STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre

STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 settembre
Paganini nasce nel 1782 e alcune sue composizioni, in occasione dello Stresa Festival 2025, vengono offerte nel Salone di Villa Ponti pressochè coeva con il celeberrimo Paganini. STRESA FESTIVAL 2025 – LE VIOLONIST DU DIABLE – Villa Ponti Arona 4 SETTEMBRE LE VIOLONISTE DU DIABLE Il Genio di Niccolò Paganini N. Paganini, Sonata n. 1 in la magg. dal Centone di sonate Variazioni in la magg. (op. post.) Allegro vivace a movimento perpetuo op. 11 Sonata MS 84 n. 24 Capriccio n. 24 in la min. Concerto n. 6 in mi min. Dmitry Smirnov, violino Luca Pianca, chitarra romantica Paganini, figura controversa e di natura malaticcia ebbe ad assumere farmaci particolari che gli procurarono diversi disagi, quale la perdita di tutti i denti a causa dell’ingerimento di troppo mercurio. Inoltre un caratteraccio che virava istantaneamente dal buono al cattivo umore, lo posero all’attenzione del mondo e per le sue straordinarie capacità compositive e di esecuzione grandemente virtuosistica e portarono le male lingue a pensare che Paganini avesse stretto un patto nientemeno che con il diavolo che il compositore non smentì mai! Questo cenno di premessa è per anticipare che il concerto nella sala ‘dello specchio’ di Villa Ponti ha dispiegato un programma di eccellenza e di virtuosistica di estrema bellezza. Gli interpreti Dmitry Smirnov è a buon diritto considerato uno dei giovani talenti al violino a livello mondiale e a Villa Ponti ne ha dato esattamente conferma. Giovane, talentuoso, eclettico, semplice bravo ! Nella scorsa edizione era già stato ospite di successo con Il Giardino Armonico di cui è cofondatore Luca Pianca, chitarrista, liutista e direttore di fama internazionale. L’affiatamento ed il genio interpretativo dei due ospiti, hanno presentato la scrittura di Paganini in modo impeccabile, affascinando per la tecnica e per il naturale estro interpretativo, sensibile, vivace, attrattivo. Il “diavolo sulla quarta corda” ha preso vita nel concerto di Smirnov e Pianca, lasciando una emozione non comune, fatta di allegrezza e soddisfazione. La Musica vince sempre. Renzo...

Intervista a GIANMARIA ALIVERTA

Intervista a GIANMARIA ALIVERTA
Buongiorno maestro Aliverta, come sta? Molto molto bene grazie, è un bel periodo, sto facendo moltissime cose sia a livello professionale che personale che mi soddisfano molto. Sto tentato di fare solo quello che mi piace e mi dà stimoli, quindi posso dire di essere fortunato e felice Mi permette alcune domande: Dalle colline dell‘Alto Vergante a “VoceAllOpera” il passo è stato breve? Insomma era un sogno cullato nel tempo e finalmente realizzato? VoceAllOpera non è solo un progetto, è una visione nata oltre quindici anni fa. L’ho pensata, creata, forgiata con l’idea precisa di costruire una realtà diversa nel panorama lirico italiano: un luogo d’incontro autentico tra talento, dedizione e umanità. Guardando oggi al percorso compiuto, non posso che riconoscere quanto quella visione iniziale sia stata fertile. È stata una palestra formativa non solo per me, ma per decine di giovani artisti che, grazie a questo spazio, hanno spiccato il volo: penso ai debutti importanti, ai podi internazionali, ai teatri prestigiosi come la Scala, il Teatro Real di Madrid, la Fenice, ma anche al primo esperimento lirico ad Antigua, alle tournée in Cina, Giappone, e perfino agli Oscar della Lirica a Londra.   VoceAllOpera è diventata oggi un punto di riferimento per la ricerca di nuovi talenti e, soprattutto, porta il mio “sigillo”: un modo di fare arte non autoreferenziale, capace di coniugare professionalità e calore umano. La parola che più spesso mi viene restituita da chi vi ha partecipato è “famiglia”. E non una famiglia idealizzata o retorica, ma una famiglia vera, fatta di serietà, rigore, condivisione, ascolto e crescita. Per me fare opera significa partire dall’aspetto umano: conoscersi, capirsi, accogliere le fragilità, esaltare i punti di forza, e da lì crescere, evolversi, diventare ciò che si vuole essere.   Non credo che si possa parlare di un traguardo raggiunto, perché Voce  All’Opera è in continuo movimento. È una realtà che cambia pelle, che ascolta i segni del tempo e si adatta, con la stessa energia di chi sa che l’arte, per essere viva, deve sempre rinnovarsi. E di questo, sì, posso dire di essere profondamente fiero.   La sua scelta di luoghi inusuali e regie non sfarzose, ma concettuali e innovative hanno segnato il suo percorso da regista; come è nata questa idea e passione per la divulgazione dell’opera lirica?   Per me l’opera è vita. Non esiste giorno in cui io non canti, non ascolti o non legga qualcosa che abbia a che fare con il teatro musicale. È una passione viscerale, che sento il dovere – oltre che il piacere – di condividere con chiunque incontri. Quando scopro qualcosa di bello, sento l’urgenza di farlo conoscere a tutti.   Con VoceallOpera ho voluto fare proprio questo: rendere l’opera accessibile, senza mai svilirla. L’opera, per natura, è una macchina imponente: teatri, maestranze, orchestre, costumi, scenografie… Ma io ho voluto distillarne l’essenza. Ho voluto evitare quegli allestimenti goffi e dilettanteschi che, pur con grandi numeri, finiscono spesso per sfiorare il ridicolo. Al contrario, ho puntato su pochi elementi, scelti con cura: artisti giovani, motivati, con una reale possibilità di emergere.   Credo nella formazione e nella costruzione del talento. Non mi interessa l’usato sicuro, il cantante che arriva il pomeriggio per cantare la sera. Voglio lavorare con chi ha ancora fame, con chi è disposto a mettersi in discussione. Con loro costruiamo spettacoli in cui ogni scelta è pensata, in cui ogni gesto ha un senso. Privando l’opera del superfluo, emerge l’essenziale: la parola, la musica, l’interpretazione. E quando...

