TURANDOT – Teatro Coccia Novara – 8 febbraio 2015

TURANDOT – Teatro Coccia Novara – 8 febbraio 2015
TURANDOT – Teatro Coccia Novara – 8 febbraio 2015 Turandot                   Maria Billeri Altoum                       Nicola Pisaniello Timur                         Elia Todisco Calaf                           Walter Fraccaro Liù                              Francesca Sassu Ping                           Bruno Praticò Pang                          Saverio Pugliese Pong                          Matteo Falcier Un Mandarino       Daniele Cusari Il Principe di Persia    Vladimir Reutov   Direttore                   Matteo Belatrali Regia                         Mercedes Martini Scene e luci              Angelo Linzalata Costumi                    Elena Bianchini Orchestra Filarmonica Pucciniana Coro San Gregorio Magno Nuovo Allestimento – Produzione Fondazione Teatro Coccia  Tra enigmi e acuti, alla fine trionfa l’amore!  Le buone proposte del Teatro Coccia continuano con il nuovo allestimento di Turandot. Alla sua prima regia d’opera Mercedes Martini si  è ispirata al classico con simbolismi quali: il colore rosso che ha fatto capolino qua e là fino all’esplosione finale ad evidenziare l’amore o il fare e disfare di omerica memoria a sottolineare l’indecisione dell’algida principessa. La scenografia è di Angelo Linzalata che ha firmato anche il più interessante disegno delle luci. I costumi di Elena Bianchini hanno avuto generalmente la connotazione della  mono tonalità che ha esaltato i colori più accesi e che ben hanno risaltato sotto i tagli di luce sempre azzeccati.  L’Orchestra Filarmonica Pucciniana ben conosce gli spartiti del Maestro di Torre del Lago e sotto la vivace direzione del giovane Matteo Beltrami ne ha esaltato le sfumature ed i ritmi. Il maestro ha seguito coscienziosamente  ogni dettaglio con vibrante bacchetta.  L’opera ha avuto  inizio con il canto del mandarino interpretato da  Daniele Cusari il quale ha sfoggiato voce profonda e decisa per  lasciare poi  spazio alla scultorea apparizione di Vladimir Reutov, recentemente già apprezzato al Coccia nel ‘Canto dell’amor tronfante’ e qui  nei panni del Principe di Persia. Il re tartaro Timur trova nel basso Elia Todisco una toccante interpretazione grazie alla profondità armoniosa della voce che ben si affianca a quella di Liù, interpretata da Francesca Sassu con passione e vividi colori cangianti; la giovane interprete tiene agevolmente il ruolo con gradevolezza e commozione.                         Walter Fraccaro, con acuti fermi e convincenti, ha interpretato il principe ignoto Calaf, cui ha infuso il trepidante amore e la fermezza dell’azione. L’anziano Altoum ha avuto Nicola Pisaniello quale regale interprete.                      I tre ministri che rimpiangono le casette di campagna: Pang il simpatico tenore Saverio Pugliese ha brillantemente tenuto il palco grazie alla limpida voce ed all’efficace attorialità; Pong è stato interpretato dal bravo Matteo Falcier con buon fraseggio e limpidezza espressiva; una nota particolare va riservata al Gran Cancelliere Ping ironicamente interpretato da Bruno Praticò tra un lavorare la maglia ai ferri, una pesca fortunata, ed un giocoso spruzzarsi tra...

