PRIMO CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO CITTA’ di SANTHIA’ “JACOPO DURANDI”

PRIMO CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO CITTA’ di SANTHIA’ “JACOPO DURANDI”
E’ con piacere che presento il Concorso Artistico Letterario Città di Santhià, intitolato a “Jacopo Durandi” nei 200 anni dalla sua scomparsa. Invito tutti gli artisti e gli sperimentatori artistici a mettersi in gioco ed a  partecipare; il concorso vanta il Patrocinio della Città di Gattinara e del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, oltre a fregiarsi di una giuria prestigiosa, che a breve sarà annunciata.  “dialoghi  di primavera 2017”  Primo concorso artistico letterario CITTA’ DI SANTHIA’ “Jacopo Durandi”   In occasione del 21 marzo, inizio della Primavera e ‘giornata mondiale della poesia’, il Comune di Santhià organizza la rassegna culturale “DIALOGHI DI PRIMAVERA 2017”  La parola, il suono,il gesto e l’immagine All’interno della rassegna viene istituito un concorso artistico letterario che  si propone di ergere la poesia a momento di riscatto socio-culturale, donandole la giusta e doverosa importanza quale veicolo  di comunicazione dei sentimenti attraverso la parola, il suono,il gesto e l’immagine. Al fine di avvicinare i giovani e gli adulti alla comunicazione  attraverso la poesia, il sentimento e l’arte del pensiero emozionale ed emozionante, il concorso si propone di diffondere il prodotto dell’ingegno in cui l’arte e la poesia si ergono a  protagonisti d’eccellenza grazie al  messaggio universale che si diffonde attraverso l’arte, la cultura, la bellezza e la solidarietà. Il mondo ha bisogno di emozioni, sentimenti e  poesia, poichè la vita vive di queste essenze!   REGOLAMENTO DEL CONCORSO   Pubblicazione bando  entro il 10 novembre 2016 Presentazione elaborati dal 2 gennaio al  23 gennaio 2017 Premiazione 25 marzo 2017     Il concorso ‘JACOPO DURANDI’ si articolerà nelle seguenti sezioni: Sezione  “A”   POESIA Sezione “B”  ARTE E IMMAGINE Sezione  “C”  SPECIALE SCUOLE (a partecipazione gratuita)       Sezione “A”     POESIA Tipologia degli elaborati:poesia inedita, (massimo 25 versi) in lingua italiana o in vernacolo con allegata traduzione in lingua italiana                                                                                                                                                                         Livello metrico e ritmico libero. Tema : libero.   Sezione  “B”     ARTE E IMMAGINE Tipologia degli elaborati: disegno, incisione, pittura, fotografia (dimensione massima consentita formato A3 29,7cm x 42cm.). Tema : Dialoghi di primavera. Si potrà presentare una sola copia dell’opera. Le opere dovranno essere inedite.       SEZ. “C”  Speciale Scuole (Istituto Comprensivo Sant Ignazio da Santhià) Sez.C1 : POESIA (TEMA Libero) Componimenti collettivi di classe oppure di singoli alunni. Sez. C2 : ARTE E IMMAGINE (TEMA: Dialoghi di Primavera ) Disegno, pittura, fotografia, (dimensione massima consentita formato A3 29,7cm x 42cm.) Opere collettive di classe oppure di singoli alunni. La sezione “Speciale Scuole” non ha vincoli di lunghezza testi, si potrà presentare una sola copia dell’opera. Le opere dovranno essere inedite.   Il concorso è di carattere nazionale ( per le sezioni “A” Poesia e “B” Arte e Immagine))   La partecipazione al concorso è ammessa al compimento dei 18 anni di età al momento della presentazione dell’opera, tranne che per la sezione speciale scuole col vincolo che la partecipazione del singolo alunno deve essere rappresentata dal proprio insegnante come tutor; (valido per tutte le sezioni)   La partecipazione al concorso per le sezioni A e B è di euro 10,00 per spese di segreteria e lettura da versare a partire dal 2 gennaio 2017 tramite bonifico bancario intestato a ‘COMUNE DI SANTHIA’ –Tesoreria Comunale – IBAN IT 12 L 06090 22308 000000984802 con la causale CONCORSO ARTISTICO LETTERARIO ‘JACOPO DURANDI 2017’  (valido per tutte le sezioni esclusa la Sezione “C”  Speciale Scuole che prevede la partecipazione gratuita)   La scheda di partecipazione dovrà essere compilata in tutte le sue parti con...

