LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano

LUISA MILLER – Teatro alla Scala Milano
18 giugno 2012 LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO Foto:Elena Mosuc – Brescia & Amisano Renzo Bellardone Luisa Miller Giuseppe Verdi  TEATRO ALLA SCALA – sabato 8 giugno 2012Nuova produzione Teatro alla Scala Direttore Giandrea Noseda Regia Mario Martone Scene Sergio Tramonti Costumi Ursula Patzak Luci Pasquale Mari Il conte di Walter – Vitalij Kowaljow Rodolfo – Marcelo Álvarez / Piero Pretti Federica – Daniela Barcellona Wurm – Kwangchul Youn Miller – Leo Nucci Luisa – Elena Mosuc Laura -Valeria Tornatore Un contadino – Jihan Shin LUISA MILLER : STREPITOSO SUCCESSO SCALIGERO. Fin dall’ouverture si intuisce cosa si va a sentire: la direzione di Noseda e la vaglia dei professori d’orchestra attanagliano lo spettatore alla sedia fino alla fine della stessa, che esplode con il primo applauso liberatorio. La storia è nota e l’ambientazione è classica con la foresta onirica ed un letto centrale teatro di tutta la vicenda. La regia di Mario Martone ha qualche spunto interessante con i buoni colpi di luce di Pasquale Mari e le scene essenziali di Sergio Tramonti; Ursula Patzak firma i costumi collocabili nei primi del novecento che dando leggerezza all’insieme. Gesto maturo, ampio e descrittivo quello del  M° Gianandrea Noseda che come sempre va alla ricerca attenta, raggiungendola, della migliore interpretazione possibile, restando fedele alle emozioni che (in questo caso) Giuseppe Verdi ha lasciato nella sua composizione. Al suo debutto scaligero nella direzione d’opera, dopo aver calcato il podio dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo, è stato impeccabile e giustamente acclamato. Il cast è stato scelto tra le migliori voci nel repertorio, anche nel caso di Marcelo Alvarez ancorche abbia sostenuto solo il primo atto, accusando difficoltà; infatti a causa di una indisposizione per ii secondo atto ha lasciato il ruolo all’ottimo Piero Pretti recentemente già apprezzato nel ‘duca di Mantova’ al Regio di Torino. Voce giovanile e ben modulata estasia negli assolo e nei duetti Il Conte Valter è interpretato da  Vitalij Kowaljow che con toni imperiosi e voce ferma e calda, è apprezzato nel ruolo, così come Kwaangghul Youn nella parte di un Wurm claudicante, ma convincente anche in virtù dei toni ambrati e scuri emessi. Sostenuti con efficacia e caparbietà sono i ruoli di Laura per la voce di  Valeria Tornatore, mentre Un contadino è affidato al giovane Jihan Shin. Dismessi i consueti stivaloni ed armature in cui è costretta dai ruoli en travesti,  Daniela Barcellona entra in scena con una ventata di femminilità prorompente esaltata da un abito fasciante e si impone sulla scena quale ‘consumata attrice’ e voce dai colori più variegati e timbricamente ricca. Luisa, ovvero il ruolo del titolo , è affidato al soprano  Elena Mosuc che piace nei pianissimi così come attrae negli acuti. L’eccellenza del cast culmina con la presenza di Leo Nucci: immutata tempra vocale da cantante di lungo corso e voce che nel tempo resta profonda, ferma e comunicativa. Il Coro, presenza dominante, è come al solito all’altezza del compito, grazie anche all’accurata preparazione del M°  Bruno Casoni. La Musica vince...