UNE NUIT A PARIS – Teatro Civico-Vercelli

UNE  NUIT  A PARIS – Teatro Civico-Vercelli
Teatro Civico di Vercelli 17 gennaio 2015 UNE  NUIT  À  PARIS.   Piano MAX duo Massimiliano Genot, Massimo Viazzo  – pianoforte Enrico Beruschi – voce recitante Camerata Ducale. Darius Milhaud –Scaramouche Camille Saint Saens – Danse Macabre Maurice Ravel – Bolero Camille Saint Saens – Le Carnaval des animaux   Dissonanze per un tardivo e rivalutato vaudeville? Slow and soft per ricercar se stessi? Quanti elementi, fin dalle prime battute di un concerto che resterà indubbiamente nella storia del Teatro Civico di Vercelli! La scelta degli autori e dei brani è stata  evidentemente frutto di ricerca musicale, scenografica e di intrattenimento. Con “Scaramouche” di Milhaud  si è iniziato con gioia e vivacità, ritrovate poi, dopo un momento di forte e dolce introspezione, in un finale brasileiro. Massimiliano Genot e Massimo Viazzo, ovvero il pianoMAXduo, hanno trasmesso la grande intesa tra di loro sviluppatasi attraverso la ricercatezza stilistica,il  grande amore per la musica e forse anche per le spiccate doti naturali elevate ed ampliate con studio e dedizione.  Dodici rintocchi inquietanti e premonitori hanno dipinto lugubri, notturni paesaggi funebri: è la “Danse Macabre” di Saint Saens, certamente una gran bella pagina musicale, tra le più riuscite tra le tante composte sul tema dai vari compositori. Ritmi scanditi e descrittivi escono dai due pianoforti contrapposti ad assalire  passionalmente un pubblico sempre più coinvolto. I due concertisti, come di consueto nei loro concerti, oltre che suonare, raccontano come sono nate le musiche che andranno ad interpretare e nel caso del “Bolero” di Ravel hanno addirittura portato  sul palco un metronomo da cui hanno ricavato il tempo dell’interpretazione. Certamente non è cosa facile proporre con due pianoforti  una musica nata per orchestra e per un balletto, ma il pianoMAXduo ha saputo trasmettere la tensione della ripetizione ossessiva di un’unica melodia, in un crescendo incalzante fino alla liberatoria esplosione finale. Dopo un breve fuori programma, “Marcia funebre di una marionetta” di C. Gounod, che ha fatto sorridere il pubblico per essere stata per anni la sigla di Alfred Hitchcock, insieme ai pianisti ha preso posto poi anche  la Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda ed ecco che  ha preso il via una delle più divertenti performances viste sui palcoscenici musicali: gags, cappellini, palle di carta lanciate ai pianisti durante la presa in giro di Saint Saens appunto ai pianisti, maschere di animali, accenni di danza dei violinisti , litigate tra gli strumenti, simulazione di addormentamento in scena, insomma una carnascialesca baraonda musicale. Il violoncello addobbato con un boa bianco, il contrabbasso con la testa d’elefante, teste di gallina per i violini, il clarinetto che fa “cucu” e cosi via.  E come se tutto questo non bastasse, pur in presenza di esecuzione di alta qualità, ecco la voce recitante ( che già prima aveva umoristicamente intrattenuto il pubblico)  di Enrico Beruschi. Che dire? Per restare in tema si potrebbe definire “un animale da palcoscenico”! Mestiere e spontaneità derivanti da vasta e profonda cultura, gli hanno permesso di presentarsi con la semplicità dei colti: divertendosi ha divertito il folto pubblico. Ha raccontato una delle storie che d’abitudine fanno da spalla al brano, ma in questo caso non sono esistite spalle, ma tutti son risultati protagonisti.   In questa organizzata baraonda e tra i fantasmagorici colori dell’allegria e  le note sarcasticamente irriverenti  di Saint Saens ecco che dopo le tartarughe, il cucu in fondo al bosco, i pesci e i canguri,è  spuntata  una delle più belle pagine mai ascoltate: “le cygne” affidato alla voce del violoncello sugli arpeggi...

