Katia Kabanova – Teatro Regio Torino, 18 febbraio 2017

Katia Kabanova – Teatro Regio Torino, 18 febbraio 2017
[Kát’a Kabanová] Opera in tre atti Libretto di Leoš Janáček dal dramma L’uragano di Aleksandr Ostrovskij Musica di Leoš Janáček Edizione in lingua originale ceca con sopratitoli in italiano Prima esecuzione a Torino Personaggi Interpreti Katerina Kabanová, detta Kát’a, moglie di Tichon soprano Andrea Danková Tichon Ivanyč Kabanov, figlio di Marfa e Un passante tenore Štefan Margita Marfa Kabanová, detta Kabanicha, vedova di un ricco mercante mezzosoprano   Rebecca de Pont Davies Boris Grigorjevič, nipote di Dikoj tenore Misha Didyk Savël Dikoj, mercante basso-baritono Oliver Zwarg Váňa Kudrjáš, assistente di Dikoj tenore Enrico Casari  Varvara, figlia adottiva in casa Kabanov mezzosoprano Lena Belkina Kuligin, amico di Kudrjáš baritono Lukáš Zeman Gláša, servitrice mezzosoprano Lorena Scarlata Fekluša, servitrice mezzosoprano Sofia Koberidze Una donna tra la folla contralto Roberta Garelli Direttore d’orchestra Marco Angius Regia Robert Carsen ripresa da Maria Lamont Scene e costumi Patrick Kinmonth Luci Robert Carsen e Peter Van Praet Coreografia Philippe Giraudeau Assistente alla coreografia Erika Rombaldoni Maestro del coro Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Allestimento Opera Vlaanderen (Anversa/Gand) Progetto Janáček – Carsen Acqua: elemento in movimento che ad ogni soffio crea increspature, disegni che si dissolvono nel momento stesso della loro creazione! Luci ( eccezionali dello stesso Robert Carsen e di Peter Van Praet) ed ombre che si riflettono nell’acqua e che dall’acqua si proiettano sui fondali! Un costante  azzurro polvere interrotto da evanescenti  macchie di luminosità o di cupezza accecante! L’emozione che se ne trae impedisce addirittura di trasferire tutte le sensazioni seppur in una ‘recensione emozionale’. Qui c’è un incontro di geni: Janáček ha scritto delle pagine che solo chi soffre di  totale incapacità di emozionarsi, di provare sentimenti ed affettività quotidiane  non riesce a farsi travolgere e stravolgere dall’intensità di quelle pagine meravigliose! E l’altro indiscutibile genio è Robert Carsen che allagando il palco ed utilizzando passerelle  con piccole parti in continua evoluzione e luci incredibilmente avvolgenti e comunicative, riesce ad ambientare una vicenda umana ricca di sentimenti, passioni e crudeltà. La regia per la messa in scena al Regio di Torino è stata ripresa da Maria Lamont. Philippe Giraudeau porta in scena fanciulle che muovendosi nell’acqua  creano di volta in volta le passerelle su cui si muoveranno i cantanti. Le fanciulle in tunica bianca: forse l’anima del Volga? Forse Kabanova replicata? In ogni caso efficaci e coinvolgenti  e di grande effetto coreutico e scenografico. Mi dilungherei assai per cercare di descrivere i particolari, ma tenterò invece in poche righe di trasmettere almeno un soffio di quella poesia che traspare elegantemente dall’insieme. La scena è quasi sempre soffusamente proiettata a fondo palco dove realtà e ombre si confondono creando geometriche proiezioni  che amplificano la crudezza della realtà che come in questo caso può portare ad estreme decisioni per la paura di vivere da ‘giudicati’ e con l’ossessione del giudizio. Il connubio quasi mistico tra musica, canto e scena intacca la forza degli animi creando dolce commozione. La melodia parlata acuisce la realtà e  crea poetica liricità sconfinando nell’evanescenza dell’essere in una dimensione emotiva di forte intensità; l’orchestra diretta da un puntuale quanto emozionante Marco Angius ha creato atmosfere di sentimento e di sensazioni intime. Il gesto di Angius è preciso, sicuro ed in buona armonia con i professori in buca e la bontà della direzione come dell’intero allestimento è stata riconosciuto da un pubblico entusiasta. Di Andrea Dankova nei panni della Kabanova è doveroso riconoscere la forza interpretativa e la padronanza vocale: nel suo assolo coinvolge trasferendo la passione ed il terrore di vivere; Tichon, il marito tradito e figlio sottomesso, è stato interpretato da...

IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE – Teatro Verdi di Pisa, 11 febbraio 2017

IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE –  Teatro Verdi di Pisa, 11 febbraio 2017
IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE –  Teatro Verdi di Pisa, 11 febbraio 2017 Che meraviglia poter assistere ad un’opera ‘farsa in musica’ ideata per un progetto di studio per giovani artisti! Nell’attesa di entrare in teatro passeggiare lungo l’Arno, fino alla Piazza dei Miracoli. Il solo essere stata concepita quella piazza stupefacente, già è di per sé un miracolo. Ebbene ora parliam di Musica !!!!   Progetto LTL Opera Studio: “Il Cappello di Paglia di Firenze” CONCERTI Teatro Verdi, via Palestro 40, Pisa Pisa, Teatro Verdi sabato 11 febbraio 2017 ore 20.30 Progetto LTL Opera Studio FRANCESCO PASQUALETTI | direzione LORENZO MARIA MUCCI | regia ORCHESTRA GIOVANILE ITALIANA ENSEMBLE VOCALE LTL OPERA STUDIO IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE Farsa musicale in quattro atti di Nino Rota (1911-1979) Libretto di Nino Rota e di Ernesta Rinaldi dalla commedia Le Châpeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc Michel La scelta degli interpreti è il risultato del Progetto LTL Opera Studio 2016 Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa Coproduzione Teatro Verdi di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca e Teatro Goldoni di Livorno   Con questo progetto rivolto ai giovani, si è riproposto per il debutto del Progetto LTL Opera Studio 2016, il Teatro Verdi di Pisa dopo ben 16 anni; era infatti nel 2001 la  volta precedente nell’affascinante teatro pisano, quando il Maestro Bellugi diresse questa eclettica composizione. Tra i giovani che andavano ad assistere alle prove, per imparare, c’era un giovanissimo Francesco Pasqualetti, che ora  ha curato e diretto “Il Cappello di Paglia di Firenze”. La tessitura della trama e della messa in scena appare quasi come  un vaudeville berlinese degli anni attorno al 1945, appunto quando Nino Rota, celebre compositore di colonne sonore, compose ‘Il Cappello’ con ispirazioni musicali variopinte, ironicamente citando diversi autori andando a creare una miscellanea musicale complicata per la celerità di variazione di temi. L’inizio fa trasparire Rossini per giungere poi addirittura ad Hofmann ed attraverso altri compositori far sentire il sapore del jazz, come si direbbe oggi, riarrangiato. Questa impervia scrittura obbliga i giovani orchestrali della Orchestra Giovanile Italiana a far leva su tutta la brillantezza della giovane età per affrontare improvvisi cambiamenti; ne deriva per ovvietà che il compito risulta ancor più arduo per le voci:  alcuni interpreti al loro debutto, altri comunque alle prime apparizioni sul palco. Complessivamente se ne trae una buona sensazione, ripartendo i meriti tra tutti i soggetti coinvolti. Lorenzo Maria Mucci ha pensato all’allestimento che seppur in semplicità ha saputo cogliere gli elementi identificativi ed essenziali alla trasmissione di immagini e situazioni pertinenti al romanzo di Labiche ‘Un Chapeau de paille d’Italie”. Trattandosi di un’opera studio è doveroso citare inoltre Riccardo Mascia – tecniche di accompagnamento, Marcello Lippi -Tecnica vocale e storia del Teatro Musicale, Marco Bargagna – Maestro Rammentatore e lettura dello spartito, Lorenza Mazzei – corso per Maestri alle luci e Michele Lai per Legislazione dello spettacolo. Gli studenti-cantanti che si sono esibiti sul palco alla Prima rappresentazione dell’11 febbraio sono Claudio Zazzaro, Veio Torcigliani, Alessandro Biagiotti, Rui Ma, Nicola Vocaturo, Victor Herman Godoy, Federico Bulletti, Claudio Mugnaini, Maria Veronica Granatiero, Federica Grumiro, Federica Livi e Antonia Fino. L’Interpretazione musicale, il Corso di lettura dello spartito e la Musica vocale d’assieme sono stati curati da Francesco Pasqualetti, il giovane direttore d’orchestra che è salito sul podio l’ 11 febbraio 2017 al teatro Verdi. Sempre con umile rispetto  affronta la musica  in una sfera ricca di sensibilità che trasmette sorridendo, sia all’orchestra che al...

