AGNESE di Fernidando Paer al teatro Regio di Torino

AGNESE di Fernidando Paer al teatro Regio di Torino
 Comunicato stampa dal Teatro Regio di Torino Agnese di Ferdinando Paer dal Teatro Regio di Torino Sabato 16 marzo alle 21.10 va in onda in esclusiva su Classica HD (Sky, canale 136) Agnese, diretta da Diego Fasolis per la regia di Leo Muscato   In contemporanea con la stagione del Teatro Regio, il 16 marzo 2019 alle 21.10, in esclusiva mondiale, Classica HD presenta Agnese di Ferdinando Paer. L’opera va in scena con la regia di Leo Muscato, nell’edizione critica curata da Giuliano Castellani, con un cast d’eccezione: María Rey-Joly, soprano, nella parte di Agnese;Markus Werba, baritono, nella parte del padre Uberto; Edgardo Rocha, tenore, nella parte del marito Ernesto. E poi Filippo Morace, Andrea Giovannini, Lucia Cirillo, Giulia Della Peruta, Federico Benetti. Dirige l’Orchestra del Teatro Regio il maestro Diego Fasolis. Le scene sono di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino. Prima che l’opera inizi e durante l’intervallo tra primo e secondo atto, Classica HD si collegherà col foyer del Teatro Regio, per un approfondimento condotto da Paolo Gavazzeni e Liana Puschel, con interviste esclusive a William Graziosi e Alessandro Galoppini, sovrintendente e direttore artistico del Teatro, Andrea Estero, direttore della rivista ClassicVoice, Diego Fasolis e Leo Muscato, protagonisti di questa produzione. Comunicato stampa di classica HD L’Agnese di Ferdinando Paër dal Teatro Regio di Torino Sabato 16 marzo alle 21.10 va in onda in esclusiva su Classica HD (Sky, canale 136) Agnese, diretta da Diego Fasolis per la regia di Leo Muscato In contemporanea con la stagione del Teatro Regio di Torino, il 16 marzo 2019 alle 21.10, in esclusiva mondiale, Classica HD presenta l’Agnese di Ferdinando Paër, dramma semiserio in due atti su libretto del poeta e impresario Luigi Buonavoglia, liberamente ispirato alla commedia Agnese di Fizt-Henry di Filippo Casari. La storia della giovane Agnese, moglie dell’infedele Ernesto, e del padre Uberto, impazzito dal dolore perché la figlia si è sposata contro il suo volere. Che cosa provoca l’oblio di un’opera? Le montagne russe del gusto, i cambi di stagione della critica, il caso? L’Agnese di Ferdinando Paër debuttò a Parma nel 1809 e quando venne rappresentata alla Scala, nel 1814, restò in cartellone cinquanta repliche, non meno di altre opere allora famose, ma rimaste nel repertorio. Paër era direttore e compositore alla corte imperiale di Napoleone, e offrì una copia rilegata della partitura direttamente all’imperatrice Maria Luisa. L’Agnese parla di follia in modo non banale, per l’epoca soprattutto: ossia sfruttando le comicità in gioco, ma senza indulgere a romanticismi. Per quarant’anni ha girato il mondo, trovando ovunque estimatori illustri (Chopin, a Varsavia; e poi Berlioz, Stendhal). Paër ci tornò sopra a lungo: per la ripresa del 1824 al Théâtre Italien di Parigi aggiunse un duetto espresso per Marco Bordogni e Giuditta Pasta. Dopodiché, l’Agnese è andata a morire per due secoli. Quella che va in scena al Regio di Torino dal 12 marzo in avanti, per cinque repliche complessive, è la prima rappresentazione dell’opera in epoca moderna. L’opera va in scena per la regia di Leo Muscato, nell’edizione critica curata da Giuliano Castellani, massimo esegeta di Paër, con un cast d’eccezione: María Rey-Joly, soprano, nella parte di Agnese; Markus Werba, baritono, nella parte del padre Uberto; Edgardo Rocha, tenore, nella parte del marito Ernesto. E poi Filippo Morace, Andrea Giovannini, Lucia Cirillo, Giulia Della Peruta, Federico Bonetti. Dirige l’orchestra del Teatro Regio il maestro Diego Fasolis, che già conosce l’opera per averla affrontata, in semplice forma di concerto, in una registrazione di undici anni fa. Le scene sono di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino. Prima che l’opera inizi e durante l’intervallo tra primo e secondo atto, Classica HD si collegherà col foyer del Teatro...

CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019

CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019
Dopo aver scritto di spettacoli e produzioni varie, per la prima volta mi accingo a raccontare di uno spettacolo organizzato da ‘Il Contato del  Canavese ’ e sinceramente devo dire che se è vero che ‘chi ben comincia è a metà dell’opera’, … posso presagire ulteriori attività. CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019 Gabriele Pignotta Che Disastro di Commedia di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields con Luca Basile, Alessandro Marverti, Valerio Di Benedetto, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Stefania Autuori, Viviana Colais regia Mark Bell traduzione Enrico Luttmann AB MANAGEMENT E OPERA PRIMA   Un disastro davvero, ma ovviamente solo  per la distruzione totale della scena, perché in quanto a risate, direi un successo ! Non sono un tipo che a teatro ride facilmente e non mi sono sufficienti facili e scontate gags per divertirmi: il mio subconscio chiede sempre qualcosa in più, come ritmo, azione, dialoghi, trama, idee, brillantezza e vivacità! Devo dire che in ‘Che disastro di commedia’ ho trovato tutto: nulla di scontato o di dejà vù. E’ un susseguirsi di battute, colpi di scena, apparizione e sparizione di oggetti e persone, crolli improvvisi di soppalco, quadri ed oggetti che si staccano dalla parete: insomma un vero disastro, risultato intelligente di una grande opera registica ed  interpretativa  che nulla lascia al caso, ma studia nel dettaglio ogni battuta, ogni atteggiamento, ogni crollo! Solo una grande abilità può presentare al pubblico dei personaggi strampalati, ma interpretati con maestria, tecnica e fisicità. Si arriva in teatro e gli attori stanno ancora allestendo la scena e finalmente dopo anni, la compagnia ‘amatoriale’ ha ricevuto dei soldi in eredità e può realizzare una scenografia importante! Tavolo di regia a sottopalco, interpeti ringalluzziti dal lascito ereditario, ma, …. ma le abilità sono scarse, ecco perché poi crolleranno le scene man mano che la narrazione prosegue, fino al crollo totale al finale; ma non basta questo: si perdono copioni, oggetti di scena ed altre calamità in un’esilarante racconto di qualità! Il regista Mark Bell nelle note di regia conclude: Io ho solo aiutato! Ed da questa modesta affermazione trapela tutto il lavoro  concettuale e di grande impegno svolto. Gli attori, sono veramente ‘ognuno nel proprio ruolo’ ed in opposto a come avviene di solito, ovvero che sempre c’è ‘una nota stonata’, in questo caso  è difficile riscontrare un interprete non a suo agio nella parte. Agili ed atletici saltano finestre, scivolano dal soppalco, si rotolano a terra nella ricerca del colpevole dell’assassinio compiuto ad inizio opera, ma che al fine non si capisce neppure più quanti sono i cadaveri, i morti o semplicemente feriti dall’apertura violenta di un porta, che poi ovviamente crolla. Tutti sembrano stupidi e questo è senza dubbio il risultato di una capacità eccezionale, comprovata dal successo delle lunghe tournèe nel Regno Unito, in buona parte dell’Europa ed ora anche in Italia ! Alla prossima occasione di qualità ! Renzo...

la mia recensione emozionale n. 300!