LA RIVALE – Teatro Coccia Novara 1 dicembre 2016

LA  RIVALE – Teatro Coccia Novara 1 dicembre 2016
  La RIVALE – Teatro Coccia Novara Musica di Marco Taralli – Libretto di Alberto Mattioli Regia Manu Lalli Direzione d’orchestra Matteo Beltrami Orchestra Talenti Musicali Tiziana Fabbricini, nel ruolo della protagonista Carmela Astolfi Daniele Cusari, il Melomane Antonio Giulio Pelligra, Don Bartolo/Salvatore Giulia Perusi, la commessa giovane Simona Di Capua, Annina la badante Daniele Piscopo, la maschera Eleonora Boaretto, la turista/commessa anziana Edizioni Sconfinarte Produzione Fondazione Teatro Coccia Onlus   In prima assoluta, su commissione della Fondazione  Teatro Coccia il 1 dicembre 2016 ha debuttato ‘LA RIVALE’ composta da Marco Taralli su libretto di Alberto Mattioli, il quale ha tratto libera ispirazione dal racconto di  Éric-Emmanuel Schmitt. La trama è ironica e si ispira alla rivale della grande Callas, nella finzione teatrale tale Carmela Astolfi. Diverse le situazioni divertenti, con un sottofondo nostalgico da ‘Viale del Tramonto’: la Rivale non accetta lo scorrere del tempo e non accetta che la divina Callas abbia fatto letteralmente innamorare le applaudenti platee del mondo. Il leit motif della sceneggiatura è ‘non durerà…non durerà..” auspicando con stizza che i successi clamorosi della divina finiscano in fretta. La musica composta da Marco Taralli  parte volutamente in sordina per poi prendere corpo con inserimento di percussioni e vaghi echi di tango. Il direttore Matteo Beltrami, molto coinvolto, dirige l’orchestra dei Talenti Musicali che segue divertendosi, con l’occhio costante al  palco che vive con lui.  Il libretto è di Alberto Mattioli, ben conosciuto giornalista de La Stampa, che non teme le intrusioni dissacranti  che chiaramente comunicano il suo pensiero e visione dell’opera lirica. I personaggi sono mossi dalla regia di Manu Lalli, che inizia con uno splendido momento degli applausi  alla Scala; seguono i ricordi della Rivale, poi in un ‘vecchio palco della Scala’ ed anche in un elegante bar in Galleria, per finire con la bara dell’Astolfi ‘crepata’ per un colpo apoplettico per l’invidia nei confronti dalla mitica Callas. L’opera segna l’applaudito ritorno alle scene di Tiziana Fabbricini  dopo alcuni anni di assenza e precisamente dal 2012 dove cantò nel prestigioso festival della Valle d’Itria. Quello della Rivale risulta essere un ruolo particolarmente impegnativo con sonorità che spaziano dal rigo conosciuto a più impervi contemporanei /accenti. Gli altri interpreti sono Daniele Cusari con bel colore e modulazione nei panni del Melomane Antonio che inneggiando alla Callas distrugge alla fine la Astolfi. Giulio Pelligra, brillante tenore, interpreta con scioltezza interpretativa  Don Bartolo/Salvatore e Giulia Perusi, la commessa giovane che esibisce agilità e coloristica da ricordare La Regina della Notte  piuttosto che la Bambolina. Simona Di Capua, Annina (che combinazione il nome!!)  la badante e Daniele Piscopo, la maschera. Eleonora Boaretto interpreta  la turista/commessa anziana, al suo debutto nel teatro d’opera affrontando il ruolo con sicurezza ed estensione interessante. La produzione è sostenuta da Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino e Itof srl. La stagione 2016/2017 è realizzata con il contributo di Comune di Novara, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo, Fondazione Banca Popolare di Novara, Gruppo DeAgostini. La Musica vince sempre Renzo Bellardone credito foto Mario...