INTERVISTA al maestro FRANCESCO PASQUALETTI

INTERVISTA al maestro  FRANCESCO PASQUALETTI
INTERVISTA al maestro  FRANCESCO PASQUALETTI  – Bar La Borsa – Pisa il 12.02.2017 Ciao Francesco, come stai? E’ un po’ che non ci si vede, ma seguendo il tuo percorso artistico vedo che sei in piena attività: Eh si, sta proseguendo tutto bene: a giugno e per la terza volta,  vado  due mesi a Aukland e Wellington  per dieci recite di Carmen, cinque  per ogni città;  appena prima  avrò una Traviata al Comunale di Firenze per il Maggio Musicale Fiorentino e notizia proprio dell’ultima ora a  settembre sarò di nuovo a Firenze dove dirigerò Butterfly. Dopo aver firmato il contratto per la ‘New Zealand Opera’ mi sono arrivate diverse proposte interessanti da Zurigo, Cipro ed altri  validi teatri,  oltre alla Presidenza di un concorso, ma capirai che ho dovuto necessariamente non accettare! Non sarei riuscito a fare il pendolare dalla Nuova Zelanda in Europa ogni settimana! In ogni caso sono molto onorato e soddisfatto di tornare per la terza volta in quella terra così lontana, ma così affascinante: il livello artistico è  molto interessante anche per la formazione di tipo anglosassone che hanno, le orchestre sono paragonabili a quelle della BBC di Manchester per esempio, dove ad un matinée nel 2011 ebbi una delle  più belle esperienze della mia vita con la direzione della ‘Seconda’ di Rachmaninov; era l’ultimo anno del Maestro Gianandrea Noseda quale direttore principale. Un Maestro dal quale ho imparato moltissimo. Francesco, tanto per contraddire un detto comune, tu sei profeta in patria, ovvero ‘Pisano a Pisa, stai dirigendo nel teatro della tua città. Con una enorme soddisfazione sto infatti dirigendo il “Cappello di paglia di Firenze”, idea del teatro Verdi di Pisa dopo 16 anni dall’ultima volta che fu qui rappresentata nel 2001, quando dirigeva il maestro Piero Bellugi. In quel periodo ero al terzo anno di studio in  direzione d’orchestra (il mio primo concerto lo diressi a 18 anni). In quella occasione andai a seguire qualche prova di quel “Cappello di Paglia” ed ora dopo 16 anni mi ritrovo a dirigerla io in questo fantastico progetto di LTL Opera Studio. Francesco, uno dei motivi che mi ha portato a Pisa per “Cappello..” è proprio questo: vedere come i giovani, e con un giovane direttore, potevano insieme affrontare e costruire una così bella realizzazione. Opera fantastica ed anche più difficile di quello che sembra: è come se ci fossero molte opere in una. Rota mette insieme tanti stili, mescolandoli con ironia. Appaiono a tratti i caratteri di Rossini e di Prokofiev, l’operetta di Hoffenbach e Strauss, con una strizzatina d’occhio  al jazz. In alcuni momenti anche il classico cantabile del verismo italiano si fa sentire ma sempre un po’ ironicamente sopra le righe. Ed essendo composta con vari stili, anche con l’orchestra bisogna variare continuamente carattere, interagendo costantemente con il cast che ha svolto un lavoro encomiabile, soprattutto se si pensa che per alcuni artisti si e’ trattato del debutto in un Teatro di tradizione, se non del debutto assoluto (non dimentichiamo che si tratta di opera studio). Si, il lavoro è stato lungo e impegnativo, ma alla fine la soddisfazione ha ripagato e sta ripagando tutti. Per questa produzione ‘opera studio’ avete fatto molte prove? Gli assiemi con l’orchestra sono stati ridotti al limite, mentre il grosso del lavoro è stato fatto nelle prove di sala con pianoforte. Gli artisti dell’Orchestra Giovanile Italiana si sono dimostrati seri e ricettivi ed hanno dimostrato impegno, professionalità ed entusiasmo nell’affrontare il lavoro in buca. C’è tanto bisogno...

dr.gam in live acustico alla Feltrinelli di Milano

dr.gam in live acustico alla Feltrinelli di Milano
Foto di Davide Salviani Venerdì 17 febbraio il cantautore e produttore marchigiano dr.gam (Andrea Gamurrini) si esibirà dal vivo a Milano presso la FELTRINELLI RED (Via Milano 5, Locate Triulzi (MI) – ingresso gratuito – inizio ore 19.30) nell’ambito della rassegna UNPLUGRED. L’artista proporrà in versione acustica alcuni brani tratti dal suo album d’esordio “ANOTHER FAMILY” (edizioni Lungomare srl-Jois snc/distribuzione Universal). «Ho avuto sempre la visione del mondo come la nostra casa e noi tutti facenti parte di una grande famiglia – racconta dr.gam – più dinamica, stimolante, varia, costruttiva, piena di differenti amori e colori, che anche se vissuta appieno per tanto tempo non possiede le insidie della gabbia o del clan che invece la famiglia classica può nascondere. “Another Family”, in generale, è un concetto che non ha bisogno di troppe spiegazioni per chi, come me, la famiglia canonica non se l’è mai formata e nel peregrinare di luogo in luogo, raccogliendo pezzi di vita condivisi con iniziali sconosciuti, si è creato la sua “altra famiglia”». “ANOTHER FAMILY” è un disco poliedrico composto da dodici tracce pop con contaminazioni reggae, jazz, funky e rock. L’album, di cui dr.gam è anche produttore, è frutto di quattro anni di lavoro in studio con musicisti italiani ed internazionali ed è stato anticipato a luglio dal singolo “dr.gam is in da house”, il cui video ufficiale (visibile al link https://youtu.be/RZNcHucANDI) in pochi mesi ha raccolto oltre 300.000 visualizzazioni su YouTube. È inoltre online il video di “ITALIAN RASTAMAN”. Il brano, un mix di reggae, funk ed elettronica, è stato scritto, composto e prodotto dall’artista. Il video, disponibile al link https://youtu.be/Z44aI6447m8, è stato girato alle Dune di Corralejo (Fuerteventura, Isole Canarie) e vede dr.gam anche alla regia. Il video ha già superato le visualizzazioni del primo singolo. Questa la tracklist di “ANOTHER FAMILY”: “Another Family”, “Italian Rastaman”, “dr.gam Is In Da House”, “I Think It’s For Taxes”, “The Drop And The Flame”, “Anima Mia”, “Ritmo Ideale”, “LME (Lettera di Mezza Estate)”,  “The Monster Is Dead”, “Hatred With Love”, “Our Roots”, “Another Flame”. ——— dr.gam è il nome d’arte del cantante, chitarrista, compositore, autore e produttore marchigiano Andrea Gamurrini, dove il cuore del nome e la testa del cognome vengono scelti come essenza della parte più passionale e quella più razionale, la più intima e la più cerebrale di un mondo svelato in entrambe le sue facce. Nato a Fano ma riminese d’adozione, la passione per la musica inizia all’età di cinque anni con lo studio della lingua inglese e del pianoforte per poi proseguire con la chitarra classica all’età di dieci frequentando il conservatorio “G. Rossini”. Di lì a breve comincia ad avvicinarsi ad altri generi musicali venendo totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano, e giovanissimo, si stabilisce a Rimini dove inizia una serie di collaborazioni con innumerevoli musicisti italiani ed internazionali, comparendo in diversi albums e compilations: (River Blues – New Life Records 2001 – Philiph Stone, Carducci 76 Vol. 3 – Betasix Records 2003 – AA.VV, Libertà e Musica vol. 2 – Arci Sana Records 2009 – AA.VV ecc…). Intraprende anche un importante percorso live che lo porta a suonare davanti a migliaia di persone in oltre 1700 concerti lungo tutta la penisola e in paesi quali Austria, Germania, Francia, Spagna e U.S.A.. Realizza tre tour esteri, due in New England (USA) nel 2005 e nel 2008 ed uno nel Sud Europa nel 2006 a fianco del percussionista americano Steve Ferraris. Instancabile viaggiatore, ottimizza la lingua inglese in America, in Irlanda ed in Jamaica dove approccia anche al Patwa (Jamaican English). Nel 2012, dopo un tour tutto italiano di 120 date durato due anni conseguente...