`GOYESCAS` e `SUOR ANGELICA` – Teatro Regio Torino, 13 gennaio 2015

`GOYESCAS` e `SUOR ANGELICA` – Teatro Regio Torino, 13 gennaio 2015
Teatro Regio di Torino 13 gennaio 2015 – Prova generale Goyescas Opera in un atto e tre quadri Libretto di Fernando Periquet Zuaznabar Musica di Enrique Granados Prima rappresentazione a Torino Personaggi Interpreti Rosario, dama di gran casato, amata da Fernando soprano Giuseppina Piunti Fernando, capitano della guardia reale tenore Andeka Gorrotxategui Paquiro, torero baritono Fabián Veloz Pepa, ragazza del popolo, amante di Paquiro mezzosoprano   Anna Maria Chiuri Una voce tenore Alejandro Escobar     Suor Angelica Opera in un atto Libretto di Giovacchino Forzano Musica di Giacomo Puccini Personaggi Interpreti Suor Angelica soprano Amarilli Nizza La zia Principessa mezzosoprano Anna Maria Chiuri La suora infermiera mezzosoprano Valeria Tornatore La suora zelatrice mezzosoprano Silvia Beltrami Suor Genovieffa soprano Damiana Mizzi La maestra delle novizie mezzosoprano Claudia Marchi La badessa mezzosoprano Maria Di Mauro Suor Osmina soprano Nicoletta Baù Suor Dolcina soprano Maria de Lourdes Martins Prima sorella cercatrice mezzosoprano   Samantha Korbey Seconda sorella cercatrice mezzosoprano   Daniela Valdenassi Prima conversa soprano Sabrina Amè Seconda conversa mezzosoprano   Roberta Garelli Una novizia soprano Eugenia Braynova Prima suora soprano Paola Isabella Lopopolo Seconda suora soprano Cristiana Cordero Terza suora mezzosoprano Raffaella Riello     Direttore d’orchestra Donato Renzetti Regia e scene Andrea De Rosa Costumi Alessandro Ciammarughi Movimenti scenici Michela Lucenti Luci Pasquale Mari Assistente alla regia Paola Rota Assistente ai costumi Sonia Salvatori Maestro dei cori Claudio Fenoglio   Orchestra e coro del Teatro Regio Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” Balletto civile Nuovo allestimento in coproduzione con Maggio Musicale Fiorentino e Teatro di San Carlo di Napoli   LA SOFFERENZA FEMMINILE Goyescas un’opera pressoché sconosciuta ai più, che meritevolmente il Teatro Regio (seguendo la filosofia di proporre anche inediti o quasi)  ha inserito in cartellone. Musica dal sapore sinfonico con accenti prima gioiosi poi di liricità, ed al fine immersi nella tragedia! La direzione  di Donato Renzetti è stata apprezzata, per essere riuscita a porgere  il nuovo come se fosse già nelle menti dell’ascoltatore, con sobria eleganza. L’allestimento d’effetto di Andrea De Rosa, con i colori ambrati e assolati della terra ispanica con forte ispirazione a Goya, si è avvalso anche del buio color nero, spaccato solo da impudici fasci di luce di torce led. A proposito di luci, quelle  ben disegnate da Pasquale Mari hanno esaltato il momento della festa, come il momento della morte! In un lungo ascolto di sola musica è stato  inserito un balletto di matrice  spagnola ideato da Michela Lucenti; classici ed efficaci i costumi di Alessandro Chiammarughi. La protagonista Rosario è stata interpretata da una valida Giuseppina Piunti con voce sicura  e limpidezze trasparenti che ben si è inserita tra l’armoniosità della voce ben timbrata di Andeka Gorrotxategui, tenore nel ruolo di Fernando e la profonda voce brunita di  Fabián Veloz il baritono che ha interpretato il rivale Paquiro. Anna Maria Chiuri che ritroveremo nella seconda opera, qui dà ferma voce a Pepa la ragazza del popolo. L’insolito accostamento della proposta di Goyescas e Suour Angelica ha un denominatore comune, ovvero la donna e la sofferenza femminile. Nel primo caso il dolore è causato dalla morte dell’amante per mano del rivale e nel secondo caso dall’espiazione di una colpa che all’epoca era certamente una vergogna: partorire un figlio senza essere sposata. La prima opera è stata ambientata in una sorta di cratere, mentre la seconda in un manicomio e si può assicurare che questa  realizzazione ha rasentato la perfezione. Suor Angelica ha le chiavi di un cancello che al centro delle sbarre si può aprire e da li accedere al...