SANSONE e DALILA – Teatro Regio di Torino – 26 novembre 2016

SANSONE e DALILA – Teatro Regio di Torino – 26 novembre 2016
SANSONE E DALILA – Teatro Regio di Torino 26 novembre 2016 [Samson et Dalila] Opera in tre atti e quattro quadri Libretto di Ferdinand Lemaire Musica di Camille Saint-Saëns Edizione in lingua originale francese con sopratitoli in italiano Dalila,    Daniela Barcellona Samson,    Gregory Kunde Sommo sacerdote Dagon,  Claudio Sgura Abimélech,    Andrea Comelli Un vecchio ebreo,    Sulghan Jaiani Un messaggero filisteo,     Roberto Guenno Primo  filisteo,    Cullen Gandy Secondo filisteo,    Lorenzo Battagion   Direttore d’orchestra  –  Pinchas Steinberg Regia, scene, costumi  –  Hugo de Ana Coreografia  –  Leda Lojodice Video  –  Sergio Metalli Luci  –  Vinicio Cheli Assistente alla regia Patrizia Frini, alle scene Manuela Gasperoni, ai costumi Elena Cicorella Maestro del Coro  –  Claudio Fenoglio   Orchestra e Coro del Teatro Regio Nuovo allestimento in coproduzione con il China National Centre for the Performing Arts   Camille Saint-Saëns dichiarò “senza Liszt, Samson non esisterebbe” e se lo dichiarò l’autore stesso c’è da crederci, ma influenze lisztiane o no, ‘Samson et Dalila’ resta una imponente composizione che certamente incanta chi conosceva Saint-Saëns solo per il caleidoscopico ‘Carnaval des animaux’,  per i sei preludi e fughe per organo piuttosto che per i crescendo della  Danse macabre.  Nella realizzazione vista il 26 novembre al Regio di Torino bisogna essere altezzosamente supponenti per individuare punti di debolezza, infatti l’insieme è ai massimi livelli: risulta addirittura arduo dare delle priorità nel raccontarla, tanto da voler seguire la scaletta proposta dalla locandina. Dalila: Daniela Barcellona ai vertici timbrici e comunicativi risulta suadente e poetica nel canto d’amore e spregiudicata nella condanna; la sua presenza in scena è sempre una garanzia con l’unico neo che –tristemente per il pubblico – le sue apparizioni sui palchi italiani sono davvero poche (ricordo però la splendida interpretazione ne ‘I troiani’ alla Scala). Nella splendida dimora ricca di cristalli rilucenti, Dalila/Barcellona si muove da regina, affascinando  per il bel colore e la gradevolezza vocale. Sansone è interpretato dall’inossidabile Gregory Kunde (protagonista anche lui nei ‘Troiani’ alla Scala). Le sue prestazioni vocali sono ormai mito e  riferimento. Voce sempre ferma in una linea di canto inalterata: il tono drammatico viene esaltato dalle profonde colorazioni brunite che sfiorano il baritonale. Claudio Sgura, profondo baritono, interpreta Dagon con voce magnificamente  possente e timbricamente rilevante; Sgura, completamente nel ruolo, riesce a trasmettere veramente molto all’ascolto. Notevoli  Andrea Comelli, Sulkhan Jaiani, Roberto Guenno, Cullen Gandy e Lorenzo Battagion, nei rispettivi ruoli. Pinchas Steiberg in questa armoniosissima quanto autorevole  direzione, diventa estrattore di note belle e colorate. In piena sintonia con i professori in buca trae momenti di intensa seppur soffusa poesia, quanto di sanguigno furore. Sempre ai massimi livelli il coro che fin dalla prima scena diventa protagonista: il coro è diretto da Claudio Fenoglio La globale messa in scena viene firmata da un ispirato Hugo de Ana che utilizza le masse non per riempire il palcoscenico, come talvolta si avverte, ma per creare situazioni di forte impatto come nella scena finale della distruzione. I colori, essenza della scenografia, sono un ‘piazzato’ grigio metallico e rilucente, contaminato con prepotente sagacia di blu, azzurro e colori moderni quali il lilla stemperato di violet. Le luci sapienti di Vinicio Cheli fanno brillare lance e spade oltre che vibranti rilucenti cristalli. Una nota di forte marcatura va sia alle contemporanee proiezioni Video di Sergio Metalli che mantengono costante il movimento scenico, quanto alle coreografie di Leda Lojodice che non teme i nudi in scena, ma che li utilizza artisticamente e con grande eleganza....