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte

Antica Cava di Ornavasso -FILIPPO BINAGHI -pianoforte
Quando si dice: ‘stasera vado ad un concerto’ abitualmente si pensa di andare in una sala da concerti, in una chiesa, a teatro, in uno spazio dove si fa cultura, ma non sempre è così. Era infatti l’ultimo giorno di giugno del 2011 e mi trovavo, come di frequente,  a soggiornare sulle alture che circondano il Lago Maggiore e tanto per non perdere le buone abitudini di ascolto avevo scovato tra i depliant dell’Ufficio Turistico una strana proposta: ‘ WILD PIANO’ Un pianoforte selvaggio che suona la natura, ove la musica non è mai stata. Come non farsi rapire da una proposta del genere? Un pianoforte all’interno della montagna…   Antica Cava di Ornavasso (Verbania)  –   Giovedì 30 giugno 2011 Wild Piano -Compositore Pianista Filippo Binaghi All’ingresso della galleria artificiale di 200 metri che porta nel cuore della montagna, da dove sono stati estratti i primi marmi per la costruzione del Duomo di Milano, di Pavia e di moltissimi altri celebri monumenti italiani, gli spettatori vengono dotati di casco protettivo di colore giallo. Raggiunta la Cava, ci si ritrova all’interno di una  naturale scenografia che  fa pensare ad una cattedrale,  involontariamente realizzata dall’uomo mentre, profanandola,  progettava la costruzione di altre cattedrali. Il palcoscenico si presenta come un amplissimo e sontuoso  altare dove si celebra il rito del ringraziamento all’ingegno umano e si chiede perdono alla natura per le pesanti ferite inflittele.   Filippo BINAGHI, compositore e pianista,  porta il ‘pianoforte’ ove la musica non è mai stata: ai bordi di una palude, su di una spiaggia, in vetta ad un montagna o nel cuore di marmo della stessa….rivisitando  e reinterpretando grandi compositori quali Beethoven, Mozart, De Falla, Strauss, oltre ad autori contemporanei di brani celebri, che con le loro colonne sonore hanno sottolineato e fissato  lo scorrere di immagini che, anche grazie alla loro musica, sono  rimaste nelle menti e nei cuori. Le luci si abbassano o mutano di colore per un concerto in mezzo a rivoli d’acqua che creano naturale scenografia a 9° di temperatura. L’acustica è particolare ed il suono  prodotto dalle abili mani di Binaghi diventa metallico con la sensazione dell’amplificazione, peraltro inesistente. Forse proprio questa particolare atmosfera ed acustica, rimandano al mare quale indissolubile terminale della montagna; spumeggiante o profondo, il concertista corre veloce sulla tastiera quasi non soffermandosi neppure per gli applausi spontanei. A pianoforte aperto, e sullo stesso,   scorrono proiezioni  di paesaggi selvaggi evocati dalle virtuosistiche esecuzioni dal sapore aspro e forte  dell’ improvvisazione. Con tecnica innovativa offre una musica mai sentita, come recita il titolo della serata, senza allontanarsi però dalla ricerca della sensazione e dell’armonia che va a colpire i più intimi sentimenti d’amore, di supplica, e d’attesa. Dall’alto  soffitto scendono gocciole a ritmare la ‘Barcarola ‘ da Les Contes d’Hofmann’ di Hoffenbach, piuttosto che l’’Adagetto’ dalla V° di Mahler, o il ‘Bolero’ di Ravel  decisamente rivisitati e contaminati non solo dall’impervia natura che ospita il suono…. La musica vince sempre. Renzo...