BACH COLLEGIUM JAPAN – GUANAJUATO -Mexico

BACH COLLEGIUM JAPAN – GUANAJUATO -Mexico
Bach Collegium Japan – 42°Festival Internacional Cervantino, Guanajuato Mexico L’orchestra Bach Collegium Japan ha realizzato il suo debutto messicano, come uno degli eventi più rilevanti della musica antica, all’interno della 42° edizione del Festival Internazionale Cervantino di Guanajuanto Messico, che ha avuto come paese ospite il Giappone. Questo gruppo composto da orchestra e coro, che è stato fondato nell’anno 1990 con l’obiettivo di presentare e diffondere al pubblico giapponese opere del repertorio barocco, ha offerto un concerto monografico con opere di Johann Sebastian Bach, compositore nelle cui opere si è specializzato e al quale dedica la maggior parte del suo catalogo discografico, entro il quale si può menzionare una delle uscite più recenti Bach Mottetti BWV 225-230 edita dalla svedese Bis. Nel concerto che si è tenuto al Teatro Juarez, teatro che divenne la sede principale del festival, intitolato “Signore, i tuoi occhi mirano alla tua fede”, si sono ascoltate lde Cantate BWV 97 In allen meinen taten e BWV 102 Herr deine Augen sehen nach dem Glauben. Nella prima Cantata, che contiene reminiscenze della Passione secondo San Matteo, ha colpito l’omogeneità degli archi che emettevano un suono dolce e leggero. La seconda interpretazione è stata corretta, anche se per qualche momento la parte orchestrale avrebbe richiesto più corposità. E’ toccato poi alla monumentale Messa Luterana in sol maggiore BWV 236 con la sua ricca parte corale, soprattutto nel Gloria in excelsis Deo. I solisti si sono posti all’interno del Coro e ogni loro intervento individuale mostrava preparazione e stile appropriato. Al basso   Dominik Wörner  si notava insicurezza e poco agilità nelle sue arie, mentre il giovane soprano ceco Hana Blažíková di riconosciuta carriera all’interno della musica antica, lavorando regolarmente con Philippe Herreweghe, è stata una torreggiante figura per nitidezza e chiarezza d’emissione, colore del timbro ed espressività nell’interpretare i testi delle sue arie; e quando duettava con il controtenore inglese Robin Blaze, che ha cantato con facilità e fluidità.  Il tenore austriaco Bernhardt Berhtold ha mostrato una gradevole timbrica vocale e ha cantato con correttezza. La direzione di Maasaki Suzuki è stata puntuale e dettagliata cercando sempre di estrarre colori, musicalità e omogeneità dalle forze musicali di fronte a lui.. Infine non si può dimenticare la gradevole e travolgente interpretazione del Concerto per due violini in re minore BWV 1043, che si intercalava tra le opere vocali, e che ha trovato proprio Suzuki interprete al clavicembalo con il quale ha accompagnato un compatto gruppo di solisti trasmettendo i profondi sentimenti che solo Bach sa trasmettere. Ramón...

CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN

CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN
CALLES Y ROSTROS DE BERLÍN  en las colecciones del Museo Thyssen-Bornemisza Del 28 de octubre de 2014 al 25 de enero de 2015. Lunes de 12 a 16 horas, entrada gratuita dentro de las colecciones del Museo. Comisaria: Marta Ruiz del Árbol.   Con motivo del 25° aniversario de la caída del Muro, el Museo Thyssen-Bornemisza y la Embajada de la República Federal de Alemania rinden homenaje a la ciudad de Berlín y a sus habitantes con el montaje expositivo Calles y rostros de Berlín en las colecciones Thyssen-Bornemisza. Podría tratarse una vez más del entonado cada cierto tiempo mea culpa por la responsabilidad del nazismo y el pueblo alemán en los desastres y la Shoah perpetrados durante la II Guerra Mundial. En todo caso, se trata de un arte para disfrutar y tremendamente premonitorio de lo que llegaría a pasar en Europa desde el ascenso de los totalitarismos. Como parte de la muestra hay que destacar el Retrato de Christian Schad del Dr. Haustein, un médico que se suicidó con cianuro antes de ser enviado a Auschwitz, cuya sombra detrás de la imagen del retratado induce a todo tipo de fantasías interpretables (qué cerca de la estética cinematográfica de un Murnau o de los comics tan reseñados del artista francés y judío Joann Sfar). Y la representación dolorosa y terrible de La casa de la esquina (Villa Kochmann) de Ludwig Meidner. Una selección de 18 obras maestras de las colecciones, que incluye además artistas como como George Grosz, Ernst Ludwig Kirchner, Otto Dix, o Max Beckmann -algunas de las cuales no están expuestas habitualmente-, convierten a la ciudad de Berlín en protagonista y nos descubren su floreciente panorama artístico durante el primer tercio del siglo XX. En el vernissage autoridades de la Embajada alemana y del Goethe Institut, se unieron a periodistas y un público interesado y cercano a este tipo de producción artística, de las mejores repertoriadas fuera de Alemania. El cocktail, trufado de delicatesen. La rápida transformación de ciudades como Berlín en metrópolis fue uno de los temas que más apasionaron a los pintores de comienzos del siglo XX. La capital alemana, que vivió un veloz proceso de industrialización, se convirtió por su atmósfera libre en imán de numerosos artistas y en punto de encuentro de las vanguardias europeas. La guerra acabó con todos estos sueños de plenitud y de grandeza y la ciudad no pudo reconectar con esta creatividad hasta después de la caída del Muro en 1989.  Alicia...