OLIVO e PASQUALE – Teatro Sociale- Bergamo – Fondazione Donizetti -30 ottobre 2016

OLIVO e PASQUALE – Teatro Sociale- Bergamo – Fondazione Donizetti -30 ottobre 2016
OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo – 30 ottobre 2016 L’opera intrapresa dalla Fondazione Donizetti e dal suo direttore Artistico Francesco Micheli è quanto meno meritoria! I soggetti responsabili non lasciano cadere nel totale oblio le composizioni di uno dei GRANDI dell’OPERA, del teatro musicale italiano, vanto in tutto il mondo ed emblema nobile della nostra nazione. In un tempo dove  l’apparenza (sovente vuota di alcun contenuto) ed un selfie con ‘chissà chi’ conta più della sostanza, ineluttabile base per il futuro dell’umanità,  UNA FONDAZIONE ed un DIRETTORE ARTISTICO pensano alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale…che dire! Nulla,  semmai silenziosi  inchiniamoci ! OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo (versione di Napoli, 1827) Melodramma giocoso di Jacopo Ferretti Musica di Gaetano Donizetti Revisione sui materiali coevi a cura di Maria Chiara Bertieri per la Fondazione Donizetti Olivo – Bruno Taddia Pasquale – Filippo Morace Isabella-  Laura Giordano Camillo – Pietro Adaini Le Bross – Matteo Macchioni Columella – Edoardo Milletti Matilde – Silvia Beltrami Diego – Giovanni Romeo Direttore Federico Maria Sardelli Regia operAlchemica (Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi) Scene e costumi Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado Light designer Luigi Biondi Assistente alla regia Simona Stranci Assistente ai costumi Michela Andreis Coro Donizetti Opera Maestro del coro Fabio Tartari Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala Progetto realizzato con Accademia di Belle Arti “SantaGiulia” di Brescia Associazione Formazione Professionale Patronato San Vincenzo di Bergamo Istituto di Istruzione superiore “Caterina Caniana” di Bergamo Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo Nuova produzione e allestimento della Fondazione Donizetti   Una trama variopinta all’interno di una scenografia multicolore, con caleidoscopiche lucentezze musicali per un divertente melodramma giocoso. Il 7 gennaio 1827 al Teatro Valle di Roma avviene la prima rappresentazione assoluta di Olivo e Pasquale di Gaetano Donizetti che ancor risente di influenze rossiniane…e a dire il vero, da dopo la riscrittura e la rappresentazione nel settembre dello stesso anno,  al Teatro Nuovo di Napoli,   non so quanto sia mai stata ancora rappresentata. La Fondazione Donizetti di Bergamo con un’opera di lungimirante salvaguardia, la ripropone ora in una veste contemporanea che nulla toglie all’originale, ma che anzi la rende fruibile ad un pubblico poco avvezzo al teatro musicale e magari anche poco educato ( o tempora ..o mores..) alla bellezza che va salvaguardata in ogni ambito temporale. Alla sinfonia il sipario prende ritmicamente  a muoversi con un ritmar di stoffe, a creare onde scenografiche ed entusiastica aspettativa, che non andrà delusa. Con gesto chiaro e ben leggibile il direttore Federico Maria Sardelli da indicazioni precise (intendibili anche dagli appassionati seppur non musicisti), inizia e permane su una direzione vivace ed allegra, consona al testo, alla partitura e probabilmente anche alle intenzioni ! Un cenno ai bravi musicisti dell’Accademia della Scala. L’accogliente salotto che è il teatro Sociale offre la sua buona acustica ad un cast giovane e ‘giocoso’ Silvia Beltrami entra per prima in scena, che non lascia certamente sgombra seppur unica presenza,  ma che anzi riempie con  interpretazione brillante e con voce piena dai colori e toni definiti e timbricamente rilevanti (memorabile la sua interpretazione –direi di riferimento- del ruolo di Zita nel ‘Gianni Schicchi’ di Parma e poi di Torino…). Camillo è interpretato dal tenore   Pietro Adaini  che fa di tutto per ben seguire l’incalzante ritmo che la partitura  impone con improvvisi quanto impervi acuti; l’assolo del secondo atto lo affronta con agilità, forza e bel timbro. Olivo, di rosso vestito e con i baffi a manubrio (come si diceva nel tempo che fu) è interpretato da un accattivante Bruno...