AMERICAN IDIOT – Teatro Coccia – Novara, 22 gennaio 2017

AMERICAN  IDIOT – Teatro Coccia – Novara,  22 gennaio 2017
Non so perché, o forse si,  ma alla prima battuta di ‘American Idiot’ nella sua PRIMA italiana al Teatro Coccia di Novara, la mia mente  è andata a ‘1984’ di George Orwell ed esattamente alla rappresentazione dell’opera di Lorin Maazel vista alla Scala nel  2008.  Orwell iniziò a scrivere il romanzo nel 1948 ed  ipotizzò una società governata da eccessi di poteri; quanta ragione e preveggenza ebbe! Oggi sappiamo che sono i media a farla da padrone ed attraverso gli schermi  rendere la popolazione succube e schiava dei poteri forti. Abbruttiti dall’inutile e dall’imperversare di notizie tragiche, gli uomini  dimenticano la bellezza, vittime del brutto e prevaricati  dal totalitarismo, dalla violenza, dalla guerra ,dalla schiavitù, dall’ignoranza ed ora oso aggiungere dalla disperazione! AMERICAN  IDIOT – Teatro Coccia – Novara,  22 gennaio 2017 Il nuovo musical di STM, coprodotto con la Fondazione Teatro Coccia Onlus e Reverse Agency Regia di Marco Iacomelli Musiche dei Green Day Liriche di Billie Joe Armstrong – Libretto di Billie Joe Armstrong e Michael Mayer Coreografie Michael Cothren Peña Cast: Johnny, Ivan Iannacci Tunny, Renato Crudo Will, Luca Gaudiano St.Jimmy, Mario Ortiz Whatsername, Natascia Fonzetti Extraordinary Girl, Giulia Dascoli Coproduzione STM – Scuola del Teatro Musicale, Fondazione Teatro Coccia Onlus e Reverse Agency     Estrapolando dal  programma di sala si evincono i perché di un simile spettacolo:  “Green Day’s Amenrican Idiot” è un ritratto del disagio giovanile …ambientato nella periferia suburbana di una grande città. Le tematiche affrontate ….hanno radici nella biografia dei Green  Day, nella contestazione della società americana dopo l’11 settembre e del governo Bush, ieri e della minaccia Trump oggi” Già da questa praefatio si intuisce che non si tratta di un palcoscenico inondato da  mielosità, ma proposta di temi forti che coinvolgono la storia, il presente ed il futuro dell’umanità. La scelta della messa in scena è sicuramente eccezionalmente futurista con proiezioni super e di grossa novità; parimenti le luci fortissime vengono anche improvvisamente sparate su un pubblico coinvolto da musiche a forte volume. I giovanissimi interpreti sono sicuramente già dei professionisti: senza alacre studio e dedizione non avrebbero potuto raggiungere il livello di coordinamento che invece hanno presentato in uno spettacolo di 90 minuti senza pause, soste od anche un secondo di vuoto! Le voci giovani esprimono la rabbia, il disinteresse, l’impegno che solo nella fase post adolescenziale si possono vivere. Quello che colpisce lo spettatore è l’insieme della musica, dei colori, delle proiezioni in movimento, dei due interpreti sollevati in aria a volteggiare e cantare; colpisce l’assenza di fumo o contemporanei abituali espedienti teatrali che in futuro saranno soppiantati, come in questo caso,  da forti effetti visivi in un mix di colori proiettati e sparati dai led; schermi televisivi che proiettano la caduta delle Torri Gemelle a New York su un canale televisivo, mentre sull’altro passano le previsioni meteo, piuttosto che la pubblicità dell’ultimo hamburger alla moda….. Lo spettacolo porta in scena le musiche dei Green Day con testi senza censure ed inondate dagli effetti speciali con luci stroboscopiche; gli interpreti sono agili ballerini, buoni cantanti e show men e show women, sicuramente giovani belve da palcoscenico. Uno spettacolo che vale la pena di vedere e come sempre un plauso al ‘Coccia’ per le sue ‘prime’. La musica vince sempre Renzo...