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE

SIMONE LOCARNI, UN IRIDISCENTE RIFLESSO MUSICALE
Maestro Locarni buongiorno, come sta? Mi permette alcune domande sul suo coinvolgimento allo Stresa Festival, con il Trittico da lei pensato e che culmina con “Suite for a Lake”? Se ho ben inteso dalla presentazione che ha fatto diciamo che il lago, l’acqua hanno sensibilmente influenzato la sua vena artistica. Buongiorno Renzo, felice di risentirci! Sì senz’altro, il lago e l’acqua sono parte integranti della mia vita ancor prima che della mia musica, sono nato e cresciuto a Mergozzo a pochi passi dal lago omonimo e per me è sempre stato uno specchio, uno spazio che non significa soltanto estate o vacanze ma uno spazio vero, concreto, che è parte della vita di tutti i giorni per tutto l’anno. Per me è stato quindi naturale pensare questa mia collaborazione con Stresa Festival in forte connessione con il lago, inteso sia come tematica che come spazio, tant’è che due dei tre concerti che mi vedranno impegnato si svolgeranno proprio sull’Isola Bella e non sulla terraferma. Il lago che ospita questo Festival importante, intendo che lo vive come ponte di comunicazione, dialogo, incontro e scambio… Per me il lago è sempre stato uno spazio di frontiera e non di confine, una sorta di elemento “terzo” che è lì per unire e non per dividere: proprio per questo in Suite for a Lake ho voluto dare una visione totalizzante del lago, in cui trova spazio non soltanto la sponda piemontese ma anche quella lombarda e persino le montagne, spesso viste come opposte al lago e che io ho sempre visto invece come fortemente complementari. I concerti sull’isola con Girotto e Galliano vogliono per l’appunto sottolineare i concetti di incontro e di scambio, in entrambi i casi uno scambio tra culture, età e influenze diverse ma che insieme possono dare vita a qualcosa di davvero affascinante e inedito. Dal Conservatorio G. Verdi di Milano con ‘pianoforte classico’ al jazz: è stato amore a prima vista o le emozioni hanno gradualmente creato l’innamoramento? Il percorso classico e quello jazz per me in realtà sono sempre stati complementari dai 13 anni in avanti, quando ho iniziato parallelamente al conservatorio a studiare jazz prima con Lorenzo Erra e poi con Ramberto Ciammarughi. L’innamoramento è stato senz’altro graduale ed è stato indirizzato più verso l’improvvisazione che per una forma di jazz in particolare, nel senso che gli amori veri e propri – come quelli per Paul Bley o per Keith Jarrett – sono arrivati più con l’adolescenza, prima ricordo solo una fascinazione totale verso l’improvvisazione in sé, verso l’idea che la musica potesse manifestarsi non solo necessariamente solo dentro il pentagramma e nei libri ma anche al di fuori, in uno spazio libero. Per chiudere in allegria e pensando ai progetti futuri, magari già in cantiere, nelle prossime composizioni ci sarà più “dolce o più salato”, oppure…. In questo momento della mia carriera mi sento decisamente in un periodo d’acqua “dolce”, ricco di sperimentazioni e di colori a me nuovi come infatti questa Suite, che attinge quasi più dal linguaggio e dalla composizione classica che da quella jazzistica. Nel futuro c’è sicuramente la volontà di portare avanti questo progetto dal vivo e chissà magari anche in studio, mentre nel futuro più prossimo è in uscita nella prossima primavera un disco in duo con il grande trombettista inglese Tom Arthurs, prodotto da Mario Caccia per Abeat Records. Per il resto, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuova musica! Grazie per il tempo concesso con un arrivederci...

“PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025

“PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025
Un simpatico ritorno all’Opera in occasione di una prima esecuzione e di una proposta spiritosa e di livello musicale ed artistico. “PRIMA DELLA SCALA” e “LA SCALA DI SETA”- Teatro Coccia Novara 11 maggio 2025 PRIMA DELLA SCALA Nuova commissione in prima esecuzione mondiale Musica di Federico Gon Libretto di Stefano Valanzuolo LA SCALA DI SETA Musica di Gioachino Rossini Libretto di Giuseppe Maria Foppa Direttore Francesco Pasqualetti Regia Deda Cristina Colonna Scene e Costumi Matteo Capobianco Assistente ai Costumi Silvia Lumes Luci Ivan Pastrovicchio Zabatta/Dormont – Davide Lando Nina/Giulia – Alina Tkachuk Ezio/Dorvil – Paolo Nevi Lucilla – Yo Otahara Silvano/Blansac – Dogukan Ozkan Germano – Emmanuel Franco Orchestra Filarmonica Italiana Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia La divertente farsa rossiniana ‘La Scala di seta’ andata in scena il 9 maggio 1912 a Venezia, viene riproposta nella ‘bomboniera’ del Teatro Coccia esattamente nella ricorrenza della prima rappresentazione. Trattandosi di un atto unico viene abbinata e preceduta da una nuova commissione “Prima della scala”, affidata al giovane compositore Federico Gon su libretto di Stefano Valanzuolo i quali si cimentano, non in una parodia che avrebbe potuto sortire aspetti discutibili, ma con l’invenzione di un plausibile fantasioso antefatto alla messa in scena appunto dell’atto unico rossiniano. Il risultato è assolutamente divertente e coinvolgente ed alla fine sembra addirittura tutto vero. Il racconto che precede diventa di fatto un tutt’uno con ‘La Scale di seta’ e modificando solo alcuni particolari della scena e dei costumi, senza intervallo, si arriva all’applauso finale. La musica di Gon è assolutamente ascoltabile in prima battuta e senza ricerca di stravaganze piace e diverte. Il libretto è accattivante con battute che si ricordano …‘Venghino signori venghino, pianghino signori pianghino’ In entrambi i casi la regia è affidata a Deda Cristina Colonna, conosciuta anni fa nel ruolo di coreografa rinascimentale e barocca e ritrovata piacevolmente nelle vesti di regista teatrale; nelle sue realizzazioni spicca la sua analisi ed un percorso artistico veramente di tutto rispetto che spazia temporalmente fino a giungere al contemporaneo con il tratto di chi ha scrutato e sperimentato diversi mondi artistici. Questa regia è divertentissima e fa riprendere gesti e atteggiamenti, una per tutte i gesti dell’illusionista, che danno la continuità alla narrazione. L’orchestra è la Filarmonica Italiana diretta da Francesco Pasqualetti, incontrato la prima volta nei panni del giovane direttore d’orchestra che ricercava la precisione ed il gesto, frequentando le Master Class tenute dai grandi del momento ed in quel caso si trattava di Gianandrea Noseda nell’ambito dello Stresa Festival. Ritrovato in altre occasioni al Regio di Torino o a Pisa, vanta ormai un percorso artistico decisamente importante ed è ritenuto un raffinato ed eclettico interprete che accetta le sfide e le risolve con eleganza, come internazionalmente riconosciuto. Al Coccia ha diretto con misura e attenzione, mantenendo il ritmo vivace che fa amare Rossini. La scenografia di Matteo Capobianco parte dall’idea del circo e fa affiorare ricordi, luci e colori che hanno affascinato e affascinano i bambini di sempre e fanno luccicare gli occhi di allegrezza. La scena inizia in bianco e nero a raffigurare il dolore per la dipartita del proprietario del circo, che si rivelerà una fake news messa in atto solo per mettere alla prova i propri collaboratori, per poi ravvivarsi di luci e colori man mano che la vicenda prosegue. La scala che sale e scende è il filo rosso scenico e narrativo, quanto i costumi dello stesso Capobianco, istrionici e festosi che si incastonano molto bene all’insieme. Le...