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La bohème – Teatro Regio di Torino – 15 ottobre 2016

La bohème – Teatro Regio di Torino – 15 ottobre 2016
In occasione del 120° anniversario della prima esecuzione assoluta di ‘La bohème’ di Giacomo Puccini – Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896 Resta celebre la frase di Massimo d’Azeglio  “abbiamo fatto l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani”, quando  il 27 gennaio 1861 si svolse il primo turno per le elezioni dei deputati del primo Parlamento nazionale che fu inaugurato il 18 febbraio dello stesso anno presso Palazzo Carignano, residenza reale dei Savoia a Torino. Il primo Parlamento italiano, fu composto, tra gli altri, dagli eroi dell’Unità d’Italia come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi. Torino, prima capitale d’Italia resta anche la sede della Prima Assoluta di Bohème che la responsabile e visionaria direzione del Teatro Regio ripropone in apertura della stagione 2016/17 in onore dei 120 anni dalla sua prima esecuzione pubblica.  LA  BOHEME – Teatro Regio di Torino Sabato 15  Ottobre 2016 Opera in quattro quadri Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henry Murger Musica di Giacomo Puccini Personaggi Interpreti Mimì soprano Erika Grimaldi Rodolfo, poeta tenore Iván Ayón Rivas  Musetta soprano Francesca Sassu  Marcello, pittore baritono Simone Del Savio  Schaunard, musicista baritono Benjamin Cho Colline, filosofo basso Gabriele Sagona Benoît, padrone di casa e Alcindoro consigliere di stato basso   Matteo Peirone Parpignol, venditore ambulante tenore Cullen Gandy Sergente dei doganieri basso   Un doganiere baritono Marco Sportelli    Riccardo Mattiotto Direttore d’orchestra Gianandrea Noseda Regia Àlex Ollé Scene Alfons Flores Costumi Lluc Castells Luci Urs Schönebaum Collaboratore alla regia Susana Gómez Assistente alle scene Sarah Bernardy Assistenti ai costumi José Novoa / Elena Cicorella Maestro dei cori Claudio Fenoglio Orchestra e Coro del Teatro Regio Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”  – Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro dell’Opera di Roma   Parigi  o forse  un qualsiasi posto all’interno di una grande città europea è l’ambientazione scenica  strutturalmente  innovativa e volumetricamente colossale: a vederla dal palco e guardare verso l’alto è impressionante il groviglio di tubi e scale per tre piani di abitazione metallica. Alfons Flores ha realizzato una scenografia di forte impatto che lascia tutto il sapore e l’aura di Bohème  collocando la vicenda  in una sorta di  gabbia con ampie aperture come è la vita: la gabbia che l’individuo si costruisce intorno, ma che con visione  lascia ricca di aperture verso il mondo in cui entrare e da cui uscire.   La regia di Alex Ollè è assolutamente rispettosa della trama e nulla toglie all’emozione che le arie pucciniane inesorabilmente fanno trabordare. I costumi di Lluc Castess sono poveri come spesso la contemporaneità ci propone, ma pertinenti; le luci di Urs Schönebaum, senza ricercare effetti speciali (inutili in una realizzazione del genere) sono puntuali e di assoluta efficacia il finale dove domina il grigio metallico con l’unica nota di colore  rosso della coperta di Mimì appena spirata. Veniamo ora alla parte musicale. La consueta vigoria direzionale di Gianadrea Noseda è stata indirizzata alla ricerca della forte emozione e forse di una sorta di intima spettacolarizzazione della stessa, ovvero l’esaltazione dei sentimenti vissuti dai personaggi. L’apparente disconnessione tra l’impeto  e la poesia dei dolci sentimenti viene smentita da un coinvolgente Noseda che con cura ricercata va a trovare stille di  profumi musicali che sottolineano con impalpabile evanescenza i sospiri di Mimì……” si mi chiamano Mimì…il perché non so !” ed il trittico  Noseda, orchestra e cast  è sicuramente vincente. Erika Grimaldi che dopo aver timidamente fatto i primi passi canori proprio al Regio e proprio con...