I PAGLIACCI – Teatro Regio di Torino 15 gennaio 2017

I PAGLIACCI – Teatro Regio di Torino 15 gennaio 2017
I PAGLIACCI  Dramma in un prologo e due atti Musica e libretto di Ruggero Leoncavallo Personaggi Interpreti Nedda Erika Grimaldi Canio Francesco Anile Tonio, Roberto Frontali Peppe Juan José de León Silvio, Andrzej Filończyk Primo contadino Vladimir Jurlin Secondo contadino Sabino Gaita Direttore d’orchestra Nicola Luisotti Regia Gabriele Lavia Scene e costumi Paolo Ventura Luci Andrea Anfossi Assistente alla regia Anna Maria Bruzzese Maestro dei cori Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” Nuovo allestimento   Nulla di nuovo sotto il cielo! Seguendo i vari media del giorno d’oggi la cronaca pullula di tradimenti che culminano in delitti passionali e violenze maturate nell’odio, nell’incapacità di comprendere. Ispirata ad un fatto di cronaca l’opera mette in scena un femminicidio per gelosia! La nota vicenda de ‘I Pagliacci’ non necessita di essere raccontata, ma certamente alcune considerazioni sono ineludibili. La messa in scena proposta con un nuovo allestimento dal teatro Regio di Torino è di sapore neorealista ed è  curata  in ogni dettaglio registico, grazie alla mano di Gabriele Lavia ed anche  scenico per la  cura di Paolo Ventura. L’ambientazione è una piazza povera del sud Italia con un piccolo e sgangherato palco al centro per la rappresentazione “alle 23”; tutto è curato nei dettagli: i costumi  ed i colori degli stessi, le luci di Andrea Anfossi, i rocamboleschi saltimbanchi, gli attori sui trampoli, i giocolieri! Tutti gli elementi del teatro itinerante sono rappresentati e tutti concorrono a creare l’atmosfera apparentemente gioiosa dello spettacolo, che cela però il dolore del tradimento! Nicola Luisotti rivela signorilità nei comportamenti con la buca ed il palcoscenico ed affronta la partitura con piglio sicuro traendo momento di grande sinfonia, quanto di vibrante  passionalità tragica: bel gesto e conclamata esperienza. A sipario chiuso un bimbo cammina lungo il bordo del palco ed in costume da pagliaccio, quando arriva al centro e di fronte al direttore dà a questi l’attacco per iniziare   l’ouverture.  Il Coro è preponderante sulla scena e la massa cantante è di forte impatto, ancor più in considerazione dell’ottima prestazione offerta, grazie anche alla preparazione di Claudio Fenoglio.  Per una improvvisa indisposizione il tenore Fabio Sartori non può essere Canio, ma viene brillantemente sostituito nel ruolo  da Francesco Anile che rivelando  bel timbro e bel colore esalta la celebre aria ‘Vesti la giubba’ e da li in poi non fa che raccogliere consensi. Il baritono Roberto Frontali è calato nella parte ed affronta con piglio ed accattivante modulazione il personaggio di Tonio cui imprime tutta la forza negativa che ‘il rifiutato’ ha, lasciandolo nella sua mediocrità. Simpatico e vivace il Peppe di  Juan José de León  che nei panni di Arlecchino fa la sua apparizione dalla platea, così come è risultato più che apprezzabile per colore ed interpretazione Andrzej Filończyk nella parte dell’amante Silvio.  Validi nei rispettivi ruoli di primo e secondo contadino Vladimir Jurlin e Sabino Gaita, ma una menzione speciale va senz’altro al soprano  Erika Grimaldi nel ruolo di Nedda. Nell’ultima sua apparizione al Regio di Torino il soprano astigiano  era in attesa di Esther, nata circa un mese fa. Ora, in perfetta forma fisica e vocale,  la Grimaldi ha incantato per i colori e gli arrotondamenti impressi al suo canto che si è librato con facilità fino ai più impervi acuti ad esprimere i forti sentimenti che albergano nell’animo del personaggio. Il teatro nel teatro ha sempre il suo fascino! La Musica vince sempre. Renzo...

PRIMO CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO CITTA’ di SANTHIA’ “JACOPO DURANDI”