la mia recensione emozionale  n. 300!
Signore e signori, state leggendo di giorno? allora buongiorno! State leggendo dopo l’imbrunire? Allora  buonasera! Qualche anno fa un amico mi chiese di scrivere ‘liberamente’ e da neofita una recensione ad un suo concerto! La cosa mi divertì e continuai quel percorso. Da allora ho commentato emozionalmente diversi lavori per il teatro d’opera, prosa, musical, concerti, arte in genere; considero questa la mia recensione emozionale  n. 300! Ci tengo sempre a precisare “emozionale”  per il fatto che non sono musicista, regista, scenografo, coreografo, ligth designer, drammaturgo, librettista, ma semplicemente un amante della bellezza e  della verità, ovvero del teatro e dell’arte in ogni sua forma. Nell’epoca dell’apparire senza calibrate fondamenta cognitive e strutturali, troppi si attribuiscono qualifiche che non possiedono: per questo dichiaro costantemente che il mio motore propulsore è fatto solo di interesse,  emozioni, volontà  e passione. Si vocifera (ma sono un po’ sordo e magari non ho ben inteso) che il teatro sia solo finzione, ma non dimentichiamo però che ogni scrittore – anche quello di teatro – si ispira alla vita reale e talvolta non fa che raccontare esclusivamente quella ed a teatro cadono le barriere dell’ipocrisia, delle opportunità tortuose, delle finzioni calcolate, del camaleontismo funzionale e potrei andare all’infinito, ma il palcoscenico parla da sé raccontando di maschere, ma più che d’accompagnamento al posto, di maschere pirandelliane! Il teatro è scuola: scuola di vita! Insegna ad andare oltre alle apparenze,  a cogliere i dettagli, le sfumature della creazione e vivere le sole emozioni che trasmette, liberandosi da inutili  preconcetti e sovrastrutture psicologiche! Perché ho pensato alla recensione emozionale  dei miei interessi? Beh avrei trovato difficile  individuare la numero 300, perché nel mio animo è un traguardo importante e non intendo privilegiare, ai miei occhi,  una produzione piuttosto che un’altra. In questo tempo di scrittura e commenti ho conosciuto meravigliosi addetti agli Uffici Stampa, ho incontrato personaggi che appartengono al mondo dell’arte, dello spettacolo, direttori d’orchestra, artistici, sovrintendenti, attori,cantanti, artisti in genere, organizzatori, addetti al back stage,  ricchi di grande carica umana, indispensabile per riuscire umilmente ad offrirsi quotidianamente   al giudizio del pubblico.  Anche questo è un ‘mondo’ difficile, ma è molto meglio frequentato di altri mondi, che appaiono più potenti, più patinati e nella realtà ben più contorti e meschini. Nel tragitto ho incontrato editori, curatori, redattori stupendi in Italia e nel mondo,  ho incontrato nuovi amici ricchi di sensibilità e portatori sani di affetto. Vorrei chiudere questa chiacchierata, ma non so come fare … sarebbe bello elencare tutti, ma sicuramente dimenticherei qualcuno, quindi credo che forse un unico grande abbraccio di ringraziamento  a tutti quelli che in qualche modo mi hanno regalato degli attimi di emozione, gioia, compagnia, benessere, relazione,  cordialità, amicizia ed evidente affetto … forse è davvero l’unica semplice, autentica e sentita   conclusione! Grazie! Renzo...

LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA – Teatro Coccia- Novara 24 febbraio 2019

LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA – Teatro Coccia- Novara 24 febbraio 2019
Arrivati ad una certa età si crede di averle ormai sentite tutte e capito (quasi) tutto, poi arrivano gli Oblivion, cantanti, attori, ballerini, fantasisti ed un po’ saltimbanchi che allegramente  ti raccontano la Bibbia da un punto di vista diverso da quello che ci hanno insegnato! Ed allora l’unica alternativa qual’è? DIVERTIRSI ! LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA Uno spettacolo scritto da Davide Calabrese, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli Musiche di Lorenzo Scuda Interpretato da Gli OBLIVION (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli) Regia Giorgio Gallione Produzione AGIDI S.r.l. Foto ©Paolo Galletta     “Anno domine 1455..”  ed immersi in un rosso acceso ha inizio il racconto della Bibbia riveduta e scorretta! Tra roghi pronti a bruciare streghe e false credenze popolari, Johann Gutenberg introduce la stampa a caratteri mobili, crea l’editoria e inaugura di fatto l’Età Moderna. Fin qui tutto chiaro anche per Gutenberg che ha la netta percezione dell’enormità della scoperta, ma una domanda sorge spontanea: quale deve essere il primo libro da stampare e consegnare all’umanità? Ovviamente individuare la risposta crea uno stato confusionale nella sua mente e vive l’ansia da prestazione editoriale, ma … a quel punto bussa alla porta della prima stamperia al mondo nientemeno che  il Signore Iddio con, su una carriola argentea e luccicante, le lastre di pietra manu scolpite. Dio chiede a Gutenberg di stampare la Bibbia, trasformarla in un best seller e fare di lui il più grande scrittore di tutti i tempi.  Succederà di tutto  e tra una discussione e l’altra tra Dio e Gutenberg (con un libro sempre sul capo) prende il via la lotta eterna tra il Potere Divino ed il Quarto Potere, perché come anche riportato: “ puoi essere anche Dio sceso in terra, ma se non hai un buon ufficio stampa non sei nessuno” Esilaranti i racconti del vecchio Abramo senza figli, della “vera” lotta tra Caino ed Abele circa la cucina abituale con carni ecc e la cucina vegetale, fino alla farsesca descrizione della circoncisione rappresentata da svolazzanti foulards. La Bibbia deve restare  nella storia ed allora bisogna anche stupire con effetti speciali ed ecco allora il diluviouniversale con Noè circondato da pupazzetti di animali e con ARKEN tutta da montare con quattro pezzi di legno, un foglietto di istruzioni ed una brugola, parodiando con fin troppa evidenza la celebre Ikea. Non manca neppure un grande salmo che diventa un salmone… Comicissima la rappresentazione del battesimo ‘io battezzo te e tu battezzi me’ con San Giovanni Batista con già un piatto attorno al collo, pronto per la decollazione. Il conflitto generazionale non manca tra Padre e Figlio e poi arriva pure lo Spirito Santo a  creare confusione di ruoli ed ad ingarbugliare tutto pure Babbo Natale che diventa il distributore ufficiale del prodotto Bibbia, con l’unica necessità di consegnare tutto in una notte. Giorgio Gallione ha realizzato una regia dinamica e scattante, ricca di elementi senza intasare e confondere la scena, ma simboleggiando le varie sezioni le ha rese di immediata fruizione. Circa le luci sono stato colpito dalla efficacia nella totale semplicità. I costumi vivaci e brillanti nei più svariati colori, non fanno che contribuire alla riuscita della produzione. Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ovvero gli Oblivion, si incontrano nel 2003 a Bologna e da quel momento diventano una realtà su internet, in teatro, in televisione e su palchi prestigiosi. Sono davvero bravi! In cinque tengono uno spettacolo con ironia, gestualità, agilità, espressione, canto...