KRISMA TV – Bosco sonoro Gignese e Nozze di Figaro – Orta San Giulio

KRISMA TV – Bosco sonoro Gignese e Nozze di Figaro – Orta San Giulio
Musica all’aperto… una delle migliori situazioni per godere insieme le emozioni …Certo non stiamo parlando di musica da camera, ma certamente di Musica di forte coinvolgimento… KRISMA TV – Bosco sonoro Gignese e Nozze di Figaro – Orta San Giulio Sembra almeno inconsueto abbinare due eventi musicale apparentemente diversi tra loro in un unica recensione emozionale, ma a ben guardare le situazioni hanno dei punti di contatto, soprattutto nella ricerca e nella sperimentazione, con la finalità di avvicinare il pubblico a realtà e sensazioni emozionanti. KRISMA TV Maurizio Arcieri e Christina Moser, artisti dell’avanguardia musicale anni ‘70, sono stati dei visionari e grandi anticipatori con Krisma TV, che in questi giorni è stata riproposta in una favolosa ambientazione a poca distanza da quella che fu la loro abitazione. Il Concerto si è svolto su un palco innalzato in un prato ed è parte della Rassegna Stresa Festival Young. L’’opera che celebra l’immaginaria new wave di Christina Moser e Maurizio Arcieri, riesce a trasportare un pubblico di tutte le età attraverso decenni di ‘racconto della Musica’ avvalendosi di video originali e musiche trascinanti e coinvolgenti. Il progetto è stato realizzato là dove era nato sulle colline che circondano Gignese tra i pini del Mottarone e l’aria del lago Maggiore. Il programma di sala recita: “Partendo dai Krisma, icone della sperimentazione elettronica italiana giunge a Bienoise, laptop composer, insegnante e ricercatore con radici nel Verbano Cusio Ossola che, accompagnato dalla presenza vocale di Olga Condry e da Fabio Brusadin ai video, porterà un mix travolgente di elettronica, voce e immagini per creare un incontro tra passato e presente. Lo spettacolo offrirà al pubblico l’opportunità di immergersi nell’universo avanguardistico dei Krisma, esplorando la loro eredità culturale e musicale.” Direi, e non solo da nostalgico di un’era che ha segnato il futuro della musica e spettacolo, che l’esperimento è riuscito! LE NOZZE DI FIGARO di W. A. MOZART Riduzione drammaturgica per quartetto d’archi e voci Regia di Gianmaria Aliverta Maestro concertatore Marco Alibrando Costumi di Sara Marcucci Scene di Francesca Donati e Gianmaria Aliverta Assistente alla regia Gabriele Colderai Figaro Matteo Mollica Susanna Rosalba Aurora Ducato Il Conte di Almaviva Chun-Hao Chiang La contessa di Almaviva Alessia Panza Cherubino Marta Maria Miccoli Don Bartolo Antonio Federico De Antoni Don Basilio e Don Curzio Shuai Liu Marcellina Daiane Scales Cezario Barbarina Yuki Senju Quartetto d’archi Amouage Violino primo Sofia Cipriani Violino secondo Valerio Quaranta Viola Davide Mosca Violoncello Matteo Bodini Maestro ai recitativi Giulio Amerigo Galibariggi La sera successiva, ovvero sabato 27 luglio la musica en plein air ha ritrovato il giardino di Villa Bossi e poi la scalinata all’Isola di orta San Giulio, dopo l‘esperimento con Rigoletto nel 2023. Certamente non è cosa facile e semplice portare un monumento mozartiano in uno spazio limitato e se vogliamo ‘costretto’, ma Voce all’Opera diretta da Gianmaria Aliverta (anch’egli con radici nel Verbano Cusio Ossola), senza guizzi impossibili ha realizzato una proposta gradevole… Anche l’impresa di ridurre l’organico di una orchestra ad un quartetto d’archi è degno di nota, anzi segno di apprezzamento…per il grande lavoro di Marco Alibrando!! Le voci sono globalmente gradite ed anche l’impegno offerto nei movimenti e nel cercare di far divertire ‘coltamente ‘ il pubblico non è cosa da poco ed il trasferimento da Villa Bossi all’Isola ha creato movimentazione della messa in scena ed un superiore coinvolgimento del pubblico che diviene parte attiva! La Musica vince sempre Renzo...