A U G U R I

A U G U R I

Teatro Coccia – Novara – ” Il CANTO dell’AMOR TRIONFANTE” – 12 dicembre 2014

Teatro Coccia – Novara – ” Il CANTO dell’AMOR TRIONFANTE” – 12 dicembre 2014
IL CANTO DELL’AMOR TRIONFANTE – ispirata all’omonimo racconto di S.Turgenev Musica, libretto, regia di Paolo Coletta Valeria                 Blerta Zhegu Fabio                    Vladimir Reutov Muzio                    Alberto Zanetti Servo malese        Vito Carretta Ensemble Musicale dell’Accademia Laghi di Novara diretta da Nathalie Marin Corpo Ballo –Liceo Artistico Musicale e Coreutico Casorati di Novara I prolungati e ripetuti applausi finali hanno decretato il successo di questa Prima Mondiale. La musica composta dall’eclettico Paolo Coletta (suoi anche i testi e la dinamica regia) è risultata  descrittiva  e fin dall’inizio “facile all’ascolto”, ovvero si è entrati immediatamente in contatto con essa che ha offerto accenti quasi romantici, come in un evocato Puccini, per lasciare  il passo a sferzanti forti emozioni o a ricordi di tamburelli orientali. L’Ensemble musicale dell’Accademia Laghi di Novara, ovviamente composta da  validi studenti, ha dato il meglio di se sotto la direzione di un’attenta ed accorata Nathalie Marin. La direttrice ha tenuto il polso della buca e del palco con maestria e forte convinzione ed il risultato positivo è stato chiaro! La storia cinquecentesca nella Ferrara del 1500, è la narrazione di un triangolo amoroso  che sfocia nel delitto d’amore, dopo aver attraversato le strade tempestose della rinuncia, della passione, dell’illusoria accettazione; i personaggi ruotano attorno al sentimento dell’Amore che durante l’amplesso tra i due amanti sarà esaltato, forse magicamente, dal canto di lui : “Il canto dell’Amor Trionfante”. La scena ed i i costumi di Gisella Bigi e Demian Palvetti)  è stata realizzata sobriamente elegante con il grigio dominante, interrotto solo da qualche pannello colorato o proiezione descrittiva: semplice e funzionale è apparsa scevra da inutili  orpelli e la linearità ha esaltato i bei costumi ed i movimenti costanti. Essenziale, ma pertinente anche l’intervento coreutico diretto da Flavia Schiavi. Valeria, la donna amata e contesa da due uomini, è stata interpretata dal soprano Blerta Zhegu che si è proposta con voce cristallina e begli acuti; molto partecipativa è risultata convincente sia come attrice che nelle vesti di cantante che ha saputo  emozionarsi nel ruolo e trasmettere l’emozione attraverso le sfumature della voce. Il giovane tenore Vladimir Reutov, ha cantato nel ruolo di  Fabio, l’innamorato e geloso  marito di Valeria ed uccisore poi del rivale: con timbro molto particolare, ha offerto  chiarissimo fraseggio, carica interpretativa  e ricerca di raffinate emozioni;  interessante sia negli assolo che nei deliziosi duetti e terzetti. Alberto Zanetti è il baritono cui è stato affidato il ruolo del turpe Muzio, che ammaliata con arti magiche Valeria, verrà ucciso da Fabio. Zanetti ha certamente un timbro profondamente ambrato ed arrotondato che scurisce ancor più per trasmettere la sensazione della torbida passione e dei poteri noir: voce bella e duttile.  Muzio nella narrazione torna da un viaggio in Oriente e con se porta un servitore maltese muto, qui interpretato dal bravo Vito Carretta mimo e danzatore con acrobazie e movimenti ben attagliati alla messa in scena.                         Auguriamo fortuna a questa raffinata produzione della Fondazione Teatro Coccia di Novara. La Musica vince sempre. Renzo Bellardone                             Senza curiosità, senza ricerca e senza stupore, corriamo il rischio che tutto il colore, tutto il bello, tutto l’utile finisca, sparendo in un oblio non necessario e non esaltante per il genere umano. In ambito culturale, come in ogni ambito in cui si presume evoluzione, questa spinta verso il...