PRIMO CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO CITTA’ di SANTHIA’ “JACOPO DURANDI”
E’ con piacere che presento il Concorso Artistico Letterario Città di Santhià, intitolato a “Jacopo Durandi” nei 200 anni dalla sua scomparsa. Invito tutti gli artisti e gli sperimentatori artistici a mettersi in gioco ed a  partecipare; il concorso vanta il Patrocinio della Città di Gattinara e del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, oltre a fregiarsi di una giuria prestigiosa, che a breve sarà annunciata.  “dialoghi  di primavera 2017”  Primo concorso artistico letterario CITTA’ DI SANTHIA’ “Jacopo Durandi”   In occasione del 21 marzo, inizio della Primavera e ‘giornata mondiale della poesia’, il Comune di Santhià organizza la rassegna culturale “DIALOGHI DI PRIMAVERA 2017”  La parola, il suono,il gesto e l’immagine All’interno della rassegna viene istituito un concorso artistico letterario che  si propone di ergere la poesia a momento di riscatto socio-culturale, donandole la giusta e doverosa importanza quale veicolo  di comunicazione dei sentimenti attraverso la parola, il suono,il gesto e l’immagine. Al fine di avvicinare i giovani e gli adulti alla comunicazione  attraverso la poesia, il sentimento e l’arte del pensiero emozionale ed emozionante, il concorso si propone di diffondere il prodotto dell’ingegno in cui l’arte e la poesia si ergono a  protagonisti d’eccellenza grazie al  messaggio universale che si diffonde attraverso l’arte, la cultura, la bellezza e la solidarietà. Il mondo ha bisogno di emozioni, sentimenti e  poesia, poichè la vita vive di queste essenze!   REGOLAMENTO DEL CONCORSO   Pubblicazione bando  entro il 10 novembre 2016 Presentazione elaborati dal 2 gennaio al  23 gennaio 2017 Premiazione 25 marzo 2017     Il concorso ‘JACOPO DURANDI’ si articolerà nelle seguenti sezioni: Sezione  “A”   POESIA Sezione “B”  ARTE E IMMAGINE Sezione  “C”  SPECIALE SCUOLE (a partecipazione gratuita)       Sezione “A”     POESIA Tipologia degli elaborati:poesia inedita, (massimo 25 versi) in lingua italiana o in vernacolo con allegata traduzione in lingua italiana                                                                                                                                                                         Livello metrico e ritmico libero. Tema : libero.   Sezione  “B”     ARTE E IMMAGINE Tipologia degli elaborati: disegno, incisione, pittura, fotografia (dimensione massima consentita formato A3 29,7cm x 42cm.). Tema : Dialoghi di primavera. Si potrà presentare una sola copia dell’opera. Le opere dovranno essere inedite.       SEZ. “C”  Speciale Scuole (Istituto Comprensivo Sant Ignazio da Santhià) Sez.C1 : POESIA (TEMA Libero) Componimenti collettivi di classe oppure di singoli alunni. Sez. C2 : ARTE E IMMAGINE (TEMA: Dialoghi di Primavera ) Disegno, pittura, fotografia, (dimensione massima consentita formato A3 29,7cm x 42cm.) Opere collettive di classe oppure di singoli alunni. La sezione “Speciale Scuole” non ha vincoli di lunghezza testi, si potrà presentare una sola copia dell’opera. Le opere dovranno essere inedite.   Il concorso è di carattere nazionale ( per le sezioni “A” Poesia e “B” Arte e Immagine))   La partecipazione al concorso è ammessa al compimento dei 18 anni di età al momento della presentazione dell’opera, tranne che per la sezione speciale scuole col vincolo che la partecipazione del singolo alunno deve essere rappresentata dal proprio insegnante come tutor; (valido per tutte le sezioni)   La partecipazione al concorso per le sezioni A e B è di euro 10,00 per spese di segreteria e lettura da versare a partire dal 2 gennaio 2017 tramite bonifico bancario intestato a ‘COMUNE DI SANTHIA’ –Tesoreria Comunale – IBAN IT 12 L 06090 22308 000000984802 con la causale CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO ‘JACOPO DURANDI 2017’  (valido per tutte le sezioni esclusa la Sezione “C”  Speciale Scuole che prevede la partecipazione gratuita)   La scheda di partecipazione dovrà essere compilata in tutte le sue parti con...

LA RIVALE – Teatro Coccia Novara 1 dicembre 2016

LA  RIVALE – Teatro Coccia Novara 1 dicembre 2016
  La RIVALE – Teatro Coccia Novara Musica di Marco Taralli – Libretto di Alberto Mattioli Regia Manu Lalli Direzione d’orchestra Matteo Beltrami Orchestra Talenti Musicali Tiziana Fabbricini, nel ruolo della protagonista Carmela Astolfi Daniele Cusari, il Melomane Antonio Giulio Pelligra, Don Bartolo/Salvatore Giulia Perusi, la commessa giovane Simona Di Capua, Annina la badante Daniele Piscopo, la maschera Eleonora Boaretto, la turista/commessa anziana Edizioni Sconfinarte Produzione Fondazione Teatro Coccia Onlus   In prima assoluta, su commissione della Fondazione  Teatro Coccia il 1 dicembre 2016 ha debuttato ‘LA RIVALE’ composta da Marco Taralli su libretto di Alberto Mattioli, il quale ha tratto libera ispirazione dal racconto di  Éric-Emmanuel Schmitt. La trama è ironica e si ispira alla rivale della grande Callas, nella finzione teatrale tale Carmela Astolfi. Diverse le situazioni divertenti, con un sottofondo nostalgico da ‘Viale del Tramonto’: la Rivale non accetta lo scorrere del tempo e non accetta che la divina Callas abbia fatto letteralmente innamorare le applaudenti platee del mondo. Il leit motif della sceneggiatura è ‘non durerà…non durerà..” auspicando con stizza che i successi clamorosi della divina finiscano in fretta. La musica composta da Marco Taralli  parte volutamente in sordina per poi prendere corpo con inserimento di percussioni e vaghi echi di tango. Il direttore Matteo Beltrami, molto coinvolto, dirige l’orchestra dei Talenti Musicali che segue divertendosi, con l’occhio costante al  palco che vive con lui.  Il libretto è di Alberto Mattioli, ben conosciuto giornalista de La Stampa, che non teme le intrusioni dissacranti  che chiaramente comunicano il suo pensiero e visione dell’opera lirica. I personaggi sono mossi dalla regia di Manu Lalli, che inizia con uno splendido momento degli applausi  alla Scala; seguono i ricordi della Rivale, poi in un ‘vecchio palco della Scala’ ed anche in un elegante bar in Galleria, per finire con la bara dell’Astolfi ‘crepata’ per un colpo apoplettico per l’invidia nei confronti dalla mitica Callas. L’opera segna l’applaudito ritorno alle scene di Tiziana Fabbricini  dopo alcuni anni di assenza e precisamente dal 2012 dove cantò nel prestigioso festival della Valle d’Itria. Quello della Rivale risulta essere un ruolo particolarmente impegnativo con sonorità che spaziano dal rigo conosciuto a più impervi contemporanei /accenti. Gli altri interpreti sono Daniele Cusari con bel colore e modulazione nei panni del Melomane Antonio che inneggiando alla Callas distrugge alla fine la Astolfi. Giulio Pelligra, brillante tenore, interpreta con scioltezza interpretativa  Don Bartolo/Salvatore e Giulia Perusi, la commessa giovane che esibisce agilità e coloristica da ricordare La Regina della Notte  piuttosto che la Bambolina. Simona Di Capua, Annina (che combinazione il nome!!)  la badante e Daniele Piscopo, la maschera. Eleonora Boaretto interpreta  la turista/commessa anziana, al suo debutto nel teatro d’opera affrontando il ruolo con sicurezza ed estensione interessante. La produzione è sostenuta da Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino e Itof srl. La stagione 2016/2017 è realizzata con il contributo di Comune di Novara, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo, Fondazione Banca Popolare di Novara, Gruppo DeAgostini. La Musica vince sempre Renzo Bellardone credito foto Mario...