STRESA FESTIVAL – SEONG-JIN CHO

STRESA FESTIVAL – SEONG-JIN CHO
VILLA PONTI, ARONA 5 SETTEMBRE Seong-Jin Cho, pianoforte Vincitore del Concorso Pianistico Internazionale Fryderyk Chopin di Varsavia 2015 ALBAN BERG, Sonata per pianoforte n. 1 FRANZ SCHUBERT, Sonata in do min. D. 958 FRYDERYK CHOPIN, Preludi op. 28 Il giovanissimo pianista (22 anni) trasmette tutta la forza e l’irruenza dei suoi anni, anche se si presenta come un ragazzo tranquillo e misurato. Seong –Jin Cho va alla ricerca del suono nelle parti più sensibili e della forte comunicazione nelle parti più vigorosamente vitali. In alcuni momenti si ha la percezione che il soprannaturale insito nella musica, e che sfiora molti, in Seong-Cjin Cho pare sia penetrato dominante nella sua vitale interpretazione. Con gli occhi chiusi e montagne di partitura a memoria sconcerta per le sue doti di agilità e velocità sulla tastiera. Anche in Chopin questo vigore appare (e non traspare) preponderante, infatti il concertista ne ricava una lettura innovativa e contemporanea, smantellata da quello che fin qui si è detto di Chopin e che nell’immaginario collettivo si mantiene come verità assoluta. Forse Seong ha tolto intimistica sofferenza FryederYck Chopin, ma gli ha infuso nuova luce vivida e brillante che ha trasfigurato la sofferenza mite in un delirio onnipotente. Bravo! La Musica vince sempre Renzo...