Concertgebouw, Amsterdam – TRAGEDIE SENZA TEMPO

Concertgebouw, Amsterdam – TRAGEDIE SENZA TEMPO
L’orchestra della radio olandese Radio Filharmonisch Orkest, ha offerto nella sala da concerto Concertgebouw di Amsterdam un dittico insolito intitolato “Tragedie senza tempo” composto dall’opera-oratorio Oedipus Rex di Stravinskij e dalla prima assoluta di The Rise of Spinoza di Theo Loevendie. Quest’opera in quattro scene è stata commissionata a Loevendie, un prolifico compositore nato ad Amsterdam nel 1930 che si è ispirato ad un momento tragico della vita del filosofo olandese Baruch Spinoza, il quale nel 1656 fu espuslo dalla comunità giudaica, così come scomunicato e esiliato dalla cità di Amsterdam per la sua filosofia panteista che identificava Dio con la Natura (Deus sive natura).  Questo passaggio è stato abilmente plasmato dal compositore in un libretto in lingua inglese di appena 45 minuti di durata che era a volte colorito a aolte agghiacciante. L’esito musicale è sostanzialmente contemporaneo e intenso, in certi momenti dissonante, ma non rinuncia a influenze dalla musica jazz o da quella antica, incorporata abilmente nel personaggio del musico Jacob van Eyck, qui interpretato dal flautista Erik Bosgraaf che con il suo strumento girava in scena e tra gli orchestrali come osservator dei fatti. La musica è ricca, per momenti sottile e accessibile nella parte cantata dai solisti. Il ruolo di Spinoza è stato interpretato dal controtenore Tim Mead che ha saputo infondere nel personaggio energia ed estasi con una linea di canto molto lirica, come nel suo incontro amoroso con Clara, intepretata dal soprano Katrien Baerts, che ha cantato con una timbro di nitidezza cristallina. Gli altri personaggi erano il basso-baritono Huub Claessens, un energico e convincente Rabino Morteira, e il tenore Marcel Reijans, un discreto Franciscus van den Ende, professore di Spinoza. Il Coro, Groot Omroepkoor, ha dato il suo apporto, come nella originale scena  iniziale dei venditori al mercatoche offrivano ogni tipo di alimenti, come formaggio e burro; e l’orchestra ha riposto alle esigenze musicali della partitura con sicurezza e suono omogeneo sotto la bacchetta del suo direttore principale Markus Stenz. Nella seconda parte si è ascoltato Oedipus Rex, nel quale brillava la presenza del tenore Sergey Semishkur, tenore russo du voce calda e potente nel ruolo di Edipo. Completavano il cast la mezzosoprano Yvonne Naef, una buona scelta per il ruolo di Giocasta per la suoi toni bruniti e la convinzione, così come il basso Dmitry Ivaschchenko come Tiresia e il baritono Andrew Schroeder come Creonte. L’orchestra ha dato il suono tragico richiesto dall’opera sotto la direzione minuziona e attenta di Markus Stenz. Ramón...