Intervista a SILVIA BELTRAMI e MARCO FILIPPO ROMANO

Intervista a SILVIA BELTRAMI e MARCO FILIPPO ROMANO
Quando e come hai capito che la musica è entrata in te e tu ti sei lasciato/a rapire? Marco: Premetto che nella mia famiglia nessuno è un musicista, mia madre si meravigliò quando all’età di 8 anni chiesi  per il mio compleanno un violino in regalo, ero stato rapito dalle “quattro stagioni” di Vivaldi, ma dopo una breve parentesi durata 2 anni lasciai perdere. La musica tornó nella mia vita a 14 anni con la scoperta del mondo delle bande musicali, da li l’amore per il corno lo studio in conservatorio e poi all’età di 21 anni l’incontro con la lirica e la consapevolezza della mia voce… Direi lo stravolgimento della mia vita. Silvia: la musica ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da bambina infatti, mio padre (ex prima tromba del Teatro Comunale di Bologna ora in pensione) mi avvicino’ allo studio del pianoforte. Durante l’adolescenza partecipai a svariati concorsi canori di musica leggera e composi un brano dal titolo “Quella certa ora del giorno”, di cui conservo ancora oggi il demo registrato a Milano dalla Signora Caterina Caselli. La folgorazione per il canto lirico e il Teatro d’opera segui’ qualche anno piu’ tardi, dopo aver assistito ad una recita del Faust di Gounod. La tua prima lezione di musica? Marco: Le mie prime 3 lezioni di musica, perchè divido la mia vita musicale appunto in tre fasi… 8 anni l’incontro con il violino e con la mia maestra Martina, ricordo che le lezioni erano molto noiose… 14 anni e l’incontro con il prof. Di Ventra, personaggio eccentrico maresciallo dei Carabinieri e suonatore di qualunque strumento, una figura che porteró sempre nel cuore. 21 anni e l’incontro con la mia maestra Elisabeth Smith, ero tesissimo non avevo mai fatto un vocalizzo e quell’ora era interminabile da quel giorno il 12 febbraio del 2003 non ho mai perso una settimana senza la sua guida, fino a quando la carriera mi ha portato via da Palermo. Silvia: Ricordo con piacere la mia prima lezione di canto dal mezzosoprano Luana Pellegrineschi, l’insegnante con cui mi sono formata tecnicamente e con la quale ho mantenuto negli anni un rapporto non solo professionale ma anche di amicizia. La tua “prima volta” sul palcoscenico? Marco: Come dimenticare il mio debutto, era il 19 marzo del 2004 e mi trovavo al teatro Manoel della Valletta a Malta, l’opera era “Le nozze di Figaro” ed io ero Antonio. La cosa più divertente che ricordo e che ruppi una sedia in scena e dopo la mia uscita quella sedia era fondamentale per la regia, i colleghi non sapevano come fare ma tutti la presero a ridere… Silvia: Il debutto in teatro e’ avvenuto nel gennaio 2004 con l’opera “Midsummer night’s dream” di B.Britten rappresentata nei Teatri del circuito lirico toscano (Pisa, Lucca, Livorno), io interpretavo il ruolo di Hermia. Ricordo con piacere questa produzione, uno spettacolo magico per costumi ed effetti scenografici firmati dal geniale Lindsay Kemp. Una delle  tue “ultime volte” sul palcoscenico, che ricordi con affetto? Marco: Un bellissimo ricordo, la Matilde di Shabran a Pesaro 2012, una bellissima opera con colleghi straordinari e con il caro Michele Mariotti, un giovane e preparatissimo direttore. Silvia:  in Germania per il Festspiele in Halle, il Festival dedicato ad Handel con l’oratorio “La Resurrezione” rappresentato in forma scenica, dove interpretavo Maria di Cleofe. Partecipare ad una produzione barocca, dalla regia minimalista e dalla scenografia avveniristica e’ stato molto interessante per me e mi ha fatto scoprire un...

LIVORNO MUSIC FESTIVAL

25 AGOSTO – 7 SETTEMBRE 2013...

‘FORME’ – Chiesa del Corpus Domini – San Germano Vercellese – 19 maggio 2013

‘FORME’   – Chiesa del Corpus Domini –  San Germano Vercellese – 19 maggio 2013
Concerto di  ENRICO CERFOGLIO  –  pianoforte   Le bianche pareti della Chiesa del Corpus Domini in San Germano Vercellese esaltano con immediatezza le ‘forme’  (titolo della mostra) delle sculture e delle pennellate nelle opere esposte. Un gran numero di visitatori ha ammirato i quadri di Carlo Ardizzone,  i gessi intensi di Silvano Coggiola, le eclettiche ed essenziali statue di Yvette Geissbuler ,  le figure metalliche e gli evanescenti dipinti di Giancarlo Palazzo. Il momento clou della Rassegna è stato rappresentato dal Concerto del pianista Enrico Cerfoglio che ha scelto brani di tutta gradevolezza  e gioiosità. Solo per citare alcuni passaggi la realizzazione di Fabbro Armonioso di Haendel  si è connotata di freschezza ed allegra spensieratezza, mentre con tocco  maturo, Cerfoglio ha offerto profonda introspezione con Liszt  e dolce intimità con Chopin, mantenendo un ritmo narrativo di assoluta percepibilità. La Musica vince sempre. Renzo...