STRESA FESTIVAL 2016 – LE ROSSIGNOL

STRESA FESTIVAL 2016 – LE ROSSIGNOL
PALAZZO DEI CONGRESSI 4 SETTEMBRE RICHARD STRAUSS, 4 Interludi da Intermezzo IGOR STRAVINSKIJ, Le Rossignol Video scenografia di Guido Fiorato Produzione digitale di Francesco Campanini Regia di Dario Betti Assistente alla regia Silvia magagni Commissione Stresa Festival L’Usignolo, Christina Poulitsi La cuoca, Erika Grimaldi (soprano) Il pescatore, Francesco Marsiglia (tenore) L’imperatore, Arutjun Kotchinian Il Bonzo, Daniel Borowski (basso) Il Ciambellano, Gabriele Sagona (basso) La morte, Manuela Custer (soprano) Ars Cantica Choir Gianandrea Noseda, direttore   Non è così scontato prevedere in programma di concerto i 4 interludi da Intermezzo di Richard Strauss e così risulta ancor più interessante entrare in sala e predisporsi all’ascolto, che non andrà deluso! La Musica avvolgente è diretta da Gianandrea Noseda con attenzione e forte espressività con il ben conosciuto gesto ampio e comunicativo che compenetrando la scrittura ne espande il ‘corpus’ fino alle sensazioni più complesse. L’Orchestra segue con intesa reciproca e comunione intenzionale. Il coro Ars Antica Choir  diretto da Marco Berrini, già in altre occasioni ospite dello Stresa Festival, entra in gioco con la seconda parte del programma ovvero con ‘Le Rossignol’. Qui la partitura è decisamente  più complessa della precedente e seppur conosciuta risulta sempre come nuova e quindi richiede maggior compartecipata attenzione. A rendere la proposta fruibile al disomogeneo pubblico intervengono le buone voci ed il video ricco di colore ‘orientale’ e le immagini in lento scorrere in sincrono con il tempo ed il ritmo musicale. A questo riguardo è doveroso segnalare la bellissima e favolistica realizzazione di Guido Fiorato, i movimenti digitalizzati di Francesco Campanini e la regia di Dario Betti, assistito da Silvia Magagni. I cantanti davvero bravi son riuscii a dare una lettura accessibile e gradevole di una scrittura non particolarmente immediata, seppur conosciuta. L’Usignolo è  Christina Poulitsi, che accettando all’ultimo la sostituzione della soprano prevista si è guadagnata un plauso avvalorato dalla buona riuscita nel fraseggio e nelle variazioni coloristiche. La cuoca è impersonata da   Erika Grimaldi, già ospite acclamata solista nell’edizione 2015, la quale ha riconfermato le sue doti vocali ed interpretative in particolare negli acuti e nei bei colori. Il tenore  Francesco Marsiglia interpreta il pescatore che avvalora  con buona intonazione e gradevole emissione arrotondata. L’imperatore e  Arutjun Kotchinian profondo ed accorato con sensibile partecipazione. Il Bonzo è Daniel Borowski che decisamente nella parte offre un colore molto scuro con timbrica pregevole. Gabriele Sagona , basso,  interpreta il ciambellano in modo consapevole e con piglio autorevole sorretto dalla robusta e convincente  voce dai colori possenti. La morte trova in  Manuela Custer  la valida interprete che in poche battute da una sferzata  possente per colore, timbro e partecipazione. La Musica vince sempre Renzo Bellardone...

STRESA FESTIVAL 2016 – CENERE

STRESA FESTIVAL 2016 – CENERE
REGINA PALACE HOTEL  2 SETTEMBRE Cenere. Duse e l’arte muta Progetto a cura di Monica Luccisano Con proiezione del film muto Cenere (1916) di Febo Mari con Eleonora Duse Diego Mingolla, pianoforte Olivia Manescalchi, interprete Torino, Ambrosio,cinematografo, Duse,Sardegna povertà….CENERE: le parole chiavi di lettura del lavoro di Monica Luccisano sul film Cenere del 1916 con la regia di Febo Mari. Certamente il film è molto lontano dalla realtà contemporanea e dalle sensibilità del nostro quotidiano;  ci si avvicina con un po’ di difficoltà o almeno con atteggiamento da visita museale. Sono infatti 100 gli anni che intercorrono dalla produzione alla visione al Regina Palace di Stresa. Il complesso lavoro predisposto da Monica Luccisano ha dei bei punti di interesse. Bravi i due artisti coinvolti. Diego Mingolla esegue brani dal vivo riportandoci al tempo in cui nelle sale cinematografiche nel primo Novecento il pianoforte accompagnava ‘dal vivo’ le proiezioni:  Ravel, Satie, Casella, Malipiero, Savinio, Skrjabin e brani originali di Diego Mingolla. L’attrice è Olivia Manescalchi che con interpretazione sobria e colloquiale, per nulla caricata, racconta «Mi tenga nell’ombra […] le mani rivelano il viso […] non voglio i primi piani […] si capirà ciò che provo? senza le parole?». Così diceva Eleonora, durante la lavorazione. L’allestimento è curato ed efficace. Semplicemente si è schermato un fondo sala con un telo ombreggiante con dietro il pianoforte e pochi elementi di scena , un tavolo, una sedia ed una poltrona, all’interno del quale si muove l’attrice come in momenti diversi delle sue riflessioni circa il film,… la ripresa del film. Tema conduttore del progetto è peraltro la musica , protagonista e cornice dello spettacolo. La musica vince sempre. Renzo...

