QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019

QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019
Trattare con ironia  la realtà  talvolta pensierosa e triste, è certamente frutto dell’arte di saper raccontare,  probabilmente derivante dall’arte di saper vivere. La vita ha per sua natura una fine ed il periodo che la precede è di norma l’età della vecchiaia, della perdita della memoria e questo succede a tutti, anche a chi è stato bello, giovane e famoso ! QUARTET – Teatro Carcano Milano – 29 marzo 2019 di Ronald Harwood Con Giuseppe Pambieri Paola Quattrini Cochi Ponzoni e con Erica Blanc Scene Fabiana Dimarco Costumi Teresa Acone Disegno luci Mirko Oteri Regia Patrick Rossi Gastaldi Produzione Marioletta Bideri & Rosario Coppolino per Bis Tremila e Compagnia Moliére srl In collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi   Gli attori sono certamente le ‘vecchie glorie’ del teatro italiano, che il pubblico ha amato ed ama con ininterrotto affetto ed oltre tutto sono molto conosciuti al grande pubblico per aver partecipato negli anni a diverse produzioni televisive. Venendo a ‘Quartet’, ho scelto di assistere allo spettacolo, in virtù della mia passione per l’opera lirica; siamo infatti in una elegante casa di riposo per artisti, dove vecchie stelle della lirica si ritrovano tra caleidoscopici ricordi e quotidiane dimenticanze e confusioni. I vecchi rancori riemergono ed un nuovo limbo psicologico talvolta ammorbidisce la realtà, confondendola tra le pieghe di antiche pulsioni e memoria labile. Giuseppe Pambieri è un ex tenore che mantenendo la classe dei tempi andati sta scrivendo la sua biografia, ma pur applicandosi è ancora fermo a narrare del periodo della scuola elementare ! Erica Blanc, famoso soprano internazionale ed ex moglie del tenore, approda alla casa di riposo con l’alterigia del tempo degli applausi, dei giornalisti e dei fotografi, ma un’anca da operare la costringe a camminare con il bastone. Cochi Ponzoni, pare un ex bass-bariton che, nonostante 35 anni di matrimonio con la stessa donna, oltre alle superbe interpretazioni ricorda anche le avventure galanti che vorrebbe ancora rivivere, ma che una anziana virilità glielo impedisce. Paola Quattrini, contralto dei bei tempi… vive serenamente tra il ripetuto ascolto con le cuffie delle sue interpretazioni giovanili ed un offuscato ricordo dei tempi di Addis Abeba che continuamente rimbalza nei suoi discorsi.  I quattro ex cantanti si ritrovano coinvolti nei preparativi per festeggiamenti del 20 ottobre, compleanno di (JO GREEN) Giuseppe Verdi, ma subito nascono contrapposizioni e discordie. Nella elegante cornice della bianca veranda che da sul giardino della residenza, il soprano si rifiuta  di cantare per evitare di offuscare i ricordi della brillante voce del passato con una tremolante e discontinua interpretazione. Gli altri tre stanno per rinunciare al QUARTETTO ‘Bella figlia dell’amore’ dal Rigoletto di Verdi per ripiegare, per forza maggiore su un terzetto di Rossini, che poco si addice alla ricorrenza verdiana. I meravigliosi interpreti caratterizzano con dettaglio i personaggi: Pambieri perennemente incazzato urla contro la cameriera che non gli da mai la cotognata a colazione, ma la marmellata di albicocche che a lui non piace; Blanc, tratteggia l’ex soprano che mille successi e diversi mariti ha avuto nella vita ed ora, oltre ad aver perso la voce, non ha nemmeno più di che sostentarsi, ma in un estremo gesto di amore dona una cotognata all’ex marito riappacificandosi. Cochi Ponzoni è il più terreno di tutti e si accontenta di guardare il fondo schiena della compagna di residenza Paola Quattrini, che tra una confusione e l’altra non dimentica però di correre in giardino a guardare il giardiniere a busto scoperto. Tra rimandi, discussioni, incomprensione e desideri alla fine, osservando il contralto/Quattrini che muove le labbra riascoltando le antiche...