SANSONE e DALILA – Teatro Regio di Torino – 26 novembre 2016

SANSONE e DALILA – Teatro Regio di Torino – 26 novembre 2016
SANSONE E DALILA – Teatro Regio di Torino 26 novembre 2016 [Samson et Dalila] Opera in tre atti e quattro quadri Libretto di Ferdinand Lemaire Musica di Camille Saint-Saëns Edizione in lingua originale francese con sopratitoli in italiano Dalila,    Daniela Barcellona Samson,    Gregory Kunde Sommo sacerdote Dagon,  Claudio Sgura Abimélech,    Andrea Comelli Un vecchio ebreo,    Sulghan Jaiani Un messaggero filisteo,     Roberto Guenno Primo  filisteo,    Cullen Gandy Secondo filisteo,    Lorenzo Battagion   Direttore d’orchestra  –  Pinchas Steinberg Regia, scene, costumi  –  Hugo de Ana Coreografia  –  Leda Lojodice Video  –  Sergio Metalli Luci  –  Vinicio Cheli Assistente alla regia Patrizia Frini, alle scene Manuela Gasperoni, ai costumi Elena Cicorella Maestro del Coro  –  Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento in coproduzione con il China National Centre for the Performing Arts   Camille Saint-Saëns dichiarò “senza Liszt, Samson non esisterebbe” e se lo dichiarò l’autore stesso c’è da crederci, ma influenze lisztiane o no, ‘Samson et Dalila’ resta una imponente composizione che certamente incanta chi conosceva Saint-Saëns solo per il caleidoscopico ‘Carnaval des animaux’,  per i sei preludi e fughe per organo piuttosto che per i crescendo della  Danse macabre.  Nella realizzazione vista il 26 novembre al Regio di Torino bisogna essere altezzosamente supponenti per individuare punti di debolezza, infatti l’insieme è ai massimi livelli: risulta addirittura arduo dare delle priorità nel raccontarla, tanto da voler seguire la scaletta proposta dalla locandina. Dalila: Daniela Barcellona ai vertici timbrici e comunicativi risulta suadente e poetica nel canto d’amore e spregiudicata nella condanna; la sua presenza in scena è sempre una garanzia con l’unico neo che –tristemente per il pubblico – le sue apparizioni sui palchi italiani sono davvero poche (ricordo però la splendida interpretazione ne ‘I troiani’ alla Scala). Nella splendida dimora ricca di cristalli rilucenti, Dalila/Barcellona si muove da regina, affascinando  per il bel colore e la gradevolezza vocale. Sansone è interpretato dall’inossidabile Gregory Kunde (protagonista anche lui nei ‘Troiani’ alla Scala). Le sue prestazioni vocali sono ormai mito e  riferimento. Voce sempre ferma in una linea di canto inalterata: il tono drammatico viene esaltato dalle profonde colorazioni brunite che sfiorano il baritonale. Claudio Sgura, profondo baritono, interpreta Dagon con voce magnificamente  possente e timbricamente rilevante; Sgura, completamente nel ruolo, riesce a trasmettere veramente molto all’ascolto. Notevoli  Andrea Comelli, Sulkhan Jaiani, Roberto Guenno, Cullen Gandy e Lorenzo Battagion, nei rispettivi ruoli. Pinchas Steiberg in questa armoniosissima quanto autorevole  direzione, diventa estrattore di note belle e colorate. In piena sintonia con i professori in buca trae momenti di intensa seppur soffusa poesia, quanto di sanguigno furore. Sempre ai massimi livelli il coro che fin dalla prima scena diventa protagonista: il coro è diretto da Claudio Fenoglio La globale messa in scena viene firmata da un ispirato Hugo de Ana che utilizza le masse non per riempire il palcoscenico, come talvolta si avverte, ma per creare situazioni di forte impatto come nella scena finale della distruzione. I colori, essenza della scenografia, sono un ‘piazzato’ grigio metallico e rilucente, contaminato con prepotente sagacia di blu, azzurro e colori moderni quali il lilla stemperato di violet. Le luci sapienti di Vinicio Cheli fanno brillare lance e spade oltre che vibranti rilucenti cristalli. Una nota di forte marcatura va sia alle contemporanee proiezioni Video di Sergio Metalli che mantengono costante il movimento scenico, quanto alle coreografie di Leda Lojodice che non teme i nudi in scena, ma che li utilizza artisticamente e con grande eleganza....