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019
Le Opera di William Shakespeare sono realmente senza tempo e senza età: basta cambiare l’ambientazione ed attualizzare il testo e ci si ritrova immersi in un mondo contemporaneo ed anche le buffe sortite ben si attagliano ai giorni che viviamo.   LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019 di William Shakespeare Adattamento Edoardo Erba Con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini Fisarmonica Giulia Bertasi Scene Federica Pellati Costumi Katarina Vukcevic Consulente musicale Federica Falasconi Regia Serena Sinigaglia Coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini | ATIR Teatro Ringhiera   Edoardo Erba  riscrive il testo Shakaespiriano con l’ ironia tipica degli iper osservatori: il mondo ed i suoi abitanti vengono radiografati, anzi passati alla risonanza magnetica con lucidità e gran senso dello humor. La regista Serena Sinigaglia cavalca il testo riadattato e con altrettanta ironia, talvolta sarcastica, presenta un lavoro fatto di movimento, di atteggiamenti, di parole e grande gestualità. Sul palco insieme alle quattro donne che interpretano tutti i personaggi, anche quelli maschili, compare  il suono di una fisarmonica che sotto le abili dita di Giulia Bertasi , anche nel ruolo di Fenton, suona dal vivo alcuni brani dal Falstaff di Verdi cantati dalle super interpreti. La consulenza musicale è di Federica Falasconi.  In scena solamente la signora Page, Alice  Ford, la giovane Anne Page e la riverente ed irriverente  Quickly, che danno vita anche ai personaggi maschili che, pur  assenti, brillano di presenza  attraverso la parole delle comari. Pur nella riscrittura, i personaggi e tutti gli elementi della storia ci sono; ecco infatti il mastello, il cesto, le corna, e le riverenze ed il celebre ‘dalle due alle tre’!  Non mancano le lettere uguali inviate dal ‘vecchio porco’ di Falstaff  ai suoi  due oggetti del desiderio, Page e  signora Ford. Un momento ‘molto inglese’ è un ritmato e sincronizzato sorseggiamento del tè in una sarabanda di immaginarie situazioni d’amore. La scena di Federica Pellati è semplicemente efficace: sullo sfondo tre pannelli che formano una sorta di grande ventaglio di pizzo che inevitabilmente rimanda a ‘Arsenico e vecchi merletti’  capolavoro di Mortimer Brewster ripreso poi nel film del 1944 da Frank Capra. Nelle allegri comari però non ci sono perversioni delittuose, ma divertimento ed ironia  esaltati anche dai costumi di Katarina Vukcevic che a Quickly affibbia un comico  fondo schiena enorme con evidenti slippini striminziti, poi parrucche e divertenti cambi d’abito in scena. Delle attrici si potrebbe parlare molto, ma per una sorta di par condicio, le ho ritenute tutte perfettamente in ruolo, agili, brillanti e caratteriste d’eccezione, quindi un plauso sincero a Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara  Stoppa e Virginia Zini: rilevanti le intonazioni, le camminate e le andature, l’espressività vocale e gestuale. Da qualche tempo frequento il Teatro Carcano ed una nota di merito per le proposte, va certamente fatta; recentemente ho assistito a ‘Il Misantropo’ con Valter Malosti, il toccante spettacolo ‘Queen Lear’ con le Nina’s Drag Queens con l’ideazione del bravo Francesco Micheli che con grande abilità ha trattato con disarmante  ilarità un tema profondo ed attuale: la solitudine e l’abbandono degli anziani. In ognuno di questi casi sono uscito molto soddisfatto per il gusto realizzativo e le abilità interpretative, che si sono riconfermate in questa attualizzazione di Le allegre comari di Windsor. Renzo...