OTELLO – balletto al Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019

OTELLO – balletto al Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019
Per quanto riguarda il balletto prediligo largamente la danza contemporanea a quella classica, in quanto la prima è decisamente più vicina ai nostri gusti ed alla nostra comprensione. Se si vogliono tramandare le diverse culture, l’operazione di nuova creazione o attualizzazione del preesistente  è assolutamente indispensabile, senza volere con questa teoria cancellare, dimenticare o travisare la classicità e la primogenitura della realizzazione. OTELLO – Teatro Coccia di Novara 30 marzo 2019 Balletto in due atti Musiche Antonin Dvořák Balletto di Roma Otello – Vincenzo Carpino Desdemona – Roberta de Simone Coreografia e scene Fabrizio Monteverde Assistente alle coreografie Anna Manes Costumi Santi Rinciari – Light Designer Emanuele De Maria Costumi realizzati da Sartoria Tailor’s & Co. di Spatafora Angela Liana Produzione Balletto di Roma   Uno dei maggiori successi del Balletto di Roma è proprio questo Otello, proposto dalla visione del Teatro Coccia di Novara. Nessuna recensione può essere esplicativa ed esaustiva come le note di regia nel programma di sala, scritte dallo stesso creatore del balletto Fabrizio Monteverde, che racconta che l’ambientazione è quella di una banchina di un porto di mare largamente ispirato a quello in ‘Querelle de Brest’ per la regia di Fassbinder, dove tutto è possibile e dove tutte le pulsioni emergono in quel brulicare di corpi che vanno e vengono. La visione di Monteverde è molto contemporanea e pur partendo dalla shakespeariana vicenda musicata poi da Verdi, si avvale qui delle enfatiche musiche di Antonin Dvorak che coadiuvano gesti e movimenti esplicativi e passionali. Il noto triangolo amoroso si amplia alle variegate carnalità della promiscuità trovata o ricercata, dove le identità si perdono nel vortice delle passionalità viscerali e vissute con la prorompente e disinibita vitalità giovanile: donne che in gruppo si perdono nel fondo di un bicchiere o uomini che si ritrovano nelle epidermiche vicinanze. Otello, interpretato da Vincenzo Carpino con scultorea fisicità e solida tecnica ammantata da evidente forte partecipazione, non nega al pubblico la sua integrale nudità che non disturba, ma anzi descrive, rafforzandolo,  il clima del porto  dove il diverso perché straniero vive di altre abitudini provenienti da altre realtà. Al finale anche Desdemona, ovvero Roberta de Simone,  diventa esaltante  provocatrice quando Otello le strappa la copertura del seno ed in un sanguigno finale esibisce i seni, simbolo della femminilità condivisa e ben descritta nel percorso. L’idea della duplicazione dei personaggi, come nella celebre scena del fazzoletto di Desdemona, amplifica la narrazione e consente ancor più di presentare la grande tecnica, la partecipazione e l’esaltazione dell’interpretazione della vicenda,  da parte di tutti i componenti della compagnia di ballo che all’unisono trasmetto emozioni calde e fluttuanti. I costumi di Santi Rinciari e realizzati dalla Sartoria Tailor’s & Co. di Spatafora Angela Liana  sono molto pertinenti all’ambientazione con spicco dell’utilizzo di materiali che evocano la pelle e poi di effetto i mantelli rosso/neri sapientemente usati dalla coreografia, cui ha collaborato Anna Manes. Le luci disegnate con cura sono di Emanuele De Maria che ha scelto pertinentemente la diffusione e la staticità di fondo che hanno dato risalto alle scene ed ai movimenti. Spettacolo davvero coinvolgente che lascia il segno e che resterà nella memoria nel vertice dei migliori ricordi. L’arte vince sempre. Renzo...

AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019

AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019
Alessandro Manzoni non avrebbe esitato a pensare e magari a scrivere “Agnese, chi era costei?” e credo che ce lo siamo chiesti in diversi, ma cultura è anche curiosità, quindi eccomi al regio di Torino per questa “prima” in epoca moderna di Agnese ! AGNESE – Teatro Regio Torino 24 marzo 2019 Agnese Dramma semiserio in due atti Libretto di Luigi Buonavoglia dalla commedia Agnese di Fitz-Henry di Filippo Casari Musica di Ferdinando Paer Edizione critica a cura di Giuliano Castellani Prima rappresentazione in epoca moderna                        Personaggi Interpreti Agnese, figlia di Uberto soprano María Rey-Joly Uberto, padre d’Agnese baritono Markus Werba Ernesto, marito di Agnese tenore Edgardo Rocha Don Pasquale, intendente dell’Ospedale dei pazzi basso Filippo Morace Don Girolamo, protomedico tenore Andrea Giovannini Carlotta, figlia di Don Pasquale soprano Lucia Cirillo Vespina, sua cameriera soprano Giulia Della Peruta Il custode dei pazzi basso Federico Benetti Una bambina di sei anni, figlia di Agnese mimo Sofia La Cara Maestro al cembalo Carlo Caputo Direttore d’orchestra Diego Fasolis Regia Leo Muscato Scene Federica Parolini Costumi Silvia Aymonino Luci Alessandro Verazzi Assistente alla regia Alessandra De Angelis Assistente alle scene Anna Varaldo Maestro del coro Andrea Secchi   Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento Quando non si hanno parametri precedenti e non si è musicisti, ma solo amanti della Musica, viene ovviamente difficile  saper commentare sapientemente una nuova produzione, un’opera ascoltata per la prima volta, ma trasporre le emozioni è davvero cosa più facile, in quanto la libertà di sensazioni prima che di espressioni è assolutamente libera! Veniamo quindi ad “Agnese” in Prima assoluta in epoca moderna al Regio di Torino: l’impressione è che si tratti musicalmente di una pagina  intelligente tra Mozart e Rossini! Ci sono tutti i rimandi immaginabili ed anche l’incalzare di certe frasi sono tipiche dell’epoca storica. Diego Fasolis dirige con piglio e grande caratura, da esperto consumato qual è: tiene l’orchestra ed il palco con naturalezza ed evidente conoscenza! Leggendo le note di regia di Leo Muscato e confrontate poi con il palco non si può che concordare con l’ambientazione favolistica e forse anche un po’ magica dei micro mondi realizzate da Federica Parolini  con enormi scatole di latta che riportano ai primi del ‘900 e che magicamente si aprono e scoprono il mondo che vive all’interno di quella scatola, di quel mondo vissuto da quelle persone in quel momento ! Ecco quindi la scatola che racchiude la camera del manicomio dove è rinchiuso Uberto, magistralmente interpretato da Markus Werba con sicurezza e colore compatto e massiccio; già apprezzato in altre occasioni ed anche al Regio, recentemente  in  Die Zauberflöte, ha rinnovato la carica interpretativa e la bella modulazione che per pura citazione ricordiamo in  “Come la nebbia al vento”; la stessa aria viene poi ripresa dal soprano madrileno María Rey-Joly che gradevolmente ho scoperto in questa occasione: la presenza scenica è fuori di ogni dubbio ed anche la capacità interpretativa: per quanto concerne il canto ha veramente affascinato in ogni tono, passando dalla poesia del citato ‘Come la nebbia al vento’ alle variazioni e agilità di altri momenti! Una bella scoperta che ci si augura di confermare in altre occasioni italiane e godere così  ancora della sua morbidezza e facilità negli acuti.  L’opera è ricca di duetti e per estrema sintesi mi piace citare quello tra Don Girolamo interpretato con brillantezza e vivacità da Andrea Giovannini che ha caratterizzato molto bene il personaggio e Don Pasquale esaltato dall’interpretazione e da una buona vocalità dal...

AGNESE di Fernidando Paer al teatro Regio di Torino

AGNESE di Fernidando Paer al teatro Regio di Torino
 Comunicato stampa dal Teatro Regio di Torino Agnese di Ferdinando Paer dal Teatro Regio di Torino Sabato 16 marzo alle 21.10 va in onda in esclusiva su Classica HD (Sky, canale 136) Agnese, diretta da Diego Fasolis per la regia di Leo Muscato   In contemporanea con la stagione del Teatro Regio, il 16 marzo 2019 alle 21.10, in esclusiva mondiale, Classica HD presenta Agnese di Ferdinando Paer. L’opera va in scena con la regia di Leo Muscato, nell’edizione critica curata da Giuliano Castellani, con un cast d’eccezione: María Rey-Joly, soprano, nella parte di Agnese;Markus Werba, baritono, nella parte del padre Uberto; Edgardo Rocha, tenore, nella parte del marito Ernesto. E poi Filippo Morace, Andrea Giovannini, Lucia Cirillo, Giulia Della Peruta, Federico Benetti. Dirige l’Orchestra del Teatro Regio il maestro Diego Fasolis. Le scene sono di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino. Prima che l’opera inizi e durante l’intervallo tra primo e secondo atto, Classica HD si collegherà col foyer del Teatro Regio, per un approfondimento condotto da Paolo Gavazzeni e Liana Puschel, con interviste esclusive a William Graziosi e Alessandro Galoppini, sovrintendente e direttore artistico del Teatro, Andrea Estero, direttore della rivista ClassicVoice, Diego Fasolis e Leo Muscato, protagonisti di questa produzione. Comunicato stampa di classica HD L’Agnese di Ferdinando Paër dal Teatro Regio di Torino Sabato 16 marzo alle 21.10 va in onda in esclusiva su Classica HD (Sky, canale 136) Agnese, diretta da Diego Fasolis per la regia di Leo Muscato In contemporanea con la stagione del Teatro Regio di Torino, il 16 marzo 2019 alle 21.10, in esclusiva mondiale, Classica HD presenta l’Agnese di Ferdinando Paër, dramma semiserio in due atti su libretto del poeta e impresario Luigi Buonavoglia, liberamente ispirato alla commedia Agnese di Fizt-Henry di Filippo Casari. La storia della giovane Agnese, moglie dell’infedele Ernesto, e del padre Uberto, impazzito dal dolore perché la figlia si è sposata contro il suo volere. Che cosa provoca l’oblio di un’opera? Le montagne russe del gusto, i cambi di stagione della critica, il caso? L’Agnese di Ferdinando Paër debuttò a Parma nel 1809 e quando venne rappresentata alla Scala, nel 1814, restò in cartellone cinquanta repliche, non meno di altre opere allora famose, ma rimaste nel repertorio. Paër era direttore e compositore alla corte imperiale di Napoleone, e offrì una copia rilegata della partitura direttamente all’imperatrice Maria Luisa. L’Agnese parla di follia in modo non banale, per l’epoca soprattutto: ossia sfruttando le comicità in gioco, ma senza indulgere a romanticismi. Per quarant’anni ha girato il mondo, trovando ovunque estimatori illustri (Chopin, a Varsavia; e poi Berlioz, Stendhal). Paër ci tornò sopra a lungo: per la ripresa del 1824 al Théâtre Italien di Parigi aggiunse un duetto espresso per Marco Bordogni e Giuditta Pasta. Dopodiché, l’Agnese è andata a morire per due secoli. Quella che va in scena al Regio di Torino dal 12 marzo in avanti, per cinque repliche complessive, è la prima rappresentazione dell’opera in epoca moderna. L’opera va in scena per la regia di Leo Muscato, nell’edizione critica curata da Giuliano Castellani, massimo esegeta di Paër, con un cast d’eccezione: María Rey-Joly, soprano, nella parte di Agnese; Markus Werba, baritono, nella parte del padre Uberto; Edgardo Rocha, tenore, nella parte del marito Ernesto. E poi Filippo Morace, Andrea Giovannini, Lucia Cirillo, Giulia Della Peruta, Federico Bonetti. Dirige l’orchestra del Teatro Regio il maestro Diego Fasolis, che già conosce l’opera per averla affrontata, in semplice forma di concerto, in una registrazione di undici anni fa. Le scene sono di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino. Prima che l’opera inizi e durante l’intervallo tra primo e secondo atto, Classica HD si collegherà col foyer del Teatro...

CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019

CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019
Dopo aver scritto di spettacoli e produzioni varie, per la prima volta mi accingo a raccontare di uno spettacolo organizzato da ‘Il Contato del  Canavese ’ e sinceramente devo dire che se è vero che ‘chi ben comincia è a metà dell’opera’, … posso presagire ulteriori attività. CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Giacosa – Ivrea 18 marzo 2019 Gabriele Pignotta Che Disastro di Commedia di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields con Luca Basile, Alessandro Marverti, Valerio Di Benedetto, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Stefania Autuori, Viviana Colais regia Mark Bell traduzione Enrico Luttmann AB MANAGEMENT E OPERA PRIMA   Un disastro davvero, ma ovviamente solo  per la distruzione totale della scena, perché in quanto a risate, direi un successo ! Non sono un tipo che a teatro ride facilmente e non mi sono sufficienti facili e scontate gags per divertirmi: il mio subconscio chiede sempre qualcosa in più, come ritmo, azione, dialoghi, trama, idee, brillantezza e vivacità! Devo dire che in ‘Che disastro di commedia’ ho trovato tutto: nulla di scontato o di dejà vù. E’ un susseguirsi di battute, colpi di scena, apparizione e sparizione di oggetti e persone, crolli improvvisi di soppalco, quadri ed oggetti che si staccano dalla parete: insomma un vero disastro, risultato intelligente di una grande opera registica ed  interpretativa  che nulla lascia al caso, ma studia nel dettaglio ogni battuta, ogni atteggiamento, ogni crollo! Solo una grande abilità può presentare al pubblico dei personaggi strampalati, ma interpretati con maestria, tecnica e fisicità. Si arriva in teatro e gli attori stanno ancora allestendo la scena e finalmente dopo anni, la compagnia ‘amatoriale’ ha ricevuto dei soldi in eredità e può realizzare una scenografia importante! Tavolo di regia a sottopalco, interpeti ringalluzziti dal lascito ereditario, ma, …. ma le abilità sono scarse, ecco perché poi crolleranno le scene man mano che la narrazione prosegue, fino al crollo totale al finale; ma non basta questo: si perdono copioni, oggetti di scena ed altre calamità in un’esilarante racconto di qualità! Il regista Mark Bell nelle note di regia conclude: Io ho solo aiutato! Ed da questa modesta affermazione trapela tutto il lavoro  concettuale e di grande impegno svolto. Gli attori, sono veramente ‘ognuno nel proprio ruolo’ ed in opposto a come avviene di solito, ovvero che sempre c’è ‘una nota stonata’, in questo caso  è difficile riscontrare un interprete non a suo agio nella parte. Agili ed atletici saltano finestre, scivolano dal soppalco, si rotolano a terra nella ricerca del colpevole dell’assassinio compiuto ad inizio opera, ma che al fine non si capisce neppure più quanti sono i cadaveri, i morti o semplicemente feriti dall’apertura violenta di un porta, che poi ovviamente crolla. Tutti sembrano stupidi e questo è senza dubbio il risultato di una capacità eccezionale, comprovata dal successo delle lunghe tournèe nel Regno Unito, in buona parte dell’Europa ed ora anche in Italia ! Alla prossima occasione di qualità ! Renzo...

la mia recensione emozionale n. 300!