OLIVO e PASQUALE – Teatro Sociale- Bergamo – Fondazione Donizetti -30 ottobre 2016

OLIVO e PASQUALE – Teatro Sociale- Bergamo – Fondazione Donizetti -30 ottobre 2016
OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo – 30 ottobre 2016 L’opera intrapresa dalla Fondazione Donizetti e dal suo direttore Artistico Francesco Micheli è quanto meno meritoria! I soggetti responsabili non lasciano cadere nel totale oblio le composizioni di uno dei GRANDI dell’OPERA, del teatro musicale italiano, vanto in tutto il mondo ed emblema nobile della nostra nazione. In un tempo dove  l’apparenza (sovente vuota di alcun contenuto) ed un selfie con ‘chissà chi’ conta più della sostanza, ineluttabile base per il futuro dell’umanità,  UNA FONDAZIONE ed un DIRETTORE ARTISTICO pensano alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale…che dire! Nulla,  semmai silenziosi  inchiniamoci ! OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo (versione di Napoli, 1827) Melodramma giocoso di Jacopo Ferretti Musica di Gaetano Donizetti Revisione sui materiali coevi a cura di Maria Chiara Bertieri per la Fondazione Donizetti Olivo – Bruno Taddia Pasquale – Filippo Morace Isabella-  Laura Giordano Camillo – Pietro Adaini Le Bross – Matteo Macchioni Columella – Edoardo Milletti Matilde – Silvia Beltrami Diego – Giovanni Romeo Direttore Federico Maria Sardelli Regia operAlchemica (Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi) Scene e costumi Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado Light designer Luigi Biondi Assistente alla regia Simona Stranci Assistente ai costumi Michela Andreis Coro Donizetti Opera Maestro del coro Fabio Tartari Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala Progetto realizzato con Accademia di Belle Arti “SantaGiulia” di Brescia Associazione Formazione Professionale Patronato San Vincenzo di Bergamo Istituto di Istruzione superiore “Caterina Caniana” di Bergamo Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo Nuova produzione e allestimento della Fondazione Donizetti   Una trama variopinta all’interno di una scenografia multicolore, con caleidoscopiche lucentezze musicali per un divertente melodramma giocoso. Il 7 gennaio 1827 al Teatro Valle di Roma avviene la prima rappresentazione assoluta di Olivo e Pasquale di Gaetano Donizetti che ancor risente di influenze rossiniane…e a dire il vero, da dopo la riscrittura e la rappresentazione nel settembre dello stesso anno,  al Teatro Nuovo di Napoli,   non so quanto sia mai stata ancora rappresentata. La Fondazione Donizetti di Bergamo con un’opera di lungimirante salvaguardia, la ripropone ora in una veste contemporanea che nulla toglie all’originale, ma che anzi la rende fruibile ad un pubblico poco avvezzo al teatro musicale e magari anche poco educato ( o tempora ..o mores..) alla bellezza che va salvaguardata in ogni ambito temporale. Alla sinfonia il sipario prende ritmicamente  a muoversi con un ritmar di stoffe, a creare onde scenografiche ed entusiastica aspettativa, che non andrà delusa. Con gesto chiaro e ben leggibile il direttore Federico Maria Sardelli da indicazioni precise (intendibili anche dagli appassionati seppur non musicisti), inizia e permane su una direzione vivace ed allegra, consona al testo, alla partitura e probabilmente anche alle intenzioni ! Un cenno ai bravi musicisti dell’Accademia della Scala. L’accogliente salotto che è il teatro Sociale offre la sua buona acustica ad un cast giovane e ‘giocoso’ Silvia Beltrami entra per prima in scena, che non lascia certamente sgombra seppur unica presenza,  ma che anzi riempie con  interpretazione brillante e con voce piena dai colori e toni definiti e timbricamente rilevanti (memorabile la sua interpretazione –direi di riferimento- del ruolo di Zita nel ‘Gianni Schicchi’ di Parma e poi di Torino…). Camillo è interpretato dal tenore   Pietro Adaini  che fa di tutto per ben seguire l’incalzante ritmo che la partitura  impone con improvvisi quanto impervi acuti; l’assolo del secondo atto lo affronta con agilità, forza e bel timbro. Olivo, di rosso vestito e con i baffi a manubrio (come si diceva nel tempo che fu) è interpretato da un accattivante Bruno...
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