Teatro della Zarzuela -Madrid – ANNA CATERINA ANTONACCI

Teatro della Zarzuela -Madrid – ANNA CATERINA ANTONACCI
  Con un recital del soprano Anna Caterina Antonacci ha avuto inizio la ventunesima edizione del Ciclo di Lied che si segue con tanto interesse a Madrid e che si presenta nel Teatro della Zarzuela, luogo che per le sue dimensione è uno spazio ideale per questo tipo di proposte. Star seduti in poltrona a presenziare a questo evento, e star davanti ad una artista in tutto il senso della parola, crea una esperienza musical-teatrale, dato che non solo canta con gusto, ma vive, sente e trasmette con senso e istrionismo ogni parola e frase che emette. L’Antonacci è una artista capace di combinare differenti stili di musica in diverse lingue con grande facilità e con un alto livello interpretativo, e così ha brillato dall’inizio alla fine della serata. Ma soprattutto, l’Antonacci è capace di entusiasmare, commuovere e sedurre chi le sta davanti. Nella prima parte del programma, scelto minuziosamente, ha presentato il Lamento di Arianna di Carl Orff, opera in stile monteverdiano, che ha maneggiato con precisione, e che è stato seguito da un ciclo di sette canzoni di Ottorino Respighi, piccole opere cariche di una certa aria mediterranea e canto popolare, che ha trasmesso con eleganza e dizione impeccabile, raggiungendo il punto più sublime in brani come Stornellatrice o Pioggia. Il terzo blocco concludeva con le 4 Canzoni d’Amaranta di Francesco Paolo Tosti, infuse di grande senso poetico. La sua brunita, brillante, estesa ed omogenea tonalità vocale non ha smesso di brillare in ogni momento. Nella seconda parte del concerto ha dotato di sensualità il suo canto e la sua espressione cantando in francese, lingua che si adatta bene al suo temperamento e che si imprimeva in Le Fraîcheur et Le Feu di Francis Poulenc, sette brevi e semplici Mélodies y Chansons che ha caricato di grazia e intenzione. Di Maurice Ravel ha regalato 5 Mélodies Populaires Grecques e dello stesso autore ha cantato con sentimento e in yiddish, 2 Melodias Hebraicas. Al fine ha concluso il suo recital con le Siete canciones populares españolas  di Manuel de Falla, nelle quali ha mostrato una dizione e una pronuncia castellana sorprendente, e ha saputo ornamentale adeguatamente. Qui risaltava il suo indimenticabile Paño moruno la magia della sua Nana e il profumo del canto jonde (flamenco) in Polo. L’accompagnamento al pianoforte di Donald Sulzen, che è stato appropriato, ha mostrato l’intesa esistente tra la tastiera e la voce dell’artista. Ramón...

L’ETOILE di Emmanuel Chabrier – Nederlandse Opera – Amsterdam

L’ETOILE di Emmanuel Chabrier – Nederlandse Opera – Amsterdam
Foto: Marco Borggreve                       L’étoile di Emmanuel Chabrier De Nederlandse Opera, Amsterdam  La principale compagnia d’opera dei Paesi Bassi ha cambiato il suo nome in De Nationale Opera, ma non la sua vocazione di teatro audace e d’avanguardia che propone opere poco conosciute e poco rappresentate, come in questa occasione con L’Etoile, opera buffa di Emmanuel Chabrier (In questa stagione il teatro olandese è stato l’unico a programmarla). La immaginaria e divertente trama nella quale i personaggi nutrono la credenza che il destino sia controllato dalle stelle è stata sfruttata e ben rappresentata scenicamente da Laurent Pelly, un riferimento per il repertorio francese, che ha saputo esaltare con ingegno la comicità e l’umor nero del libretto, così come le sua parti serie e oscure, come quella del perverso Rey Ouf I che realizza esecuzioni pubbliche ad ogni suo compleanno. Pelly trasporta questo mondo fantastico al mondo degli umani, con l’aiuto di scale, labirinti, corridoi che salgono scendono, vicoli ciechi, disegnati da Chantal Thomas; così come i colorati costumi di Jean Jacques Delmotte e dello stesso Pelly, e la raggiante illuminazione con le quali ha creato una piacevole resa teatrale. L’orchestrazione è ricca, spumeggiante, sofisticata e in alcuni momenti raffinata, accompagna la comicità, il sentimentalismo e la malinconia sulla scena. Si è notata la mano sicura e dinamica di Patrick Fournillier, conoscitore del repertorio che ha saputo estrarre il meglio dalla Residentie Orkest di L’Aia, invitata in buca. Un successo, per i dialoghi parlati, è stato di formare un cast di cantanti di lingua francofona capeggiato dal tenore Christophe Mortagne con la sua caratterizzazione del villano comico Rey Ouf I, cantato con sicurezza; e il mezzosoprano Stéphanie d’Oustrac  per il suo eccezionale sviluppo musicale ed  attoriale come Lazulli, personaggio en travesti. Il mezzosoprano Julie Boulianne ha fatto risaltare il ruolo di Aloès, mostrando eleganza nella sua linea vocale e personalità scenica. Simpatico il disimpegno del soprano Hélène Guilmette  come la bella principessa Laoula, di François Piolino, come segretario Tapioca e di  Jérôme Varnier come l’astrologo Siroco. Una menzione per il resto dei cantanti, così come peril solido e partecipativo coro del teatro. Ramon...