la mia recensione emozionale  n. 300!
Signore e signori, state leggendo di giorno? allora buongiorno! State leggendo dopo l’imbrunire? Allora  buonasera! Qualche anno fa un amico mi chiese di scrivere ‘liberamente’ e da neofita una recensione ad un suo concerto! La cosa mi divertì e continuai quel percorso. Da allora ho commentato emozionalmente diversi lavori per il teatro d’opera, prosa, musical, concerti, arte in genere; considero questa la mia recensione emozionale  n. 300! Ci tengo sempre a precisare “emozionale”  per il fatto che non sono musicista, regista, scenografo, coreografo, ligth designer, drammaturgo, librettista, ma semplicemente un amante della bellezza e  della verità, ovvero del teatro e dell’arte in ogni sua forma. Nell’epoca dell’apparire senza calibrate fondamenta cognitive e strutturali, troppi si attribuiscono qualifiche che non possiedono: per questo dichiaro costantemente che il mio motore propulsore è fatto solo di interesse,  emozioni, volontà  e passione. Si vocifera (ma sono un po’ sordo e magari non ho ben inteso) che il teatro sia solo finzione, ma non dimentichiamo però che ogni scrittore – anche quello di teatro – si ispira alla vita reale e talvolta non fa che raccontare esclusivamente quella ed a teatro cadono le barriere dell’ipocrisia, delle opportunità tortuose, delle finzioni calcolate, del camaleontismo funzionale e potrei andare all’infinito, ma il palcoscenico parla da sé raccontando di maschere, ma più che d’accompagnamento al posto, di maschere pirandelliane! Il teatro è scuola: scuola di vita! Insegna ad andare oltre alle apparenze,  a cogliere i dettagli, le sfumature della creazione e vivere le sole emozioni che trasmette, liberandosi da inutili  preconcetti e sovrastrutture psicologiche! Perché ho pensato alla recensione emozionale  dei miei interessi? Beh avrei trovato difficile  individuare la numero 300, perché nel mio animo è un traguardo importante e non intendo privilegiare, ai miei occhi,  una produzione piuttosto che un’altra. In questo tempo di scrittura e commenti ho conosciuto meravigliosi addetti agli Uffici Stampa, ho incontrato personaggi che appartengono al mondo dell’arte, dello spettacolo, direttori d’orchestra, artistici, sovrintendenti, attori,cantanti, artisti in genere, organizzatori, addetti al back stage,  ricchi di grande carica umana, indispensabile per riuscire umilmente ad offrirsi quotidianamente   al giudizio del pubblico.  Anche questo è un ‘mondo’ difficile, ma è molto meglio frequentato di altri mondi, che appaiono più potenti, più patinati e nella realtà ben più contorti e meschini. Nel tragitto ho incontrato editori, curatori, redattori stupendi in Italia e nel mondo,  ho incontrato nuovi amici ricchi di sensibilità e portatori sani di affetto. Vorrei chiudere questa chiacchierata, ma non so come fare … sarebbe bello elencare tutti, ma sicuramente dimenticherei qualcuno, quindi credo che forse un unico grande abbraccio di ringraziamento  a tutti quelli che in qualche modo mi hanno regalato degli attimi di emozione, gioia, compagnia, benessere, relazione,  cordialità, amicizia ed evidente affetto … forse è davvero l’unica semplice, autentica e sentita   conclusione! Grazie! Renzo...

LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA – Teatro Coccia- Novara 24 febbraio 2019

LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA – Teatro Coccia- Novara 24 febbraio 2019
Arrivati ad una certa età si crede di averle ormai sentite tutte e capito (quasi) tutto, poi arrivano gli Oblivion, cantanti, attori, ballerini, fantasisti ed un po’ saltimbanchi che allegramente  ti raccontano la Bibbia da un punto di vista diverso da quello che ci hanno insegnato! Ed allora l’unica alternativa qual’è? DIVERTIRSI ! LA BIBBIA RIVEDUTA E SCORRETTA Uno spettacolo scritto da Davide Calabrese, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli Musiche di Lorenzo Scuda Interpretato da Gli OBLIVION (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli) Regia Giorgio Gallione Produzione AGIDI S.r.l. Foto ©Paolo Galletta     “Anno domine 1455..”  ed immersi in un rosso acceso ha inizio il racconto della Bibbia riveduta e scorretta! Tra roghi pronti a bruciare streghe e false credenze popolari, Johann Gutenberg introduce la stampa a caratteri mobili, crea l’editoria e inaugura di fatto l’Età Moderna. Fin qui tutto chiaro anche per Gutenberg che ha la netta percezione dell’enormità della scoperta, ma una domanda sorge spontanea: quale deve essere il primo libro da stampare e consegnare all’umanità? Ovviamente individuare la risposta crea uno stato confusionale nella sua mente e vive l’ansia da prestazione editoriale, ma … a quel punto bussa alla porta della prima stamperia al mondo nientemeno che  il Signore Iddio con, su una carriola argentea e luccicante, le lastre di pietra manu scolpite. Dio chiede a Gutenberg di stampare la Bibbia, trasformarla in un best seller e fare di lui il più grande scrittore di tutti i tempi.  Succederà di tutto  e tra una discussione e l’altra tra Dio e Gutenberg (con un libro sempre sul capo) prende il via la lotta eterna tra il Potere Divino ed il Quarto Potere, perché come anche riportato: “ puoi essere anche Dio sceso in terra, ma se non hai un buon ufficio stampa non sei nessuno” Esilaranti i racconti del vecchio Abramo senza figli, della “vera” lotta tra Caino ed Abele circa la cucina abituale con carni ecc e la cucina vegetale, fino alla farsesca descrizione della circoncisione rappresentata da svolazzanti foulards. La Bibbia deve restare  nella storia ed allora bisogna anche stupire con effetti speciali ed ecco allora il diluviouniversale con Noè circondato da pupazzetti di animali e con ARKEN tutta da montare con quattro pezzi di legno, un foglietto di istruzioni ed una brugola, parodiando con fin troppa evidenza la celebre Ikea. Non manca neppure un grande salmo che diventa un salmone… Comicissima la rappresentazione del battesimo ‘io battezzo te e tu battezzi me’ con San Giovanni Batista con già un piatto attorno al collo, pronto per la decollazione. Il conflitto generazionale non manca tra Padre e Figlio e poi arriva pure lo Spirito Santo a  creare confusione di ruoli ed ad ingarbugliare tutto pure Babbo Natale che diventa il distributore ufficiale del prodotto Bibbia, con l’unica necessità di consegnare tutto in una notte. Giorgio Gallione ha realizzato una regia dinamica e scattante, ricca di elementi senza intasare e confondere la scena, ma simboleggiando le varie sezioni le ha rese di immediata fruizione. Circa le luci sono stato colpito dalla efficacia nella totale semplicità. I costumi vivaci e brillanti nei più svariati colori, non fanno che contribuire alla riuscita della produzione. Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ovvero gli Oblivion, si incontrano nel 2003 a Bologna e da quel momento diventano una realtà su internet, in teatro, in televisione e su palchi prestigiosi. Sono davvero bravi! In cinque tengono uno spettacolo con ironia, gestualità, agilità, espressione, canto...

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019
Le Opera di William Shakespeare sono realmente senza tempo e senza età: basta cambiare l’ambientazione ed attualizzare il testo e ci si ritrova immersi in un mondo contemporaneo ed anche le buffe sortite ben si attagliano ai giorni che viviamo.   LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR – Teatro Carcano, Milano – 22 febbraio 2019 di William Shakespeare Adattamento Edoardo Erba Con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini Fisarmonica Giulia Bertasi Scene Federica Pellati Costumi Katarina Vukcevic Consulente musicale Federica Falasconi Regia Serena Sinigaglia Coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini | ATIR Teatro Ringhiera   Edoardo Erba  riscrive il testo Shakaespiriano con l’ ironia tipica degli iper osservatori: il mondo ed i suoi abitanti vengono radiografati, anzi passati alla risonanza magnetica con lucidità e gran senso dello humor. La regista Serena Sinigaglia cavalca il testo riadattato e con altrettanta ironia, talvolta sarcastica, presenta un lavoro fatto di movimento, di atteggiamenti, di parole e grande gestualità. Sul palco insieme alle quattro donne che interpretano tutti i personaggi, anche quelli maschili, compare  il suono di una fisarmonica che sotto le abili dita di Giulia Bertasi , anche nel ruolo di Fenton, suona dal vivo alcuni brani dal Falstaff di Verdi cantati dalle super interpreti. La consulenza musicale è di Federica Falasconi.  In scena solamente la signora Page, Alice  Ford, la giovane Anne Page e la riverente ed irriverente  Quickly, che danno vita anche ai personaggi maschili che, pur  assenti, brillano di presenza  attraverso la parole delle comari. Pur nella riscrittura, i personaggi e tutti gli elementi della storia ci sono; ecco infatti il mastello, il cesto, le corna, e le riverenze ed il celebre ‘dalle due alle tre’!  Non mancano le lettere uguali inviate dal ‘vecchio porco’ di Falstaff  ai suoi  due oggetti del desiderio, Page e  signora Ford. Un momento ‘molto inglese’ è un ritmato e sincronizzato sorseggiamento del tè in una sarabanda di immaginarie situazioni d’amore. La scena di Federica Pellati è semplicemente efficace: sullo sfondo tre pannelli che formano una sorta di grande ventaglio di pizzo che inevitabilmente rimanda a ‘Arsenico e vecchi merletti’  capolavoro di Mortimer Brewster ripreso poi nel film del 1944 da Frank Capra. Nelle allegri comari però non ci sono perversioni delittuose, ma divertimento ed ironia  esaltati anche dai costumi di Katarina Vukcevic che a Quickly affibbia un comico  fondo schiena enorme con evidenti slippini striminziti, poi parrucche e divertenti cambi d’abito in scena. Delle attrici si potrebbe parlare molto, ma per una sorta di par condicio, le ho ritenute tutte perfettamente in ruolo, agili, brillanti e caratteriste d’eccezione, quindi un plauso sincero a Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara  Stoppa e Virginia Zini: rilevanti le intonazioni, le camminate e le andature, l’espressività vocale e gestuale. Da qualche tempo frequento il Teatro Carcano ed una nota di merito per le proposte, va certamente fatta; recentemente ho assistito a ‘Il Misantropo’ con Valter Malosti, il toccante spettacolo ‘Queen Lear’ con le Nina’s Drag Queens con l’ideazione del bravo Francesco Micheli che con grande abilità ha trattato con disarmante  ilarità un tema profondo ed attuale: la solitudine e l’abbandono degli anziani. In ognuno di questi casi sono uscito molto soddisfatto per il gusto realizzativo e le abilità interpretative, che si sono riconfermate in questa attualizzazione di Le allegre comari di Windsor. Renzo...

