e attenta di Markus Stenz. Ramón...

Teatro della Zarzuela -Madrid – ANNA CATERINA ANTONACCI

Teatro della Zarzuela -Madrid – ANNA CATERINA ANTONACCI
  Con un recital del soprano Anna Caterina Antonacci ha avuto inizio la ventunesima edizione del Ciclo di Lied che si segue con tanto interesse a Madrid e che si presenta nel Teatro della Zarzuela, luogo che per le sue dimensione è uno spazio ideale per questo tipo di proposte. Star seduti in poltrona a presenziare a questo evento, e star davanti ad una artista in tutto il senso della parola, crea una esperienza musical-teatrale, dato che non solo canta con gusto, ma vive, sente e trasmette con senso e istrionismo ogni parola e frase che emette. L’Antonacci è una artista capace di combinare differenti stili di musica in diverse lingue con grande facilità e con un alto livello interpretativo, e così ha brillato dall’inizio alla fine della serata. Ma soprattutto, l’Antonacci è capace di entusiasmare, commuovere e sedurre chi le sta davanti. Nella prima parte del programma, scelto minuziosamente, ha presentato il Lamento di Arianna di Carl Orff, opera in stile monteverdiano, che ha maneggiato con precisione, e che è stato seguito da un ciclo di sette canzoni di Ottorino Respighi, piccole opere cariche di una certa aria mediterranea e canto popolare, che ha trasmesso con eleganza e dizione impeccabile, raggiungendo il punto più sublime in brani come Stornellatrice o Pioggia. Il terzo blocco concludeva con le 4 Canzoni d’Amaranta di Francesco Paolo Tosti, infuse di grande senso poetico. La sua brunita, brillante, estesa ed omogenea tonalità vocale non ha smesso di brillare in ogni momento. Nella seconda parte del concerto ha dotato di sensualità il suo canto e la sua espressione cantando in francese, lingua che si adatta bene al suo temperamento e che si imprimeva in Le Fraîcheur et Le Feu di Francis Poulenc, sette brevi e semplici Mélodies y Chansons che ha caricato di grazia e intenzione. Di Maurice Ravel ha regalato 5 Mélodies Populaires Grecques e dello stesso autore ha cantato con sentimento e in yiddish, 2 Melodias Hebraicas. Al fine ha concluso il suo recital con le Siete canciones populares españolas  di Manuel de Falla, nelle quali ha mostrato una dizione e una pronuncia castellana sorprendente, e ha saputo ornamentale adeguatamente. Qui risaltava il suo indimenticabile Paño moruno la magia della sua Nana e il profumo del canto jonde (flamenco) in Polo. L’accompagnamento al pianoforte di Donald Sulzen, che è stato appropriato, ha mostrato l’intesa esistente tra la tastiera e la voce dell’artista. Ramón...