STRESA FESTIVAL 2016 al SALONE DEGLI ARAZZI – ISOLA BELLA

STRESA FESTIVAL 2016 al SALONE DEGLI ARAZZI – ISOLA BELLA
ZACHARIAS –  30 agosto 2016 ROBERT SCHUMANN, Opus 111 FRYDERYK CHOPIN, Scherzo n. 1 si min. op. 20; Mazurka do diesis min. op. 41 n. 1; Mazurka la min. op. 17 n. 4; Mazurka la min. op. post. (KK2b n. 4); Mazurka in do diesis min. op. 30 n. 4; Scherzo n. 2 in si bem. min. op. 31 “Buonasera, vorrei toccare l’Opus 111, perché la prevista ‘Kreisleriana’ è troppo lunga per la prima parte del concerto. Opus 111 è in tre stücke….”.  Più o meno con queste parole l’elegante  Christian Zacharias si è presentato al pubblico del Salone degli Arazzi all’Isola Bella di Stresa. Immediatamente si percepisce il tocco elegante e raffinato frutto di indole personale e laboriosa dedizione. Zacharias tocca la tastiera con  sconvolgente naturalezza, la quale è da sempre indice di conoscenza e bravura; dal pianoforte sa trarre un suono pieno di corpo e vitalità donando alla  prestigiosa interpretazione brillante sicurezza che trasuda emozione. Nella seconda parte affronta Chopin e fin dallo Scherzo n.1 si resa impressionati per l’agilità e dolce leggerezza che rimanda veramente ‘sussurri e grida’. HARTELIUS . QUARTETTO GRINGOLTS   – 1 settembre Malin Hartelius, soprano Quartetto Gringolts Ilya Gringolts e Anahit Kurtikyan, violini Silvia Simionescu, viola  Claudius Herrmann, violoncello FRANZ JOSEPH HAYDN, Quartetto op. 50 n. 6 OTTORINO RESPIGHI, Il tramonto, per soprano e quartetto LUDWIG VAN BEETHOVEN, Quartetto n. 10 op. 74 “Le arpe” ROBERT SCHUMANN, 6 Gesänge op. 107, nella versione di Aribert Reimann per soprano e quartetto d’archi L’eleganza musicale è sicuramente  l’elemento distintivo di questa edizione festivaliera ed  anche in questa occasione l’eleganza e la raffinatezza uniti a virtuosismo eclettico hanno contribuito alla riuscita di un concerto di livello. Gli interpreti son risultati molto affiatati riuscendo egregiamente negli attacchi e nei  dialoghi tra strumenti. Il programma ha previsto Haydn ed in particolare si è evidenziato il minuetto che in allegretto ha condotto al finale ricco di gioia. I pizzicati beethoviani nel concerto ‘Delle Arpe’ hanno vivacizzato ancor più  la già allegra atmosfera. Malin Hartelius (e di nuovo si deve parlare di raffinatezza e brillantezza elegante), con voce suadente e colori armoniosi, insieme ai cromatismi dagli archi ha creato un delizioso cammeo dalle tinte gentili, interpretando ‘Il tramonto’ di Respighi. Nelle 6 Gesänge di Shumann ha  sapientemente usato la voce con sfumature   e timbrica tale da svelare appassionatamente  le sofferenze d’amore. Forse per restare sul tema della malinconia o forse per lasciare un dolce ricordo del concerto, il bis è stato lo struggente ‘Lascia ch’io pianga’ di Haendel.   Per compiutezza di informazione si segnala quanto riportato (pag. 70) dal programma di sala: Ilya Gringolts suona uno Stradivari del 1718; Anhait Kurtikyan un Camillo Camilli del 1733; Silvia Simionescu una viola di Jacobus Januarius del 1660 e Claudius Hermann uno straordinario violoncello Maggini del 1600, appartenuto al Principe Galitsin, intimo amico di Beethoven, che per primo eseguì gli ultimi quartetti del grande compositore tedesco su questo strumento. La Musica vince sempre. Renzo...
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