LE NOZZE DI FIGARO Teatro Coccia Novara 15.febbraio 2019

LE NOZZE DI FIGARO Teatro Coccia Novara 15.febbraio 2019
La trilogia Mozartiana con i libretti di Lorenzo da Ponte è veramente molto rappresentata, anche per la facilità all’ascolto e per il riamato riascolto. Certo è, che come per tutte le opere molto rappresentate, diventa difficile mantenere classicità ed innovazione al tempo stesso. Nel caso dell’edizione di cui vado a raccontare anche il cast di tutto rispetto ha giovato alla riuscita!   LE NOZZE DI FIGARO Teatro Coccia Novara 15.febbraio 2019 Opera lirica in quattro atti Musica di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo da Ponte Regia Giorgio Ferrara Direzione d’orchestra Erina Yashima Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” Scene Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo – Costumi Maurizio Galante Coro San Gregorio Magno Produzione Fondazione Teatro Coccia Coproduzione con Ravenna Festival, Festival dei Due Mondi di Spoleto l Conte di Almaviva VITTORIO PRATO La Contessa di Almaviva FRANCESCA SASSU Susanna LUCREZIA DREI Figaro SIMONE DEL SAVIO Cherubino AURORA FAGGIOLI Marcellina ISABEL DE PAOLI Bartolo ION STANCU Basilio JORGE JUAN MORATA Don Curzio RICCARDO BENLODI Barbarina LEONORA TESS Antonio JONATHAN KIM La splendida ouverture riconduce l’animo al divertissement operistico e la direzione della giovane Erina Yashima  appare subito vivace e briosa grazie all’impeto impresso ed al gesto chiaro ed efficace, che ben si attaglia al sorriso costante della direttrice, in simbiosi con l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, cui va un plauso sincero ed in particolare a Maria Silvana Pavan, maestro al clavicembalo. Simone del Savio, protagonista di Figaro appare molto ‘comodo’ nel ruolo che risolve con caratterizzazioni attoriali ed un bel timbro vocale esposto con esuberante facilità. La storia è cosa nota e forse per questo Giorgio Ferrara, con la regia ripresa da Patrizia Frini ha scelto di non estrinsecare molto movimento, forse anche per lasciare spazio al canto. Le scene classiche di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo  con grande sipario alzato dipinto, raggiungono  il momento clou con i due troni dorati illuminati con gran risalto dell’oro e dei costumi particolari e di gran rilievo creati da Maurizio Galante. Il Coro di San Gregorio Magno è ormai avvezzo alle produzioni operistiche ed è valido punto di rilevanza nel complesso della realizzazione. Il Conte di Almaviva è Vittorio Prato, baritono affermato nei più importanti teatri d’opera del mondo; ha  studiato anche con Luciano Pavarotti ed oggi La Stampa dice di lui “L’Opera può essere sexy”, in  virtù anche del fato che è testimonial di Missoni. Venendo al ruolo di Conte d’Almaviva lo ha interpretato con nobile piglio,  emissione sicura e bel fraseggio che affascina. La Contessa di Almaviva incontra Francesca Sassu anch’essa interprete affermata che infonde un carattere fermo al personaggio espresso con voce interessante e bel colore. Lucrezia Drei, è la dolce, ma non troppo, Susanna che rappresenta con limpida estensione di  voce, con brillantezza e facilità negli acuti resi con fermezza e squillanti. Cherubino, ovvero  Aurora Faggioli è abbigliato in modo un po’ circense e questo tratteggia il personaggio un po’ al di fuori di quanto risulta dalla scrittura di Mozart e di Da Ponte; in ogni caso le agilità fisiche e vocali manifestano esuberanza ed allegrezza. Isabel de Paoli interpreta Marcellina  in coppia con Bartolo, Ion Stancu ed entrambi risultano gradevoli, come Jorge Jaun Morata in don Basilio. Leonora Tess è la scattante Barbarina, che disegna con voce decisa e facile agli acuti; Riccardo Benlodi è interessante caratterista e bella voce  in Don Curzio. Jonathan Kim chiude la carrellata degli interpreti con il personaggio del giardiniere Antonio. La Musica vince sempre. Renzo...

RIGOLETTO – Teatro Regio di Torino – 9 febbraio 2019

RIGOLETTO – Teatro Regio di Torino – 9 febbraio 2019
Quando un titolo d’opera ricorre troppo spesso nei cartelloni delle varie stagioni, il mio immaginario artistico li decodifica come ‘abusati’ e di conseguenza talvolta  mi approccio con il senso del dejà vu; grazie a Dio però le mie dubbiose attese vengono sovente  smentite in meglio, come è successo al Rigoletto di cui vado a raccontare le mie emozioni!   Rigoletto Melodramma in tre atti Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo Musica di Giuseppe Verdi Personaggi Interpreti Rigoletto, buffone di corte baritono Amartuvshin Enkhbat Gilda, sua figlia soprano Gilda Fiume  Il duca di Mantova tenore Iván Ayón Rivas  Sparafucile, bravo basso Romano Dal Zovo  Maddalena, sua sorella mezzosoprano Carmen Topciu Giovanna, custode di Gilda mezzosoprano Carlotta Vichi Il conte di Monterone baritono Alessio Verna Marullo, cavaliere baritono Paolo Maria Orecchia Matteo Borsa, cortigiano tenore Luca Casalin Il conte di Ceprano basso Federico Benetti La contessa, sua sposa mezzosoprano Claudia De Pian Un usciere di corte basso Giuseppe Capoferri Il paggio della duchessa soprano Ashley Milanese Direttore d’orchestra Renato Palumbo Regia John Turturro Regista collaboratore Cecilia Ligorio Coreografia Giuseppe Bonanno Scene Francesco Frigeri Costumi Marco Piemontese Luci Alessandro Carletti Riprese da Ludovico Gobbi Assistente ai costumi Sara Marcucci Maestro del coro Andrea Secchi   Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento in coproduzione con Teatro Massimo di Palermo, Shaanxi Opera House (Xi’an, Cina) e Opéra Royal de Wallonie-Liège   Buio in sala e sul palcoscenico…solo la luce di una lanterna squarcia il buio assoluto al suo ingresso in scena alle prime vigorose note dell’ouverture e fin da queste si intende la vivacità passionale dell’interpretazione direzionale che imprime Renato Palumbo, importante direttore, alla superba orchestra del Teatro Regio di Torino. La scena realizzata con elegante sobrietà da  Francesco Frigeri, ha i colori dei dipinti di qualche secolo fa, ma riadattati  con soffuse tonalità contemporanee. L’ambientazione voluta da John Turturro, alla sua prima regia operistica,  è cupa, come è cupamente atroce la vicenda, che lascia spazio ai soli sentimenti di Rigoletto, ma che il fuoco dell’assenza di scrupoli li annienta negli altri personaggi. Registicamente è interessante per i movimenti molto curati e non banali, grazie anche a Cecilia Ligorio, regista collaboratore e già apprezzata in regie anche ardue. L’unica mia perplessità è al finale quando si evidenzia  il sacco che Rigoletto scopre realmente vuoto e l’apparizione di Gilda che da sola, in preda agli ultimi affanni, si farà avvolgere dal sacco funebre. Ottima la scena sempre avviluppata dai fumi nebbiosi che ottenebrano  Mantova e veramente apprezzate le luci di Alessandro Carletti,  riprese da Ludovico Gobbi,  con la scelta di  tagli quasi geometrici per non intaccare con alcuna morbidezza la cruda vicenda e suggestiva l’inquietante  ed atroce alba con nudi alberi che si stagliano alla luce angosciante di un nuovo, ultimo giorno. La casa di Gilda è semplice, ma traspare una sorta di benessere dal letto ‘a barca’ probabilmente un Carlo x°; per contro l’abitazione di Sparafucile è inclinata su un lato, ovvero storta, così come non è lineare  la vita che si consuma all’interno: un uccisore prezzolato di professione e dalla sorella che concupisce le vittime per offrirle alla lama della spada del fratello. I momenti di divertimento scomposto a palazzo ducale sono davvero ben congeniati anche con le coreografie misurate ed  efficaci di Giuseppe Bonanno, assistente Sara Marcucci, esaltate dai costumi eleganti ed arditi di Marco Piemontese che molto donano all’insieme. Amartuvshin Enkhbat , recentemente scoperto prima al Coccia di Novara e poi in Arena a Verona nei panni di Nabucco, lo ritroviamo qui in quelli del buffone di corte interpretato con buona...